Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

corriere della sera

Roma condannata a risarcire un tesserato

Tessera tifoso, Roma condannata
a risarcire un abbonato

5mila euro di risarcimento per danni morali a un supporter. I legali: «Non si capisce che fine fanno i dati personali»

Tifosi della Roma all'ingresso dell'Olimpico riservato ai possessori della tessera (Ansa)Tifosi della Roma all’ingresso dell’Olimpico riservato ai possessori della tessera (Ansa)

ROMA – La seconda sezione del tribunale civile della capitale ha condannato l’AS Roma a versare a un abbonato, a titolo di risarcimento, la somma di 5.000 euro per i danni morali subiti a causa della tessera del tifoso. La sentenza, la prima in Italia a riconoscere le ragioni dei supporter, è destinata a far discutere ma il tribunale ha ritenuto fondata l’azione pilota promossa dagli avvocati Paolo Ricchiuto, Lorenzo Contucci e Giovanni Adami che hanno puntato il dito contro il trattamento illegittimo dei dati personali contenuti nella modulistica necessaria per avere la tessera del tifoso.

PRIVACY – «Come sanno bene i circa 700.000 abbonati alle varie squadre di serie A – hanno argomentato i tre legali – dopo le circolari dell’allora ministro Maroni e dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, dotarsi della tessera del tifoso è diventata condizione necessaria per poter sottoscrivere un abbonamento o comprare un biglietto per una trasferta. Il problema è che la Roma, come tutti gli altri club, ha associato alla tessera anche la funzione di carta di credito (seppure non attiva al momento del rilascio). Il tutto sulla base di una modulistica, praticamente identica per tutte le società, che già il Garante della privacy aveva censurato con un provvedimento generale del 2010, perchè non consentiva di comprendere chiaramente che fine facessero i dati personali degli interessati, trasferiti automaticamente alle società che gestiscono le carte di credito».

Redazione Roma online @corriere.it

Che bello sarebbe se tutti i tesserati facessero la stessa cosa???


Dieci anni al vigile

Cileno ucciso, dieci anni al vigile

Condanna in rito abbreviato per Alessandro Amigoni: sparò
alle spalle a un 28enne in fuga

MILANO – Il gup di Milano Stefania Donadeo ha condannato, al termine del rito abbreviato, a 10 anni di reclusione Alessandro Amigoni, il vigile urbano che durante un inseguimento, il 13 febbraio scorso, ha ucciso con un colpo di pistola un ventottenne cileno, in zona Parco Lambro. L’accusa era di omicidio volontario. Secondo quanto si apprende, il giudice ha concesso le attenuanti generiche. Il pubblico ministero che ha condotto le indagini, Roberto Pellicano, aveva chiesto la condanna a 14 anni di carcere. Secondo l’accusa il colpo, durante l’inseguimento, venne sparato a meno di 3 metri di distanza dalla vittima. Amigoni era presente in aula, come anche la compagna del cileno ucciso, Ruth Cardillo, che si è costituita parte civile con il Comune di Milano. Amigoni al momento del verdetto non ha commentato. Il suo legale, Giampiero Biancolella, ha annunciato che farà ricorso in appello. «Ringrazio la giustizia italiana, deve pagare per quello che ha fatto», ha commentato la Cardillo. Alla donna il giudice ha riconosciuto una provvisionale di 360 mila euro (180 mila euro per ciascuno dei due figli).

LA DIFESA - Il legale dell’agente di polizia locale, nel corso della sua arringa, aveva chiesto l’assoluzione, escludendo la volontà di uccidere da parte di Amigoni e ritenendo che la distanza fosse maggiore di quella valutata dai consulenti dell’accusa. La consulenza balistica disposta dal giudice ha invece stabilito che Amigoni ha sparato da una distanza inferiore ai 3 metri e, dagli esiti dell’autopsia era emerso che il cileno era stato colpito alle spalle e il proiettile gli aveva trapassato il cuore.

LA LEGA - «Chi sbaglia paga, ma il Comune dovrebbe difendere i suoi vigili e i suoi dipendenti e invece li abbandona», è il commento del segretario della Lega Lombarda, Matteo Salvini. Siamo vicini ai famigliari della vittima, ma anche al nostro vigile», ha premesso Salvini, che però poi ha attaccato l’amministrazione comunale. «Chi sbaglia paga ma il Comune dovrebbe difendere i suoi vigili e i suoi dipendenti e invece li abbandona e non gli paga le spese legali neanche quando hanno ragione. La polizia locale è ormai abbandonata dalla Giunta».

Redazione Milano online @corriere.it


Supercoppa Spagnola

La «strana alleanza» tra Barça e Real
«In Cina non andiamo»

No a 5 edizioni di Supercoppa spagnola a Pechino:
«Troppo lontana per i nostri tifosi»

Si sfottono selvaggiamente quando non si odiano, una rivalità che trascende l’ambito meramente sportivo e diventa politica, etnica, sociale. Una volta tanto però le due grandi nemiche di Spagna, Barcellona e Real Madrid, vanno d’amore e d’accordo. Motivo di tanta singolare unità la comune avversione per la Cina: come già accaduto in Italia, anche la Federcalcio spagnola ha venduto i diritti della supercoppa a Pechino per le prossime 5 edizioni.

«TROPPO LONTANO» - Il motivo? Il principale sembra assai nobile: i socios delle due squadre (che sono ad azionariato popolare) «non potrebbero volare fin laggiù per sostenere i loro beniamini», dicono in coro i presidenti Florentino Perez e Sandro Rosell. Ragione un poco più prosaica è che la finale della Supercoppa spagnola si è sempre giocata su andata e ritorno. Vale a dire doppi incassi per le società.

LA DIABOLICA ALLEANZA - La diabolica alleanza annovera di contro il muro compatto di tutti gli altri club della Peninsula, invece favorevoli ad andare in Cina. Ma considerando che la finale è spesso stata appannaggio di merengues e blaugrana e secondo le ultime statistiche, il 65% dei tifosi spagnoli si divide tra le due (ex) nemiche, è lecito pensare che Messi & Cristiano Ronaldo la spunteranno.

Matteo Cruccu @corriere.it


Lugugnana vs Libertas Ceggia

Si uccide in campo da calcio
Le squadre giocano lo stesso

Lugugnana, il corpo trovato in biglietteria. Portato via, è iniziata la partita. Il parroco: lo sport non può essere prioritario sulla vita

PORTOGRUARO (Venezia)- Ha scelto la domenica di una partita attesa. Forse lui, di origine romena, non conosceva bene il campionato, ma la squadra e lo stadio sì, perchè ci trascorreva i suoi pomeriggi, fuori a guardare. Qualche ora prima che arrivassero tutti, è entrato nella casetta della biglietteria e si è tolto la vita. Lo ha trovato la società, quando è arrivata ad aprire l’impianto. C’è voluta un’ora, nel via vai di carabinieri e sanitari, perché il corpo fosse portato via. E a quel punto la partita si è disputata lo stesso. Domenica a giocare c’era la prima in classifica della seconda categoria, girone O, il Lugugnana, squadra di casa, contro Libertas Ceggia. Una sfida attesa che neppure il suicidio ha fermato. Don Roberto Battel, parroco di Lugugnana, non usa mezzi termini: «E’ la dimostrazione che la vita di una persona non vale niente», dice, annunciando che a questo episodio sarà dedicata la riflessione del settimanale parrocchiale.

La vittima è un sessantenne di nazionalità romena, che proprio i giorni scorsi aveva chiesto un incontro al parroco per esprimere il proprio disagio. Un disagio nato dopo essersi trasferito in Italia, dalla figlia, ma con la quale i rapporti erano tesi da tempo. Il corpo è stato scoperto nel primo pomeriggio, quando i dirigenti del Lugugnana hanno cercato di aprire la biglietteria del campo sportivo. Qualcosa bloccava la porta dall’interno, quando l’hanno forzata si sono trovati davanti l’uomo appeso nel vuoto, con una corda legata ad una trave del soffitto. Sul posto sono arrivati il medico legale e i carabinieri, che dopo tutte le formalità hanno riconsegnato la biglietteria alla società. Ed è partito il calcio d’inizio. «Sinceramente penso che sarebbe stato opportuno non giocare – dice il vicepresidente del Lugugnana, Mauro Guglielmini – però, considerando che la biglietteria non è dentro al campo e che entrambi i presidenti volevano disputare la partita, si è continuato. Abbiamo vinto 6 a zero e siamo in testa alla classifica ma non è stata una grande vittoria morale».

Quel sessantenne per la società e la squadra non era uno sconosciuto. Era spesso fuori dalla recinzione del campo, a guardare gli allenamenti, le partite. «Lo vedevamo di giorno e non escludo che abbia anche dormito in biglietteria – continua Guglielmini-. Era una persona sola, riservata. Un giorno, al termine di una partita di coppa, gli abbiamo offerto un panino». Anche il parroco lo conosceva. «Tempo fa mi fermò per strada chiedendomi di parlare, fissammo un appuntamento ma non si presentò mai – racconta Don Roberto Battel -. Era una persona spaesata, ogni tanto beveva più del dovuto ma non aveva mai fatto del male a nessuno». Don Battel non nasconde l’indignazione: «Anch’io sono un appassionato di calcio ma giocare una partita dopo quanto successo dimostra che la vita non vale niente. Oggi la vita di una persona vale solo se è un politico o ha un ruolo nella società. C’è chi non viene al catechismo perché deve giocare a calcio, questo sport si sta prendendo l’esclusiva su tutto e non si può più accettare questa scala di priorità». Don Roberto annuncia un lunga riflessione in chiesa e un intervento sul prossimo foglio parrocchiale: «Uno sport non può essere prioritario sulla vita di una persona».

Mauro Zanutto @corriere.it


Senegal vs Costa D’Avorio

Incidenti durante Senegal – Costa d’Avorio
Incendi sugli spalti, spari e decine di feriti

L’ira dei tifosi per un rigore.Colpito da una pietra anche il ministro dello Sport.
Sparati gas lacrimogeni sulla folla.

Una decina di persone, fra le quali il ministro dello Sport senegalese, El Hadji Malick Gakou, sono rimaste leggermente ferite negli incidenti che hanno causato sabato sera la sospensione definitiva della partita valida per le qualificazioni alla fase finale della Coppa d’Africa di calcio, fra Senegal e Costa d’Avorio. Lo ha dichiarato uno dei medici intervenuti nel Leopold Sedar stade Senghor. Il politico sarebbe stato colpito da una pietra ed è stato portato via. La partita è stata sospesa a un quarto d’ora del termine, dopo il gol del raddoppio di Drogba e dopo che alcuni proiettili sarebbero stato sparati verso il campo da gioco. In tribuna sono stati appiccati incendi e molti spettatori hanno lanciato oggetti in campo. L’arbitro, dopo una sospensione di 40′, ha mandato le squadre negli spogliatoi. La Costa d’Avorio era in vantaggio per 2-0 ma, ad accendere l’ira dei senegalesi presenti allo stadio, sarebbe stato il gol del 2-0 di Drogba, realizzato su rigore.

POLIZIA IN CAMPO – La partita di ritorno valida per le qualificazioni alla Coppa d’Africa 2013, fra Senegal e Costa d’Avorio, è stata sospesa a poco più di un quarto d’ora dalla fine, dopo che alcuni scontri si sono verificati sulle tribune dello stadio di Dakar. Secondo quanto ha riferito un giornalista, che assisteva al match sarebbero stati sparati anche dei proiettili. Al 28′ st, dopo il gol del raddoppio realizzato da Didier Drogba (che aveva già portato in vantaggio gli ospiti, trascinandoli verso un’ormai sicura qualificazione, visto che si erano imposti già all’andata, in casa, per 4-2), alcuni incendi sono stati appiccati nelle tribune e dei colpi sarebbero stati sparati verso il campo da gioco. L’arbitro a quel punto ha fermato il confronto e permesso alla polizia di entrare sul terreno di gioco da dove sono stati sprigionati gas lacrimogeni per disperdere la folla.

LANCIO DI OGGETTI – Bottiglie, sacchetti d’acqua e lattine sono state lanciate in campo finchè non è intervenuta la polizia, sparando gas lacrimogeni. Le squadre sono state scortate negli spogliatoi e i 200-300 tifosi ivoriani presenti sugli spalti sono stati fatti radunare in campo. Non si hanno notizie di feriti. Dopo questi episodi di violenza, nei confronti della Federazione senegalese verranno applicate delle sanzioni disciplinari da parte della Confederazione africana di football.

Redazione Online @corriere.it


Disfida Sul web

Gasparri e “i tweet” tanto al peso:
«Zitto tu che hai solo 48 follower»

Di fronte alle critiche per le dichiarazioni su Zeman, il senatore la mette sui numeri. E scatena le ironie del social

Domenica pomeriggio: la giornata è uggiosa perché la squadra del cuore il sabato sera è stata sconfitta sonoramente. E allora perché non twittare il proprio disappunto? Così il romanista Maurizio Gasparri ha fatto, esprimendo qualche rilievo nei confronti dello Zeman umiliato a Torino.

«48 FOLLOWER? NON SEI NESSUNO»- Ma il bello del social è che le tue opinioni rimbalzano in libertà nel mare della rete e ognuno esercita il suo personale diritto di critica, più o meno urbanamente. Critiche alle quali di solito si risponde a tono e nel merito o che bellamente s’ignorano. Ebbene, di fronte alle accuse di scarsa competenza calcistica (invero volgari) del giovane e finora sconosciuto Daniele Termite, Gasparri ha scelto un’altra via ancora: l’ha messa sulla pura «forza bruta». Ovvero pesando i suoi follower contro quelli dell’altrimenti ignoto Daniele. Ecco i tweet del presidente dei senatori del Pdl «Seguito da 48, imbarazzante» ;«Con 48 non arrivi neanche all’angolo» e poi «Non sei nessuno».

PURE IL GIORNO PRIMA - L’affondo aritmetico di Gasparri ha scatenato migliaia di battute sul social con altri che, ad esempio, rilanciavano :«e come la mettiamo coi miei 9.000?». Forse non sapevano che il pidiellino non è nuovo a questo genere di confronti: solo il giorno prima, alle critiche di tal Francesco Filippini, rispondeva: «Ne hai solo 28 [follower] non montarti la testa». Insomma per Gasparri, la facoltà di parola su twitter si misura dal numero di follower, il social tanto al peso, zitto tu che ne hai solo quarantotto.

Matteo Cruccu @corriere.it


Cagliari vs Roma

Era iniziata cosi…

Dove si giocherà Cagliari-Roma? A sette giorni dal fischio d’inizio ancora non è chiaro. Secondo la società isolana l’incontro si disputerà allo stadio  Is Arenas di Quartu, ma da più parti fioccano i commenti negativi che mettono in discussione la validità della sede. Dopo il parere negativo della Prefettura di Cagliari (leggi), arriva anche la bocciatura da parte del SIAP, sindacato autonomo polizia, che per voce del suo segretario, Massimo Martelli, ammonisce: “Esprimiamo fortissime perplessita’ e preoccupazioni per la situazione dello stadio ubicato in pieno centro urbano a Quartu e che non ha, a tutt’oggi, le piu’ elementari norme di sicurezza previste dalle normative in materia e che espone le forze dell’ordine e i cittadini a rischi elevati”. Intanto l’Unione Sarda (leggi) annuncia che “…la commissione provinciale di vigilanza ha dato un parere di “non conformità” allo stadio Is Arenas. Cagliari-Roma non si potrà disputare davanti ai tifosi rossoblù. Resta da capire se potrà essere giocata a porte chiuse o se la sfida verrà dirottata allo stadio di Trieste”. Così ad una settimana dall’incontro ancora non è chiaro dove si giocherà la partita, e se si giocherà davanti a dei tifosi che in queste ore stanno già acquistando i tagliandi. Dopo l’albo degli striscioni non sarà arrivato il momento di varare quello degli impianti sportivi?

Calcio, il prefetto rinvia Cagliari-Roma,
dopo la “chiamata” di Cellino ai tifosi

Il presidente della società aveva invitato i tifosi a presentarsi ugualmente allo stadio (giudicato non agibile) nonostante la decisione di far disputare la partita a porte chiuse. Ora la Figc ha aperto una inchiesta. La società rischia il 3-0 a tavolino. O peggio una penalizzazione in classifica

Cagliari-Roma, in programma oggi pomeriggio alle ore 15 alla Is Arenas di Quartu S.Elena non si disputerà: la partita è stata rinviata a data da destinarsi. Lo ha comunicato il prefetto cagliaritano Balsamo dopo una riunione di emergenza convocata nella notte. Una decisione scaturita a seguito dell’ennesimo colpo di testa del presidente del Cagliari Cellino, che da Miami ha scritto una lettera di ‘chiamata alle armi’ ai tifosi, invitandoli a sfidare i divieti e a presentarsi in massa allo stadio, anche se la stessa prefettura aveva disposto che il match dovesse disputarsi a porte chiuse. Ora la Figc aprirà un’inchiesta, le cui conseguenze potrebbero essere molto pesanti per il Cagliari. Si parte dalla possibile vittoria a tavolino assegnata alla Roma, se saranno accertate le responsabilità del club sardo nel rinvio, e si potrebbe arrivare fino alla penalizzazione in classifica, se sarà ravvista una qualche forma di istigazione alla violenza.
L’assurda vicenda è solo l’ultima tappa della guerra aperta tra Cellino e le istituzioni. Prima la decisione dello scorso anno di Cellino di portare la squadra a Trieste per le ultima quattro partite casalinghe di campionato. Poi, a luglio, la decisione di Zedda di sfrattare definitivamente il Cagliari dallo Stadio Sant’Elia per le gravi inadempienze contrattuali della società. Nel mezzo lo scontro di Cellino con parte della propria tifoseria, quella non allineata. E infine la decisione di Cellino di far giocare quest’anno il Cagliari alla Is Arenas di Quartu. Uno stadio cantiere inagibile per la Serie A, dove oltre alle tribune mancano anche le più elementari norme di sicurezza.

Per questo già la prima partita di campionato tra Cagliari e Atalanta si è giocata a porte chiuse. Poi due trasferte e, nel frattempo, il 13 settembre la decisione di Cellino di mettere comunque in vendita i biglietti per Cagliari-Roma di oggi. Ma la Commissione di Vigilanza dopo l’ispezione ha ovviamente valutato lo stadio inagibile. Decisione confermata martedì dalla Prefettura, e poi di nuovo venerdì e sabato in concitate riunioni. Pochi minuti, ed ecco sabato sera il comunicato di Cellino, pubblicato sul sito della società rossoblù. “La Società Cagliari Calcio, rappresentata dal presidente Massimo Cellino (…) visto il perdurare della situazione che porta a non vedere più un futuro per via delle difficoltà burocratiche e il disinteresse collettivo delle istituzioni, invita e chiede a tutti i suoi tifosi, titolari di biglietto e abbonamento, di recarsi allo stadio per assistere alla partita Cagliari-Roma nel rispetto dell’ordine e della civiltà. La Società Cagliari Calcio e i suoi ingegneri reputano infatti la struttura agibile e sicura. Questo atto, assolutamente pacifico, spinto dal dolore e dalla frustrazione, per difendere il diritto di esistere. Viceversa è giusto prenderne atto”.

Una vera e propria chiamata alle armi, in cui s’invitano i tifosi amici a prendere d’assalto lo stadio nonostante i divieti. Da qui la decisone di prefetto e questore di sospendere la partita per motivi di ordine pubblico. Questo il comunicato: “Il prefetto di Cagliari, a conclusione della riunione di coordinamento delle forze di Polizia, ha disposto che la gara Cagliari-Roma, programmata presso lo stadio Is Arenas a porte chiuse, sia differita ad altra data. Tale decisione si è resa necessaria per l’urgente e grave necessità di prevenire ogni forma di turbativa dell’ordine e della sicurezza pubblica conseguente alle reazioni emotive, irrazionali e inconsulte ingenerate dall’invito formulato dal presidente della Cagliari Calcio”. L’unica risposta possibile all’ultimo scriteriato attacco di questo strano Don Chisciotte al contrario, che da Miami ha deciso di combattere la sua personale battaglia contro i mulini a vento del buon senso e della giustizia.

@ilfattoquotidiano.it

Cagliari-Roma, il verdetto del giudice:
vittoria 0-3 a tavolino

Il club sardo attacca duramente il direttore
generale giallorosso Franco Baldini: «Avvoltoi»

Vittoria per 0-3 a tavolino in favore della Roma. È il verdetto del giudice sportivo sulla partita Cagliari-Roma, non disputata a causa del rinvio deciso sabato notte dalla prefettura. La società giallorossa aveva presentato ricorso per ottenere la vittoria d’ufficio e l’ha ottenuta. La decisione difficilmente fermerà le polemiche. Il club sardo aveva infatti attaccato duramente il direttore generale giallorosso Franco Baldini con una nota apparsa sul sito internet ufficiale della società. «La Cagliari Calcio comprende i principi del Sig. Baldini pur non condividendoli – il comunicato – perché chi spera di avvantaggiarsi delle disgrazie altrui non può essere contraddistinto come tale. Se così fosse, a quel tipo di uomo di principi, il suo più appropriato stemma sarebbe quello dell’avvoltoio».

LA REPLICA - La Roma, dal canto suo, non aveva replicato. Nel mirino c’era appunto il direttore della Roma, Franco Baldini, che proprio domenica mattina aveva ufficializzato la decisione della società giallorossa di chiedere la vittoria a tavolino per la gara. «Nonostante questa presa di posizione di Baldini – aveva spiegato ancora il club sardo nel suo comunicato – sappiamo che non rappresenta lo spirito dei romanisti, ai quali rimarremo sempre amici, in considerazione dei bei trascorsi e della lealtà che nel passato la nostra squadra ha avuto modo di apprezzare». Il giudice ha ora dato ragione ai giallorossi e ha definito «provocatoria» l’iniziativa assunta dal Cagliari, che dopo la decisione di disputare il match a porte chiuse, aveva invitato i tifosi a recarsi lo stesso allo stadio. Un invito che aveva poi spinto il prefetto a sospendere la partita per questioni di sicurezza. Si tratta, ha specificato il giudice, di «una palese violazione di cui all’art. 12, n. 2 CGS, che impone alle Società la rigorosa osservanza delle disposizioni emanate dalle pubbliche autorità in materia di pubblica sicurezza», una iniziativa che «ha costituito la causa diretta ed esclusiva dell’impedimento alla regolare effettuazione della gara».

Redazione Online@corriere.it


Napoli vs AIK Solna

Sono svedesi e supporter del Napoli,
aggrediti da ultrà partenopei: tre feriti

Colpiti mercoledì sera con mazze da baseball e coltelli all’esterno di una pizzeria. Il questore: un gruppo isolato di pseudo tifosi che danneggiano l’immagine della città

NAPOLI – Un gruppo di tifosi è stato aggredito a Napoli, a poche ore dal match della Europa League, che si terrà stasera allo stadio San Paolo, tra il Napoli e la squadra svedese Aik Solna. Si tratta di tredici svedesi, ma tifosi del Napoli, che avevano organizzato una trasferta nel capoluogo partenopeo, sono stati aggrediti con mazze da baseball e coltelli all’esterno di una pizzeria, in via Depretis, da una banda composta, secondo quanto riferito alla polizia dalle vittime, da ultrà napoletani.

IN TRASFERTA – La trasferta dei turisti svedesi era stata organizzata dal Napoli Club Stoccolma. Durante la serata, due dei tredici scandinavi si sono allontanati dirigendosi verso il Maschio Angioino. Poco dopo sono tornati urlando «ultrà». Tempo pochi minuti, all’esterno della pizzeria, dove sotto un gazebo c’erano gli svedesi, è arrivata una banda di persone con il volto coperto da foulard e armati di mazze e coltelli. Durante l’aggressione, sono rimasti feriti il titolare della pizzeria che è intervenuto in difesa degli svedesi, un 41enne che aveva organizzato la trasferta e che è a capo del club, ed un altro svedese di 23 anni. I tre feriti sono stati colpiti con coltelli e in maniera non grave, al gluteo e alle gambe.

IL QUESTORE – «Si è trattato di un’aggressione da parte di pseudo tifosi i quali avranno notato questa comitiva composta da turisti e tifosi svedesi e si sono organizzati per aggredirli. L’agguato è stato smorzato dalla generosa reazione del proprietario della pizzeria, rimasto ferito anch’egli. Le ferite però non sono gravi ma fa male sapere queste cose dopo 2 anni di digiuno, dagli episodi verificatesi contro i tifosi del Liverpool», ha commentato il questore di Napoli Luigi Merolla ai microfoni di Radio Crc. «Abbiamo già messo in moto la nostra macchina investigativa – ha aggiunto il questore – ma siamo certi che si tratti di un gruppo isolato. Il desiderio di tutti è quello di accompagnare il Napoli, la nostra squadra, in un percorso che la porti quanto più in alto possibile. Sappiamo benissimo che tifosi violenti hanno solo lo scopo di danneggiare l’immagine intera della città e della squadra oltre a tenere lontano turisti che hanno come unico intento quello di visitare la nostra bellissima città. Questi sciagurati non fanno altro che contrastare una città già piena di guai, così martoriata per la criminalità organizzata. Noi, in qualità di forze di polizia, ma ogni cittadino, dovremmo attrezzarci per isolare questi atti violenti». «Queste situazioni – ha sottolineato Merolla – non sono gravi ma gravissime, frutto di atti folli, violenti ed estremamente gratuiti».

@corriere.it

Ancora tifosi svedesi accoltellati
Assalto ultras nella pizzeria di piazza Bovio

Altri tre supporter sono stati vittime di aggressione
Avevano appena cenato al «Pomodorino». La testimonianza

NAPOLI – È successo ancora. Il Napoli ha appena battuto l’Aik Solna, 4 a zero. Roba da mandare a casa tutti arcicontenti. Sembra quasi dimenticata l’aggressione con mazze da baseball e coltelli di mercoledì sera ai danni di un gruppo di svedesi in trasferta, davanti ad una pizzeria di via Depretis. Eppure il copione si ripete, uguale, ore dopo la partita e a distanza di poche centinaia di metri. Piazza Bovio, che nel pomeriggio aveva ospitato, alla Camera di Commercio, il presidente della Repubblica Ceca, dopo le 23 è ancora affollata e tranquilla.

PIAZZA BOVIO – Alla pizzeria Il Pomodorino, all’angolo col Corso Umberto, napoletani e turisti si godono la piacevole serata. I tifosi di ritorno dallo stadio sono rientrati, persino il traffico è sereno. Ai tavoli, c’è anche un gruppo di sette ragazzi di vent’anni, a vederli ispirano simpatia all’istante: sono svedesi, turisti, giovani in vacanza e la squadra per cui sono venuti a Napoli ha perso di brutto eppure sono allegri, era una partita in fondo, penseranno, e la pizza è molto gradita e accompagnata da buona birra e bevande. Perché guastarsi il viaggio. Ecco perché. D’improvviso, dai vicoli alle spalle che danno al Porto, spunta un gruppo di quindici energumeni col volto coperto, come una furia: armati, si avventano sui ventenni svedesi, il loro tavolo è centrale, in mezzo agli altri, e questi li raggiungono rovesciando tutto. Li aggrediscono con lame. Un ragazzo svedese viene accoltellato ad una gamba.

NAPOLETANI MORTIFICATI – Ad un altro viene spaccata una bottiglia in testa. Un altro cade su un bicchiere con una spinta e si ferisce anche lui. Vengono soccorsi al Loreto Mare, per il trauma cranico provocato della bottigliata, e gli altri al Pellegrini per le suture. La mortificazione è di tutti: dei napoletani che stavano mangiando la pizza accanto a quei ragazzini, dei camerieri, del titolare del locale che almeno per il momento, non bada ai danni. Si legge persino sulla faccia dei poliziotti, e sulla mia, che noi napoletani abbiamo fatto una pessima figura. Aveva appena detto il questore Merolla, poche ore prima, commentando l’identica aggressione di mercoledì sera in via Depretis sempre davanti ad una pizzeria: “Sappiamo benissimo che questi tifosi violenti hanno il solo scopo di danneggiare l’immagine della squadra e della città, tenendo lontano turisti che hanno come unico intento quello di visitare la nostra città”.

Luca Marconi @corriere.it


Politici Assenteisti

Mozione sulla violenza contro le donne,
ma manca chi presiede e la seduta viene sospesa

È la prima volta che succeda nella storia della Repubblica:
in ritardo Nania, Rosi Mauro va via per prendere un aereo

Rosi Mauro doveva prendere un aereo a Fiumicino. Domenico Nania, il presidente di turno, era in ritardo. Fatto sta che l’aula si è ritrovata senza presidente e la discussione sulla violenza contro le donne è stata sospesa. Proprio come la seduta, interrotta perché mancava chi doveva presiederla. Pare che sia la prima volta che succede nella storia del Senato della Repubblica. Dopo il turno previsto della senatrice Emma Bonino, la presidenza è rimasta scoperta. La situazione di un’aula senza presidente si è verificata per il ritardo, non previsto, del presidente di turno, Domenico Nania.

SCHIFANI – Per ovviare alla situazione è salita al banco della presidenza la vicepresidente Rosi Mauro che ha presieduto fino a che non è dovuta andar via perché decollava l’aereo a Fiumicino. La situazione si è normalizzata dopo una mezz’ora, quando è arrivato il presidente del Senato, Renato Schifani, con cui ha protestato la capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro: «È inaccettabile – ha detto Finocchiaro – che i lavori di un’aula si fermino perché chi deve presiedere i lavori lascia il suo posto perché ritiene un impegno, pubblico o privato che sia, più importante del presiedere l’aula. Sarebbe inaccettabile – ha aggiunto – in un paesino di campagna, ma questo è addirittura il parlamento della Repubblica». «Assumerò doverosamente l’impegno di acquisire tutti i dati necessari a una corretta informazione su quanto accaduto – ha detto Schifani – ma voglio dire che in ogni caso un fatto è certo: l’interruzione dei lavori di un’aula parlamentare, per l’assenza di chi la deve presiedere, è un fatto increscioso. Faro un’istruttoria e poi riferirò all’aula e ai capigruppo».

Redazione Online @corriere.it


Omicidio Preterintenzionale

Morì durante un controllo di polizia, andranno sotto processo i 4 agenti che operarono il fermo

Il magistrato che ha deciso il rinvio a giudizio: «I poliziotti colpirono ripetutamente l’uomo»

Il gup di Milano Alfonsa Ferraro ha rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio preterintenzionale i 4 poliziotti che avrebbero percosso «ripetutamente» nel corso di un arresto a Milano il 30 giugno 2011 Michele Ferrulli, quando era già «immobilizzato a terra». L’uomo, manovale, di 51 anni, quella sera morì per arresto cardiaco. Il giudice ha riqualificato l’ipotesi di reato da cooperazione in omicidio colposo ad omicidio preterintenzionale, rinviando direttamente gli agenti davanti alla corte d’assise. Il processo per loro inizierà il prossimo 4 dicembre.

LA FAMIGLIA – «È un ottimo inizio. Siamo davvero soddisfatti. Nella sfortuna abbiamo avuto la fortuna di trovare chi ha fatto indagini veloci, pulite e senza voler nascondere nulla a nessuno». Così Domenica Ferrulli, la figlia del 51enne morto durante un controllo di polizia in via Ferraro, ha commentato la decisione del giudice per l’udienza preliminare non solo di rinviare a giudizio i 4 poliziotti accusati di aver pestato a morte Michele Ferrulli, ma di riqualificare l’imputazione da «cooperazione in omicidio colposo per eccesso colposo dell’adempimento del dovere» nella più grave di «omicidio preterintenzionale».

IL COMMENTO – Luigi Manconi, presidente dell’associazione A Buon Diritto, giudica «estremamente importante» la notizia della riqualificazione del reato: « Più volte abbiamo denunciato la scarsa corrispondenza tra un atto di fermo che avviene con modalità evidentemente abnormi, tali da non escludere conseguenze mortali, e un titolo di reato palesemente inadeguato. La verità è che, anche di recente, tra Milano e Roma, si sono verificati numerosi casi di ] Il gup di Milano Alfonsa Ferraro ha rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio preterintenzionale i 4 poliziotti che avrebbero percosso «ripetutamente» nel corso di un arresto a Milano il 30 giugno 2011 Michele Ferrulli, quando era già «immobilizzato a terra». L’uomo, manovale, di 51 anni, quella sera morì per arresto cardiaco. Il giudice ha riqualificato l’ipotesi di reato da cooperazione in omicidio colposo ad omicidio preterintenzionale, rinviando direttamente gli agenti davanti alla corte d’assise. Il processo per loro inizierà il prossimo 4 dicembre.

LA FAMIGLIA – «È un ottimo inizio. Siamo davvero soddisfatti. Nella sfortuna abbiamo avuto la fortuna di trovare chi ha fatto indagini veloci, pulite e senza voler nascondere nulla a nessuno». Così Domenica Ferrulli, la figlia del 51enne morto durante un controllo di polizia in via Ferraro, ha commentato la decisione del giudice per l’udienza preliminare non solo di rinviare a giudizio i 4 poliziotti accusati di aver pestato a morte Michele Ferrulli, ma di riqualificare l’imputazione da «cooperazione in omicidio colposo per eccesso colposo dell’adempimento del dovere» nella più grave di «omicidio preterintenzionale».

IL COMMENTO – Luigi Manconi, presidente dell’associazione A Buon Diritto, giudica «estremamente importante» la notizia della riqualificazione del reato: « Più volte abbiamo denunciato la scarsa corrispondenza tra un atto di fermo che avviene con modalità evidentemente abnormi, tali da non escludere conseguenze mortali, e un titolo di reato palesemente inadeguato. La verità è che, anche di recente, tra Milano e Roma, si sono verificati numerosi casi di “omicidio preterintenzionale” nel corso di fermi. Nella maggior parte di queste vicende – conclude Manconi – il nesso di causalità tra violenza dell’azione di fermo e morte del fermato è stato ignorato. Questa volta, grazie alla tenacia di Domenica Ferrulli, figlia della vittima, e dell’avvocato Fabio Anselmo, si è aperto uno spiraglio di verità».

Redazione Milano online @corriere.it


Fedele Al Pub

Fedele al pub, ogni giorno una pinta da 72 anni

Ad Arthur, 90 anni, una sedia con l’etichetta in bronzo

Dov’è Arthur? Quando i clienti entrano al Griffin, un pub di Warmley, nel Gloucestershire, questa è la prima cosa che chiedono se vedono che la sedia di Arthur Reid è vuota, perché da 72 anni a questa parte, alle 3 spaccate del pomeriggio, l’ex operaio in pensione arriva nel locale per la sua pinta quotidiana di Courage (birra scura amara). E visto che questo arzillo vecchietto, che ha compiuto 90 anni lo scorso 10 settembre, beve da quando ne ha 18, calcolatrice alla mano parliamo di almeno 30mila bicchieri che si è scolato dal 1940 e che, moltiplicati per le 2,75 sterline del costo unitario, al cambio attuale fanno un conto di ben 82.500 sterline (pari a quasi 104mila euro). Non c’è dunque da stupirsi che Arthur abbia ormai il suo bicchiere personale dietro al bancone e che sul retro della sua sedia preferita sia stata piazzata una targa ricordo in oro per celebrare il suo recente compleanno. «Ho sempre lavorato sodo, facendo anche 80-100 ore a settimana – ha raccontato Reid al Daily Mail – e il pub era il mio solo divertimento e non ho mai voluto andare da un’altra parte. Del resto, vengo qui da tanti anni e spero di farlo ancora per un po’». Per la verità, l’inverno scorso Arthur (che non si è mai sposato e non ha figli) ha saltato un paio di appuntamenti con la sua pinta giornaliera per colpa del tempaccio e gli avventori hanno subito chiesto sue notizie alla proprietaria del Griffin. «Arthur è davvero un brav’uomo – ha spiegato la signora Matczak, che gestisce il locale da due anni e mezzo – è amico di tutti ed è una delle persone più gradevoli che abbia mai conosciuto. E poi mi aiuta anche al pub, perché è lui che “testa” le birre che vorrei acquistare: se non gli piacciono, me lo dice subito, così io non le prendo».

Simona Marchetti @corriere.it


Spritz Low Cost

La violenza da spritz low cost
Il fratello di Sinopoli in coma

Venezia contro i baristi: basta con la cultura dello sballo

Picchiato senza ragione da 6 ragazzi ubriachi. Il vicesindaco: drink a prezzi troppo bassi

Lo chiamano binge drinking ma è quasi un depistaggio perché il fenomeno è quello: bere per sballare, cinque sei dieci bicchieri in breve tempo con gli amici e poi… e poi chissà perché tutto diventa possibile. Come possibile è stata l’aggressione in stile «Arancia meccanica» di una settimana fa a Mestre, in una centralissima via Verdi affollata di ragazzi con il bicchiere dello spritz in mano, dove è capitato che Gabriele Sinopoli, fratello del famoso direttore d’orchestra stroncato da un infarto nel 2001 sul palco di Berlino. Due colpi di clacson, alcuni giovani che si spostano a fatica, un paio di calci alla macchina e un pugno in faccia a Sinopoli che aveva osato abbassare il finestrino. Poi l’inseguimento fino a casa (che arriva dopo quello di una ventina di giorni fa a due maghrebini capitati davanti allo stesso locale) e il pestaggio del sessantatreenne ex direttore di banca, finito dopo due giorni in coma. «Ieri si è svegliato, mi ha detto “sono preoccupato per te perché tu li hai visti e l’hai detto”», racconta la sorella, docente di Scienza delle costruzioni alla Sapienza di Roma fino allo scorso anno, prima di andare in pensione per tornare a Mestre per star vicina a Gabriele. C’era anche lei, quella sera. «L’hanno riempito di botte, ferocemente, in un rapporto di sei a uno, tutti giovani contro un uomo debilitato. Una violenza senza ragioni, terribile. Posso capire la crisi, la mancanza di lavoro, l’assenza di speranze per il futuro, ma qui c’è un fenomeno di ragazzi violenti in un giorno normale, in un luogo normale, non allo stadio o durante un corteo. Sono giovani di periferia che invadono il centro e arrivano dentro casa tua. Ho paura per la mia incolumità e spero che fermino almeno il più violento dei picchiatori, che a dire di mio fratello è un professionista. E poi mi auguro che l’amministrazione provveda a mettere un argine…».

Li hanno identificati: hanno fra i 25 e i 30 anni, vivono nella prima periferia di Mestre, alcuni hanno precedenti per rissa, uno è stato colpito da Daspo, il divieto di andare allo stadio. Di loro si sta occupando il pm Stefano Buccini che per il momento li ha indagati per lesioni gravissime e danneggiamento. Quanto al fenomeno del binge drinking , invece, l’argine sta provando a metterlo il vicensindaco di Venezia, Sandro Simionato, che ha aperto un dibattito sulla cultura della movida cittadina nella sua forma più degenerata dello sballo facile. «Attenzione – avverte – perché qui si sta muovendo una logica molto pericolosa: bere per eccedere, per esagerare, che non è un elemento di socialità ma di solitudine. Questo è possibile anche perché i prezzi sono bassi e i ragazzi possono bere molto. Prezzi bassi può significare anche prodotti di scarsa qualità ma sempre superalcolici. Insomma, il problema è ampio e riguarda tutti: la filiera, gli esercenti, gli insegnanti, la famiglia». L’Istat parla di 8 milioni e 179 mila ragazzi dagli 11 ai 15 anni coinvolti in tutta Italia.

Simionato punta il dito sullo spritz low cost: se si vende a 1,5 euro al bicchiere significa che con 10 euro in tasca (è il prezzo del bar di via Verdi, con un bicchiere «maggiorato») ne bevi sei e che l’aperitivo offerto è qualcosa di diverso da quello classico del quale il Veneto rivendica la paternità: vino bianco, Aperol o Campari, acqua frizzante e soda. «Confermo – assicura Marco D’Agostini, il titolare del Barabba di Padova, premiato come miglior locale d’Italia per questo drink, uno che ne sforna ettolitri a settimana -. Se il vino è buono e il liquore autentico, non puoi venderlo a meno di 2 euro, non ci stai dentro con i costi. E infatti io, che uso il Gambellara doc, l’ho messo a 2,80. Ma al di là dell’imbroglio che dev’essere smascherato, la colpa non è di chi vende, se rispetta le regole, ma di educazione». Meno conciliante è Danilo De Nardi, direttore provinciale della Confcommercio di Venezia, il quale rappresenta i circa 1.500 bar di Mestre e Venezia: «Se costa troppo perché costa troppo, se costa poco perché costa poco, è ora di finirla di criminalizzare i baristi». Ma Simonato ha già deciso: «Sarà il “Movida project”. Voglio i gestori intorno a un tavolo per un accordo di responsabilità: numero massimo di bicchieri, acqua gratuita, sale di decompressione dove abbassare la temperatura corporea e trasporto gratuito dei ragazzi». E poi controlli nei locali: «Con un bollino blu per chi si distingue».

Andrea Pasqualetto @corriere.it


Gli Omonimi

«Eliminata da ‘Veline’ perché mi chiamo
Jessica Rizzo, come la pornostar»

La giovane partenopea: «Una giornalista in giuria ammette
di avermi eliminata per l’omonimia con l’attrice hard»

NAPOLI – «Mi chiamo Jessica Rizzo e sono stata discriminata per il nome». Si sfoga così la giovane napoletana omonima della stagionata pornostar, inviando una mail ai quotidiani online in cui racconta una storia, la sua, a dir poco singolare. «Ho partecipato a Veline (programma-concorso di Canale 5, ndr) e sono arrivata alle semifinali». Qualcosa però avrebbe impedito l’ingresso in finale. Cosa? Il suo nome. «Col passare dei giorni – dice Jessica – alla finale quasi non pensavo più fin quando vengo a conoscenza di un articolo pubblicato dalla giornalista Antonella Piperno su Panorama.it dove scrive, testualmente: “La giuria si è pure spesso divisa (maschi contro femmine): i primi colpiti da quelle con movenze da ballerine di lap dance, le seconde da quelle con il volto pulito. Su una questione ci siamo trovati però d’accordo: non ce la siamo sentiti di mandare in finale una bella bionda ragazza napoletana che si chiamava Jessica Rizzo, proprio come la famosa pornostar. Quando è troppo è troppo”».

Non sappiamo se l’intento della giornalista-giurata fosse ironico, una boutade per chiudere l’articolo. Certo è che la giovane Jessica l’ha presa male. «Io penso che sia un po’ eccessivo penalizzare una ragazza con dei valori e dei sani principi per un’omonimia». Già. E se si fosse chiamata ‘Annamaria Franzoni’? Non avrebbero neanche acceso le telecamere?

@corriere.it


Li avevo dati a mia mamma

San Siro, i biglietti del consigliere comunale rivenduti dai bagarini

Il consigliere Vagliati (Pdl): «Li avevo dati a mia mamma». L’assessore Bisconti: «Riforma urgente nella gestione dei pass»

Due biglietti per il primo anello rosso laterale, settore Y01, fila 11, posti 23 e 24. Li ha ritirati il consigliere comunale pdl Armando Vagliati e se li è goduti una coppia di tifosi albanesi per assistere alla partita Inter-Roma di domenica scorsa. Più che il risultato della partita, finita 1-3 per i giallorossi, qui bisogna capire come i due tagliandi «omaggio» rilasciati da Palazzo Marino (il 28 agosto) siano stati ceduti, girati, passati di mano, consegnati a un bagarino e infine venduti abusivamente davanti ai cancelli dello stadio di San Siro (il 2 settembre). Dunque, ricapitoliamo: in fondo alla catena ci sono i tifosi albanesi. In cima c’è il consigliere Armando Vagliati , beneficiario di due dei 320 tagliandi gratuiti gestiti ogni volta dal Comune per i match di Inter e Milan. Sul resto, come anticipato da Il Giorno , sta lavorando la Guardia di Finanza.

BAGARINI - Scandalo San Siro a Palazzo Marino. I funzionari del Comune hanno controllato ieri mattina le matrici dei biglietti e sono risaliti all’identità del proprietario: Armando Vagliati, berlusconiano di lungo corso, già finito al centro delle cronache per i suoi rapporti con Giulio Lampada, rampollo della ‘ndrangheta arrestato con l’accusa di associazione mafiosa. Lui, Vagliati, s’è giustificato: mi spiace, avevo regalato i pass a mia madre che a sua volta li ha dati a un uomo, evidentemente inaffidabile, che a sua volta li ha rivenduti, è capitato, ma non succederà più. Il secondo uomo risulta irrintracciabile, ma il caso non sarà archiviato qui. L’assessore allo Sport e al Tempo libero, Chiara Bisconti, ha informato della vicenda il presidente del Consiglio comunale Basilio Rizzo «Dobbiamo rimettere ordine nella gestione dei pass per lo stadio».

RIFORMA URGENTE – Si vedranno lunedì, è deciso. Il caso Vagliati «ha innescato un meccanismo di riforma urgente». Anzitutto, una certezza: i biglietti omaggio diventeranno nominali. Per il resto, giunta e consiglio studieranno norme restrittive per arginare la disinvoltura della casta del pallone. Un primo giro di vite era già arrivato all’inizio del campionato, sull’onda delle polemiche contro i privilegi dei partiti. Metà dei 320 tagliandi timbrati da Palazzo Marino, attualmente, resta nelle mani di sindaco, assessori, consiglieri e presidenti dei nove Consigli di Zona; gli altri 160 vengono distribuiti a studenti, anziani e dipendenti pubblici (con apposita lotteria). Nell’elenco non sono inclusi i tifosi che passano davanti al Meazza, intercettano un bagarino, si appartano, comprano i tagliandi e si accomodano in tribuna. Eppure succede.

Armando Stella @corriere.it


Elisabetta Canalis, scene di sesso?
«Per Tarantino senza freni»

L’ex velina racconta: «Su twitter ho tanti follower feticisti
Se posso li accontento, ma è incredibile, non basta mai»

«Sto facendo molti provini per il cinema sia in Italia che in America e sarei anche disposta a girare scene di sesso, – racconta Elisabetta Canalis in un intervista al mensile Max, in edicola dal 6 settembre. Per esempio non avrei alcun freno se diretta da Tarantino».

PIEDI - Così la ex velina, che si dichiara pantofolaia, svela il suo lato sexy e si mostra nelle foto della rivista in tutina in latex mentre impugna un frustino. «Amo leggere letteratura erotica e su twitter ho tanti follower feticisti. Se posso li accontento volentieri, ma è incredibile, non gli basta mai. Quello che mi chiedono più spesso è un primo piano. Dei piedi».

UOMINI – «Il mio nuovo fidanzato? – Elisabetta parla della storia con lo stuntman Steve O – Pensavo fosse un pazzo, invece è molto più assennato di me. Si innervosisce anche solo per come guido! E non vuole neppure che mi faccia un tatuaggio. Lui che ne sfoggia uno con scritto “il mio pene è piccolo”». Il rapporto con gli uomini: : «Spesso spavento gli uomini per il mio modo di pormi sostenuto e non molto accomodante. Con il tempo ho imparato che non devo fare di tutto per piacere loro. Se un amore funziona è anche perché lui vuole stare bene con te». E aggiunge: «Una volta pensavo di dover fare di tutto per piacere a un uomo, ne inventavo una ogni giorno. Oggi credo che se un amore funziona è anche perchè lui vuole stare bene con te».

GELOSIA – E rispetto a George Clooney, del suo rapporto con gli uomini, Elisabetta Canalis non si tira indietro. «Ero molto gelosa – racconta- ma negli ultimi tre anni sono cambiata. Ho realizzato che se frughi con l’occhio del sospetto qualcosa trovi sempre». La gelosia appunto un capitolo su cui dice di aver voltato pagina. «Ero peggio di un investigatore privato -ammette sinceramente- Negli ultimi tre anni sono cambiata, forse perché ho trovato persone che non mi hanno mancato di rispetto. Se vedo il mio ragazzo che riceve messaggi mi giro dall’altra parte». Anche perché, dice, «se frughi con l’occhio del sospetto qualcosa trovi sempre. E poi, quando sono gelosa divento aggressiva, una furia. Mi arrabbio moltissimo. E allora faccio le valigie e me ne vado. Le mie storie si chiudono sempre così, bagagli e cani in macchina, una portiera che sbatte e non ci sono più».

Redazione Online @corriere.it


Una tranquilla fattoria

Joshua e le 70mila galline uccise

Un giovane di 21, totalmente ubriaco, stacca la corrente
di un grosso allevamento e compie una strage

 «In vent’anni di carriera è la prima volta che mi capita un’indagine del genere», ha spiegato alla tv lo sceriffo della contea di Wicomico, nel Maryland. E in effetti, l’incidente avvenuto qualche giorno fa in una fattoria a Delmar ha dell’incredibile: un ragazzo ubriaco ha staccato accidentalmente la corrente di un grosso allevamento di polli. A farne le spese sono state 70.000 galline.

POSTUMI - Joshua D. Shelton, 21 anni, aveva bevuto qualche drink di troppo. E come spesso accade quando ci si ubriaca, la mattina seguente anche il giovane non ricordava più cosa avesse combinato in quello stato. Lo hanno ritrovato ancora sbronzo, svenuto con indosso solo una t-shirt e dei boxer davanti alla centralina elettrica di un’azienda agricola. Il ragazzo aveva appena commesso una strage uccidendo un totale di 70 mila galline. Nella notte tra venerdì e sabato scorsi, ha tolto infatti l’energia elettrica in tre capannoni dell’allevamento di Mark Shockley. Senza acqua, cibo o con le ventole di raffreddamento spente, gli animali hanno iniziato a morire dopo 15 minuti. Soltanto un centinaio di esemplari sono scampati a quel supplizio.

ACCUSE – Il danno, rivela il sito DelmarvaNow.com, è stato quantificato in circa 220 mila dollari, escluse le spese che l’agricoltore dovrà sostenere per rimuovere le migliaia di carcasse. «Sospettiamo che il giovane sia entrato nella rimessa e abbia cercato l’interruttore della luce», ha detto a Nbc News lo sceriffo Tim Robinson. «Invece, ha fatto l’opposto». Joshua Shelton era appena stato ad un concerto nelle vicinanze, oltretutto con la figlia dell’agricoltore. Ora dovrà rispondere di furto con scasso di secondo grado, violazione di domicilio, danno alla proprietà e crudeltà sugli animali.

Elmar Burchia @corriere.it


Gladiator vs Foggia

FOGGIA – Fischio d’inizio rimandato. Un tifoso scende dagli spalti e porta via il pallone. È successo ieri nel corso della partita San Felice Gladiator – Foggia, valida per la prima giornata di campionato della Serie D Girone H. Sceso dal settore ospiti, l’invasore solitario ha fatto sua la sfera e con invidiabile aplomb ha attraversato il terreno di gioco per riprendere il proprio posto sui gradoni.

LO STUPORE – L’evento ha sorpreso anche steward. Nel corso della stessa gara si sono vissuti attimi di paura per un altro sostenitore rossonero, caduto dalle inferriate che circondano il terreno di gioco del «Piccirillo» di Santa Maria Capua Vetere. Il malcapitato è stato costretto a ricorrere ai soccorsi dei sanitari ed è uscito in barella per accertamenti.

Redazione online @corriere.it


Pulcino Pio

Ragazza canta il «pulcino Pio»
Presa a schiaffi da un coetaneo

Sfiorata anche la rissa e tutto per colpa del tormentone dell’estate

Una ragazzina di 15 anni è stata presa a schiaffi da un altro ragazzo perché cantava il tormentone dell’estate 2012: il pulcino Pio. È successo venerdì sera nel centro di Polignano a Mare, in provincia di Bari. Il ragazzo, di qualche anno più grande, si è avvicinato alla vittima e le ha ordinato di smetterla. La 15enne avrebbe proseguito con il ritornello e a quel punto l’aggressore l’avrebbe colpita con due schiaffi in pieno volto.

RISSA SEDATA – Sarebbe scoppiata una rissa sedata per tempo dagli amici del presunto aggressore, che lo avrebbero allontanato di peso portandolo via. La vicenda non ha avuto strascichi giudiziari. Allo stato attuale non è stata presentata alcuna denuncia penale ma sono tanti i testimoni che, ieri sera, hanno assistito alla scena. La storia è stata raccontata oggi anche da un giornalista del sito web Polignanoweb, presente al momento dell’aggressione.

Redazione Online @corriere.it


Furto Sacrilego

Rubata in treno reliquia di Wojtyla
ritrovata dalla polizia ferroviaria

Si tratta di un’ampolla con il sangue del Beato: sottratta con l’inganno a un parroco che la portava ad Allumiere

ROMA – Un clamoroso furto, ai danni di un parroco in viaggio tra Roma e Allumiere. E un altrettanto clamoroso ritrovamento. E’ stato rubato e recuperato dopo poche ore, martedì 28 agosto, un reliquiario che contiene una ampolla con il sangue del Beato Giovanni Paolo II. La reliquia era stata sottratta con l’inganno in mattinata, durante un viaggio in treno che il parroco incaricato del delicato trasferimento stava effettuando. L’ampolla doveva essere esposta infatti nel Santuario della Madonna delle Grazie di Allumiere, un centro della provincia di Roma. E’ stata ritrovata dalla Polfer di Roma in un canneto vicino alla linea ferroviaria Roma-Civitavecchia, nei pressi di Cerveteri.

UNO ZAINO NERO – Il parroco di Allumiere era partito da Roma intorno alle 10 con un treno regionale. La reliquia, una minuscola ampolla in un simbolico libro, era custodito dal religioso in un grosso zaino nero. Si tratta della copia «peregrina» del reliquiario di Karol Wojtyla, a forma di libro aperto con pagine dorate, che contiene un manufatto con il sangue versato dal Papa nell’attentato del 1981. Ancora da accertare se i ladri lo abbiano abbandonato perchè lo hanno ritenuto di scarso valore o solo nascosto per andarlo poi a riprendere.

DISTRATTO DA UN COMPLICE – A quanto ricostruito dalla Polfer, sulla base della denuncia del parroco, il furto è avvenuto durante la sosta del treno nella stazione di Marina di Cerveteri. Il sacerdote sarebbe stato distratto da un cittadino nordafricano che dalla banchina gli chiedeva informazioni mentre altri due complici provvedevano a sottrargli il bagalio. «L’ho tenuto stretto per tutto il viaggio – avrebbe detto disperato il parroco denunciando il furto – non so come sia potuto accadere». La reliquia era stata prelevata dall’uomo martedì mattina nella chiesa dell’Immacolata di via Monza per essere esposta nel fine settimana presso il Santuario. Nello zaino c’erano anche medagliette e santini con l’immagine del Beato Giovanni Paolo II. Il reliquiario è stato riconsegnato al sacerdote.

@corriere.it


Dormigliona Volante

Donna non si sveglia all’atterraggio
e rimane sull’aereo senza che nessuno se ne accorga

L’avventura di una donna che rimasta sul volo Lahore-Parigi-Lahore e si è svegliata quando è tornata al punto di partenza

PARIGI – Prendere sonno in volo non è un problema per Christine Ahmed, una cittadina francese che si è addormentata in aereo a Lahore, in Pakistan e si è risvegliata 18 ore dopo al punto di partenza. L’aereo aveva avuto il tempo di arrivare alla sua destinazione, Parigi, facendo uno scalo a Milano, e di rientrare poi da Parigi a Lahore, senza che nessuno si accorgesse che la bella addormentata era sempre lì, allacciata alla cintura di sicurezza, al suo posto, immersa nei suoi sogni. L’incredibile caso della dormigliona volante si è complicato quando l’aereo è riatterrato a Lahore e i doganieri pachistani, sorpresi e sospettosi, si sono rifiutati di riammetterla sul territorio che aveva lasciato il giorno prima. Ma lo stupore è stato soprattutto della passeggera francese, quando si è resa conto di aver, per così dire, mancato la sua fermata. Nessuno, né il personale di bordo né gli addetti alla pulizia che, teoricamente, avrebbero dovuto sistemare la cabina dell’aereo al suo arrivo all’aeroporto Charles de Gaulle di Roissy, a Parigi, ha notato e svegliato Christine. L’aereo, della compagnia pachistana PIA, ha fatto una sosta di due ore nella capitale francese e, dopo aver imbarcato i passeggeri diretti in Pakistan, è decollato per ripercorrere la rotta inversa. I responsabili della compagnia hanno promesso un’indagine interna per chiarire come sia potuto accadere che neanche una hostess si sia accorta della passeggera rimasta a bordo, tra le braccia di Morfeo. Ma non ha concesso sconti alla viaggiatrice, che aveva percorso 12 mila chilometri per nulla. La sventurata è stata rimessa su un altro aereo, di un’altra compagnia, e rimandata a Parigi con un nuovo biglietto. A sue spese.

Elisabetta Rosaspina @corriere.it


Che Male

Guida con il braccio fuori dal finestrino,
un camion glielo strappa: è grave

Il 63enne è stato sottoposto a un’operazione chirurgica nel tentativo di riattaccargli l’arto. In prognosi riservata

MILANO – Stava guidando lungo una strada provinciale, nel Milanese, in una delle serate più calde dell’estate. Teneva il finestrino spalancato e il braccio sinistro sospeso all’esterno, nell’illusione di un po’ di frescura. Il gesto imprudente gli è costato carissimo: in una curva, ha incrociato un grosso camion e il braccio è rimasto semi-amputato. L’uomo ora rischia di perdere l’arto.

L’INCIDENTE – Il sinistro è avvenuto lunedì sera, poco dopo le 21, a Cisliano (Milano) sulla provinciale 236 che collega Cisliano e Gaggiano: una strada pericolosa perché scarsamente illuminata. All’altezza dell’incrocio con la Cascina Madera, la Peugeut 207 guidata dal 63enne Maurizio B., artigiano residente a Rosate (Milano), che stava tornando a casa, ha incrociato un camion che arrivava nell’altro senso di marcia. In base alle ricostruzioni, sia la Peugeut che il camion hanno stretto eccessivamente la curva e il rimorchio dell’autoarticolato ha colpito inavvertitamente la fiancata della macchina, staccando quasi completamente il braccio del 63enne. La vittima è riuscita ad accostare, mentre il camionista ha proseguito la sua marcia. L’ipotesi dei carabinieri di Abbiategrasso, intervenuti sul posto, è che l’autotrasportatore non si sia accorto dell’accaduto. Sull’auto, infatti, è rimasto solo un lieve graffio sulla fiancata sinistra.

L’OPERAZIONE - Maurizio B. è stato soccorso da un passante e trasportato d’urgenza al Niguarda, dove è stato rilevato un «semi-smembramento dell’arto». Nella notte, il braccio è stato ricucito, ma i medici non si sono ancora pronunciati sull’effettivo recupero. L’uomo si trova ancora in prognosi riservata, ma non sarebbe in pericolo di vita. I carabinieri della stazione di Bareggio, che invitano il camionista tuttora irreperibile a presentarsi, lo stanno ascoltando per ricostruire meglio la dinamica. La fiancata sinistra della Peugeut risulta danneggiata.

Redazione Milano online @corriere.it


Forze dell’(dis)ordine

Annega nell’Adda, il corpo resta 5 ore
sulla riva per un dubbio sui confini

I soccorritori dovevano stabilire se l’uomo fosse morto nella provincia di Milano, di Cremona o di Lodi

MILANO – Il corpo di un turista annegato nell’Adda il giorno di Ferragosto è rimasto sulla riva per quasi 5 ore prima che le forze dell’ordine stabilissero in quale tratto del fiume era stato trovato il cadavere e quindi a chi competessero i rilievi del caso. La vicenda è stata riportata da L’Eco di Bergamo. La vittima è un trentenne varesino, Saverio Molaschi, residente a Milano, che aveva deciso di trascorrere il Ferragosto nel parco della Bisarca. Testimoni lo hanno visto scivolare in acqua per poi essere trascinato via dalla corrente. Una volta recuperato il corpo, in una zona ai confini fra le province di Milano, Cremona e Lodi, sono iniziati i dubbi. Alla fine, per risolvere la questione, gli agenti della polizia locale sono andati a controllare le cartografie dell’ ufficio tecnico del Comune.

LA VITTIMA – A localizzare il corpo di Saverio Molaschi, scivolato in acqua mentre giocava con il suo cane di grossa taglia, è stato l’elisoccorso di Bergamo, che si è alzato in volo quando è arrivato l’allarme di alcune persone che si trovavano lungo l’Adda. L’elisoccorso ha subito avvisato i sommozzatori di Treviglio che hanno raggiunto il corpo, incastrato fra le rocce, e lo hanno portato a riva. Erano circa le 14 del 15 agosto quando il cadavere è stato trovato, ma per i rilievi del caso si è dovuto attendere di sapere a chi competevano. E per accertare che la competenza era dei carabinieri di Rivolta (Cremona) ci sono volute quasi cinque ore. Nel frattempo è arrivata anche la compagna del trentenne, che ai soccorritori ha raccontato che stava cercando l’uomo, ma che era riuscita a trovare solo il cane. È stata lei a fare il riconoscimento. Non è il primo caso di una persona che annega nel parco della Bisarca, dove vige il divieto di balneazione.

Redazione Milano on line @corriere.it


Varese vs Pontisola

Il bomber nigeriano e il gol
Gli ultrà del Varese lasciano lo stadio

La società: è stato insultato e ha reagito

VARESE – Mai abituarsi ai paradossi e alle isterie del calcio italico, accade sempre qualcosa capace di aggiornare la galleria degli orrori. E così, mentre a Londra la fiaccola olimpica mandava i suoi ultimi bagliori, allo stadio «Franco Ossola» di Varese andava in scena una commedia dell’assurdo in cui il centravanti della squadra di casa – fin lì ricoperto di insulti a sfondo razziale – segnava un gol e gli ultrà della Curva anziché esultare abbandonavano lo stadio per protesta. Dulcis in fundo, la società dopo la partita diramava un asciutto comunicato in cui sosteneva che il giocatore domandava scusa ai tifosi.

In ballo c’era niente più e niente meno che il secondo turno di Coppa Italia, in cui il Varese (serie B) si è trovato di fronte i dilettanti bergamaschi del Pontisola, che erano riusciti pure a passare in vantaggio. E allora perché tanto accalorarsi? Il fatto è che in campo con la maglia biancorossa dei padroni di casa c’era Giulio Osarimen Ebagua, attaccante nigeriano in Italia da quando è bambino, fisico e carattere esuberanti. Giulio non è giocatore che rispetta il «codice d’onore» dei curvaioli: non bacia la maglia, non fa giuramenti, non fa mistero di voler puntare al grande palcoscenico del calcio. Dopo due stagioni trionfali a Varese, l’anno scorso si è giocato la chance al Torino; è andata male ed è tornato coi biancorossi.

È stata la sua condanna. Al fischio d’inizio domenica sera – prima partita ufficiale della stagione – la Curva Nord ha cominciato a fischiarlo, insultarlo, a innalzare i ben noti «buuu!». «Il razzismo non c’entra l’abbiamo fatto perché Ebagua ha mancato di rispetto alla città» scriveranno poi gli ultrà nei loro forum. Sarà, ma guarda caso gli insulti sempre lì andavano a mirare, al colore della pelle, all’Africa. Tanto che anche la società ha già ammesso che il Varese verrà multato dalla Federcalcio per i cori razzisti della tifoseria.
Si arriva di questo passo al minuto 28 della ripresa quando – con il Varese sotto di un gol – Giulio Ebagua spedisce in rete la palla del pareggio. Incurante di ogni diplomazia il giocatore corre sotto la Curva che lo sta svillaneggiando, si porta l’indice alla bocca, urla parole irriferibili, alza anche il dito medio finché un compagno lo porta via di peso. Dagli spalti ripiegano gli striscioni e abbandonano la scena. Gli altri settori del «Franco Ossola», per la verità, intonano cori a favore del giocatore. Mica è finita però, perché a partita conclusa (vittoria 2 a 1 del Varese), gli ultrà assediano gli spogliatoi, pretendendo un «chiarimento» e il pullman della squadra deve allontanarsi protetto dalla polizia.

Poco dopo la società diffonde una dichiarazione: «Il giocatore chiede scusa alla tifoseria per il suo gesto». Sembrava la firma sull’atto di divorzio tra Ebagua e Varese ma ieri il presidente Antonio Rosati, con un nuovo comunicato ha corretto il tiro: «Il gesto di Ebagua è da condannare e nelle opportune sedi prenderemo i giusti provvedimenti, ma mi sento di sostenere che il ragazzo ha reagito a cori ripetuti e discriminanti per lui e per la sua razza».
Resta da capire quale sarà il prosieguo del rapporto tra l’atleta e il club. La Curva pretende un «chiarimento»; è una fetta minoritaria del tifo biancorosso. Ma è quella in grado di farsi valere di più.

Claudio Del Frate @corriere.it


Battona

Dice «battona» alla escort durante festa vip:
imprenditore condannato e multato

L’episodio durante una festa all’Olgiata. La donna aveva sporto querela: riconosciuto il reato di ingiuria aggravata

ROMA – Aveva dato della «battona» ad una escort, durante una serata mondana. Per questo un imprenditore è stato condannato ad una multa e al risarcimento dei danni. Sono state depositate venerdì 10 le motivazioni della sentenza con cui il giudice di pace penale di Roma ha condannato per il reato di ingiuria aggravata un imprenditore romano che aveva apostrofato come «battona» una escort durante una festa in una villa dell’Olgiata, zona residenziale della Capitale.

LA VICENDA – «Era il 9 ottobre del 2010 quando la donna, una splendida quarantenne che lavora come accompagnatrice di facoltosi uomini d’affari, si trovava ad un party organizzato in una villa nel quartiere dell’Olgiata, a Roma», raccontano dallo studio legale Arrighi-Caroselli, che ha seguito la vicenda. «Alla festa era presente anche un imprenditore il quale, in passato e in altre occasioni, si era avvalso della compagnia della donna e che, riconosciutala, si era proposto con delle avances. Quella sera, tuttavia, l’accompagnatrice stava lavorando per un altro cliente e di conseguenza ha rifiutato l’approccio, piuttosto insistente, dell’imprenditore che, infastidito dal rifiuto, ha rivolto ad alta voce alla donna la frase: è inutile che te la tiri, sei e rimani solo una battona».

IL CONTENZIOSO – La quarantenne si è quindi rivolta all’avvocato Gianluca Arrighi e ha querelato l’imprenditore per il reato di ingiuria, con l’aggravante di aver commesso il fatto dinanzi a più persone. Nel corso del dibattimento, le testimonianze hanno confermato quanto riferito dalla donna e lo scorso 30 luglio il giudice penale ha condannato l’imprenditore a mille euro di multa, oltre al risarcimento dei danni da liquidarsi in sede civile.

Redazione Roma Online @corriere.it


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