Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Archivio per febbraio, 2008

Chi dimentica e’ complice…

All’autogrill “Badia al Pino” non si possono più lasciare le sciarpe in ricordo di Gabbo
di Tommaso Della Longa
Dall’11 novembre l’area di servizio sull’autostrada A1 “Badia al Pino”, luogo dove è stato ucciso da un agente di polizia il giovane tifoso laziale Gabriele Sandri, era diventata una sorta di santuario, giorno e notte si alternavano centinaia di persone che si fermavano nell’autogrill per lasciare una sciarpa, un biglietto, un fiore o anche solo un pensiero. Dopo pochi giorni il centro dell’area di servizio era diventato come un monumento, che nessuno toccava, e che diventava sempre piú colorato e pieno di pensieri e ricordi di Gabbo. Da questa mattina, invece, qualcuno ha fatto sparire tutto quanto. Sciarpe, biglietti, fiori, adesivi. C’è chi dice sia stato un ordine della polizia, chi invece parla di una decisione della società che gestisce l’autogrill. L’unica cosa certa è che, in queste ore, ci sono centinaia di tifosi romanisti che si sono fermati a “Badia al Pino” andando verso Milano per seguire l’incontro di serie A Inter-Roma. E le forze dell’ordine non hanno fatto avvicinare nessuno al luogo dove è morto Gabriele. Come non hanno permesso a nessuno di lasciare una sciarpa o un messaggio. Una scelta incomprensibile su cui tutti si stanno interrogando. Perchè non lasciare la libertà a tutti di ricordare il giovane dj romano? Perchè comportarsi cosí proprio nel giorno in cui l’agente che ha ucciso Gabbo è stato interrogato? Forse è solo una coincidenza, ma qualche dubbio purtroppo rimane.


Dedicato a chi domenica 11/11 se la ricorderà per sempre. Dedicato a chi non è riuscito a trattenere le lacrime e non ne ha provato vergogna. Dedicato ai ragazzi che muoiono ammazzati mentre dormono o mentre compiono il loro dovere di cittadini, oppure mentre se ne stanno tornando a casa con le mani ficcate in tasca. Dedicato a chi domenica mattina ha subito scritto o detto che si trattava di banda Noantri, che l’auto del ragazzo ammazzato era piena di armi, di esplosivo, che il ragazzo ammazzato era un teppista con un passato becero: voi. Siete. *****. Dedicato a chi ama il calcio. Dedicato a chi pensa che quei maledetti 90 minuti possano anche valere un’esistenza intera. Dedicato a chi le più intense emozioni della propria vita le ha provate dentro a uno stadio e così anche le delusioni più appuntite. Dedicato a chi ha perso un padre o un familiare e, ricordandolo oggi, è comunque legata al calcio la prima immagine che gli viene in mente. Dedicato a quelli che Nick Hornby è il miglior scrittore vivente, anche se non lo hanno mai letto. Dedicato a chi tra una serata con la donna della propria vita e la partita sceglie comunque e sempre quei novanta minuti maledetti. Dedicato a chi parla con i terzini. Dedicato a chi non ha paura di cominciare un coro allo stadio. Dedicato a chi i tornelli gli fanno cagare. Dedicato a chi c’è stato 100 volte in quegli autogrill e sa che se 99 volte va tutto bene, basta una sola ***** di volta in cui uno alza le mani o la voce, per leggere il giorno dopo sui giornali che i tifosi sono sempre gli stessi e che bisognerebbe vietare le trasferte. Dedicato a chi non può più entrare allo stadio perché ha scelto di non fare un passo indietro. Dedicato a tutti i forcaioli che non hanno mai conosciuto un carcere. Dedicato a chi s’è fatto mesi dentro senza un perché, mentre altri sguazzano tuttora in una poltiglia schifosa che si chiama impunità. Dedicato a chi si nasconde le facce dietro le sciarpe e il lunedì mattina presto va a lavorare in fabbrica in tram perché il Suv non ce l’ha mai avuto e mai ce lo avrà. Dedicato a chi ha sfondato quei vetri a Bergamo perché non si giocasse una partita di plastica, macchiata di sangue, ipocrisia e menzogna. Dedicato a chi, come noi, s’è sentito in dovere, domenica sera, di incontrarsi tutti insieme da qualche parte, come dopo l’11 settembre, quando ci si chiamava a vicenda per sapere se andava tutto bene e per capire cosa sarebbe stato giusto fare. Dedicato a chi non è mai stato razzista e mai lo sarà, epperò durante quei maledetti 90 minuti non c’è un nero che non sia un negro dim***** esattamente come non c’è un pelato che non sia malato di leucemia. Dedicato a chi dice le parolacce e a chi non gliene frega un ***** di vedere i bambini sulle spalle dei papà allo stadio. Dedicato ai caffè borghetti, uno duemila, tre cinquemila. Dedicato a chi non ha voglia di uscire, la domenica sera, se la propria squadra le ha prese. Dedicato alle macchine parcheggiate in quarta fila quando gioca la Roma. Dedicato a tutti quelli che il calcio non sarà mai solo uno sport. Dedicato a quelli che se non ci stanno due porte alle estremità, nemmeno lo chiamano SPORT. Dedicato a quelli che pure sul 5-1 per gli altri non lasciano il proprio posto allo stadio. Dedicato a quelli che non mangiano prima di un derby. Dedicato a quelli che vanno in trasferta: non riusciranno mai ad impedircelo, perché ci mischieremo, ci nasconderemo, ci guarderemo le partite arrampicati sugli alberi, sui piloni dell’elettricità, dappertutto, perché potrete levarci la vita da 80 metri di distanza ma non quei 90 minuti. Dedicato a chi passeggia per le strade della città ospitante cercando quel ristorante che gli hanno consigliato in curva la domenica prima. Dedicato ai viaggi di ritorno. Dedicato a chi guida. Dedicato a chi dorme. Dedicato a chi lo sa che non esiste nessuna grande opera d’arte al mondo e nella storia dell’umanità che possa dare la medesima emozione che corre sul filo tra il momento in cui l’arbitro fischia il rigore e l’attimo in cui il tuo giocatore si leva le mani dai fianchi. Dedicato a chi davanti a una carica della polizia non ha mai fatto marcia indietro. Dedicato a chi marcia dietro gli striscioni invece di criticare dalla poltrona del salone. Dedicato a chi è tornato a casa con le ossa rotta. Dedicato a chi a casa non c’è tornato più. Dedicato a chi ha detto no a matrimoni e amici per esserci. Dedicato a chi ha capito qualcosa in più della propria esistenza al minuto 94. Dedicato a chi pensa che ogni calcio d’angolo possa diventare goal. Dedicato a chi ha visto passare i più grandi calciatori e ora si ritrova a sperare che la propria maglia continui ad esser indossata. Dedicato a chi esulta stretto a perfetti sconosciuti. Dedicato a chi ha pianto e riso a crepapelle e che oggi non ha un solo ricordo che non sia legato in qualche modo a una partita di pallone. Dedicato a chi pensa che le donne non ne capiscano un CAXXO. Dedicato a chi non ne vuole sapere la domenica. Dedicato a chi ci spende tempo, soldi e battiti di cuore nonostante lo schifo che c’è dietro. Dedicato a chi rallenta sempre, in macchina, quando passa davanti a un campetto di CALCIO dove stanno giocando una partita di MERDA di cui si parlerà fino a giovedì. Dedicato a chi non sa niente di Londra, Madrid e Barcellona fatta eccezione per lo stadio. Dedicato a chi si manda gli sms dopo un gol con dentro scritto semplicemente: “Goooooool!”. Dedicato a quelli che si danno appuntamento al bar. Dedicato a quelli che al bar ci rimarranno per sempre. Dedicato a tutte le sconfitte che ci siamo infilati nel culo per poi fottercene una settimana dopo, come se mai niente fosse accaduto. Dedicato a chi se lo sentiva. Dedicato ai profeti del pronostico. E’ dedicato a noi questo post. E’ dedicato a noi questo periodo difficilissimo che c’è stato. Noi che non saremo mai come voi ma che non per questo vi additeremo a distanza. Troveremo altri cordialissimi punti di comune interesse. Solo, per piacere, adesso lasciatelo riposare. Lasciateci in pace. E basta anche con gli slogan: Gabriele no, non vive. Tantomeno suona. Sta lì dove i morti stanno. E così sia. SOLO ODIOE RANCORE PER CHI INGANGA IL NOSTRO DOLORE “DEDICATO A TE GABRIELE SANDRI UOMO PRIMA CHE ULTRAS”


Solo su questi gradoni si vivono certe emozioni…

Sesta trasferta consecutiva al sud Italia per l’Udinese e per il viaggio fino a Reggio Calabria si riesce a riempire quasi interamente un furgone…partenza subito finito di lavorare e si raggiunge la destra tagliamento dove salgono un po tutti e dopo aver ricevuto da un assente la bevanda tipica da trasferta si parte che la strada da percorrere e’ tanta…ci raggruppiamo con un altro furgone della bassa e finalmente si parte…quest’anno per scendere optiamo per la costa adriatica…si prospetta un puttan tour ma alla fine il viaggio sara caratterizzato da alcool e tabagismo poi lentamente morfeo mi avvolgera tra le sue braccia…verroa scoprire che abbiamo percorso la cesena roma strada caratterizzata da enormi buche …il mio risveglio sara prima dalle parti di roma poi al termine dell’autostrada…all’inizio della sa rc…sono le sei di mattina ci si ferma ad un grill e la neve inizia a scendere…mentre l’anno scorso eravamo tutti a torso nudo per quest’anno si preannuncia una trasferta molto fredda…piu scendiamo e piu la neve si fa fitta tanto che tocca scendere e pulire i vetri …soste per cambio d’autista e si riparte…ad un centinaio di km dalla meta optiamo per una sosta..la meta di quest’anno risultera essere Vibo Marina…dove non troviamo altro che un bar aperto dove trascorrere le ore di attesa …poi ripartiamo verso la meta incontrando una devizaione di un centinaio di km che ci costringera a girare su e giu per paesini…per fortuna che siamo di domenica e non ci sono molti camion in giro…riprendiamo la pseudo autostrada e all’ultimo grill ci troviamo con l’ultimo furgone presente poi insieme andiamo verso lo stadio…ci viene impedito di entrare per la solita stradina e dopo un giro attorno a tutto lo stadio finalmente giungiamo nel settore ospiti…che non risultera altro che essere una strada circondata da transenne…alla faccia delle nuove leggi…entriamo nel settore senza le nostre bandiere che a differenza dello scorso anno ci vengono bloccate all’ingresso…aspettiamo che entrino un po tutti per una rapida conta non piu di venticinque i ragazzi nel settore…cerchiamo di fare tifo per quasi tutta la durata della partita e il goal iniziale ci aiuta di certo…i reggini dalla parte opposta sono decisamente in calo rispetto all’anno passato complice una squadra che non li aiuta di certo…nel secondo tempo l’udinese raddoppia con Di Natale ed esplode il nostro settore…la curva opposta si lancia in cori prima contro i giocatori poi contro il mister augurandogli di tornare a Bologna e poi nei confronti del presidente…noi continuiamo nel nostro tifo ma la squadra in campo non appare per nulla motivata e infatti la reggina si fa sotto segnando con Modesto poi piu e piu volte tentando il pareggio…nell’ultimo di questi tentativi l’udinese riesce e ripartire e Di Natale mette dentro il terzo goal portando la fine del match…usciamo dal settore e dopo poco ripartiamo verso casa…usciamo idenni da reggio ma tocca rideviare sulla salerno rc e cosi rimaniamo incolonnati per tutti i km che ci separano al ritorno in autostrada…ci vogliono tenera tra loro forse…rapida sosta in un grill..tempo per un arancino , tipico cibo calabrese, devo dire niente male sara che ormai avevo perso il gusto di quelli siciliani, si riparte a mezzanotte siamo dalle parti di roma e via …sosta alle due e mezza di notte a Badia Al Pino per salutare Gabriele e per constatare che il numero di sciarpe e drappi portate per solidarieta sono aumentati …qualche macchina come noi sosta davanti al cartello poi si riparte…su su verso il friuli dove attorno alle sei e mezza finalmente arriviamo…si ripete il giro al contrario poi proprio nel momento in cui si aprono le porte del negozio anche io sono arrivato…tempo per una doccia a casa ed e’ ora di andare a lavorare…anche questa e’ fatta…la settimana corrente e’ stata caratterizzata del ritorno della champions league dei risultati non ne parlo ma va segnalato un’articolo della Gazzetta che per una volta ripercorre i cori delle tifoserie impegnate….

Quando lo show è in curva
L’Uefa prepara gli stadi. La stampa prepara l’evento. I dirigenti preparano la trasferta. Tocca alle squadre. Gli allenatori scelgono la formazione. Gli arbitri controllano le liste. I giocatori raccolgono il coraggio e scendono in campo. C’è tutto. Manca una cosa. I tifosi. Aspettano la partita, trovano un biglietto, viaggiano, fin davanti allo stadio, fin dentro la curva. E dalla curva giocano i loro novanta minuti di passione. Noi, vi portiamo per mano tra i seggiolini delle curve dei quattro stadi delle partite di Champions di oggi. Ogni partita, due tifoserie. Ogni tifoseria, un coro storico dei supporters, che sarà cantato stasera, come se foste là. Quattro stadi per toccare, infine, il mito. Benvenuti nel martedì grasso della Champions League.
Georgios Karaiskakis Stadion: OLIMPIAKOS-CHELSEA Settore 23: qui si siedono i Blues. Orfani nelle notti d’Europa di Josè Mourinho, non cantano più Stand up for the Special One!. Ma a maggior ragione in trasferta intonano Flying high up in the sky/we’ll keep the blue flag flying high/from Stamford Bridge to Wembley/we’ll keep the blue flag flying high (sventola alta nel cielo/terremo alta la bandiera blu/da Stamford Bridge a Wembley/terremo alta la bandiera blu). La curva dell’Olimpiakos si chiama Gate 7, come la tifoseria. Un nome che non cambierà mai più dopo il 1981, in onore a una surreale tragedia che vide morire 21 tifosi nella calca, per un cancello chiuso alla fine del derby. Ventuno seggiolini neri con i loro nomi sono in mezzo agli ottomila rossi. Per questo stasera la Gate 7 canterà thrile thimisou/ protathliti se theloune/ akoma k oi nekroi sou (Leggenda ricorda/ ti vogliono campione/ anche i tuoi defunti). Leggenda, perché è questo per loro l’unico nome dei biancorossi. Da gridare con gioia: thrile ole thrile ole/ na eixame enan nargile/ na vlepoume ola kokina k aspra k rige (Leggenda olè Leggenda olè/ se avessi un narghilè/ vedrei tutto a strisce biancorosse). Veltins Arena: SCHALKE 04-PORTO
Sudkurve: gli storici SuperDragoes e il genuino Colectivo95 tifano Porto dal lato sud ma non gli importa essere lontano da casa, perché loro cantano A namorada eu deixei/e o trabalho abandonei/ só pra dizer/ que atè morrer/ que atè morrer/ eu tei amarei (ho mollato la fidanzata/ ho lasciato il lavoro/ solo per dirti/ che per tutta la vita/ che per tutta la vita/ io ti amerò). Dalla Nordkurve il supporto dei Konigsblauen, i Blu reali, dura incessantemente per tutta la partita. Sono nobili tedeschi, anche se decaduti, pochi fronzoli, il coro è semplice e diretto: Blau und weiss wie lieb ich dich, blau und weiss verlass mich nicht (Blu e bianco come ti amo, blu e bianco non lasciarmi).
Stadio Olimpico: ROMA-REAL MADRID
Curva Nord: il barrio degli Ultras Sur e tutti gli altri madridisti per una volta guarderanno la partita dall’altro lato. Se per loro si mettesse bene canteranno Asì/ asì/ asì gana el Madrìd! Ma comunque vada, c’è sempre un momento uguale in ogni partita, Champions Liga o amichevole che sia. Minuto 7, ascoltate con attenzione: risuona nello stadio Illa illa illa/ Juanito maravilla. E’ il grido in memoria di Juanito, lo storico attaccante degli anni Ottanta, morto in un incidente stradale mentre si recava ad assistere a Real Madrid-Torino. L’uomo che rappresenta l’essenza dei blancos, il piccolo cannoniere istintivo, cuore di epiche rimonte. Un giocatore che, quando veniva sostituito, correva verso il banquillo come una furia, saltando e inneggiando indemoniato verso gli spettatori perché supportassero con maggiore ardore la squadra ora che lui doveva abbandonarla. Aveva la maglia numero 7: ogni settimo minuto che il Real gioca, tutti sanno che in quel momento passa el espiritu Juanito. E il minuto si chiude con un grido che richiama negli occhi del pubblico il glorioso Madrid, come se lo vedessero in campo: Arriba/ arriba arriba arriba/ con ese balon/ que Juanito la prepara que Juanito la prepara/ y Santillana mete gol. Curva Sud: quelli che non la discutono, ma la amano, canteranno come e più del solito. Senza andare troppo lontano, i romanisti hanno dalla loro forse la canzone più bella che sia mai stata scritta per una squadra di calcio, proprio per una notte di Coppa dei Campioni. E’ di Antonello Venditti, la cantano solo alla fine. Ma è così bella che, pur essendo romano e romanesco, descrive perfettamente l’animo di ogni tifoso: Dimmi cos’è/ che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo/ Dimmi cos’è/ che ci fa sentire uniti anche se siamo lontani/ (…) / Dimmi chi è chi è che mi fa sentì importante anche se non conto niente/ che mi fa re quando sento le campane/ la domenica mattina/ Dimmi chi è chi è/ che mi fa campà sta vita così piena di problemi/ e mi dà coraggio se tu non mi vuoi bene/ Grazie Roma/ che ci fai piangere e abbracciarci ancora./ Grazie Roma/ grazie Roma/ che ci fai vivere e sentire/ ancora/ una persona nuova.
Anfield Road: LIVERPOOL–INTER
Si entra nel tempio. I giocatori lo sanno, glielo ricorda la targa all’uscita degli spogliatoi, prima di entrare in campo: ‘This is Anfield’. L’ha voluta Bill Shankly, storico allenatore del grande Liverpool, ‘per ricordare ai nostri ragazzi per quale maglia giocano, e ai nostri avversari contro chi giocano’. Per questo, i giocatori del Liverpool la toccano quando le passano sotto. I Boys nerazzurri trepideranno nell’Anfield Road Stand. Quarant’anni dopo gli uomini di Herrera, per dare il senso più pieno a questo grido. In ogni posto che andiamo (pausa), la gente vuol sapere (pausa), chi noi siamo (pausa), noi glielo diciamo (pausa), chi noi siamo/ siamo l’armata nerazzurra/ e mai nessun ci fermerà/ noi saremo sempre là/ quando l’Inter giocherà/ perché l’Inter è la squadra degli ultrà/ nerazzurro è il colore che abbiamo/ nerazzurro sei tutto per noi/ a San Siro in Italia in Europa/ sei la fede di noi tuoi ultras. Per sentirsi parte della mistica del calcio, che si compie sul lato opposto. Il lato opposto si chiama Spion Kop, abbreviato nel linguaggio comune, così come la tifoseria, The Kop e basta. Ovvero la musica più choccante mai planata sopra una campo di calcio: you’ll never walk alone. Che non è una canzone da stadio, e non è neanche una canzone vera e propria. E’ una musica scritta per una scena di un musical di Broadway, ‘Carousel’, del 1945. Allora la domanda è: come si entra nel mito? Si entra per caso. La musica è stata re-incisa da molti cantanti e band. Una di queste era ‘Gerry and the Pacemakers’ un gruppo beat emergente di Liverpool che ne fece una hit nel 1963, al primo posto per molte settimane. Gli inglesi si sa, negli anni Sessanta erano avanti, e prima di ogni partita all’Anfield Road si intratteneva il pubblico con la top ten musicale, con il brano al n.1 che terminava pochi secondi prima del fischio d’inizio. A questo punto la leggenda si divide. C’è chi dice che quando la canzone uscì dalla classifica, la Kop l’avesse già adottata come inno e avesse continuato a cantarla. Ma una versione ancora più incredibile racconta che tutto cominciò a un concerto del gruppo nel prepartita: il cangiante tempo inglese fece saltare l’impianto proprio mentre suonavano You’ll never walk alone. Pochi secondi di silenzio, e poi, naturalmente, si alzò il canto della Kop a portare avanti la canzone, e senza accorgersi scels e la sua anima. Le parole, sembrava fossero sempre state scritte per loro: Quando cammini nella bufera, tieni la testa ben alta, e non farti impaurire dall’oscurità. Alla fine del temporale, c’è un cielo dorato, e il canto dolce e argenteo dell’allodola. Avanti incontro al vento, Avanti incontro alla pioggia, anche se i tuoi sogni venissero svuotati e dispersi. Vai avanti, vai avanti, tieni la speranza nel cuore, e allora non camminerai mai da solo. Non camminerai mai da solo.
e si sono resi protagonisti senza dubbio i tifosi del Verona che al culmine dell’ennesima sconfitta casalinga hanno fatto trovare uan croce gialloblu posizionata in mezzo a un vialetto formato da lumini da cimitero…dopo il funerale celebrato in curva sulle note di Io risorgero un’altro modo goliardico per manifestare il dissenso per questa situazione societaria…ma in mezzo a tutto questo marciume di calciatori strapagati c’e qualcuno che ha deciso di mettere la testa a posto…

Legrottaglie si confessa: “Niente sesso da due anni”
Colpo di scena nel settore del divismo sportivo. In un ambiente in cui l’indice di notorietà delle star si misura sulla base del numero di fidanzate, a dissociarsi dall’immagine di tombeur de femmes è Nicola Legrottaglie. Il difensore della Juventus ha confessato in una recente intervista al periodico ‘Sport Week’: “Non faccio sesso da due anni e sinceramente la cosa non mi pesa”. Dopo Kakà che ha ammesso di essere arrivato vergine al matrimonio, lo juventino motiva così la sua scelta: “Quando acquisisci dentro di te la verità della vita smetti di dipendere dalle cose superflue. Prima se non andavo con una donna ogni quattro o cinque giorni andavo nel panico, ora non mi importa più”. “Non faccio sesso – precisa il difensore bianconero nel suo coming out astinenziale – non perchè non mi piacciano le donne, ma semplicemente perchè aspetto quella giusta per fare una famiglia, una donna che condivida i miei stessi valori”. Ed aggiunge: “Il consiglio di Dio è di non avere rapporti prematrimoniali e io non mi vergogno a dire che sono 24 mesi che non ne ho”.”Tanti mi sfottono – conclude il giocatore – ma non mi interessa: il problema è di chi non riesce a stare senza sesso, finendo per diventarne schiavo. Quando Kakà ha rivelato che è arrivato vergine al matrimonio molti hanno riso ma io ho capito che era una cosa bellissima”.
vabbe non se l’e passata bene un cittadino mestrino …

In bus guarda film porno, scoppia rissa
Un uomo di 67 anni si lamenta per la scena sul pc portatile: colpito con un pugno al viso. Fermato un 20enne VENEZIA – È finita a cazzotti, e con una denuncia per atti osceni, la bravata di un giovane rodigino che a bordo di un’autobus non ha trovato di meglio per ingannare il tempo che guardarsi un film pornografico sul pc portatile. Il fatto è successo a Mestre, sull’autobus n.7 dell’Actv, la società di trasporto pubblico veneziana. Mentre il giovane, 20anni, si sollazzava con le immagini hard del filmino è stato notato da un passeggero 67enne, che lo ha invitato a spegnere il computer. RISSA – Per tutta risposta il ragazzo lo ha colpito con un pugno al viso. A quel punto l’anziano, residente a Mestre, ha telefonato al 113 e poco dopo una pattuglia delle volanti si è portata sul posto dove l’autobus si era fermato. Il rodigino è stato denunciato per il reato di atti osceni; il 67enne, dopo essersi fatto medicare al pronto soccorso, è stato invitato dai poliziotti a presentarsi in questura per l’eventuale denuncia per lesioni .
nemmeno sull’autobus si possono guardare film in pace senza in vecchio di turno…


D’ho…

Che dire…la rabbia di domenica si e’ oramai sopita…giornata storta fin dalle prime battute…ogni tanto lasciamo perdere ai racconti per dire chi c’era sa…e via..unica nota positiva di giornata a fine partita quando un bimbo accompagnato dal padre a vedere il falo di materiale gobbo andando via lancia continua a cantare per l’udinese..bravo bravo…sono loro il nostro futuro….di quel mercenario di iaquinta meglio lasciar perdere…della sua mezza esultanza e poi del tentativo di fermarsi quando ormai il dado era tratto poco imposta…forse non si ricorda qualcuno del passato basta una maglia di un colore diverso per far dimenticare il passato gli anni trascorsi..beh dai poco male…vedremo la prossima volta che ti presenterai al friuli…poi a udine si sa che gli ex un gol lo piazzano sempre…ci sara un motivo se io li ritengo tutti dei mercenari…gente pronta ad esultare con una maglia ma pronta a fare altrettanto con una maglia completamente diversa l’anno successivo…ma c’e qualcuno a cui e’ andata decisamente peggio ne sa qualcosa balzaretti…ex futura bandiera del toro che ha pensato bene di passare ai rivali di sempre dei gobbi fino a giungere a palermo.. e domenica nell’incontro tra le due formazioni la tifoseria granata si e’ fatta sentire…sono stati distribuiti fischietti al modico prezzo di un euro apposta per l’evento raccogliendo cosi soldi necessari per la prossima coreografia in occasione del derby…

ottima la loro azione…chissa che alla prossima occasione non ci riusciamo anche noi…ricordo di un’iniziativa simile quando totti la aveva sparata grossa nei confronti del pampa argentino ma i fischietti si distribuirono in curva ma per un paio di stagioni il pupone romano non si fece vedere a udine…a proposito di roma la nuova idea della lega calcio sempre piu schiava delle paytv che sborsano soldi su soldi alla faccia del tifoso che va allo stadio e’ quella di spezzare gli orari delle partite…per il turno infrasettimanale il derby spostato alle 21.15 alla faccia dei genitori che vogliono portare i figli allo stadio e alla faccia di tutti quelli che il giorno seguente lavorano…e per questo sabato trovandosi ben tre partite in anticipo quale idea migliore se non anticiparne una anche alle 16???ma perche non ci hanno pensato prima mi chiedo io…per fortuna c’e chi e’ contrario a queste iniziative…per una volta l’osservatorio auspica si tratti solo di un fatto episodico…questa settimana celebrato anche l’anniversario dei tre mesi dalla scomparsa di Gabriele ancora in attesa di giustizia…e mentre il padre annuncia che seguira il prossimo derby in curva sud non se la passano bene alcuni tifosi triestini diffidati per aver esposto uno stendardo a lui dedicato …e non se la passa bene nemmeno Antonino Speziale, il ragazzo indagato anche per la morte dell’ispettore Filippo Raciti,che e’ stato condannato a 2 anni e sei mesi di reclusione per resistenza aggravata a pubblico ufficiale . Nessun accenno alla morte di Raciti…che forse si siano accorti anche loro che la tesi non sta piu in piedi???e mentre si continua ad usare e ad abusare del termine ultra senza motivo oramai ogni occasione e’ buona…
Ultrà con il laser per accecare i calciatori
C’è chi dice possa provocare cecità e cancro al seno. Il guaio più grosso, però, è che può lasciare un goleador a secco. O un portiere fermo come un palo. È la nuova arma impropria che rischia di invadere gli stadi europei: il laser pointer, puntatore laser. Il caso più clamoroso è successo la sera di mercoledì: almeno tre giocatori della nazionale tedesca, impegnata a Vienna contro l’Austria, sono stati messi nel mirino dalle tribune con un raggio verde piuttosto potente. Sì, a Vienna, dove si giocherà la finale di Euro 2008. Ormai, alcuni blog tedeschi discutono animatamente la questione, che rischia di diventare irritante. E ieri la questione è finita sulla prima pagina della Sueddeutsche Zeitung.tempo, visto da milioni di telespettatori tanto che i due telecronisti della rete Adr hanno parlato, con una certa preoccupazione, di «pistola laser». La tortura ai calciatori tedeschi è poi continuata per buona parte della gara e ha interessato almeno il portiere Jens Lehmann — che ha dato comunque l’impressione di non vederci, laser o non laser — Bastian Schweinsteiger e Manuel Friedrich. A questo punto, alcuni gruppi di tifosi si sono scatenati. Meglio: la maggioranza degli interventi sui blog sportivi condanna il nuovo tipo di aggressione, lo ritiene addirittura pericoloso. Altri, però, più che indignarsi ai metodi hi-tech della tifoseria austriaca sembrano eccitati all’idea di avere trovato un’alternativa alle monetine da gettare sulla testa dei portieri. «Quando succederà che 30 mila fan tedeschi indirizzino i loro laser pointer su un portiere argentino?», si chiedeva ieri un tifoso con l’acquolina in bocca. Su fussball- foren.net, un altro tifoso commentava che «si è sempre saputo che il fan allo stadio è il dodicesimo uomo, ma se ne è sottovalutato il potere ». La tecnica non è del tutto nuova. Lo scorso primo dicembre, per esempio, l’ha sperimentata a suo danno l’attaccante del Chelsea Didier Drogba: in un incontro con il West Ham allo Stamford Bridge, è stato perseguitato dalla luce verde. E invece di calciare in porta è caduto e si è fatto male a un ginocchio. Pochi giorni dopo, a Napoli, Domenico Morfeo del Parma è stato infastidito da un raggio proveniente dagli spalti, tanto che la squadra emiliana ha protestato con decisione e il Napoli è stato multato. L’episodio austriaco è però il più significativo e preoccupante. Il laser pointer, infatti, costa una decina di euro e può essere facilmente portato dentro lo stadio in una tasca, anche se bisogna dire che il disturbatore non è difficile da individuare dal momento che tiene in mano lo strumento. Se l’attacco fosse però organizzato in massa da gruppi di tifosi, un incontro di calcio rischierebbe di essere rovinato. E se il giochetto dei fan «stupidi» – come li ha definiti Drogba – prendesse piede in terra austriaca, gli Europei di quest’anno potrebbero essere seriamente disturbati. In questione non sono tanto le penne laser rosse che si usano, su slide e lavagne, come indicatori al posto della tradizionale bacchetta. O i laser che nella vita di tutti i giorni si considerano poco più che giocattoli per fare impazzire il gatto di casa. In questo caso si tratta di laser verdi che possono essere venti o trenta volte più potenti e che la letteratura di chi li produce indica proprio – per significare la loro portata – come capaci di arrivare da una parte all’ altra di uno stadio. Qualcosa di imparentato, in fondo, con i puntatori laser montati sui fucili di alcuni eserciti. Una nuova frontiera negli scontri tra tifoserie? Un salto tecnologico nella guerra del calcio? Forse, tristemente, un nuovo modo di divertirsi.
c’e chi invece continua a compiere le sue cazzate ma a restare impunito…L’attore Paolo Calissano sarebbe stato ricoverato all’ospedale San Martino di Genova per debolezza, sudorazione fredda e dolore al petto. Gli esami tossicologici avrebbero rivelato la presenza di cocaina nel suo organismo.bravo bravo non c’e che dire…ed ora spazio ad un paio di video tratti da youtube…

e un goal che ha fatto esplodere lo stadio friuli..con la speranza che possa portare bene domani…


11/11/2007 11/02/2008

Le curve non l’hanno dimenticato…Gabriele Sandri ucciso dallo stato

Omicidio Sandri, dopo tre mesi ancora non c’è giustizia
L’11 novembre Gabbo veniva ucciso sull’autostrada A1 da un proiettile sparato da un agente di polizia
di Bianca Penna
Sono passati tre mesi da quella tragica mattina di novembre. Gabriele Sandri, giovane tifoso laziale, si stava recando a Milano per vedere la partita della sua squadra quando, all’uscita dell’area di servizio Badia al Pino, sull’autostrada A1, un proiettile sparato da un agente della polizia stradale, Luigi Spaccarotella, lo colpisce. Morirà qualche minuto dopo in macchina.
Sono passati tre mesi durante i quali il volto di Gabbo, come lo chiamavano gli amici, è rimasto impresso nella memoria dei tifosi, della gente comune, di chi lo conosceva e dei suoi amici.
Tre mesi nei quali giustizia ancora non è stata fatta.
Venerdí scorso, al Campidoglio, è stata inaugurata la Fondazione Sandri. Il fratello di Gabriele, Cristiano, ha spiegato che “il proposito che si pone è quello di sradicare la violenza che è presente nella società, quella che arriva fino al calcio e che caratterizza la nostra società. I valori come la lealtà, il rispetto, propri dello sport, o la fratellanza che unisce una squadra di calcio sono valori che possono essere trasfusi nell’ambito del sociale” ha detto Cristiano.
Ma i protagonisti di questa storia sono tanti.
C’è quell’agente. C’è Luigi Spaccarotella, accusato di omicidio volontario, a piede libero, che per adesso non ha avuto nemmeno i domiciliari. C’è Spaccarotella che ha sparato da un autogrill verso un altro autogrill. C’è un uomo che, con metodo, si è piegato e ha preso la mira. C’è il suo proiettile che ha attraversato piú di quattro corsie dell’autostrada.
Poi c’è un gruppo ristretto di persone, che quella domenica si trovava dentro la macchina, un gruppo di persone per le quali la vita è stata segnata in modo indelebile da un’azione assurda, incomprensibile, incredibile da credere. Un gruppo di persone che continua a ricordare Gabriele con iniziative, un gruppo di persone che è stato incolpato per una rissa che non c’è mai stata, con l’accusa di aver provocato l’azione dell’agente della polstrada.
E ancora ci sono i tifosi, quelli che nei valori del calcio vero e piú profondo credono ancora. Quelli che per i primi giorni sono stati accusati della morte di Gabriele per la violenza che metterebbero in campo in ogni trasferta, durante ogni partita. Quelli che nella lealtà, nella fratellanza, nel tifo e nei colori credono profondamente. Quelli che dopo quel giorno, negli stadi, non sono stati piú gli stessi. Quelli che, divisi forse dall’appartenenza a quella o a quell’altra squadra, si sono stretti intorno ad una famiglia e ad una comunità intera.
C’è la gente comune. C’è la gente che fino all’ultimo momento ha creduto che si trattasse di un sogno, che non potesse essere vero. Quelli che, in un lungo e silenzioso corteo, sono andati a salutare Gabriele alla camera ardente, al funerale, quelli che lo ricorderanno sempre. Quelli che, anche se del calcio e del tifo non gliene importa nulla, sono rimasti increduli quando un omicidio è stato giustificato per la violenza dei tifosi. Quelli che hanno pensato che durante lo sparo, forse, potevano passare su quelle corsie in macchina. Quelli che vogliono giustizia.
Ci sono i media. C’è la stampa. Ci sono tutti quelli che quella mattina hanno intitolato i loro articoli ‘Rissa tra tifosi, un morto’, senza comprendere la gravità delle parole che avevano messo nero su bianco, senza capire che venivano meno ad uno dei doveri dei giornalisti: dire e soprattutto raccontare la verità cosí com’è.
Poi c’è la famiglia di Gabriele. C’è una famiglia che non ha ancora avuto giustizia, una famiglia che ha il diritto di avere giustizia.
C’è un’intera popolazione, una nazione, che ha bisogno di sapere com’è andata, ha il diritto di credere che i colpevoli siano presi e abbiano la giusta punizione.
Poi c’è Gabriele. C’è Gabriele che forse quella partita l’ha vista.
C’è Gabriele che forse allo stadio continua ad andare, senza mai smettere di sorridere.


Dal 1896

Che dire dopo un paio di giorni di assenza mi faccio vivo pure io e dire che non e’ che non ci siano le mie solite cazzate da scrivere anzi oggi mi sentivo piuttosto ispirato e un po di qua un po di la ho trovato delle belle cosucce da sfornare…allora vediamo di ripartire un po con ordine da dove ci eravamo fermati…e come al solito ci affidiamo alle partite per riordinare le idee…innanzitutto e’ andata male ai ragazzi del Havant & Waterlooville che hanno perso contro il liverpool
nella FA Cup per 5 a 2 nonostante fossero addirittura passati in vantaggio …tra di loro spiccava un giocatore particolare….
Ci sarà anche Anthony Philip David Terry Frank Donald Stanley Gerry Gordon Stephen James Oatway, noto come Charlie. Il “signor 11 nomi” (tutti regolarmente registrati all’anagrafe) è, infatti, il vice allenatore-giocatore della formazione dell’Hampshire nata nel 1998 dalla fusione fra l’Havant FC e il Waterlooville FC e soprannominata “Hawks” (falchi) per comodità.
Deve la sua identità multipla ai genitori, fan sfegatati del QPR da chiamare il figlio come i titolari della squadra del 1973, che tre anni dopo contese al Liverpool il titolo (perso all’ultima giornata). Fortuna per il ragazzo che quando gli Oatway informarono una vecchia zia, più pragmatica e per nulla tifosa, della bizzarra scelta, questa decise che “Charlie” sarebbe suonato decisamente meglio. E “Charlie” fu (sebbene questo nome non compaia fra gli altri 11 dell’elenco che, alla fine, diventano, perciò, 12).
ed ecco un bell’articolo che li riguarda…
«La più grossa strizza nella storia del Liverpool». Così i giornali inglesi hanno dipinto i 44 minuti di panico in cui i dilettanti dell’Havant & Waterlooville hanno gettato i Reds, nel match di FA Cup giocato ieri ad Anfield. Già, perché fino a quel momento i piastrellisti, tassisti e spazzini di settima divisione stavano vincendo ad Anfield Road. Come se la Cinisellese battesse la Juve.

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La favola non è stata a lieto fine, però. E di sicuro nei due sobborghi-dormitorio di Portsmouth, da dove provengono gli «Hawks», non daranno la cittadinanza onoraria all’israeliano Yossi Benayoun, che con una tripletta ha crudelmente affossato i sogni di gloria della «miglior squadra da pub d’Inghilterra», come si autodefiniscono ironicamente i 6mila tifosi dei «Falchi», che cantano «Que sera, sera» e che nonostante il 5-2 finale non scorderanno mai l’emozione del gol di Pacquette. Un assistente scolastico che, dopo pochi minuti, mette alle spalle di Reina, nemmeno fosse l’Inzaghi scatenato di Atene. Ora gliene facciamo sette, mugugnano gli hooligans di casa. E in realtà Pezzini sistema subito le cose. Almeno fino a quando il neo acquisto Skrtel (pagato 10 milioni di euro, quando l’acquisto più caro della storia dell’Havant è costato «ben» 6mila euro) debutta con un’autorete. E vai a spiegare alla Kop disonorata che è tutta colpa di Alfie Potter, unico professionista degli Hawks. Uno che con un cognome così magico può far carambolare il suo cross dove gli pare.
Il resto è il trionfo della prosa sulla poesia. Addio Davide, Golia è tornato e ne fa cinque e segna pure il più gigante di tutti, Crouch. Addio pure ai sogni milionari di chi aveva scommesso per l’Havant, dato 100 a 1 e detentore della quota più alta nella storia della FA Cup.
Ma in fondo certe scommesse si vincono anche senza vincere. Basta esserci.
Per noi invece la domenica era previsto l’incontro casalingo con l’inter giornata particolare nella quale si ricorda la scomparsa dell’indimenticato Roby …e si organizza una coreografia in suo onore…
poi di natale come aveva fatto a torino passa sotto la curva a depositare un mazzo di fiori…prima dell’ingresso in campo lo speaker aveva trasmesso a tutto lo stadio le note di “Don Raffae” celebre canzone che Roby cantava sempre nell’intervallo della partita…a livello di tifo per quello che posso ricordare nemmeno maluccio supportati anche dai ragazzi di Vicenza giunti a portare il saluto a Roby e poi allo stadio a darci supporto nelle curva…riusciamo a riportare delle bandiere piu grandi del solito e cerchiamo di colorare al meglio la curva…la squadra in campo nonostante la superiorità grazie ad un espulsione per buona parte del match non si fa sentire anzi sembra che addirittura la squadra avversaria possa
vincere la partita…sugli spalti gli avversari offrono una coreografia semplice ma di ottimo impatto una serie di bandierine colorano l’intero settore ospiti…finita la partita per noi solita festa in parcheggio con gli amici vicentini…bien bien bien non c’e che dire…tempo di tornare a lavorare a due giorni dopo e’ gia tempo di trasferta…si ritorna in sicilia destinazione Catania…Partenza mercoledi mattina non sono ancora le sei e ci troviamo gia per partire in direzione Verona da dove avremmo preso l’aereo per Catania…sosta al parcheggio Low Cost situato a distanza dall’aereoporto e dopo il check in saliamo sull’aereo… all’arrivo in terra etnea aspettiamo gli altri ragazzi partiti da venezia e dopo una veloce stima possiamo contare sulle 11 e mezza le ugole presenti raggiungiamo con il taxi il centro citta e pranziamo…devo dire davvero buono scopro anche un dolce nuovo una bomba di grassi e calorie decisamente la cassatella…terminato il pranzo recuperiamo il taxi e ci dirigiamo verso lo stadio il traffico e’ piuttosto elevato e siamo costretti a scendere a meta strada…non resta quindi che farcela a piedi verso il settore ospiti in mezzo al pubblico catanese… Riusciamo a trovare il cancello del settore a noi riservato dove gli steward paiono increduli che fossimo giunti dal friuli superiamo le perquisizioni con relativo filmato documento in mano e zoommata sul documento…perfortuna che eravamo solo in 11.. entriamo nel settore e posizioniamo i drappi distintivi dei vari gruppi fra qualche fischio dei tifosi locali, subito ci accorgiamo di come sia difficile seguire la partita dalla nostra posizione visto il sole accecante e una rete di protezione veramente fastidiosa, in compenso la temperatura è circa di 18°C e nonostante sia ancora gennaio ci prendiamo il lusso di assistere all’evento in maniche corte.Le squadre entrano in campo e nemmeno dopo un minuto alla prima azione passiamo in vantaggio…il nostro settore esplode e la nostra esultanza finisce in diretta tv tanto che da casa gli amici ci testimoniano la nostra presenza sullo schermo…il nostro tifo e’ piuttosto altalenate cerchiamo di farci vivi il piu possibile nei momenti di pausa della curva accanto alla nostra ricevendo bordate di fischi ad ogni tentativo di farci sentire…almeno non siamo andati giu per niente…. nel secondo tempo potevamo fare di meglio, siamo stati per lunghi tratti in silenzio nonostante qualche ”chance” gli ultras locali ce la lasciano . Cala la curva accanto alla nostra mentre noi cerchiamo di incitare al squadra a crederci a questa qualificazione ma quando mancano pochi minuti alla fine del match la rete difesa da chimenti si gonfia per la seconda volta facendo sobbalzare il settore accanto al nostro mentre sale la delusione tra di noi per l’ennesima qualificazione buttata al vento…. Alla fine stiamo a guardare i festeggiamenti in campo del Catania per l’impresa compiuta, mentre una curva Nord euforica già lancia la sfida agli odiati romanisti. I giocatori ci salutano e ci ringraziano dal campo, solo Felipe però si avvicina al nostro settore facendoci dono della maglia, gli altri non lo ritengono necessario e rimangono a distanza: MILLE GRAZIE.Usciti delusi dal “Massimino” aspettiamo per una buona oretta che il traffico defluisca poi ci rechiamo in aeroporto per mezzo di Taxi, da lì passiamo le tre ore che ci dividono dal decollo al bar e fra una birra e l’altra cerchiamo di farcela passare anche perché siamo ad un punto in cui la stanchezza accumulata si fa sentire. Al rientro a Verona ci aspetta, dulcis in fundo, una fitta nebbia che non fa nient’altro che rallentare il nostro stanco ritorno a casa che avviene all’una passata…..e poco piu di un anno fa a catania era successo il fattaccio …nonostante la discoVERYTA non sia ancora emersa…ma i fatti di Badia al Pino lo testimoniano l’ennesimo mistero italiano…gli stadi appaiono sempre piu vuoti e anche alcuni giornalisti se ne accorgono …
Stadi: persi un milione di spettatori dal ’90
Un milione di spettatori in me­no. Sarà questo, se il trend continuerà, il risultato a fine an­no. Un milione di spettatori in me­no sui campi di serie A al termine delle trentotto giornate di campio­nato.
Il calo, da quindici anni a questa parte, è ormai continuo, si­stematico. E la tendenza non sem­bra voler cambiare, almeno in tempi brevi.
C’è stato, è vero, un lieve aumento all’inizio di questa stagione, ma dopo l’11 novembre, data in cui è rimasto ucciso Ga­briele Sandri (il giovane tifoso la­ziale morto nell’autogrill di Badìa al Pino), l’incremento si è subito fermato.
I numeri, già per conto loro, parlano chiaro. Il quadro però, as­sume caratteri addirittura depri­menti se paragonato agli altri campionati europei. Negli anni ’90 l’Italia era in testa alla gradua­toria: la media spettatori per ogni singola partita di A era di 35.000. Oggi siamo penultimi, insidiati anche dalla Francia (dove lo spet­tacolo, calcistico s’intende, non è poi così eccelso). Alla fine del gi­rone di andata datato 20 gennaio, la media italiana dice 23.134. Cer­to, se confrontati ai 19.711 dello scorso anno ( stagione calcistica ’06-’07), si potrebbe anche gioire, ma c’è da considerare che il pas­sato campionato era stato caratte­rizzato da Calciopoli e che non c’erano, a differenza di ora, due squadre del calibro di Juventus e Napoli.
Un altro dato che invita a riflet­tere è quello che contrappone la capienza degli stadi con il nume­ro delle presenze. In Germania, dove gli impianti sono stati rifatti per il Mondiale del 2006, la ca­pienza media è di 46.080 posti, e gli spettatori sono più o meno 39.000 ogni domenica. Capitolo a sé fa l’Inghilterra dove si registra sempre o quasi il tutto esaurito e dove trovare un biglietto di Pre­mier è spesso difficile. In Italia la capienza media è di 44.380 posti: se confrontata con le presenze (23.134 a fine girone di andata si è detto), si comprende facilmente che si riempie solo metà dello sta­dio. Sempre presenti chiaramen­te, le eccezioni che confermano la regola. La Juventus, ad esempio, riesce spesso e volentieri a riem­pire l’Olimpico di Torino ( 81% l’occupazione media per i bianco­neri) e anche il Catania può con­tare quasi sempre sull’apporto di moltissimi dei propri sostenitori ( l’occupazione media del Massi­mino è di poco inferiore all’80%). Tornando ad inquadrare il pa­norama europeo, se non bastasse­ro i vari rapporti capienza- pre­senze, si possono analizzare le semplici medie spettatori per ca­pire l’ampiezza del problema “fu­ga” dagli stadi italiani. L’Inghil­terra si diceva, il modello per ec­cellenza: 34.363 inglesi in media andavano allo stadio l’anno scor­so, addirittura 36.000 quest’anno. Un’inversione di tendenza per la Gran Bretagna dopo che le diret­te tv delle partite e il prezzo dei biglietti avevano allontanato la gente. E’ bastato in tal caso un ri­tocco sui prezzi dei tagliandi ed ecco che si è tornati a crescere. La Bundesliga in tal senso è il tor­neo più seguito: nel girone di an­data di quest’anno sono cresciuti tanto (4 per cento), fino ad essere 39.045, i tedeschi che di media hanno riempito gli impianti (che hanno poco più di un anno di vita). In Spagna invece si parla di un numero vicino alle 30.000 persone a partita. La Francia, unico cam­pionato considerato tra i grandi d’Europa ad esserci dietro, è a quota 21.329. Non molto distante insomma, dai nostri 23.134 del gi­rone di andata. (corriere dello sport)
Tornando a una settimana fa l’udinese le ha prese a Napoli per 3 a 1 …non posso dire nulla sulla trasferta visto che di sabato c’e anche gente che lavora quindi ho dovuto saltare…se non coomentare alcune cose raccontatemi da chi era presente…ma la legge e’ tutta uguale in questo paese???pare proprio di no se no non ci sono parole per commentare come sia possibile che i napoletani riescano ad esporre striscioni lunghi 70 metri senza dover chiedere il permesso a nessuno o ad accendere durante la partita torce e nessuno provveda…perche nella piccola realta di udine tutto questo non c’ e’ possibile non siamo tutti uguali forse???
la settimana appena trascorsa poco da segnalare se non il cavillo che hanno trovato quei magna magna di politici per andare alle elezioni ma facendo in modo di riuscire a percepire la pensione nonostante la fine prematura del governo…infatti non hanno fatto niente di meglio che proporre la data come election day la prima giornata libera non appena fossero certi di percepire la pensione per quelli appena decaduti…continueranno a sparare le loro cagate poi finalmente ce ne sbarazzeremo per fare posto ad altrettanti che avranno la stessa missioni…sparare cagate e litigare tra di loro fino al giorno ultimo per garantirgli la pensione….per concludere un bell’articolo trovato in giro per il web ….
PERCHE’ IL TIFOSO SI E’ STANCATO DI ANDARE ALLO STADIO
Il Corriere dello Sport sta giornalmente illuminando l’Italia sul perchè lo stadio è un luogo sempre più lontano dai tifosi o, se volete, i tifosi si stanno allontanando sempre di più dagli stadi. Lungi dal ricordare le verità degli ottimi cronisti del quotidiano romano (non si sa più quando si gioca una partita, partite con soli abbonati o a porte chiuse, biglietto acquistabile fino a 48 ore prima, coda alla ricevitoria, esosità del prezzo del biglietto…) va rimarcata l’assoluta repressione nei confronti dei tifosi da parte di quanti fanno parte del Comitato dei saggi. Oggi nello stadio non si possono portare più bibite (le paghi a peso d’oro dentro…), nè l’acqua, non si possono fare treni speciali nè torciate (vai in galera per un fumogeno acceso….), le bandiere con aste di plastica, i cartoncini no perchè sono infiammabili. In compenso, però, i ricavi delle società continuano ad aumentare, tutti hanno introiti elevatissimi tranne il tifoso, cioè colui che dovrebbe assiepare gli stadi. Quando arrivò sky tutti indistintamente (abbiamo ancora nelle orecchie le frasi di giornalisti e dirigenti di società) dissero che i prezzi al botteghino sarebbero diventati popolari per fronteggiare il dilagare della televisione a pagamento. Quanto di più falso. Oggi gli unici penalizzati di questo show-business sono solo i tifosi.
Non sappiamo, infine, cosa stia facendo, o come stia vivendo Luigi Spaccarotella, il poliziotto che ha sparato a Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio. Sappiamo solo come stanno vivendo padre, madre e fratello. Il poliziotto, ovviamente a piede libero, potrebbe andare a Cortina a fare le vacanze con gli sci. Cosa volete, d’altronde non si tratta di un tifoso che ha sparato ad un poliziotto. Anzi Antonino Speziale, il presunto assassino di Raciti, ha dovuto scontare una gogna mediatica e giorni di galera prima di essere liberato con scuse a mezza bocca perchè non c’erano prove sufficienti per incastrarlo. In compenso non si sa se, e quando, ci sarà una condanna per questo Spaccarotella che passeggia beato per le vie di Arezzo. Non lamentatevi, poi, se il tifoso si è stancato del calcio e vi boicotta.
fonte: http://www.tuttalac.it/default.htm
Finalmente qualcuno che ha le palle di dire la verità…happy weekend a tutti e per domani non resta che ricordare a qelli che ci staranno di fronte che possono cantarlo quanto vogliono ma dal 1896 i primi bianco­neri in Italia rimaniamo noi…