Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Archivio per ottobre, 2007

Happy Halloween

Tutte le storie su Halloween hanno da sempre affascinato e solleticato la fantasia collettiva ma ben pochi conoscono realmente il vero significato di questa ricorrenza dalle origini antichissime.Le origini di Halloween sono da ricercarsi in una delle celebrazioni più antiche ed importanti del popolo celtico: Samhain.I Celti infatti celebravano il 31 ottobre la fine dell’estate e quindi l’inizio del nuovo anno proprio come una sorta di Capodanno.Secondo la tradizione celtica i momenti di transizione tra due stagioni avevano grandi poteri magici e Samhain era sicuramente il più importante momento di transizione dell’anno in quanto coincideva con la fine dei raccolti e con lo spostamento del bestiame a valle per prepararsi all’inverno rigido; in più le giornate diventavano più corte e quindi idealmente la luce lasciava più spazio alla tenebra.I Celti erano convinti che in questo momento magico si potesse verificare una sorta di connessione tra il mondo dei vivi e quello dei defunti e che i defunti potessero tornare nuovamente sulla terra, in questa notte, per cercare di impossessarsi di un corpo.Proprio per questo motivo i sacerdoti dei Celti, i Druidi, nella notte del 31 ottobre e per tutto il 1 novembre onoravano il signore delle tenebre e della morte Samhain Halloween fuococon doni, offerte e sacrifici.In tutti i villaggi veniva spento ogni focolare per impedire agli spiriti maligni di soggiornare nelle case mentre i Celti, sotto la guida dei Druidi, si recavano sulla cima di una collina per accendere sotto una quercia, un grande fuoco dove bruciare le offerte al Dio.Terminati i sacrifici, i Celti festeggiavano fino al 2 novembre mascherandosi con le pelli degli animali sacrificati per spaventare gli spiriti.Così mascherati tornavano alle loro case portando con se delle piccole lanterne ricavate scavando delle rape, dentro alle quali erano conservate le braci del fuoco sacro che servivano per riaccendere il focolare.
Quando i Romani conquistarono la Britannia, rimasero affascinati dai festeggiamenti dei Celti e li assimilarono a quelli per la Dea Pomona, Dea dei frutti e dei giardini.
Col passare del tempo l’usanza di sacrificare gli animali fu abbandonata poichè al loro posto venivano offerte effigi, ma la pratica di mascherarsi e di offrire dolci e frutta rimase una parte molto importante del rituale.Con l’avvento del Cristianesimo tutti i culti pagani furono sostituiti da quelli Cristiani che però in alcuni casi erano una rivisitazione delle antiche festività pagane. In particolar modo la festa di Samhain diventò per i Cristiani il giorno dei Santi, ovvero All Saint Day e la notte del 31 ottobre divenne All Allows Eve: da qui è facile immaginare che unendo le tre parole sia venuta fuori la parola Halloween.Questa festa tradizionale sopravvisse per molti secoli solo in Inghilterra ed Irlanda, patria degli antichi Celti, fino al XIX secolo quando gli immigrati Irlandesi la esportarono in America.Naturalmente col passare del tempo le semplici usanze celtiche si erano ampliate e gli Irlandesi portarono con se una grande quantità di miti, leggende, tradizioni e ricette che si erano aggiunte al patrimonio culturale col passare del tempo.


Forse

Stavo per scivere il post quando leggendo bene tra le righe mi e’ venuta la vocazione…ora ho capito perche…l’osservatorio sulle manifestazioni sportive ne ha combinata un’altra delle sue…ma forse un filo di logica si trova…
Udinese-Toro: stadio vietato ai tifosi granata
Niente tifosi del Torino nella trasferta con l’Udinese. L’Osservatorio per le manifestazioni sportive del Viminale, nella riunione di oggi, ha assegnato il rischio 4 all’incontro e di conseguenza invitato il prefetto a disporre la chiusura del settore ospiti, la vendita dei biglietti soltanto a Udine e provincia, e il divieto di vendita attraverso i circuiti telematici.
”La decisioone – riporta l’Osservatorio – per tutelare al massimo la tifoseria udinese che ha nel tempo dimostrato grande sportività e che pertanto potrà acquistare i tagliandi senza alcuna restrizione”

ora resta solo da interpretare la decisione con un po di ragionamento…la partita Atalanta Torino incontro tra 2 squadre le cui tifoserie non andavano proprio a braccetto era stata asseganta rischio 2 e nache nella partita precedente con i gobbi le due tifoserie aevano avuto un piccolo incontro ravvicinato…le due cose sommate hanno fatto schizzar la pericolosita’ della partita di mercoledi al livello 4 …il massimo…e chissenefrega se tra le due tifoserie non c’e nessun odio se non quello comune per i gobbi…l’hanno fatto un paio di domeniche fa con Napoli Genoa nonostante fino a meno di un anno fa le due tifoserie festeggiavano insieme in mezzo al campo di gioco…se lo dice l’osservatorio bisogna adeguarsi…ora resta solo da decidere se adeguarsi o meno…non e’ detta che visti i buoni rapporti che intercorrono tra le due tifoserie i granata non possano venire lo stesso in friuli…magari in curva nord…o magari in un altro settore…
certo il prefetto di udine viste le ultime news ha tentato di impedire anche questa iniziativa impostando il divieto di cessione del biglietto da parte dell’acquirente ad altro tifoso non residente nella regione Friuli Venezia Giulia.Il famoso articolo 21 della costituzione e’ stato per l’ennesima volta abolito…
peggior sorte e’ accaduta ai tifosi del Cagliari la curva Nord e’ stata chiusa per la prossima partita casalinga in seguito al lancio di un petardo al termine dell’ultima partita in casa…la stessa sorte che dovrebbe accadere ai tifosi interisti per la prossima partita casalinga..staremo a vedere…e’ meglio ai tifosi romani…nonostante il rischio 4 previsto per Milan Roma e nonostante molti giornalisti abbiano scritto
della trasferta vietata in realta la trasferta e’ possibile…il problema resta solo ricercare i biglietti visto che sono in vendita solo nel territorio lombardo…quindi solo alo stadio e dubito che non accadra’ nulla…alla faccia di questo decreto che in realta sta solo peggiorando le cose…Domenica scorsa invece l’udinese ha giocato in casa con il palermo…non mi pare abbiano giocato male ma il risultatop finale e’ stato un pareggio…mi sono anche portato a casa un souvenir…prestazione della curva molto altalenate l’assenza di megafoni impedisce cori congiunti in tutto il settore e nemmeno in quello centrale riusciamo a capirci…decisamante bene il secondo tempo maluccio il primo…poi finita la partita festa in parcheggio e rientro a casa attorno all’una…e pensare che si giocava in casa…domenica ci si vede impeganti a Lazio sperando di prenderne meno dell’anno scorso quando si torno a casa con cinque gropponi sul collo…
nuovi notizie arrivano dalla Birmania non proprio felici…sono state infatte diffuse da una fonte anonima le prime immagini dei cadaveri di alcuni monaci buddisti  assassinati …”Sono le foto della vergogna. Vergogna per la Giunta, che proprio oggi diffonde alle telecamere di tutto il mondo il suo goffo tentativo di riconciliarsi con i monaci buddisti, costringendoli ad accettare doni. Vergogna per l’Onu e la Comunità Internazionale, che non trova strumenti efficaci per garantire la democrazia a un popolo che l’ha scelta da tempo. E vergogna per noi, che al di là di qualche sussulto, abbiamo pensato che in fondo si tratta solo della soppressione di alcune manifestazioni, quando invece si tratta di un sistema che uccide, ammazza, schiavizza.”
trattiamo adesso notizie piu blande…prima notizia arriva da Vicenza…dove e’ in atto un principio di proibizionismo…gli amici vicentini saranno disperati…
Contro il consumo di alcolici per strada a Vicenza scende in campo il sindaco che firma un’ordinanza che sicuramente farà discutere: vietato bere per strada. Per i trasgressori è prevista una multa che va da 25 ai 500 euro. Un provvedimento a difesa del decoro e pensato per combattere i bivacchi nel centro storico e nei giardini cittadini.
Nell’intero territorio comunale sarà vietato possedere e consumare alcolici. Uniche eccezioni saranno alcune zone autorizzate e gli spazi davanti ai bar e ai locali. In questo caso, però, saranno i gestori a vigilare che chi abbia comprato una bottiglia di vodka non se la scoli sul marciapiede.
Per chi fa la spesa al supermercato e vuole comprare alcolici? Può farlo, ovviamente, purché la bottiglia venga aperta a casa. Tolleranza zero, dunque, un po’ come ai tempi del proibizionismo negli anni Trenta a Chicago, quando era vietata la vendita di alcol.
Il provvedimento nasce per contrastare il degrado, si legge nell’ordinanza, ” di persone, spesso senza fissa dimora, dedite all’assunzione di bevande alcoliche in luoghi pubblici come parchi, aree verdi e parcheggi”. Una campagna a tutela del decoro della città che non colpisce solo le persone più disagiate. E’ sempre più abitudine dei giovani, visto il costo proibitivo di aperitivi, comprare ai discount le bevande alcoliche per poi consumarle prima di entrare nei locali. Un fenomeno che ha conseguenze non da poco sulla sicurezza stradale e l’ordine pubblico.
non resta che andare giu a trovarli e sentire la loro opinione…e un’altra notizia arriva da Pechino per tutti quelli che vedevano il panda come un’animale tranquillo che mangia bambu e se ne sta buono buono…
PECHINO (Cina) – Già in passato era stato maltrattato da un turista ubriaco che era penetrato nel suo recinto allo zoo di Pechino e lo aveva picchiato con un bastone, prima di essere fermato dal personale di servizio. Così, quando ha visto un nuovo intruso avvicinarsi a lui, Gu Gu, un panda maschio ospite del giardino zoologico della capitale cinese, ha deciso di passare subito all’attacco. A farne le spese non è stato però un malintenzionato, bensì un ragazzo di 15 anni che dopo avere scavalcato una barriera alta circa un metro e mezzo ha cercato di avvicinarsi all’orso.
SPAVENTO E ATTACCO – Gu Gu, che ha otto anni e pesa 110 chilogrammi, stava mangiando assieme ad un altro panda e alla vista del ragazzo si è spaventato. Così gli è andato incontro e lo ha colpito alle gambe, procurandogli lesioni così gravi da aver lasciato le ossa scoperte.
BELLI MA PERICOLOSI – Anche se hanno un’immagine da animali graziosi, i panda restano esemplari selvaggi e possono assumere comportamenti violenti quando sono provocati o si sentono in pericolo. Li Xitao, il ragazzo ferito, è originario della provincia di Hebei, nel nordest del Paese, ma vive da tempo a Pechino dove si guadagna da vivere vendendo rifiuti riciclati. Secondo quanto riportato dai media locali, aveva scavalcato la recinzione giusto per curiosità, per vedere da vicino lo splendido animale.

prima di postare l’ultima news spazioa d alcune immagini…tutti i tifosi dell’udinese hanno in mente la trasferta di Barcellona perche vabbe erano in 5000 e barcellona e’ barcellona…ma per arrivare la siamo passati per Lisbona…e chi c’era si ricorda anche di quelli dello Sporting…sembra siano cresciuti rispetto al gruppetto presente da noi per il ritorno dei preliminari…eccoli a roma…


fonte delle foto asromaultras
l’ultima news ricorda vagamente una canzone di elio…il titolo e’ mio cugino…per quelli che se la ricordano…per gli altri non resta che leggerela notizia e poi cercare la canzone …forse gli conveniva cercare in uno specchio la risposta…
Studente violentato dopo una festa
Studente in stage a Milano: ricordo di aver bevuto troppo, mi sono svegliato senza vestiti. «Vivo nel terrore dell’Aids»
La vista annebbiata, e non soltanto per lo sterminato labirinto di stanze in quella casa da ricchissimi. Ha bevuto, un po’ troppo, alla festa tra universitari. Fino ad addormentarsi. E quando s’è svegliato, stava lì, «nudo, dolorante, steso sul pavimento». Scomparsi i vestiti, ha preso i primi che ha trovato in un armadio, è andato al pronto soccorso, che l’ha dirottato alla clinica Mangiagalli. Perché, hanno constatato i dottori, «le escoriazioni, gli ematomi e le profonde lacerazioni erano segni di una violenza sessuale». Di gruppo, con larga probabilità. Di certo brutale. Vittima, un 24enne, studente al Dams di Bologna, a Milano per uno stage e convinto da un’amica ad andare alla festa.
Il ragazzo non ha saputo dar risposte ai medici su cosa nei dettagli fosse successo («Non mi ricordo, davvero») e ha domandato, a lungo, con insistenza, mano a mano con voce più disperata, angoscia, attesa: «E se mi avessero attaccato l’Aids?». Le seguenti visite, peraltro di profilassi, hanno scongiurato il contagio. Il ragazzo s’è tranquillizzato, e allora han provato di nuovo: «Su, raccontaci i fatti». E di nuovo è stato il silenzio: «Non mi ricordo, davvero». Il vuoto. Eccetto poche, scarne coordinate. L’amica, la casa, le stanze e quella stanza in particolare. L’amica: «Mi ha chiamato sul cellulare nel pomeriggio, mi dice “Dai che stasera andiamo a divertici da conoscenti, non mi tirare bidone”. Ero libero, non avevo impegni, così accetto, ci diamo appuntamento in via Torino, vicino al cinema. Ci troviamo, parcheggiamo i motorini e andiamo a piedi verso l’abitazione». La casa, appunto: «Quadri dappertutto. Arredamenti di pregio. Tappeti orientali. E le stanze». Ecco, le stanze. Una dopo l’altra, una fianco all’altra. «Finisco in una camera, sono con un gruppo di ragazzi, ci rilassiamo, parliamo, e beviamo, beviamo… ». Stop.
La memoria s’offusca. Fotogrammi seguenti, in rapida frequenza: il risveglio, il corpo nudo, il dolore, lo smarrimento, e poi la corsa all’ospedale, dopo aver chiamato un taxi, e il pronto soccorso, e la clinica Mangiagalli». Alla Mangiagal-li, completate le medicazioni, gli chiedono: scusa, e l’amica? Lui la chiama al telefonino, lei dice semplicemente che a un certo punto s’era stancata e se n’era andata. Insiste, il 24enne: «Perché non mi hai chiamato? ». Replica: «Non ti trovavo». Ah già: lo sterminato labirinto di stanze…


Mondo Marcio Two

seconda parte del post con un articolo su un fatto accaduto ieri…


ROMA – Un atto forse dal vago sapore d’annunziano. E non a caso a rivendicarlo è un gruppo che si fa chiamare «Ftm Azione futurista 2007». Ma sicuramente un atto vandalico. Una sostanza colorata, un liquido rosso, è stato versato da ignoti nella fontana di Trevi nel centro di Roma, la cui acqua ora è completamente rossa. Nel pomeriggio uno sconosciuto ha gettato un secchio contenente un liquido rosso che ha colorato l’acqua della fontana, e poi è fuggito tra la folla di turisti che come al solito stazionava nella piazza. Sul posto è subito intervenuta la polizia municipale.
TESTIMONI – Tutta l’acqua della fontana è diventata rossa e anche l’acqua che scendeva dalle rocce sotto il Mosè e confluisce nel bacino, dove si è immersa Anita Ekberg nella famosa scena della Dolce vita è diventata rosso fuoco. Subito sono intervenuti i vigili urbani in servizio sulla piazza che hanno raccolto le testimonianze. Pare che l’autore del gesto sia un uomo che aveva un giubbotto chiaro e un berretto in testa. Gli agenti della polizia municipale hanno avvertito la centrale operativa ed è stata contattata la sovrintendenza comunale ai Beni culturali e sono state diramate le ricerche dello sconosciuto.
NESSUN DANNO – In un primo tempo si temeva che la sostanza potesse aver danneggiato gravemente il monumento. Anche l’acqua che cadeva dall’alto infatti era rossa perchè la Fontana di Trevi utilizza acqua a circuito chiuso per cui si temeva che a lungo andare anche i marmi ne potessero risentire. Così è stato deciso di bloccare il flusso e successivamente è cominciato il deflusso dell’acqua colorata dal bacino della fontana: contemporaneamente è stata immessa nel circolo acqua pulita che progressivamente ha diluito quella colorata fino a sostituirla del tutto.
«Non ci sono danni alla fontana e tutto è tornato alla normalistà. Nessun danno al sistema idrico, nessun danno ai marmi del monumento» ha detto poco dopo l’assessore alla Cultura Silvio Di Francia.
Anche i sovrintendente ai Beni Culturali di Roma, Eugenio La Rocca, rassicura: «Il danno arrecato dal colorante rosso alla fontana di Trevi non è grave. Si tratta di anilina».
VOLANTINI – Una scatola contenente alcuni volantini è stata successivamente trovata al lato della Fontana di Trevi: sui volantini l’atto di colorare l’acqua del monumento è stato rivendicato dalla sigla «Ftm Azione futurista 2007». Il testo sui volantini contiene anche un attacco alla Festa del Cinema. «Voi solo un tappeto rosso – è scritto nel volantino – noi una città intera color rosso vermiglio. »Rieccoci…». Questo l’inizio della rivendicazione che è stata trovata accanto al monumento progettato e costruito da Nicola Salvi e finito da Giuseppe Panini nel 1762. I toni riecheggiano il linguaggio dei Futuristi. Il documento è lungo una trentina di righe e termina con il grido «Eja! marciare per non marcire, lottare per non morire», e la firma azione Futurista con una piccola riproduzione di un’opera d’arte futurista. Nel testo c’è anche un riferimento alla lotta contro il lavoro precario e contro una società «mercatocentrica».
COMUNICATO – «Inizia così – annuncia azione Futurista 2007 – per noi futuristi un nuovo millennio, una nuova adesione alle evolute tecniche e ai nuovi mezzi espressivi, interpretando un rinnovamento totale». Il finale del volantino ha gli stessi toni retorici «Dare forza alla lotta contro gli scialacquamenti del regime, il precariato, l’usura, il mercimonio della bellezza, la falsità della legge, la provvisorietà della vita dei lavoratori, l’incertezza del domani e per la libertà dei popoli». Sull’altro lato lo slogan «Una macchia di colore vi tumulera». Ed ancora un cenno al precariato: «Noi precari, disoccupati, anziani, malati, studenti, lavoratori, stiamo arrivando con il vermiglio per colorare il vostro grigiore». E infine l’attacco alla Festa del Cinema. «Ancora la festa del Cinema viene sintetizzata in 15 milioni di euro scialacquati, 2,5 milioni di euro solo per pagare il conto degli alberghi, e la chiamano festa». Infine uno sberleffo al cinema di Roma: «Quattro cortigiane, una vecchia gallinaccia e un puffo – è scritto nel volantino – questo è il Cinema di Roma».
VELTRONI – «Quanto accaduto alla fontana di Trevi è stato davvero molto grave. È un’offesa a Roma, per fortuna senza gravi conseguenze». Il sindaco di Roma, Walter Veltroni, commenta così l’atto vandalico. «C’è gente che non perde occasione- conclude il primo cittadino- per dimostrare di voler male alla città».
RUTELLI – Anche il vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli ha espresso la sua «indignazione e preoccupazione per il gesto intollerabile e irresponsabile di vandalismo alla Fontana di Trevi». «Se fosse già in vigore la legge da me presentata contro il vandalismo, contro i furti d’arte e i danni al paesaggio – ha sottolineato il ministro Rutelli – avremmo strumenti molto più severi nei confronti di questi delinquenti. Purtroppo – ha aggiunto – la lentocrazia domina il nostro Parlamento e, nonostante l’impegno del presidente Pisicchio, il ddl dorme in Commissione Giustizia e, sebbene sia stato ben 5 volte inserito all’ordine del giorno, la Commissione non ha ancora iniziato l’esame del testo e degli eventuali emendamenti».
FIAMMA TRICOLORE – Ma c’è chi giudica in maniera diversa il gesto vandalico. «Non siamo stati noi ma guardiamo con simpatia a questa iniziativa perchè vuol dire che l’idea futurista è vincente». Il segretario romano della Fiamma Tricolore Giuliano Castellino sgombera subito il campo da responsabilità del suo partito, che aggrega un «Circolo Futurista» tra le sue realtà territoriali a Roma nel quartiere periferico Casal Bertone. La sigla in calce al volantino Ftm Azione Futurista 2007 «non ci appartiene – ha aggiunto Castellino – ma quel gesto lo apprezziamo perchè il movimento di Marinetti, che a 90 anni andò a combattere in Russia, sta rifacendo strada».


e mi sono arrivate alcuni indirizzi di alcune sottoscrizioni pro causa Birmania…e senza dubbio vanno menzionate…
Petizione Avaaaz
Petizione Amnesty
Petizione United Nations Security Council
Campaigning For Human Right in Burma
Petizione CISL,WWF,GREENPEACE E LEGAMBIENTE
mentre giungono notizie non proprio confortanti…
Birmania, cremate le vittime delle stragi
Il fumo si è levato per giorni dalle ciminiere di Rangoon
I dissidenti denunciano:
Almeno duecento i cadaveri bruciati in segreto
La speranza della pacifica rivoluzione zafferano si è perduta, prima, nella violenza e nella crudeltà della repressione. E, ora, nell’orrore inimmaginabile dell’ultima rivelazione uscita dalla Birmania grazie al coraggio dei dissidenti. I militari starebbero utilizzando il crematorio pubblico che si trova a nordest di Rangoon per far sparire i corpi delle vittime della repressione, così da impedire ogni futura «conta del male».
«Ho visto personalmente bruciare 71 cadaveri », ha rivelato un testimone oculare alle fonti del Corriere. La notizia è stata confermata, dall’ex capitale birmana, anche da un giornalista del Sunday Times, anonimo per evidenti ragioni di sicurezza, dato che la giunta militare è pronta ad arrestare qualunque reporter che sia entrato nel Paese con l’unico stratagemma possibile: un visto turistico. La descrizione di quanto avvenuto è raggelante ma non consente di stimare un bilancio, neppure approssimativo, di quante siano effettivamente le vittime della repressione. La giunta è ferma a dieci uccisi «ufficiali». Mentre per l’opposizione democratica i morti sarebbero «almeno duecento ». Secondo il settimanale britannico, fonti differenti hanno riferito a diplomatici e volontari di organizzazioni internazionali come, sin dalla notte del 28 settembre, ovvero a 24 ore dall’inizio delle violenze nei monasteri e della sparatorie nelle città, camion militari coperti da teloni verdi siano stati osservati mentre si dirigevano nell’area del crematorio pubblico. Le strade che portavano verso l’edificio erano guardate a vista da soldati in assetto di guerra, pronti a minacciare di morte chiunque si fosse solamente affacciato alle finestre di casa. «Non c’è stato alcun tentativo di identificare i corpi — ha spiegato al reporter del Sunday Times un diplomatico occidentale —. Nessuno si è preoccupato di restituire i resti alle famiglie o semplicemente garantire un minimo rito funebre secondo la tradizione buddista». Sandar Win, una dissidente esule a Mae Sot, lungo la frontiera birmano-thailandese, pochi giorni fa aveva confermato al Corriere: «Mio marito era rimasto in Birmania, era uno dei leader della rivolta. È stato prelevato dalla polizia politica per essere “interrogato”. Pochi giorni più tardi i miei figli mi hanno telefonato per informarmi della sua morte, “accidentale” secondo le autorità. Abbiamo chiesto il corpo indietro: non abbiamo nemmeno avuto una risposta». La pratica di bruciare i cadaveri per impedire un bilancio ufficiale della repressione non è nuova, in Asia.
Anche l’esercito cinese fece sparire nello stesso modo i resti di molti degli uccisi a piazza Tienanmen, nel giugno 1989. Allora i camini del crematorio di Babaoshan, il «cimitero degli eroi» a Pechino, emisero un lugubre fumo grigio per giorni: adesso lo stesso agghiacciante spettacolo è visibile nell’ex capitale birmana. A Rangoon, oltre a queste notizie, autentiche secondo la locale comunità diplomatica perché confermate da fonti diverse, si sono diffuse voci — anche queste credibili, purtroppo — che negli ospedali si registrano ancora decessi nonostante la calma apparente nelle strade ormai perduri da giorni. La ragione? «Ai medici — ha fatto sapere un volontario straniero — non è stato consentito di curare i feriti: ordini precisi dei militari. Senza alcun tipo di trattamento, è inevitabile che molti tra coloro che hanno subito ferite possano essere morti nel giro di pochi giorni». C’è da aggiungere che continuano gli arresti di civili e monaci, con continui raid nei monasteri. Le autorità affermano che sarebbero state sequestrate «armi e munizioni». E i media di regime ammoniscono: «I monaci devono aderire alle leggi di Dio e del governo, se violano tali leggi commettono reati».
Paolo Salom  corriere della sera


Mondo Marcio

No questo non vuole essere un post che tratti del cantante con questo nome ma vuole trattare i temi principali accaduti in questa settimana attorno ai campi da gioco…sono ormai 2 settimane che non varco i cancelli di uno stadio e devo dire che visto quello che sta accadendo in giro mi posso ritenere davvero fortunato ma iniziamo con ordine…fino alla scorsa settimana la partita piu temuta dall’osservatorio roma vs napoli doveva essere giocata in anticipo con ingresso consentito solo tramite biglietti venduti nella provinvcia di roma mentre nessuna sanzione era stata prevista per la curva interista rea di aver esposto alcuni striscioni non proprio amichevoli verso i tifosi ospiti di san siro…ospiti che in realta non sarebbero duvuti presentarsi visto che la vendita dei biglietti per la partita era prevista solo nel territorio lombardo…sabato sera e’ successo un po di tutto…l’Italia ha vinto a Genova mentre la “Partita dell’Amicizia“, un’amichevole in Francia fra l’Atalanta e la squadra locale del Dijon che sanciva il gemellaggio delle tifoserie in considerazione della forte presenza di emigranti bergamaschi nella zona , è stata sospesa a causa di una maxi rissa scoppiata in campo animatasi dopo un paio di scontri fra David Linarès, centrocampista francese, e Cristiano Doni, focoso e talentuoso capitano dei bergamaschi …per me che non c’era nessuna partita di cartello da seguire non restava altro che l’apertura del paradise con il dj pierfedeli alla console…celebre dj di parecchie serate in giovrntu al Matinee …serata tranquilla e poi finita la vendita di alcolici tutti a casa ale tutti a casa ale…durante l’ultima settimana e’ successo un po di tutto…mercoledi compleanno della Dea 100 anni..anche se noi siamo piu vecchi mi pare giusto postarlo visto la simpatia che nutro verso i suoi sostenitori…


17/10/1907-17/10/2007
100 anni di storia si possono raccontare in 100 modi diversi. Si può partire dalla nascita oppure si può scrivere di quando è stata vinta la classifica dei cannonieri o ancora di quando per una volta siamo stati i più bravi ed abbiamo appeso la coccarda tricolore sul petto per arrivare a raccontare di quando abbiamo cavalcato solitari in Europa, noi pochi e piccoli ultimo baluardo dell’italianità… se ne potrebbero scrivere di cose, vissute o lette o sentite raccontare dai vecchi, da chi c’era… facendo torto ad un evento che, magari, non è riportato negli albi ufficiali ma ha la stessa importanza e valore per chi s’è innamorato di questi colori. Allora come si possono raccontare 100 anni di storia? Semplicemente raccontando che, a differenza di tutti gli altri posti, da noi non si dice vado allo stadio, ma “vado all’Atalanta”…
e a tal proposito consiglio per chi non l’ha visto il film documentario dal titolo “farebbero tutti silenzio…”
documentario girato alcuni anni orsono incui si ipotizza uno stadio con spettatori tutti seduti quasi proprio come ci vorrebbero …proprio come al cinema “Farebbero tutti silenzio” appunto…”e mentre la caccia agli ultras si fa sempre piu serrata a Reggio Emilia
un cittadino albanese ha atteso l’arrivo in tribunale della moglie e delle due figlie. Appena entrate ha fatto fuoco almeno una trentina di volte, ha puntato l’arma alla testa della moglie,
poi ha freddato il cognato che aveva tentato di disarmarlo l’uomo a quel punto ha fatto fuoco contro chi gli era intorno, compresi i suoi avvocati, ferendo due poliziotti, l’avvocatessa della coniuge e un’altra persona.  Poi è stato ucciso appena varcata la soglia dell’aula dell’udienza per le separazioni civili.
Questo dove???in un tribunale???mah allo stadio viene impedito di portare una cintura…vedi parmensi qui a udine mentre questo in un tribunale fa quel cazzo che vuole???
ma agli ultras ci pensa
l’osservatorio riunitosi nuovamente questa settimana cambiando le decisioni della settimana precedente … la curva interista e’ stata squalificata mentre emergono racconti di tifosi napoletani a san siro eccone uno dei piu belli…
C’è chi chiama San Siro “La Scala del Calcio”. Se così fosse, immaginiamo quanto possa essere difficile gustarsi una “Tosca” in santa pace nel salotto buono delle lirica milanese. Qualcuno, supponiamo, arriverebbe con spranghe o cinture a ricordarci le nostre origini partenopee. Per carità, preferiamo il San Carlo. Eh già, perchè, grazie al racconto esclusivo di un tifoso, siamo riusciti a ricostruire la pazzesca caccia al napoletano da parte dei supporters interisti.
Quando hai capito che la situazione stesse precipitando?
Subito dopo il gol di Sosa si è giunti ad un punto di non ritorno. Noi napoletani, assiepati in tribuna centrale, abbiamo esultato al gol del Pampa, provocando un autentico boato. I tifosi interisti presenti in tribuna, a onor del vero, hanno accettato sportivamente la nostra esultanza, mostrando, anzi, un rispetto degno delle migliori platee….
Tutto liscio, dunque?
Sì, ma è stata pura illusione. Dopo qualche minuto abbiamo visto i tifosi avversari scavalcare le recinzioni dalla Curva Nord e dirigersi verso di noi, in tribuna, armati di cinghie e spranghe.
E i tifosi napoletani?
Un fuggi-fuggi scatenato dal panico. Tutti a dirigersi verso l’uscita, persino i due amici con cui seguivo la gara se l’erano data. Io, invece, ho preferito restare dov’ero, protetto da una decina di tifosi avversari che mi rassicuravano, dicendomi di stare tranquillo, che lì sarei stato al riparo, ma la paura era davvero tanta.
Ricordi qualcosa degli assalitori?
Erano una trentina, male intenzionati, che sbraitavano e urlavano offese irripetibili contro i napoletani
Del tipo?
“Uscite fuori bastardi…vediamo adesso chi ha le palle di esultare…terroni di merda…” ecc. Poi, prima che la gara finisse, sono spariti, d’incanto. Pensavo fosse finita lì, ed invece, nei pressi dei varchi d’uscita li ho ritrovati, schierati e minacciosi, scrutavano ogni faccia alla ricerca del tifoso napoletano ripetendo epiteti assurdi e altamente offensivi, roba da lager. Mi è andata bene, non ci speravo.
no comment sta di fatto che notizia di oggi alcuni di questi i tifosi individuati dalle telecamere sono stati sottoposti al Daspo perche “sono accusati di aver scavalcato durante la partita contro il Napoli la barriera tra i diversi settori “con l’evidente scopo di giungere a contatto con i tifosi avversari”.Ma com’e possibile???Ma non avevano reso gli stadi sicuri ???ma non era a norma San Siro???com’e che questi sono riusciti a scavalcare delle recinzioni???Ma sopratutto cosa ci facevano i tifosi avversari in tribuna???Non era stato vietato loro di recarsi allo stadio o vale solo per la gente che deve andare in curva???
i tifosi interisti annunciano che se verra vietato loro l’ingresso nella curva si sistemeranno in un’altro settore…vedremo se ci riusciranno..intanto c’e da capire se saranno i tornelli stabilire l’ingresso o meno di uno spettatore in curva o se la responsabilita ricadra’ sugli steward…staremo a vedere…l’anticipo di oggi sara invece tra roma e  napoli giudicata a rischio 4…il massimo previsto..e l’ingresso sara consentito solo agli abbonati romani…ed e’ cosi che mentre la curva di casa sceglie tramite un comunicato di restare in silenzio
Alla luce dell’avvilente teatrino che si è manifestato – si legge – ancora una volta per decidere se, come, dove e quando debba essere disputata una partita di calcio, ponendo sotto gli occhi di tutti come le tanto decantante norme ed i relativi “osservatori” siano solo un palliativo ed una misera maschera per coprire gli interessi dei soliti ed eliminare fisicamente gli ultras e la loro libertà di pensare ed agire, non essendo burattini alla mercè di nessuno siamo costretti a fermarci. Con ghigno malinconico – conclude il comunicato firmato “Gli Ultras della parte bassa” – questa volta ci asteniamo dal sostenere l’As Roma ma vedere quel settore vuoto, senza i “colerosi” fa ancora più male”.
gli ultras partenopei della curva A invece ascolteranno per radio Roma-Napoli fuori dallo stadio San Paolo, vista l’impossibilita’ di recarsi a Roma. I tifosi napoletani hanno invitato tutto il popolo azzurro a lasciar stare televisori e parabole per ascoltare tutti insieme la partita alla radio fuori dall’impianto di Fuorigrotta. L’iniziativa richiama alla memoria un calcio d’altri tempi…
e mentre in svizzera nei palazzetti di hokey si possono fare ancora coreografie di questo tipo contro la squadra rivale…


mi pare sia un pensiero condiviso anche qua in italia….in italia anche le tifoserie del basket hanno i loro piccoli problemi….
l’altro ieri durante virtus-benetton non hanno permesso agli ultras del treviso di far entrare lo striscione “verità e giustizia per aldrovandi”. quindi sono entrati solo a fine intervallo, hanno cantato per due minuti un coro per aldrovandi e poi se ne sono andati.
la stessa cosa era successa qualche giorno prima durante la partita della fortitudo, vi riporto il comunicato ufficiale della fossa, uscito qualche giorno dopo:
COMUNICATO FOSSA DEI LEONI 1970
Con questo Comunicato rendiamo noto che in data 14 Ottobre, in occasione della partita casalinga contro la Mensa Sana Siena, ci è stato impedito di poter appendere due striscioni che fino a quel momento, almeno in casa, avevamo sempre esposto; il primo è quello che ricorda che abbiamo dei Diffidati (FdL Diffidati), striscione più volte entrato nel mirino del funzionario di turno che, soprattutto in trasferta e a seconda della sua sensibilità, giudica o meno “fuorilegge”. Se questo, vista la delicata situazione in essere tra Gruppi Ultras e Forze dell’Ordine, non ci sconvolge più di tanto, anche se ci pare una forzatura riconoscerlo come istigazione alla violenza; siamo assolutamente allibiti per la decisione di farci staccare dalla curva “Verità e Giustizie per Aldro!”, striscione che ricorda l’assurda morte del giovane ferrarese Federico Aldrovandi deceduto durante un violento fermo di Polizia.
Stiamo portando avanti la richiesta di Verità e Giustizia da quando siamo venuti a conoscenza del caso, nel frattempo siamo diventati amici dei genitori di Federico, il padre Lino è un abituale lettore del nostro forum. Abbiamo intrapreso molteplici iniziative ai fini informativi anche nel nostro ambito, poiché abbiamo ritenuto quegli avvenimenti emblematici di una certa prassi consolidata in alcuni ambienti delle forze dell’Ordine, procedura che in quel frangente è andata decisamente sopra le righe. Abbiamo deciso di farci promotori di iniziative relative a quell’ argomento per contrastare l’assordante silenzio dei media; sempre pronti ad accettare come veritiere le frequenti veline propinategli, troppo spesso superficiali e faziose. In definitiva, ci siamo riconosciuti nel caso di Aldro in quanto molte, troppe, volte siamo stati vessati ingiustamente da Polizia, media e pubblica opinione con la consapevolezza che chi stava parlando di noi o giudicava il nostro comportamento era all’oscuro della conoscenza dei fatti, il più delle volte ignorati e mistificati. La differenza tra noi e Federico, è che lui è morto mentre noi siamo qui a parlare di quanto gli è capitato!
Lo striscione in questione è sempre entrato al PalaDozza; nessuno, tra le Forze dell’Ordine, ha mai mosso rimostranze in merito alla sua esposizione. Nessuno ci ha mai contestato alcunché quando abbiamo intrapreso iniziative divulgative, come volantinaggio o controinformazione sulla nostra fanzine. Invece il 14 Ottobre, a cinque giorni dall’inizio del processo ai quattro indagati per la morte di Federico, ci è stato impedito di manifestare la nostra abituale solidarietà che, tra l’altro, doveva palesarsi con un secondo striscione ad hoc. Il suddetto striscione sarebbe stato esposto, così come anche in altre curve italiane, sia da noi che dai senesi presenti al PalaDozza; tale proposito è risultato impraticabile vista l’aria repressiva che spirava a Bologna.
Riteniamo assurdo l’accaduto e dichiariamo che la valutazione del Dirigente di turno in servizio al PalaDozza ci appare come una sospetta prevaricazione; ci è stato ulteriormente spiegato che la scelta, probabilmente in via definitiva, è quella di non accettare tutti gli striscioni che non sono inerenti al tifo o alla partita.
Quindi? Dobbiamo pensare che lo striscione che esponiamo annualmente per ricordare la strage del Salvemini ci verrà vietato? Dobbiamo ritenere che occasionali prese di posizione, vedi la solidarietà alla popolazione birmana che di recente hanno organizzato gli Ultras del Bologna allo stadio, saranno vietate? Crediamo che se questo è il nuovo corso della Questura nei nostri confronti, al di là delle leggi speciali create per far morire il movimento Ultras, sia una strada autolesionista e provocatoria. Qualcuno ci deve spiegare perché non possiamo auspicare che sul caso di Federico si possa fare luce, qualcuno ci deve spiegare perché non possiamo manifestare la nostra solidarietà alla famiglia di Federico Aldrovandi, qualcuno deve spiegare a Lino e a Patrizia perché non possiamo esporre uno striscione per loro figlio!!!
A prescindere da questa improvvisa ventata di autoritarismo cieco proveniente dalla Questura petroniana vogliamo rendere noto a tutti che la nostra solidarietà e la campagna per far conoscere il caso di Federico andrà avanti, comunque!
VERITA’ E GIUSTIZIA PER ALDRO!!!
LIBERTA’ PER GLI ULTRAS!
FOSSA dei Leoni 1970
-Il Direttivo-


Dai piccoli divieti aI GRANDI DIVIETI…

” Certo eravamo giovani,
eravamo arroganti ,
eravamo ridicoli,
eravamo eccessivi,
eravam avventati ,
ma avevemo ragione ”
Abbie Hoffmann

Il post odierno a  conclusione della settimana prende spunto dall’ultimo film visto questa settimana…un filmone osera dire “come te nessuno mai”…il film racconta le  occuupazioni attuali messe a confronto con la mitologia sessantottina, ora appannaggio di una generazione di genitori incerti…e cosi fioccano i ricordi di quando ad occupare ero io…ancora al vecchio grigoletti quando ero solo un ragazzino con in tasca il mio coltellino ma la freccia non aveva ancora colpito il mio cuore…ero ancora in prima ma ci si sentiva dei leoni quando dopo la classica assemblea autogestita del periodo prenatalizio si era deciso che era rrivato il momento di occuupare…grandi giri su e giu per le classi che facevano lezioni per comunicare che la scuola era okkupata…e per una settimana abbiamo tenuto duro..quella e’ stata l’unica okkupazione seria che io mi ricordi…poi piu nulla se non qualche sporadico tentativo al majorana in terza quando avevo fatto comparire dal nulla la bandiera dei pirati trafugata durante l’estate da qualche stabilimento marittimo …e c’e chi a distanza di anni era venuto a dirmi…sai abbiamo okkupato la sede pure noi ma una bandiera dei pirati come quella non ce l’avevamo…poi piu nulla…ora le okkupazioni sono impossibili i presidi hanno escogitato la trovata dei giorni contati i famosi 200 giorni obbligatori di lezione che implicano l’impossibilita di qualche tentativo pena l’aggiunta di giorni di lezione durante il periodo estivo…l’occupazione del film si conclude con il plotone di polizia di turno che libera la scuola e si affligge contro gli studenti inermi…tutto quetsto preludio porta all’argomento principale del post odierno che un po in ritardo tratta la difficile situazione del popolo Birmano che fino alla settimana scorsa occupava le prima pagine dei vari notiziari mentre dopo la marcia della pace organizzata lo scorso weekend ora e’ improvvisamante scomparsa dal planinsesto televisivo…ora occupato dalle decisioni del welfare…ma la maggior parte delle persone non sa nemmeno cosa sia il welfare ma si vede che fa tanto figo come termine…


Dal 17 settembre 2007 alcuni monaci buddisti in Myanmar sono scesi in piazza per protestare con una marcia pacifica contro la giunta militare che governa il Paese da più di quindici anni, e che ha ridotto alla fame la popolazione. Il 26 settembre sono cominciate le repressioni da parte dei militari, che hanno ucciso alcuni dei manifestanti e ne hanno arrestati molti altri. La manifestazione aveva mobilitato l’intero Paese e ha portato in piazza per diversi giorni circa 300mila persone. Ma dopo non si e’ piu saputo nulla della sorte del paese…durante queste manifestazioni erano iniziati gli arresti indiscriminati dei monaci buddisti che erano inermi di fonte all’erercito comandato dalla giunta militare…oltre a loro e’ iniziata una vera e propria caccia all’uomo nei confronti degli addetti stampa che cercavano di portare al di fuori del paese notizie sullo stato di repressione attuato nel paese…ora la situazine sembra abbastanza stabile..il Consiglio si sicurezza delle Nazioni Unite deplora fermamente l’uso della violenza contro le manifestazioni pacifiche in Myanmar”, chedendo il rilascio dei prigionieri politici e auspicando un dialogo con la leader dell’opposizionecon dichiarazioni tuttavi contastanzi mentre l’ambasciatore degli Stati
avvisa il popolo birmano di fare ciò che la dichiarazione richiede altrimenti fra due settimane si tornera sull’argomento il rappresentante di Pechino ex alleato della Birmania spetta al governo del Myanmar e al suo popolo risolvere la questione.Di recente la giunta ha convinto alcuni mercenari , manifestanti a cui le autorità hanno accordato una ricompensa in denaro a scendere in piazza a favore della giunta..cosa non si fa per i soldi…Sperando che la questione si risolva in modo pacifico non resta che appoggiare in toto la manifestazione del popolo birmano…e la vicenda e’ stata trattata anche da alcune tifoserie …i cattivoni degli ultras si occupano anche di temi sociali…eh si perche dopo tutto siamo tutti esseri umani…singolare l’esempio della curva rossoblu del bologna …
Dai “piccoli divieti” ai “GRANDI DIVIETI”
SOLIDARIETA’ AL POPOLO BIRMANO
Ok, chiedetecelo subito….
Chiedetecelo senza giri di parole, perché tanto lo sappiamo che la domanda che volete farci è una sola: “Perché? Cosa c’entra la curva con la Birmania?”…
chiedetecelo e Vi risponderemo prima con un semplice: “perché no?”, e poi vi chiediamo una manciata di minuti e vi spieghiamo “perché sì”:
Perché cambiano i nomi, i motivi, i Paesi … ma la storia non cambia…
Perché si inizia con piccoli divieti e si arriva a divieti molto più grandi e molto più intollerabili
Perché cominciano a toglierti alcune libertà e dicono che “lo fanno per la tua sicurezza”
Perché continuano coi divieti e ti dicono che “è questione di ordine pubblico”…
Siamo ben consci che si sta parlando di ordini di grandezza ben diversi e di realtà ben differenti; non vogliamo certo paragonare i divieti (per quanto incredibili, per quanto inutili) e la repressione nei confronti dei gruppi ultras con la situazione e il regime birmano, ma noi che siamo considerati la “parte peggiore del calcio” quella da eliminare, quella pericolosa, quella che non si rassegna a stadi grigi e blindati, quella che non ha più diritto neanche a esporre uno striscione (per quanto non violento, per quanto storico), a sventolare una bandiera, a suonare un tamburo… quella che non può più colorare la curva con i fumogeni, quella per cui l’art. 21 della Costituzione non si applica… ecco noi non abbiamo voglia di girarci dall’altra parte e fare finta di niente, c’è già troppa gente molto brava in questo: tutta la parte “buona e istituzionale” del sistema calcio, pronta a schierarsi contro gli ultras, ma con gli occhi bendati su una tragedia mondiale. Bastava poco, bastava un segnale: una fascetta di solidarietà su tutte le maglie, partite iniziate 5 minuti dopo, qualche iniziativa, qualche piccolo segnale… E invece (a parte rare per quanto belle eccezioni, ma a titolo assolutamente personale) nulla….
E davanti questo ” nulla” abbiamo pensato e provato a fare una cosa piccola piccola: un simbolo di solidarietà, una fascia di stoffa bordeaux, che distribuiremo alla gente della curva, da legarsi al polso, da portare con orgoglio. Qualche centimetro di stoffa per chiedere giustizia e libertà per chi, a migliaia di chilometri di distanza, sta subendo un’ingiustizia intollerabile e sta pagando con la propria vita il prezzo di un sogno che si chiama libertà. Abbiamo provato a costruire un “ponte invisibile” che parte da una curva e arriva in Birmania, un gesto e un ponte che si chiama solidarietà e se anche avessero ragione quelli che dicono “non c’entra nulla, non serve a niente” e se anche ci fosse una sola possibilità su milioni che serva a qualcosa… ecco che allora, per noi, ne sarà valsa la pena, ecco allora “perché sì”, ecco perché legarsi al polso quella fascetta di stoffa.
GRAZIE A TUTTI QUELLI CHE LA PORTERANNO
I Gruppi Ultras della Curva Andrea Costa
conclusione con un bel video tratto dal tubo ….


Ultra’ : la pacchia e’ finita…

Oggi rassegna quotidiana sul web e finalmente dopo le solite cazzate a livello di tifosi ecco un bell’articolo…

Tifoso, che fatica
Andare allo stadio? Caro, scomodo e complicato.
Biglietti nominali, perquisizioni: meglio la tv

Steward e polizia impegnati nei controlli dei tifosi all’ingresso dello stadio Olimpico
L’ultimo stadio è un luogo triste e inaccessibile da cui è meglio tenersi distanti, se già non provvedono a obbligarti le autorità. Loro hanno mille giustificati motivi per farlo. E forse, in una fase storica di transizione, questo è il necessario prezzo da pagare perché gli stadi di calcio diventino finalmente zone sicure e per tutti. Ma la sensazione — e la frustrazione — di molti tifosi «normali», non ultrà, oppure ultrà che non hanno mai fatto male a una mosca e avrebbero solo il bizzarro vizio di andare allo stadio tra amici con bandiere, striscioni e canti, è che ci si stia spostando da un estremo all’altro. Dal «liberi tutti» di prima agli attuali ostacoli che, partendo da un tornello, arrivano al caso limite delle gare a porte chiuse. Nato l’anno scorso in piena emergenza per il caso Raciti, il provvedimento è già stato riproposto quest’anno in serie A per Napoli-Genoa. Delle due l’una: o l’emergenza non è finita oppure la tendenza è a perseguire la via più comoda. Come se per fronteggiare i pirati della strada si decidesse di chiudere la circolazione a tutti. Aggiungiamo tutto ciò alle note fatiscenze dei nostri stadi, alla sproporzione tra i prezzi dei biglietti e la qualità degli impianti, e alla grande varietà dell’offerta tv, e la domanda diventa ovvia: ha ancora senso andare allo stadio? Alla vigilia di nuovi possibili interventi restrittivi su Roma-Napoli e Livorno-Lazio, basta un rapido elenco dei piccoli grandi problemi di una giornata allo stadio per capire che la risposta, per il tifoso che alla partita vorrebbe andare solo per divertirsi e tifare, è una sola: no, non ha senso.
LUNGAGGINI — Comprare il biglietto (prezzi a parte) è diventata una prassi complessa, entrare allo stadio pure, fra code, tornelli, perquisizioni. Decidere di andare alla partita è come pianificare un viaggio, ma senza il piacere del viaggio. Vale ancora la pena?
SCOMODITÀ — Gli stadi italiani sono notoriamente fra i peggiori d’Europa. Il problema è antico, la soluzione è lontana, soprattutto se la costruzione di impianti adeguati dipende solo dall’organizzazione di una grande manifestazione (come fu, mal sfruttata, Italia ’90, e come si sperava potessero essere gli Europei del 2012).
TRISTEZZA — Fare scenografie è diventato quasi impossibile. Così i colori scompaiono dal tifo e impera il grigiore. In compenso, fumogeni o striscioni razzisti non mancano mai. Senza contare — è noto anche alle autorità — che proprio la libertà di scenografia (non di insulto, si capisce) può diventare un deterrente ad altri sfoghi.
NIENTE TRASFERTE— Il divieto, facendo di ogni erba un fascio, toglie il piacere del viaggio a molti tifosi pacifici. Ma ci sono ulteriori sfumature che fanno riflettere. Si pensi, per esempio, alla tifoseria della Juve, cui è stato impedito il viaggio a Firenze. Quella bianconera, come tutte quelle delle grandi squadre, è una tifoseria assai diffusa su tutto il territorio italiano, spesso più presente in trasferta che in casa: proibendo l’acquisto del biglietto ai tifosi lontani vengono penalizzate molte persone che, per esempio al Sud, decidono di spostarsi in zona per vedere la loro squadra. Ma che colpe precise hanno costoro, a parte quella di non vivere a Torino?
ALTRI RISCHI — Da ciò poi discendono nuovi rischi. O il tifoso rinuncia del tutto a muoversi, oppure si attrezza per andare comunque allo stadio in mezzo ai tifosi avversari. È successo a Milano per Inter-Napoli: con il settore ospiti chiuso, oltre un migliaio di tifosi partenopei, comprato il biglietto in Lombardia, si sono sistemati a stretto contatto con i tifosi nerazzurri, con un potenziale rischio per entrambi. Tutto per fortuna è andato bene, ma questo è un caso in cui il rimedio poteva diventare peggiore del male. Che cosa accadrebbe infatti se, a causa della chiusura dei settori ospiti, sistemati in tinello i tifosi normali, gli ultrà si sguinzagliassero liberi per le tribune? La domanda non è oziosa. E la risposta — in attesa di un mondo fantascientifico in cui tutti i tifosi si mischieranno in pace e amore come a Woodstock — non può essere solo il divieto generalizzato. Neanche se questo è più facile dell’isolamento del singolo colpevole. L’unico che deve davvero stare fuori dallo stadio.

Quest’articolo tratta molto bene la condizione di chi vuole seguire abitualmente la propria squadra del cuore ovunque essa giochi…si parte dai biglietti,,,ormai serve la fotocopia della carta d’identita…giusto per accontentare la legge amato sui biglietti nominali…ma poi vaglielo tu a spiegare che in un settore da 7000 tifosi all’olimpico non ci sara nessuno al proprio posto e quindi saranno inutili visto che non si potra nemmeno sapere chi si trova effettivamante in un determinato posto???dei vari tornelli e delle varie perquisizioni che non hanno fatto nulla di speciale tranne che eliminare coloro che domenicalmente bucherellavano l’abbonamento..e adesso vara che triste che e’ l’abbonamento senza buchi dove non si sa nemmeno che partita sia e quali sono state saltate…degli stadi italiani ne vogliamo parlare???ma se andavano ristruttutati tutti in caso di vincita degli europei com’e cha adesso con 4 tornelli 2 telecamere e un paio di recinzioni nessuno si lamenta piu???per non parlare della assura idea di eliminare gli striscioni bandiere e coreografie come si faa pretendere di dover chiedere via fax l’autorizzazione per colorare un settore ???ma allora stiamo tutti seduti e la partita ce la vediamo al cinema che almeno e’ al coperto e quando fa freddo non serve bere per mantenersi al caldo…e sotto la pioggia almeno non ci saremo mai…e la nuova assurda mania dell’anno e’ quella di vietare direttamente la trasferta ai tifosi con una doppia modalita lo si fa in modo parziale come in Torino Samp dove era concesso l’ingresso ai soli abbonati granata..un po come a udine da noi l’ano scorso quando lo stadio non era a norma e si consentiva l’ingresso ai soli abbonati…ma adesso che gli stadi sono a norma che senso ha???…oppure un’altra modalita e’ quella di chiudere il settore ospiti …vedi i vari Genoa Milan o Fiorentina Juve o Inter napoli dove i biglietti erano in vendita solo nella citta di casa…sta di fatto che sabato sera
erano circa 2000 i tifosi napoletani che l’avevano acquistato…mescolati “tranquillamente” tra i neroazzurri….anzi alcuni abbonati hanno anche concesso il proprio posto in secondo anello vista l’amicizia con il popolo azzurro…alla faccia del nuovo decreto che doveva evitare i conatti tra le tifoserie…e dall’altra parte ..tifosi neroazzurri senza bandiere e striscioni dei gruppi…compaiono invece alcune torce e altri striscioni amichevoli….domenica prossima stessa procedure in Roma Napoli…vediamo che succedera….nessun provvedimento per i tifosi interisti…mentre ai napoletani per uno striscione simile era stata chiuso lo stadio…

e queste assurde leggi hanno di recente sfiorato il ridicolo …
I tifosi della Massese, giunti al Curi per seguire la propria squadra, si sono rifiutati di entrare allo stadio in quanto era stato vietato loro uno stendardo raffigurante un loro compagno deceduto alcuni anni addietro.
Un fatto extra calcistico, e secondo noi molto grave, ha caratterizzato la trasferta di una trentina di ultra massesi che, giunti al “Curi”, hanno deciso di non entrare allo stadio per protestare, in questo modo civilissimo, contro la decisione della locale autorità di pubblica sicurezza di vietare l’esposizione di uno stendardo, nella foto, delle dimensioni di circa un metro che riproduceva la figura di Alessandro Balloni, giovane tifoso bianconero scomparso dodici anni or sono per una grave malattia, in piedi di fronte alla sua curva.
Siamo perfettamente consci del fatto che tutti i mali d’Italia sono riconducibili ai tifosi delle squadre di calcio, ma crediamo altresì che non si possa interpretare le leggi in maniera troppo personale e, in tutti i casi senza condirne l’applicazione con una grande dose di intelligenza.
mentre ai tifosi del follonica dell hockey a rotelle e’ andata addirittura peggio…
Hockey rotelle:Rischio 4 per Vicenza- Follonica, no biglietti a tifosi ospiti – Non saranno ultras famosi come quelli del calcio, ma anche il mondo dell’hockey a rotelle deve fare i conti con i suoi tifosi piu’ accesi. L’Osservatorio del Viminale ha infatti valutato a rischio 4 la gara Vicenza-Follonica, valida per la coppa Italia e in programma il 6-7 ottobre. Per questo motivo e’ stata vietata la vendita dei biglietti ai sostenitori del Follonica. In pratica il rischio incidenti e’ lo stesso che impedira’ ai tifosi della Juve di seguire i bianconeri a Firenze.
ma Pisa c’e chi ha ancora voglia , nonostante tutto , di combattere contro questo assurdo decreto…che di risultati ne sta dando davvero pochi….

Pisa: FESTA CONTRO QUESTO MALEDETTO DECRETO!!!

I GRUPPI DELLA CURVA NORD precisano che il corteo contro il decreto Amato, che si doveva svolgere alla fine della partita contro l’Ascoli, è stato annullato a causa della notizia giunta mentre il corteo si apprestava a partire di “disordini” e di ragazzi portati in questura. A quel punto è venuto spontaneo sciogliere il corteo e sincerarsi della “posizione” dei nostri amici. Abbiamo deciso quindi di rimandare l’iniziativa contro il decreto Amato e possiamo già preannunciare che i terrà sabato 20 ottobre. Cambierà anche la formula della protesta: non sarà un corteo, ma una festa in città contro il decreto Amato. La serata avrà inizio alle 21 con la proiezione delle immagini della partita del pomeriggio Pisa – Piacenza, a seguire concerti live, stand, ed altre iniziative. Ci riserviamo di indicare il luogo della festa nel prossimo comunicato, ma facciamo già un invito ai tifosi nerazzurri e alla città a partecipare numerosi.
COMBATTIAMO QUESTO DECRETO perché è anticostituzionale, discriminatorio, lesivo della libertà e della dignità della persona. Non è un decreto “per”, è un decreto “contro” qualcosa, e lo si vede dalla sistematicità con cui si perseguita non la violenza del movimento ultras ma il movimento stesso, che pur nelle sue contraddizioni non ha certo mai usato striscioni, megafoni, tamburi, bandiere, sciarpe, magliette, per creare disordini. Il vietarli è puro accanimento, ancora una volta lo Stato non si presenta come garante delle libertà di tutti e della giustizia ma come agente vendicativo.
E’ lo stesso principio che ha sempre ispirato gli interventi di polizia e del reparto mobile in particolare: botte per rispondere alla violenza, e non “ provvedimenti di legge”, botte per “prevenire” la violenza, botte indiscriminate, a volte senza motivo, ma giustificate perché rivolte contro una categoria “nemica”, contro gente che è già dalla parte del torto solo per essere in una piazza o per l’appartenenza ad una tifoseria.
In questo modo le forze dell’ordine italiane si sono delegittimate davanti agli occhi di tutti, Europa compresa, perdendo la poca credibilità che forse ancora conservavano; lo Stato italiano, con questa mossa, percorre la stessa strada, e farà la stessa fine.
COMBATTIAMO QUESTO DECRETO perché è ipocrita e falso. Perché promette di riportare allo stadio le famiglie e poi maltratta i semplici tifosi costringendoli a file chilometriche sotto il sole il freddo o sotto l’acqua per assistere ad un incontro di calcio. Dalla gradinata. O dalla tribuna. E perché penalizza chi vuole comprare il biglietto mandandolo in pellegrinaggio qua e là tra tabacchi e ricevitorie.
Vuole tutelare i tifosi e li accoglie nelle trasferte facendoli spogliare della maglietta o sottraendo la sciarpa in base a norme che a volte valgono, a volte no, a seconda delle citta’, del gusto e dell’ispirazione del momento. Tifosi che si presentano tranquilli, anche quelli dei club, e vengono trattati con le premure di un trasporto-detenuti. Tifosi che perdono ogni diritto, dalla libertà di parola a quella del vestire, dalla possibilità di vedere dall’inizio un evento per cui si è pagato regolare biglietto, a quella di mettersi una normale fibbia ai pantaloni. Così si avvicina la gente allo stadio? Così si riempiono gli impianti? Basta guardare i servizi in tv: stadi vuoti, zero colore, giocatori e allenatori e presidenti che si lamentano. Sky e compagnia hanno già dato una bella mano, il decreto darà una mano ulteriore a Sky e il colpo di grazia al “pallone”, che era il gioco più bello del mondo e che sicuramente gli ultras non hanno rovinato più di business e malaffare (vedi estate scorsa di cui nessuno parla più). Ma lo Stato per “Moggiopoli” non ha fatto nessun decreto. E nemmeno per le scommesse. E nemmeno per le plusvalenze, i cartellini falsi, le situazioni debitorie, l’evasione del fisco. Solo per gli ultras c’è il decreto. Perché bisogna riportare allo stadio le famiglie. Restituire gli spazi ai cittadini, le strade liberate dai violenti. Si. Con i cancelloni e le gabbie che rinchiudono la gente in casa a giornate. Tutte le partite. Tutto l’anno. Andate a chiedere agli abitanti del quartiere se sono contenti di essere protetti dallo Stato o se stavano meglio prima, senza protezione..
COMBATTIAMO QUESTO DECRETO. Perché lo possiamo fare. NOI, A PISA, LO POSSIAMO FARE. Perché non abbiamo nulla di cui vergognarci, perché siamo orgogliosi di quello che ha fatto la nostra Curva sempre e in ogni campo, dal tifo, all’organizzazione, al sociale. E chiunque cercherà di colpirci troverà la nostra fiera ribellione, fiera perché giusta e motivata da anni di sacrifici e coerenza.
La stessa coerenza che ci ha spinto a non cercare compromessi e a non chiedere favori a chi ci vuole spegnere, la coerenza che ci sprona ad essere sempre di più e sempre più rumorosi su ogni campo, in culo al Decreto, in culo alla pay-tv, portando avanti gli ideali di chi c’era prima di noi e di chi porterà avanti il nostro nome.
Ci diffidate per la carta igienica, ci esasperate ad ogni trasferta, tentate di imbavagliarci in casa e di creare ostacoli ad ogni nostro passo: ma non ce la farete mai a farci morire, perché di fronte alla nostra passione e alla nostra determinazione e forza, Stato, forze dell’ordine, Osservatorio, pubblica opinione, siete NIENTE, non valete NIENTE.
CURVA NORD “MAURIZIO ALBERTI”
ma una minaccia galleggia nell’aria oggi sulla rosea nazionale campeggiava questo titolo…

Ultra’: la pacchia è finita

C’è stata la svolta: le forze dell’ordine adottano una nuova strategia per combattere la violenza negli stadi. Si interviene prima nei covi come a Roma, Catania e Lucca. Dieci curve sono sotto osservazione: c’è anche l’Inter, ma pure Juve, Toro, Roma e Lazio. E’ la svolta. Le forze dell’ordine adottano una nuova strategia per combattere la violenza negli stadi. Lo Stato inasprisce le pene. Dieci curve sotto osservazione, c’è anche l’Inter.


Le leggi inutili indeboliscono quelle necessarie…

Quando vedi quella palla che entra e gonfiare la rete non serve pensare cosa fare…tutto viene istintivo..e’ un emozione che ti sale cosi dal nulla ed e’ il momento di sfogare tutta la rabbia che hai accumulato durante il giorno e’ arrivato il momento di sfogarti…e’ possono succedere cosi fatti strani..ed e’ quello che e’ accaduto recentemente nella partita del celtic contro il milan…minuto 90 la squadra di casa segna..grande esultanza e un tifoso pensa bene di entrare in campo per festeggiare insieme ai propri beniamini corre verso di loro e nel farlo tocca dida portiere milanista che forse per l’eccessivo nervosismo eccumulato a causa dell’ennesima cappella nei munuti finali …il portiere tenta un disperato inseguimento…poi quando vede che non riescie a raggiungerlo simula una caduta in grande stile…nemmeno pippo inzaghi l’avrebbe fatta meglio…cosi riamane a terra e subito viene medicato dallo staff milanista tanto che e’ costretto ad uscire in barella e ad essere sostituito da kalac ma il destino con il povero dida e’ beffardo…subito le immagini mostrano il bluff ..nelle interviste post partita sull’accaduto ancelotti non sa dove appendersi mentre galliani annuncia che non verra presentato risorso…ma come ma a marsiglia non te ne eri andato per molto meno??? forse non tutti si ricordano …

Se è mai esistito nella storia del calcio italiano di ogni tempo un “giorno della vergogna”, questo non può che essere il 20 marzo 1993.
Da stigmatizzare certamente anche il comportamento della Juve che festeggiò a Bruxelles la “coppa insanguinata”, ma lì si può parlare di insensibilità e di un comportamento “colposo”, nel caso che affrontiamo si deve invece parlare di tentativo di furto con destrezza aggravato dalla premeditazione.
Mai come quella sera è stato imbarazzante, dal punto di vista sportivo, essere italiani.
Il Milan di Gullit, Rijkaard e Van Basten, di Baresi, di Tassotti, di Maldini, la squadra che ha reso il calcio italiano un modello da imitare, quella sera scialacqua, sperpera, distrugge quel patrimonio di considerazione ed ammirazione costruito in anni di splendide affermazioni e meritati trionfi con quindici minuti di squallida ed inqualificabile follia.
A Marsiglia si disputa la gara di ritorno dei quarti di Coppa Campioni, la partita è attesissima,l’ambiziosa Olympique di Bernard Tapie sfida il Milan di Berlusconi, Campione d’Europa e del Mondo.
Goethals e Beckenbauer, direttori tecnici dei francesi, hanno preparato con cura questa sfida, il Milan, che ha pareggiato per 1-1 a San Siro, lotta per trovare il gol della vittoria, quando, ad un quarto d’ora dalla fine.l’inglese Waddle batte Rossi e sembra decidere la gara.Sacchi, in panchina, è terreo.
Il Milan appare stanco e non reagisce al meglio, ma il comportamento dei rossoneri è positivo : nessun nervosismo anche di fronte a qualche perdita di tempo dei francesi e qualche tentativo di orgogliosa reazione.
Quando scocca il 90° si scatena la follia.
Come al solito lasciamo la descrizione alla cronaca di “La Repubblica” affidata a Licia Granello:
“Ultimi minuti di poco calcio e molta stanchezza: un cambio tattico e la voglia stracciata di finire in fretta.
89′ : quando l’ arbitro fischia (una volta sola) nessuno aspetta più e una miriade di giubbotti numerati, quelli di fotografi e reporter accreditati, irrompe in campo.
Karlsson (l’arbitro ndR) spiega con ampi cenni delle braccia che la partita non è finita.
90′ : si gioca l’ ultimo minuto con il cuore in gola per l’ assolo di Waddle che scavalla potente attraverso il campo: ma prima che possa entrare in area, il riflettore alla sinistra della tribuna (proprio sopra il settore occupato dai tifosi milanisti) si spegne.
Waddle stremato, distratto? mette fuori da pochi passi. Altro fischio per segnalare il rinvio dal fondo e altra invasione, mentre Gullit si toglie la maglia per scambiarla con Papin, il tutto a tempo ormai scaduto. Ma secondo il delegato Uefa (e lo stesso Karlsson) ci sono tre minuti da recuperare. Intervengono Taveggia direttore generale del Milan e alcuni giocatori (Baresi, Gullit) segnalando che non si può riprendere in mancanza di luce sufficiente e per la troppa gente in campo. I giocatori si allontanano dal terreno di gioco, Taveggia propone di infilarsi nel tunnel degli spogliatoi fino a che la situazione non torni normale, ma la porta d’ accesso è chiusa. Sacchi rimane fermo in panchina. Dirà poi a Milanello: Quando sono venuti a dirmi che dovevo andare via, ho chiesto: perché, mi hanno espulso?. (…)”
Tre minuti da recuperare, tre minuti che saranno fatali per il calcio italiano e la sua immagine.
Accade infatti che Adriano Galliani, vice presidente del Milan, riesca ad entrare in campo e richiami Baresi, in un primo tempo incredulo, poi sorpreso, infine complice.
I due si rivolgono all’arbitro ed al delegato UEFA indicando di nuovo  le poche lampade spente, mentre i calciatori ed i dirigenti francesi stentano a capire; in campo c’è un po’ troppa gente e pensano che a questo si riferiscano le proteste del Milan.
Baresi si porta le mani agli occhi come per ribadire il concetto che non riesce a vedere, l’arbitro Karlsson appare più sorpreso che irritato da tanto palese malafede ed invita i rossoneri a riprendere il gioco.
Torniamo alla cronaca di Repubblica:
“ –‘Si poteva trovare anche uno spillo’- assicurano i fotografi: il gioco può riprendere. La gente è compressa a stento ai bordi del campo, Karlsson prende la palla per andare a porla sul vertice dell’ area milanista, dove si era spenta l’ ultima azione. Ma Galliani si oppone e richiama con forza la squadra oltre la linea di fondo. Inultilmente Taveggia e Ramaccioni ricordano che bisogna comunque finire la partita, se anche si vuol avanzare richiesta scritta. Calciatori smarriti, Galliani irremovibile, Sacchi avvilito. 105′ : sono passati 15′ esatti dal tiro di Waddle quando Karlsson fischia la ripresa del gioco e subito dopo con il classico triplice fischio la fine dell’ incontro.
Il tutto, con i francesi immobili sul campo e gli italiani altrettanto immobili dietro la porta.
Negli spogliatoi viene preannunciato un reclamo su tre punti. Nessun giocatore è abilitato a parlare dell’ accaduto, Sacchi raggiunto ai piedi del pullman dai cronisti francesi è lapidario:- “Hanno passato il turno quelli che l’ hanno meritato.”-
E’ una squallida farsa, una vergogna senza precedenti.
Qualche giorno dopo il presidente Berlusconi, in un comunicato ufficiale, ammetterà lo sbaglio, sconfessando Galliani, ed annunciando che il Milan non avrebbe fatto ricorso per ottenere il 3-0 a tavolino, come invece , ancora Galliani, aveva dichiarato nell’immediato dopo partita.
Ed è ancora di Galliani la dichiarazione che suggella il pasticcio dando l’idea della confusione (anche mentale) in cui si trova il dirigente milanista.
Dovendo spiegare i vari gradini della scala punitiva del giudizio cui sarà inevitabilmente sottoposto il Milan per avere abbandonato il campo, Galliani si trova ad usare l’ esempio meno opportuno:- “Si va dalla pena pecuniaria alla sospensione per l’ eternità. Se per 39 morti hanno dato cinque anni di squalifica, le conseguenze a due invasioni di campo dovrebbero costarci un po’ meno”-
Risposta infelice, poi silenzio e disagio.
Qualche giornalista straniero pensa di non aver capito, gli inglesi in particolare, riammessi solo quell’anno alle manifestazioni europee dopo la tragedia dell’Heysel, sono allibiti ed offesi.
Anche Berlusconi, dopo qualche comunicato conciliante, torna alla carica parlando di “complotto”, un argomento che riprenderà spesso nella sua futura carriera politica.
In quell’occasione, dato il contesto, non cita la “sinistra italiana” o “l’uso della giustizia a fini politici da parte della magistratura”, ma si limita ad accusare Bernard Tapie e qualche papavero dell’UEFA
La cosa più grave che emerge da questa “rilettura” dell’accaduto, fatta oltre dieci anni dopo,  è proprio il fatto che la dirigenza (minuscola voluta ndr) del Milan mostra di non capire l’assurdità del comportamento tenuto a Marsiglia  e la sua gravità dal punto di vista etico e sportivo.
L’UEFA tutto sommato dimostra di accettare il pentimento e sospenderà il Milan dalle competizioni europee solo per una stagione e Franco Baresi, come omaggio alla sua grande carriera ed al prestigio del Milan, non viene squalificato nonostante fosse stato invitato dall’arbitro per tre volte a riprendere il gioco e per tre volte si fosse rifiutato di farlo.
Purtroppo per il calcio italiano la vergogna non si sconta rapidamente come una squalifica.
Il giorno dopo il portiere milanista scappa da tutte le interviste sull’accaduto mentre a Glasgow il tifoso scozzese si e’ presentato presso la polizia locale e lasua amata squadra ha deciso di vietargli per sempre l’ingresso al Celtic Park e di di seguire la squadra in trasferta…che culo oserei dire…e dopo il mercoledi nero per la champions nemmeno giovedi e’ andata meglio alle squadre italiane impegnate in coppa uefa tre su quattro eliminate con la sola fiorentina che e’ riuscita a battere il Groninghen ai rigori…sabato era gia aria di campionato l’udinese in anticipo a bergamo…trasferta saltata e cosi nulla da raccontare se non di un pullman ubriaco come pochi…sul campo partita terminata 0 a 0…zampagna sbaglia un rigore nel finale..alla faccia mia che ce l’ho nel fantacalcio…chissa magari prima o poi riusciro a tornare pure io in trasferta di sabato pomeriggio….del posticipo e degli avvenimenti domenicali nel prossimo post…intanto notizia curiosa proveniente dall’india e una da napoli…

A New Delhi il volo dei sogni

Un aereo che non decolla mai

In fila per il check-in chi non ha i soldi per un vero viaggio
La hostess in divisa saluta i passeggeri e li invita ad allacciare le cinture di sicurezza per il decollo. Roba da non credere: tutti pendono dalle sue labbra, ubbidiscono all’ istante, nessuno fiata, nessuno si lamenta per il posto non gradito, nemmeno l’ omone incastrato nell’ ultima fila della classe economica. Paura? Nossignori, candida meraviglia per il miracolo che si sta per avverare: benvenuti a bordo dell’ Airbus A300 di Mr Gupta, il primo aereo che non regala miglia tra le nuvole ma sogni. Anzi, il sogno: provare l’ ebbrezza di un viaggio in aereo. E poco importa se il velivolo ha un’ ala rotta, la coda spezzata e l’ unica a decollare è la fantasia. In un Paese come l’ India, dove solo un cittadino su cento ha volato, beh, l’ aura romantica del viaggio in aereo resiste. E il sogno si insegue anche così. Acquistando con 150 rupie (circa tre euro, «ma ognuno paga quello che può») un biglietto per salire sull’ aereo che non decolla mai. Benvenuti a bordo del Gupta-Airbus, benvenuti alla periferia di New Delhi. Quartiere di Dwarka. Poche centinaia di metri dall’ aeroporto. È lì, su un terreno senza forme e colori circondato da edifici diroccati, che è parcheggiata la macchina dei sogni di novanta indiani su cento. Mr Bahadur Chand Gupta è un ingegnere ex pilota dagli occhi che luccicano ancor più di quelli dei suoi passeggeri. Dopo aver indossato per anni la divisa della Indian Airlines, nel 2003 ha comprato l’ Airbus dalla compagnia di assicurazioni Llyod’ s. Voleva usarlo solo per formare piloti e hostess, il mercato delle low cost sta esplodendo, gli uomini dei cieli vanno a ruba. Poi però è arrivata anche l’ intuizione. Si è ricordato di tutti gli amici che gli avevano chiesto di poter salire a bordo. Ma soprattutto di quando era bambino e dal suo piccolo villaggio nell’ Haryana guardava gli aerei in cielo come fossero divinità con le ali: inarrivabili. «Bene – sorride ora Mr Gupta -, dopo aver realizzato il mio sogno di bambino ho voluto concretizzare quello degli altri». Proporre un viaggio virtuale a chi non può permettersi un vero biglietto aereo. «Intere scolaresche e persone che hanno attraversato tutto il Paese per riuscire a salire a bordo», dice lui orgoglioso. «Ogni sabato sono circa una quarantina a prendere il volo». Ed eccoli lì i passeggeri del Gupta-Airbus, gli uomini con la camicia buona, le donne con tanto di sari di seta e gioielli. In fila per il check-in, poi per i controlli di sicurezza, quindi emozionati mentre scalino dopo scalino si avvicinano al loro sogno. Arora, casalinga di Gurgaon, tiene per mano la figlioletta: «In famiglia solo mio padre ha volato, non posso far crescere la mia bambina senza che veda almeno cos’ è un aereo». Ajay di strada per inseguire il suo sogno ne ha fatta poca, pulisce le camere di un hotel che confina con l’ aeroporto al ritmo di decolli e atterraggi: «Li riconosco dal rumore quei bestioni, ma non ne avevo mai visto uno da vicino. Tutto fantastico: gli spuntini e soprattutto le hostess». Il comandante Mr Gupta dà loro il benvenuto affacciato al cockpit, la capo cabina Mrs Gupta indica a ciascuno il proprio posto, altri cinque aspiranti steward e hostess aiutano i passeggeri a mettere nelle cappelliere i bagagli. «Prego, allacciate le cinture di sicurezza». Si parte, almeno con la fantasia, aiutati dal rombo dei jet che decollano poco lontano. Fuori il paesaggio è sempre lo stesso, ma dentro tutto si svolge come in un volo reale. Le hostess passano con il carrello delle bevande. Il capitano dall’ altoparlante avverte: «Stiamo per attraversare una leggera turbolenza, vi preghiamo di restare seduti». Tutto come in un viaggio vero, con l’ aggiunta di quell’ imprevisto che nella realtà nessuno vorrebbe mai sperimentare: la simulazione di un incidente aereo. «Il momento più apprezzato dai ragazzi delle scuole», spiega Mr Gupta. «Dovreste vederli alle prese con le maschere d’ ossigeno e con i giubbini salvagente…». «Fantastico», s’ illumina il piccolo Mohanish. «È la prima volta che salgo su un aereo e non ho avuto nemmeno paura». Mondo virtuale e sensazioni reali si confondono. Fino al momento dell’ atterraggio, e oltre. Jasmine non è una bambina, è una giovane insegnante. Per l’ occasione ha indossato un sari giallo, l’ abito delle grandi occasioni. Prima di salire a bordo del Gupta-Airbus aveva visto gli aerei solo nei film. Con un sorriso slaccia la cintura di sicurezza e sorride al suo battesimo dell’ aria: «Adesso posso dire di aver volato. È ancora più bello di quanto potessi immaginare».

Guerre cittadine.
I Writers napoletani contro gli ultras locali.

SONO ovunque. Come una malattia epidemica, come un virus. Le scritte, le «firme» che gli ultrà hanno fatto proliferare in ogni angolo di Napoli, con il nostro tacito consenso. Come altre forme d’illegalità intessute nel territorio partenopeo, anche questa assume la forma di una vita batterica, di un’invasione di ultracorpi che si insinuano nella società quasi senza farcene accorgere. Facendoci dimenticare che esiste. Ma qualcosa di nuovo è accaduto. Nei giorni scorsi qualcuno ha colpito diversi di questi ingombranti graffiti ultrà, scrivendoci sopra soltanto una frase che riassume tutto il concetto finora espresso: «Riprendiamoci la città!». Non occorreva altro. La frase ha ottenuto, almeno a livello simbolico, un doppio effetto devastante: da un lato ha colpito una specie di monumento balordo, un monumento per altro curato nei minimi dettagli, probabilmente disegnato da un writer professionista assoldato dagli ultrà. Dall’altro lo ha colpito con una tecnica semplice e quasi primitiva come quella dello stencil. Uno stencil minuscolo rispetto ai graffiti che colpiva, ma ugualmente dannoso per l’immagine ultrà, e per questo forse è un affronto ancor più insopportabile. Come una zanzara che fa urlare un elefante. I graffitari che la fanno da padrone, qui a Napoli, non sono come quelli delle altre città. Niente sigle fantasiose o nomi buffi, per esempio Bros, Pao, Eron, Ivan, Tvboy, e via dicendo. No, qui abbiamo una forma d’arte urbana assai più organizzata e compatta. Se vogliamo, quasi militarizzata. È la potentissima (e in fluentissima) Arte Ultrà. Rispetto agli altri artisti di strada che si possono incontrare in giro per il mondo, gli artisti ultrà non hanno fretta. Non hanno paura di fermati o addirittura arrestati dalla polizia. E ancor di meno hanno paura delle proteste dei cittadini che li potrebbero scoprire mentre realizzano le loro “opere”. A loro modo, sono l’incarnazione del sogno di ogni graffitaro: agiscono indisturbati, forse non hanno la cognizione d’essere esponenti di una corrente molto in voga, ma sicuramente hanno la consapevolezza d’essere intoccabili. Il prodotto di quest’arte si può trovare comodamente stando seduti in macchina, osservando anche distrattamente i muri più spaziosi e bianchi, le saracinesche dei negozi e delle edicole, i parapetti dei ponti, le barriere che delimitano il lungomare. «L’arte ultrà» è comparsa in ogni luogo, anche in zone tradizionalmente non degradate o frequentate da tifosi. Basta fare un giro con la propria auto per rendersi conto dell’estensione di questo fenomeno, e imparare a distinguerne le delimitazioni. Iniziamo il tour. Dunque, come molti sanno, i Mastiffs, il gruppo principale della pericolosissima curva A, sono presenti per lo più nel centro storico, quartiere Montecalvario e S. Giuseppe. E le Teste Matte? Compaiono per lo più sul lungomare, a Chiaia e all’Arenella. La Nuova Guardia, a Materdei. La Brigata Carolina è invece la formazione storica presente ai Quartieri Spagnoli. I Fedayn al Vomero e a Corso Umberto. Ognuno ha il suo feudo, il suo luogo sacro. L’elenco potrebbe proseguire a lungo ma per ora ci fermiamo qui. Non citiamo nemmeno i gruppi periferici, come la Masseria Cardone. Questi graffiti giganteschi esistono perché è scontato che debbano esistere. Sono un dato di fatto. Come l’esistenza di questi clan selvaggi, che si spartiscono la città come fosse il deserto post-apocalittico di Mad Max. Queste scritte sono il segnale visibile di una coniugazione sbagliata del concetto di «tolleranza» e di «sfogo giovanile». Fanno da monito e da “marcatori” del territorio, come i liquidi odorosi per i cani e i gatti. Delimitano lo spazio entro il quale certe persone che «odiano tutti» sono qualcuno, e lo vogliono scrivere a caratteri cubitali, il loro odio. Prendiamo il caso di Piazza Bellini. Cosa è diventata, lo sappiamo tutti: è “fortino” della tifoseria violenta, di quella che si riunisce anche alle quattro di notte per intonare a squarciagola canti contro le forze dell’ordine e lo Stato. È una cosa normale, ordinaria, come tutto il male che ci propina questa città malata. Persino sui giornali si avverte l’eco di una ridicola : qualche tempo fa si lesse che i Mastiffs avrebbero preso in custodia, quasi adottandolo, lo scavo archeologico quotidianamente bersaglio d’immondizia d’ogni genere. Ah, allora se ci pensano i Mastiffs! Quel che è certo è che tutt’intorno allo scavo si continua a sporcare, disturbare, minacciare, pattugliare come se ci trovassimo in una disgraziata zona di periferia interna. Gli abitanti della zona hanno paura: tornano a casa presto, raccomandano ai figli di non portarsi dietro cose di valore, pagano – ogni sera – parcheggiatori abusivi amici degli ultrà, si trincerano dietro le finestre. Per primi sanno che la zona ormai è perduta. Territorio alienato. Ormai sono gli ultrà a presidiarlo. Ma l’ultimo esempio di quest’invasione, il più sconcertante, è l’enorme effige dei Mastiffs dipinta all’entrata dell’Accademia delle Belle Arti. Un murales di circa sei metri di lunghezza, per uno di altezza, che occupa la visuale in uno degli angoli più caratteristici del centro storico. Con la scusa dell’auto-celebrazione questi teppisti hanno imbrattato un edificio che nulla ha a che fare con il calcio o con la “tifoseria”. Lo scopo di questo scempio è chiaro: ribadire la totale indifferenza di questi gruppi a ogni regola, sfregiare il rispetto dei cittadini onesti. Dire: siamo qui e facciamo quel cavolo che vogliamo. Proprio come allo stadio. Per sostenersi, il tifo violento ha una spietata macchina organizzativa ed economica. Il loro sistema di finanziamento è capillare, non trascura nulla. Sono affiliati ai gruppi ultrà molti dei parcheggiatori abusivi, moltissimi commercianti, qualche edicolante, diversi bar, locali, chioschi anche famosi nel centro storico. Cedono una percentuale alla «causa», costringono i cittadini onesti a cedere per non avere ritorsioni, e li trasformano indirettamente in sostenitori dei quella marmaglia che assale gli stadi come fortezze medievali, li ha resi gironi infernali, infrequentabili per le famiglie e i bambini, e in definiva ha contribuito non poco a degradare il nostro povero calcio. Ma guai chi tocca il tifoso irriducibile: si ritroverà minacciato, intimorito, ricattato. Se va male, assalito o picchiato. Come è successo ad un insignificante writer, Puff o Puffo il suo nome d’arte, che ha osato modificare una scritta «Mastiffs», sostituendola con «Puffs». Commettendo così una grave leggerezza. Si è reso riconoscibile, uno contro molti, e per di più proprietario di un negozio di vernici al centro, è stato identificato da qualche mastino, prelevato dal suo negozio e costretto a ridipingere la scritta. Ma non solo. Da quel momento è diventato anche il fornitore ufficiale di colori e vernice per il gruppo ultrà. La presenza invadente di questo fenomeno si basa sulla paura, sull’omertà, sull’accondiscendenza. Sulle giustificazioni perverse che ci hanno fatto troppo a lungo tollerare la violenza nello sport, come in ogni altro campo. Fin dove può arrivare la nostra rassegnata fantasia, possiamo immaginare quanto estesa sia l’arroganza di queste bande delinquenziali, che con il ricatto e la prepotenza gestiscono covi pieni di armi, sono legati a doppio filo con i traffici del «sistema», tengono sotto scacco intere zone della città. I recenti fatti di Catania hanno dato alle forze dell’ordine una scusa valida per indagare nel profondo, come sempre succede quando c’è una situazione di emergenza, e anche per fare qualche perquisizione. Ciò che si è scoperto, come dimostrano gli arsenali ritrovati nelle sedi del gruppo dei N.I.S.S (Niente Incontri Solo Scontri, e il nome dice già tutto) sarà solo la punta dell’iceberg, ma fa comunque paura. L’imbarbarimento della tifoseria, del resto, è stata direttamente proporzionale al declino della società Napoli Calcio, ma ancora più proporzionale al declino della società civile partenopea. Le tifoserie e il loro sistema di comunicazione tramite i graffiti sono lo specchio del frammentato ed asfissiante sistema camorrista. Il Comune avrebbe dovuto provare, almeno una volta, a ripulire le strade. Almeno per colpire la parte più sfrontatamente visibile di questo schifo. Invece come al solito è sceso a compromessi, ha preferito glissare sul problema. In una frase: ha avuto paura e ha chiuso gli occhi. Soprattutto il Comune, qui a Napoli, rappresenta la società che ha paura e che si piega. Eppure per la prima volta, come si è detto all’inizio, qualcosa è accaduto. È accaduto che qualcuno – probabilmente gente comune, probabilmente ragazzi – si è ribellato. Ha gridato «basta!», con le uniche armi che in questo clima di intimidazione diffusa e omertà si possono avere a disposizione: lo sberleffo, l’anonimato, l’intelligenza. Quel murales enorme davanti l’Accademia era troppo. La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. L’oltraggio limite. Pensate: nessuno finora, nemmeno qualche testa calda, delle tante che nel loro tempo liberano si occupano di devastare, imbrattare e sporcare le mura del centro storico – presunti artisti, esistenzialisti, punkabbestia, «alternativi» vari – aveva mai osato disegnare anche soltanto una virgola su quel gigantesco monumento al potere ultrà. Nessuno che si fosse azzardato a sfiorarlo. Ora a quel graffiti, come per gli altri che sono stati colpiti (con una perfetta par condicio) in giro per la città toccherà un bel make-up «restauratore». Magari tra gli studenti perbene dell’Accademia si troverà qualcuno disposto ad aiutarli. Intanto lo scacco c’è stato, un esempio è stato dato. L’aurea di inviolabilità che circondava questi simulacri non è stata solo scavalcata. È stata del tutto ignorata. Come le leggi della fisica nei film di George Mélies. È bastato poco, ma in quel poco dovevano esserci coraggio e buona volontà. Oltre che una buona dose di rabbia. Insomma la prima pietra – la prima vernice – è stata lanciata, contro «l’arte ultrà».