Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Archivio per marzo, 2008

Ciao Bagna


30 – 03 – 2008

Matteo, “Il Bagna”, era un ultras, membro dei Boys Parma 1977. Era un giovane di 27 anni, con una famiglia, un lavoro e tante passioni. Tra queste c’era il Parma Calcio. Seguiva la squadra in casa e in trasferta e partecipava attivamente al tifo.
Oggi pomeriggio Il Bagna è morto. Si è spento in un autogrill, tra gli sguardi sgomenti dei suoi fratelli. Non rivedremo più il suo sorriso timido; non sentiremo più la sua voce amichevole e sanguigna. Qualcosa di caro, a cui eravamo abituati, c’è stato repentinamente sottratto. E adesso ne sentiamo la feroce mancanza.
E’ il momento delle lacrime e del dolore. Per la sua famiglia, per i suoi amici, per i suoi cari. Ed è il momento del rispetto e del silenzio, per chi ha un cuore e una coscienza.
Ma alcuni non si fermano neppure davanti alla morte. Stravolgono i fatti, e una giovane vita spezzata, grazie a mille menzogne, diventa il mezzo per supportare teorie, fare audience, inventare scoop. Un’opera di disinformazione che arriva al più becero sciacallaggio.
S’è parlato di catene, spranghe e bastoni. Ma né noi né gli juventini eravamo armati. S’è parlato di scontri e di tafferugli, ma le due fazioni non si sono date battaglia. S’è parlato ancora di tifo violento e di voler sospendere le trasferte dei tifosi, ma Il Bagna non è stato ucciso da altri ultras, è morto sotto le ruote di un pullman.
Un altro fatto di sangue, ma l’ultras non è il carnefice. E’ la vittima.
Si rispetti la verità, si rispetti la memoria di un ragazzo che non c’è più, si rispetti il dolore di chi a Matteo ha voluto bene.

BOYS PARMA 1977


Free Tibet

Tutto e’ iniziato quando i monaci tibetani sono scesi nuovamente in piazza scuotendo le province cinesi abitate dai tibetani . Lunedì scorso, 500 monaci del monastero di Drepung hanno sfidato le autorità dando vita a un corteo nella capitale del Tibet, Lhasa, ad una manifestazione .
Il governo cinese ha definito questa manifestazione “un’azione illegale che minaccia la stabilità sociale”e ha pensato bene di intervenire con circa
2.000 agenti di sicurezza che hanno lanciato gas lacrimogeni per cercare di disperdere i monaci del monastero .
I monaci chiedevano la liberazione di una decina di confratelli del monastero di Sera imprigionati questo mese per aver fatto sventolare la bandiera del Tibet e per aver scandito slogan a favore dell’indipendenza.
Secondo il governo tibetano in esilio, e’ di almeno 130 morti il bilancio provvisorio della sanguinosa repressione cinese delle manifestazioni in Tibet mentre secondo Pechino si parla invece di 19 vittime (18 civili e un poliziotto cinese) e 623 feriti .
In questo clima di amore mascherato si e’ svolte in Grecia ad olimpia l’accensione della fiamma che fara il giro dei continenti per giungere nella capitale cinese.
L’episodio degno di nota della manifestazione e’ accaduto quando durante il discorso cinese alcuni manifestanti sono intervenuti alle spalle dell’organizzatore cinese dell’evento sono apparsi due uomini che hanno mostrato una bandiera a 5 manette e hanno provato a parlare nel microfono. I due sono stati quasi immediatamente bloccati dalla polizia greca, assieme ad un altro uomo anch’esso fermato dai poliziotti. Le immagini, in mondovisione, sono state brevemente oscurate dalla tv cinese che, per scongiurare incidenti, le ha trasmesse in differita.


“Le contestazioni. Proseguiranno fino all’8 agosto, giorno dell’apertura dei Giochi, le azioni di disturbo inaugurate oggi da Rsf. “ lo annuncia lo stesso Menard, fermato dalla polizia greca con altri due militanti: “Vogliamo che i capi di Stato stranieri boicottino l’apertura dei Giochi. Non abbiamo niente contro le Olimpiadi o contro gli atleti, ricordiamo agli Stati che la Cina è la più grande prigione del mondo”. E una tedofora thailandese, Narisa Chakrabongse, presidente della Green World Foundation, annuncia che per protesta non porterà la fiaccola: “Voglio mandare un messaggio alla Cina, le sue azioni non possono essere accettate dalla comunità internazionale. La sua politica nei confronti del Tibet va rivista con urgenza”.
E qualcosa e’ mosso…mentre Sarkozy annuncia un possibile boicottaggio della cerimonia inaugurale il governo di Londra ha già annunciato che parteciperà sia alle Olimpiadi di Pechino che alla sua cerimonia di apertura visto che la città ospiterà i Giochi successivi del 2012
In questo contesto, Cipro e Danimarca hanno escluso giovedì ogni tipo di boicottaggio delle Olimpiadi con dichiarazioni ufficiali dei rispettivi ministri degli Esteri. Invece il presidente dell’Estonia, Toomas Hendrik, ha annunciato che non andrà alla cerimonia di apertura per «impegni precedenti» e non per la questione del Tibet. Il primo ministro della Polonia Donald Tusk e il presidente della Rep. Ceca Vaclav Havel avevano già detto che non sarebbero andati a Pechino a causa delle repressione cinese in Tibet. Il vice premier del Belgio, Didier Reynders, non esclude il boicottaggio della cerimonia di apertura. «Non è un’opzione che prendiamo in considerazione oggi, la nostra posizione ufficiale è chiara e non è cambiata. Ma non si può mai escludere il peggio». Sempre in Belgio, il ministro dello Sport delle Fiandre ha detto che boicotterà la cerimonia dell’8 agosto perché «potrebbe essere utilizzata a fini propagandistici»…e l’Italia???eh aspetta come al solito di copiare qualche modello qua e la…interpellato da Reuters, il portavoce del ministero degli Esteri italiano, Pasquale Ferrara, ha detto che sarebbe importante che tutti i paesi dell’Unione europea adottino una linea comune sulla presenza delle autorità alla cerimonia di apertura, ma non ha voluto esprimersi sulla posizione del governo uscente al riguardo…strano no???
E intanto la repressione cinese va avanti…. ieri pechino aveva organizzato un viaggio ufficiale di giornalisti a Lhasa dopo la rivolta che si e’ invece trasformato in un boomerang politico .
Un gruppo di una trentina di monaci del tempio di Jokhang, il maggiore di Lhasa, ha fatto irruzione durante una presentazione ufficiale a un drappello selezionato di giornalisti cinesi e stranieri piangendo e urlando “il Tibet non è libero, il Tibet non è libero”.
Durante una piccola baraonda durata una quindicina di minuti, i monaci hanno gridato prima in tibetano poi in mandarino, per farsi capire dai giornalisti stranieri, che il Dalai Lama non c’entrava con le recenti rivolte antigovernative.
Pechino sostiene invece che il Dalai Lama è “la radice del disastro” tibetano, come scriveva ieri il Quotidiano del Tibet, organo del governo regionale.
I funzionari cinesi hanno gridato ai giornalisti di uscire e provavano a tirarli via durante la protesta.
“Vogliono opprimere il Dalai Lama e non è giusto,” ha gridato un monaco.
Altri monaci hanno detto di sapere che sarebbero stati arrestati per questo loro gesto ma di essere pronti al sacrificio.
Hanno spiegato di essersi precipitati verso i giornalisti mentre questi venivano portati nella parte più interna e sacra del monastero perché sconvolti nel sentire dire che il Tibet era sempre stato parte della Cina.
I monaci sono stati poi portati via e anche i cronisti sono stati allontanati.


Quello che vi siete persi…dal web…

In attesa di affrontare temi seri un paio di cazzate raccolte sul web…
Accarezza tigrotti, perde braccio Cuneo, infila braccio nella gabbia
Un uomo ha infilato il braccio in una gabbia per accarezzare dei tigrotti ed è finito con l’arto dilaniato dalle tigri adulte. E’ accaduto a Cuneo, dove da due settimane si esibisce il circo Coliseum Roma. Vittima dell’incidente è un cuneese di 36 anni, che ha scavalcato la recinzione di sicurezza del circo, si è avvicinato alla gabbia delle tigri e vi ha infilato l’avambraccio attraverso le sbarre, con l’intento di accarezzare due cuccioli.
Sono stati i tigrotti i primi ad aggredire il malcapitato ferendolo con una zampata. E mentre l’uomo non riusciva più a tirare fuori dalla gabbia il braccio, imprigionato fra sbarre molto strette, forse attirate dall’odore del sangue sono sopraggiunte le tigri adulte, che in pochi attimi gli hanno dilaniato l’arto. Molto rapidamente è intervenuto il domatore, che ha allontanato gli animali, consentendo così a personale del circo di allargare le sbarre in modo che l’uomo potesse liberare il braccio.
Il trentaseienne è stato ricoverato all’ospedale di Cuneo, dove è stato sottoposto a un lungo intervento chirurgico. La parte ossea del braccio e della mano sarebbe salva, ma la muscolatura appare danneggiata molto gravemente. L’uomo non è in pericolo di vita, ma è difficile per i medici prevedere se e quando potrà riprendere la funzionalità dell’arto.
Le tigri sono custodite in una robusta gabbia all’esterno del tendone che ospita il circo. Nei giorni scorsi sono state un’attrazione per tanti passanti, e non solo per chi ha assistito agli spettacoli. Ma la loro gabbia, sottolinea la direzione del circo, è separata dallo spazio che può essere occupato dai visitatori da un’ulteriore recinzione: proprio quella che l’incauto cuneese ha improvvisamente scavalcato.

Rimane per due anni seduta sul water
TOPEKA – Una donna è rimasta per due anni seduta sul water del bagno del fidanzato a Ness City, in Kansas, rifiutandosi di lasciare la scomoda posizione. Nel lungo tempo trascorso in quel posto la sua pelle si è attaccata alla tavoletta ed è stato necessario un intervento medico per liberarla. La polizia ha aperto una indagine: desidera chiarire perché il fidanzato abbia aspettato così a lungo a chiedere l’aiuto delle autorità. Lo sceriffo Bryan Whipple ha detto che la donna, di 35 anni, appariva “disorientata” e che le sue gambe erano “atrofizzate”.
Il fidanzato, che portava ogni giorno cibo e bevande alla donna, l’aveva supplicata più volte di lasciare il bagno ma senza successo. Dopo l’ennesimo fallimento ha chiamato la polizia. Gli agenti si sono rivolti ad una squadra medica che ha convinto la donna a lasciarsi trasportare all’ospedale di Wichita, a circa 200 km da dove la coppia abita. La donna, che indossava una tuta da ginnastica, è stata trasportata in ospedale insieme alla tavoletta, che è stata staccata dal suo corpo solo con un intervento perché la pelle si era fusa alla ciambella.
Un vicino di casa ha detto che la donna ha perso la madre quando era molto giovane, ha avuto una infanzia molto difficile ed è stata tenuta chiusa in casa per lunghi periodi. “Ma tutta la storia resta un po’ assurda”, ha commentato.

Gb, 1.000 imbucati alla sua festa Distrutta la villa di una 18enne
Voleva che il suo 18esimo compleanno fosse ricordato per una festa memorabile, alla quale aveva invitato 300 persone. Di certo non se lo dimenticherà: al party della appena maggiorenne britannica Sarah Ruscoe si sono presentati circa mille imbucati, che avevano saputo dell’evento alla radio. La sua elegante villa in stile georgiano nel Devon (sud-ovest dell’Inghilterra) è stata devastata.
Secondo quanto riferisce la stampa britannica, i “gatecrashers” (ovvero gli “abbatti cancelli”, cioè gli imbucati) si sono davvero lasciati andare: hanno distrutto mobili, mandato in pezzi finestre e specchi, staccato e sventrato i quadri, si sono appesi ai lampadari tirandoli giù, e in generale ridotto l’abitazione a un campo di battaglia.
E’ dovuta intervenire addirittura la polizia, che attorno alle 22:30 ha disperso i presenti con l’aiuto di cani, dopo essere stata accolta dal lancio di bottiglie.
I problemi sono nati quando uno degli invitati ha telefonato a una trasmissione di BBC Radio 1, parlando della festa al dj Pete Tong, e incoraggiando quest’ultimo a invitare chiunque volesse divertirsi, durante la sua trasmissione. Il messaggio era chiaro: chiunque fosse arrivato in maschera, sarebbe stato ammesso.
Rebecca Brooks, madre di Sarah, sta ora pensando di denunciare la Bbc, visto che nella residenza di Colehayes Park, una elegante magione con un vasto parco attorno, si contano migliaia di sterline di danni.
L’emittente si è difesa dicendo che Pete Tong non ha dato l’indirizzo della festa, ma si è limitato a riferire i dettagli che gli aveva comunicato l’invitato, affermando che la festa era nella località di Bovey Tracey.

Risolto il dirottamento misterioso del 1971
Il dirottatore si fece dare 200 mila dollari e si lancio in volo. L’Fbi ha sempre ritenuto morto nella caduta
SEATTLE – Il 24 novembre 1971, alla vigilia del Giorno del Ringraziamento, un passeggero imbarcatosi su un volo della Northwest diretto a Seattle con il nome di Dan B. Cooper, si alza dal posto 18C e presenta a una hostess un bigliettino in cui c’è scritto che ha una bomba in una valigia. La hostess lo porta dal pilota e il Boeing atterra a Seattle. Cooper libera i passeggeri in cambio di 200 mila dollari in banconote da 20 e quattro paracadute, quindi costringe il pilota a decollare con rotta verso il Messico.
LANCIO Una volta in volo si lancia con il paracadute dal portello posteriore. E scompare nel nulla. Nel 1980 un bambino trovò nei boschi 4 mila dollari: la polizia stabilì che si trattava di una parte del riscatto. Ma ulteriori ricerche non approdano a niente, finche alla fine dello scorso anno l’Fbi chiede aiuto di cittadini per fornire informazioni su un uomo con impermeabile nero, giacca e cravatta nera, occhiali da sole. Ora, forse, una parte del mistero è stata risolta.
PARACADUTE – Mentre alcuni bambini giocavano in una fattoria nel sud-ovest dello Stato di Washington, hanno trovato un paracadute. È stata avvertita l’Fbi che ha stabilito che la zona è compatibile con il percorso del Boeing e l’eventuale traiettoria del lancio di Cooper considerando il vento che tirava nell’area la sera del 24 novembre 1971. Inoltre il tipo di paracadute corrisponde a quelli che gli erano stati forniti in cambio della liberazione degli ostaggi. Quindi cadono le teorie fin qui sostenute sul fatto che Cooper non poteva essere sopravvissuto a un lancio di quel tipo portando con sé anche i soldi. Ora Cooper, se è ancora vivo, avrebbe oltre 80 anni, o forse è già sulla novantina.


15_marzo_part_two

La seconda parte del post inizia con la notizia che finalmente arriva il daspo anche per i giocatori…
Due calciatori si picchiano in campo: scatta il Daspo
I due per un anno non potranno accedere ai campi sportivi, né da tifosi né da calciatori.
La questura di Enna ha emesso un Daspo nei confronti di due giocatori calciatori. Il questore di Enna Domenico Percolla ha stabilito tale provvedimento per un giocatore del Usd Nicosia ed uno del Catavuturo, squadre che militano nel campionato di promozione girone H, che nel corso di una partita hanno litigato fino ad arrivare a fare a pugni.
I due non potranno accedere a nessuna manifestazione calcistica per un anno, ma secondo il questore Percolla non si tratta di un precedente: “Non è la prima volta che si estende un provvedimento destinato ad arginare i casi di violenza da parte del pubblico sportivo, a due giocatori. Già in Campania c’è stato un precedente”.
ma il gip ha pensato bene che era troppo per i giocatori dover andare in questura ogni santissima domenica non sono mica ultras loro..
Il gip del Tribunale di Avellino non ha convalidato il provvedimento dell’obbligo di firma proposto dal questore a corredo dei Daspo emessi a carico degli 8 calciatori di Serino e Solofra. Gli stessi coinvolti in una maxi rissa durante l’incontro dello scorso 25 febbraio. Gara valida per il campionato di Eccellenza, girone B, terminata a calci e pugni. Con tale decisione, il giudice per le indagini preliminari lascia intendere di non ravvisare una accertata pericolosità. D’altra parte la lite è scoppiata sul terreno di gioco e non è proseguita altrove. Ora, dunque, le due società di calcio attendono una misura più morbida anche da parte dello stesso questore che ha praticamente “squalificato” i giocatori per tre anni. Diversa potrebbe essere la posizione di Catello Savarese, tesserato con la squadra conciaria, già appiedato per 7 turni dal Giudice Sportivo e raggiunto da Daspo come tifoso della Juve Stabia. Savarese, infatti, è stato autorizzato a giocare le partite del Solofra grazie ad una deroga concessa dal prefetto di Napoli.
e cosi ecco gia trovato il cavillo…e sul tema ecco le polemiche dovute ad un esultanza particolare…


Cahill esulta “ammanettato”
Il centrocampista australiano dell’Everton ha festeggiato il gol al Portsmouth a polsi uniti per salutare il fratello Sean, che si trova in carcere. La polizia: “Un gesto gravemente irresponsabile, un messaggio negativo per i giovani”. E lui si scusa
LONDRA, 4 marzo 2008 – Quando ha segnato la seconda rete dell’Everton contro il Portsmouth, il centrocampista Tim Cahill si è messo in favore di telecamere e ha unito le mani a mo’ di manette. Un gesto di cui poi si è scusato: “E’ stato un atto spontaneo e una reazione emotiva, ma volevo solo far capire a mio fratello Sean che lo stavo pensando e che mi manca. Mi scuso di tutto cuore se ho offeso qualcuno, non era affatto mia intenzione. Sono così orgoglioso che lui sia felice per me – ha detto il giocatore australiano – e io penso a lui continuamente”. Peccato però che l’idilliaco quadretto familiare sia stato fatto a pezzi dalla realtà che, come racconta il “Daily Mail”, nasconde una storia di violenza.
AGGRESSIONE – Il fratello di Cahill è, infatti, finito dietro le sbarre per aver brutalmente colpito con due calci in faccia il 31enne Christopher Stapley, facendogli perdere un occhio. L’aggressione avvenne nel luglio del 2004 a Bromley, zona sud est di Londra, e la vittima, che ora rischia di rimanere completamente cieca dopo che le dolorose cure alle quali si è sottoposto in questi anni non sembrano aver funzionato come si pensava, ha dovuto attendere fino al 2007 prima di vedere Cahill definitivamente in cella. Dopo il primo arresto, infatti, il 29enne fratello del giocatore dell’Everton scappò in Australia, venendo meno alla libertà su cauzione, e solo a marzo dello scorso anno è stato assicurato alla giustizia grazie a un mandato di cattura internazionale, con l’accusa di danni corporali gravi e intenzionali e condannato a sei anni di reclusione.
MODELLO NEGATIVO – Adesso Stapley, che ha sofferto di depressione, si è trasferito negli Stati Uniti nel tentativo di iniziare una nuova vita, ma la sua famiglia è rimasta a Orpington, Londra, e non ha gradito affatto lo “spettacolo” messo in scena da Tim Cahill domenica scorsa. “Vogliamo solo andare avanti – ha detto la madre Pamela al giornale londinese – . Chris non sa quanto è successo sul campo di calcio e non vogliamo che lo sappia. Sean un martire? Questa è l’opinione del fratello e della famiglia Cahill”. Ma il gesto di esultanza scelto dal giocatore australiano ha scatenato la durissima reazione della polizia e, in particolare, del detective Will Hope della Polizia Metropolitana, che condusse le indagini all’epoca della vergognosa aggressione. “E’ davvero molto triste – ha spiegato l’agente – che il caso sia arrivato all’attenzione dell’opinione pubblica in questo modo. Il brutale comportamento di Sean Cahill ha cambiato per sempre la vita di un giovane, al punto da costringerlo ad allontanarsi dalla sua famiglia per cercare di dimenticare ed andare avanti. Come personaggio pubblico e campione dello sport, il gesto di Tim Cahill è stato gravemente irresponsabile. Celebrando il gol in quella maniera sembra quasi che lui approvi quanto fatto dal fratello. Che genere di messaggio possiamo, quindi, trasmettere alle giovani generazioni?”.
SCELTA PERSONALE – Il polverone scatenato da Cahill ha costretto il portavoce dell’Everton, Ian Ross, a rilasciare una dichiarazione ufficiale, nella quale il club di Liverpool si è schierato con il proprio giocatore: “Il gesto non è stato inappropriato – si legge sul sito della BBC – e il modo in cui uno sceglie di celebrare un gol è un fatto privato. Ma sono sicuro che Tim fosse perfettamente consapevole che molti non avrebbero approvato la sua esultanza”. Per ora, la Football Association ha preferito chiamarsi fuori dalla questione, ricordando che ogni decisione in materia di “celebrazione post gol” spetta al direttore di gara, a meno che il gesto in questione non sia ritenuto offensivo.
Simona Marchetti
e la settimana successiva e’ stata caratterizzata dagli incontri della champions league con l’eliminazione del milan ai danni dell’arsenal e la vittoria della roma a madrid…per la fiorentina ostacolo everton…seconda sq1uadra di Liverpool che porta a firenze un buon numero di tifosi …


belle facce davvero…il sabato udinese di scena a palermo e a me come per tutte le partite anticipate per colpa di questo calcio moderno sempre piu schiavo delle paytv tocca saltare quindi niente resoconto del viaggio a palermo…l’altro anticipo era la partita dell’inter che festeggiava il suo centenario…particolare menzionato solo per arrivare ad un dettaglio presente nel comunicato della curva neroazurra…

Emergenza Coreografia !!!
La Curva Nord ha ricevuto notizia che le sarà consentita PIENA libertà di “Colore”.
In altre parole in occasione dell’incontro di sabato si potrà realizzare ogni tipo di coreografia senza sottostare ad alcun vincolo o dover render conto ad alcun organo di polizia.
In considerazione di queste premessa che si sposa perfettamente con il rispetto della linea decisa dalla Curva in “materia” di coreografie, la Nord sta valutando di mettere in campo tutto il proprio potenziale Coreografico per celebrare degnamente l’evento.
Non si sa come mai ma per festeggiare il centenario nessun vincolo a livello di coreografie…ma che storia e’ questa???e le leggi vanno a farsi benedire???solo perche la societa festeggia il centenario libero spazio a tutto cio che si vuole???mah…per la mia domenica On the terraces non resta che seguire la squadra del pordenone che gioca in casa contro la manzanese nel settore est…buon tifo dei ragazzi di casa che organizzano una coreografia all’inizio della partita per spingere la squadra verso la vittoria che garantirebbe il piu 10 sulla seconda in classifica…ma sul campo le cose non vanno come sognate…anzi la sconfitta pare il risultato piu giusto e ora il distacco e’ di 4 punti…da segnalare a fine partita il salto al baretto dello stadio con chiacchierata tra tifosi mister e giocatori di entrambe le squadre…ed ora in attesa della partita di oggi tra udinese e lazio un articolo serio che per una volta va contro la massa…

Qualcuno ha già riscritto sul cordolo da poco riverniciato
Il segnale che indica “Firenze”, ormai privo delle sciarpe
Ancora il segnale; pochi giorni fa era colorato da una marea di vessilli
Gli adesivi delle varie tifoserie sono stati coperti da vernice blu
Una visione dell’Autogrill, nel quale la mattina dell’11 novembre accadde la tragedia
Il parcheggio nel quale Gabriele Sandri fu colpito dal proiettile e perse la vita
Scritto da Alberto Tiezzi
BADIA AL PINO – Chiunque passasse di lì, si fermava un attimo, osservava, si chiudeva in riflessione, dedicava un attimo della propria frenetica vita alla memoria di Gabriele Sandri. Quell’anonimo segnale autostradale era diventato una sorta di tempio profano; quel segnale era, per dirla alla Yeats, una bellezza terribile, perché, nato dalla tragedia della morte del dj laziale, aveva per una volta sottolineato il lato buono del tifo calcistico. Tutte le tifoserie, ma anche sportivi comuni, appassionati, gente ignara di cosa sia un pallone: tutti, in una parola, s’erano uniti nel ricordo del povero ragazzo ucciso mentre andava a vedere la partita. I ragazzi della Valdichiana, al pari di chi scrive, s’erano affezionati a quel tempio consacrato al calcio ed alla memoria del ragazzo ucciso; l’avevano visto crescere, di giorno in giorno, di settimana in settimana. Prima qualche sciarpa, poi una marea di sciarpe, che copriva tutto il segnale; ma anche bandiere, vessili, adesivi, scritte a pennarello, addirittura abbonamenti di chi col calcio, dopo quella mattina dell’11 novembre, aveva deciso di chiudere. Ed i tifosi di pallone s’erano commossi più degli altri, non solo perché coscienti che al posto dello sfortunato dj potevano esserci loro, ma anche perché conoscevano l’umore di chi si prepara a vedere una partita dei suoi beniamini, un sentimento di gioia e di attesa che tutto merita fuorché l’essere stroncato in quel modo.
Oggi quel segnale è tornato ad essere anonimo. E’ tornata, quella scritta, “Firenze”, che sa d’amaro come poco altro. Via le sciarpe, via le bandiere, via tutto. Riverniciato (in malo modo, peraltro), anche il cordolo in cemento, si sono volute togliere anche le scritte che onoravano la memoria di Gabbo. Il tempo della memoria è finito, a quanto pare. Forse il nostro Paese vuole che si dimentichi presto una pagina nera della storia calcistica (e non solo) italiana. Forse non c’è spazio nemmeno per una lacrima, per un sentito e commosso momento di riflessione. Forse a qualcuno ha fatto male vedere tutta questa partecipazione, l’unirsi univoco di chi di solito è diviso da una rivalità pallonara. Vorremmo sapere perché. Vorremmo sapere se c’era davvero bisogno dell’ultima ingiustizia nei confronti di un ragazzo, partito per andare a vedere una partita e mai più tornato a casa. Un ragazzo che ha visto svanire la sua vita, la sua felicità, la sua fede in un anonimo parcheggio di un autogrill aretino. La passione della gente aveva fatto sì che, perlomento, quel luogo non fosse più anonimo. Adesso è tornato ad esserlo. Perdonaci per l’ennesima ingiustizia, Gabbo e… speriamo sia l’ultima.


onore a chi si ferma ancora a e lasciare un ricordo ….

messaggi lasciati dai boys parma al ritorno dalla trasferta a roma…e mentre i giornalisti si soffermano a scrivere le loro cazzate contro delle scritte ingiuriose nei confronti dei poliziotti ecco che passa in secondo piano una notizia molto piu significativa…

Il racconto della testimone dell’omicidio del tifoso laziale, ucciso sulla A1
“Puntò la pistola verso quell’auto. La teneva con entrambe le mani. Poi sparò”
Sandri, la superteste giapponese
“L’agente mirò per 10 secondi”
dal nostro inviato MARINO BISSO
AREZZO – “Quel poliziotto prima di sparare puntò l’arma e prese la mira per dieci secondi…”. È l’accusa della supertestimone dell’omicidio di Gabriele Sandri. Ma non solo: cinque giorni prima aveva superato con giudizio positivo l’addestramento al poligono di tiro. Era il 6 novembre 2006, qualche giorno dopo, domenica 11, l’agente della polstrada Luigi Spaccarotella estrasse la pistola d’ordinanza e sparò contro l’auto con a bordo Gabriele Sandri uccidendo il 28enne tifoso della Lazio.
“Non fu un colpo accidentale. Quell’agente mirò prima di premere il grilletto” hanno sempre sostenuto i famigliari di Sandri, assistiti dall’avvocato Michele Monaco. Una ricostruzione fatta propria dal pm Giuseppe Ledda che, a chiusura delle indagine, ha confermato l’imputazione di “omicidio volontario”. Una conclusione basata su alcune dichiarazioni. Ad accusare il giovane poliziotto sono due donne e in particolare un’operatrice turistica giapponese che per caso quella domenica si trovava nell’area di servizio di Badia al Pino sull’A1, vicino ad Arezzo. Keiko H., 42 anni, è la supertestimone dell’inchiesta sull’uccisione di “Gabbo”. Il 15 novembre ha raccontato la sua verità agli investigatori della guardia di finanza e ora le sue dichiarazioni sono finite tra le migliaia di pagine depositate dalla Procura di Arezzo.
“Dopo aver fatto colazione – si legge sul verbale – uscivo dall’autogrill per fumare una sigaretta nel piazzale antistante. All’improvviso sentii uno sparo. Ma non capivo la provenienza. Vidi allora dei ragazzi, dall’altra parte dell’autostrada, scappare e correre verso delle autovetture. Successivamente vidi i due poliziotti correre verso di me e in particolare uno dirigersi verso l’estremità del piazzale mentre dall’altra parte i ragazzi salivano su un’autovettura di colore chiaro. Il poliziotto dopo essersi fermato puntava una pistola tenendola con entrambe le mani protese in direzione dell’autovettura e dopo circa dieci secondi sparava. Ricordo bene il momento dello sparo: l’autovettura era in movimento e anche dopo proseguiva la marcia. A quel punto, impaurita, mi sono recata verso il pullman sul quale viaggiavo”.
La versione della giovane giapponese trova conferma anche dal racconto da una cassiera dell’autogrill. La donna però riferisce di aver sentito uno solo sparo. “All’interno del market un mio collega aiutava a fare delle fotocopie, dopo alcuni minuti l’agente è uscito. Dopo un quarto d’ora udivo il suono di una sirena. Allora uscivo dal locale e vidi che c’erano due auto della polizia. Nell’area di servizio opposta vedevo delle persone correre con in mano dei bastoni o qualcosa di simile e raggiungere un’autovettura e saliti a bordo partire in direzione nord”.
La dipendente dell’autogrill racconta poi il momento dello sparo. “In quell’istante uno dei poliziotti mi è passato davanti. Giunto alla fine del guardrail, all’altezza di un cumulo di terra smossa, ha disteso entrambe le mani impugnando la pistola. Ha aspettato che quell’auto imboccasse la rampa che da accesso all’autostrada e poi ho udito un colpo di pistola. E mentre l’auto continuava il suo viaggio, il poliziotto è tornato sui suoi passi, sempre correndo, e ha raggiunto i suoi colleghi”. E ancora: “Non ho notato assolutamente se il poliziotto durante la corsa, sia all’andata che al ritorno, avesse in mano una pistola che, ripeto, gli ho visto impugnare solo poco prima della sparo”.

E nuove notizie anche da catania …

Raciti, “buchi neri” nei filmati
Fonte: http://www.lasicilia.it
La perizia della difesa di alcuni tifosi, indagati per resistenza a pubblico ufficiale durante i fatti del derby nel 2007, metterebbe in discussione tutto l’impianto accusatorio. I processi per gli incidenti del Massimino potrebbero essere riuniti in un unico procedimento
“Buchi neri” per 21 minuti complessivi e un vuoto di quattro fotogrammi nel lancio del sottolavello che, secondo l’accusa, il 2 febbraio del 2007 avrebbe ferito mortalmente l’ispettore di polizia Filippo Raciti durante il derby con il Palermo. Sono le nuove carte dell’avvocato Giovanni Adami, del foro di Udine, che assiste alcuni tifosi imputati per resistenza aggravata a pubblico ufficiale per gli scontri allo stadio Massimino.
La novità è emersa durante un’udienza di uno dei processi che si celebrano per gli incidenti a Catania e che potrebbero essere riuniti in un unico procedimento.
La tesi del ‘buco’ nelle immagini e di errori nella trascrizione della tempistica nei filmati in possesso di polizia e Procura è dell’avvocato Adami, che ha affidato una perizia di parte a un esperto del settore, Lorenzo Crespo di Torino, che ha analizzato le immagini girate dalle televisioni private e dalle telecamere a circuito chiuso del Massimino.
Secondo la tesi della difesa, il venir meno dell’affidabilità delle immagini metterebbe in discussione tutto l’impianto accusatorio, facendo cadere l’imputazione di resistenza aggravata a pubblico ufficiale.
La relazione, depositata agli atti del processo per resistenza a pubblico ufficiale nei confronti di ‘Koala’, il capo degli ultras dell’Associazione non riconosciuta, potrebbe confluire nel processo per l’omicidio Raciti.
L’avvocato Giuseppe Lipera, che difende l’unico imputato per il delitto, AS, ha incontrato il collega e parlato del caso. I due legali nei prossimi giorni potrebbero incontrare i giornalisti, in conferenza stampa, per spiegare nei dettagli il contenuto della perizia di parte e le tesi della difesa.

ultima news dal mondo del calcio per tornare sui classici temi…quelli un po piu da questo blog…

Rutto da rosso
Espulso per aver commentato “rumorosamente” una punizione assegnata dall’arbitro agli avversari. E’ successo a uno juniores del Lavello (serie D)
CAMPOBASSO, 9 marzo 2008 – Una protesta “pesante”, a metà tra il dissenso nei confronti dell’arbitro e il sollievo di digerire un pranzo un po’ sopra le righe. Un rutto. Rumoroso ed evidentemente irrispettoso nei confronti dell’arbitro. Ecco il motivo, originale e un po’ comico, dell’espulsione di un giocatore del Lavello, formazione lucana iscritta al campionato “juniores nazionali”, girone N, e sconfitta dal Campobasso (9-0) nella partita giocata sabato in Molise.
RUTTO DA ROSSO – Al 36′ del primo tempo, sul punteggio di 2-0, il fattaccio, riportato dal quotidiano Primo Piano: c’è una punizione per il Campobasso considerata “generosa” dal Lavello. Qualcuno protesta, qualcun altro allarga le braccia sconsolato. Uno, forse senza pensarci, fa partire un sonoro commento che non sfugge all’arbitro, il beneventano Mazzulla. Rosso diretto e Lavello in dieci, avviato verso il 9-0 e un pomeriggio difficile da digerire…
per le notizie delle cazzate raccolte in queste due settimane appuntamento a martedi…ah non dimentichiamoci che lunedi e’ San Partizio…
Happy St. Patrick’s Day !!!


15_marzo_part_one

Iniziamo questo post con un immagine trovata nel mio dolce bighellonare sue giu per il web…


molti lo conosceranno molti no e per chi non lo sapesse rispetto la sua totale ignoranza e gli faccio presente che si tratta di Andy Capp…se non sapete chi sia non resta che una rapida ricerca su google o su wikipedia e vi schiarirete le idee…il post inizia da molto lontano precisamente da circa due settimane fa dalla trasferta di cui non ho ancora parlato…direzione Parma per il turno infrasettimanale..quello piu vicino a casa in direzione parma…partiamo tardi colpa mia e dell’infinita di prezzi che ho dovuto cambiare al lavoro e si ritarda di una mezzoretta il tutto se poi qualcuno si mette a fare il pedofilo di turno aspettando le ultime studentesse al bar delel corriere allora tutto si dilata…recuperiamo con successo gli altri e partiamo in direzione della citta ducale…riusciamo a non trovare intoppi a mestre e mentre la benzina scende consumata dal motore anche nel retro pulmino ci diamo da fare consumando le scorte alcoliche complice una musica accattivante e se poi aggiungiamo che qualcuno ci delizia anche con delle bibite di produzione propria diamo il meglio di noi…leggiamo tramite la rosea la formazione odierna e qualcuno commenta “ma Colombo gioca con l’impermeabile???”…cio che viene fuori dopo meglio non divulgarlo…tramite la rosea apprendiamo anche la fantastica iniziativa di autostrade spa che nella notte tra sabato e domenica ha pensato bene di levare da Badia al pino tutti gli scritti e le sciarpe portate dai tifosi italiani per portare solidarieta al tragico assassinio di Gabirele forse a qualcuno da fastidio il ricordo della tragica fine di un ragazzo ucciso senza motivo dallo stato italiano…ad un centinaio di km dalla citta ducale ci fermiamo per aspettare gli altri ragazzi partiti dopo di noi…con i quali consumiamo le residua scorte rimaste …in tutto siamo tre furgoni e una macchina…uniti e compatti partiamo…saltiamo il comitato d’accoglienza fuori dal casello e complice un navigatore satellitare raggiungiamo una mezzoretta prima del calcio d’inizio il settore ospiti…fuori ci sono alcuni ragazzi delle reggiana che complice una vecchia amicizia sono venuti a darci manforte per l’occasione…un po alla volta entriamo nel settore ospiti a noi riservato non senza qualche problema alla perquisizione ma si sa che a parma sono piu puntigliosi del solito…in tutto dentro il settore siamo una 5ina di ugole friulane a sostenere la squadra bianconera…la partita ha inizio e il nostro tifo comincia…le bandiere che oggi sono entrate sono sempre al vento e i nostri cosi si alzano la cielo senza mai fermarci…dalla parte opposta i tifosi ducali riempiono il proprio settore ma un po come da noi e’ solo la parte centrale a sostenere a gran voce la squadra …le bandiere dei boys sono concentrate solo nella parte centrale e durante il primo tempo riescono anche ad accendere un fumogeno…buona la loro prestazione tanto che nel secondo tempo il parma passa in vantaggio con Lucarelli poi pochi minuti dopo Cigarini raddoppia su rigore…noi non ci perdiamo d’animo e anzi continuiamo a sostenere a gran voce la squadra fino oltre il 90esimo…poi non ci dimentichiamo di chi non pouo tifare la sua squadra nel giorno del suo onomastico senza dimenticare chi ci ha lasciato prematuramente all’interno della nostra curva…finita la partita aspettiamo che i tifosi locali abbandonino lo stadio poi ripartiamo verso casa dove giungeremo attorno alle 3 di mattina…ma il mercoledi calcistico e’ stato caratterizzato dal derby di torino e da qualche fatto che di ultras abbia ben poco …pare che il gruppo Marche dei gobbi abbiano portato il loro striscione per farselo portare dentro tramite permessi alla questura ma fatto sta che al momento di esporlo non si trovava piu…ecco che allora lo striscione veniva esposto in curva granata…i gobbi tramite l’aiuto di digos e menate varie se lo facevano prontamente restituire per riappenderlo al proprio posto dichiarando che tale striscione non era stato preso in uno scontro ultras…forse loro non ricordano un paio di anni prima quando era stato preso in un modo simile lo striscione “Ragazzi Della Maratona” per citare un esempio…ma ormai tutto sta andando a rotoli…la domenica successiva per l’udinese la partita casalinga contro la Dea…vinta tra l’altro per 2 a 0 partita che segna l’esordio dei nuovi stewrad in tutti gli stadi d’italia…non senza problemi…a siena il sabato precedente l’incontro dei ragazzini si erano divertiti a scorrazzare all’interno del manto erboso con un ape…nessun provvedimento per loro tutti sotto i 14 anni…strano se erano ultras rischiavano 3 anni di diffida e cazzate simili…ma veniamo alla domenica calcistica…
Steward: il primo week end, tutto sommato, è stato abbastanza positivo. Solo due brutti episodi, a Bari e Empoli. A Bari uno steward è stato aggredito perché faceva solo il suo lavoro, tentava di impedire l’ingresso a spettatori senza biglietto. E Empoli due giovani tifosi del Siena hanno sputo contro uno steward e l’hanno anche minacciato. Ma il questore di Firenze, Francesco Tagliente, li ha immediatamente diffidati e per un paio di anni non potranno più mettere piede in uno stadio. ”
a pisa hanno fatto molto di peggio…

Multe ai tifosi seduti in un posto diverso da quello del biglietto
PISA. E’ di nuovo polemica. E rischia di trascinarsi dietro nuove denunce, nuove arrabbiature, nuovi allontanamenti dallo stadio.
A Pisa, diversi tifosi della curva Nord sono stati multati (la notifica è stata fatta dalla polizia) perché nell’ultima gara casalinga – che fra l’altro era stata contraddistinta dall’esposizione di uno striscione contro il decreto Amato e la polizia (che hanno portato a tre Daspo e 5mila euro di multa anche al Pisa Calcio) – sono stati inquadrati dalla telecamere in posti diversi da quelli che erano stati loro assegnati. Gli stessi ultrà hanno reso pubblica la cosa, allegando in un volantino la copia di una delle multe. La partita incriminata, per la cronaca, è quella tra il Pisa e il Mantova.
«Nel corso della consultazione dei filmati video effettuati durante l’incontro Pisa-Mantova – si legge – dai quali sono state successivamente estrapolate le immagini fotografiche dal personale del locale Gabinetto di Polizia Scientifica, accertavano che il nominato in oggetto, che doveva occupare il posto a lui assegnato nel settore… fila… poltrona nr.. in realtà veniva ripreso al lato del boccaporto sottostante posto tra i settore R e Z, violando l’art.1 septies comma 2 della Legge 88/2003», eccetera. La norma violata prevede la sanzione da 100 a 500 euro: è ammesso il pagamento in misura ridotta di € 167,00. Ma «il pagamento non esclude l’applicazione del divieto e delle prescrizioni di cui all’art. 6 L. 401/1989 (Daspo)».
La Questura pisana spiega: «Si parla tanto dei successi ottenuti negli stadi inglesi nell’azione di contrasto alla violenza dei tifosi, e allora se si vuole anche qui ottenere risultati apprezzabili bisogna adottare questi provvedimenti che peraltro ci risulta essere già stati adottati in altre città». La legge è oggettivamente chiara: multa, allontanamento dallo stadio ed eventualmente denuncia e Daspo (ovvero espulsione da tutti gli stadi per un periodo da 1 a 5 anni) sono le conseguenze previste per la violazione delle norme sulla sicurezza degli stadi. Fra queste violazioni, non ci sono solo gli atti di violenza. Ma anche l’esposizione di bandiere o striscioni politici o comunque non autorizzati, o anche l’abbandono del posto assegnato. Che non è un bizantinismo: chi va allo stadio viene fotografato e identificato tramite il posto nominativo, per cui se da un determinato posto viene ad esempio lanciata una bottiglia, la polizia deve sapere chi c’era lì.
Ma per i tifosi le cose non stanno esattamente in questi termini: «Un conto è punire chi commette atti di violenza – spiegano gli ultrà pisani – un altro è accanirsi davanti a comportamenti che non c’entrano niente con la violenza. In gradinata tantissime famiglie si spostano fra il primo e il secondo tempo per vedere più da vicino dove attacca il Pisa, in curva ci sono i posti dove stanno di solito i gruppi e gli altri dove va gente alla quale non piace cantare. In tutto lo stadio, su 10-12mila persone, saranno un decimo quelli che occupano davvero il posto scritto sul biglietto».
Per gli ultrà pisani, insomma, «siamo all’assurdo. Dopo la libertà di espressione adesso ci vogliono togliere anche il diritto di stare e spostarci dove più ci piace. Dieci mesi fa le diffide per la carta igienica, poi quelle di Verona per lo stendardo che chiedeva giustizia per Gabriele, ora siamo addirittura arrivati a multe e minacce di Daspo per non essere al proprio posto assegnato». Per loro «stanno svuotando il calcio del suo colore, della sua passione. Via striscioni, bandiere e tamburi, multe e minacce: ma tutta questa tolleranza zero serve davvero a rendere gli stadi più sicuri?»
ci vogliono proprio come al cinema tutti zitti muti e seduti al proprio posto…e guai a chi sgarra…ma e’ facile farlo a pisa…provate a cercare di farlo nelle grandi piazze…la partita in notturna domenicale era napoli inter…che dopo le polemiche dell’andata con l’esposizione degli striscioni non proprio amichevoli da parte degli ineristi pareva dovesse essere vietata agli ospiti che invece si presentano visto il settore completamente aperto con tanto di comunicato il giorno successivo nel quale vengono descritti come leoni i 96 ragazzi presenti…

Nonostante l’impossibilità di farsi sentire in un ambiente ostile ed in un numero così esiguo, la Nord rende Onore a tutti coloro che, malgrado le avverse condizioni, non hanno voluto far mancare la propria presenza.
Per la cronaca il gruppo ha fatto rientro a Milano intorno alle 10.00 di questa mattina senza incontrare particolari problemi malgrado le continue “ironiche” minacce rivolte loro a mezzo di striscioni esposti all’interno del S.Paolo da chi ha evidentemente perso occasione per evitare certe esternazioni risultate patetiche.
mah lasciamo ai piu ogni commento…fine prima parte….


11/11/2007 11/03/2008

Da “La Voce della Nord” di domenica 9 Marzo.
…e sono passati 4 mesi…

Non è un errore ma una volontà, lo scriverlo in minuscolo…questo oggi merita il nostro paese!
Ho superato i 40anni e stavolta non andrò a votare! Sono troppo stanco…non rassegnato, ma stanco!!!
Ho 4 amici che da 17 mesi sono privi della loro libertà senza aver subito un processo…ho perso un amico, perché uno sceriffo, di cui non abbiamo mai visto la faccia, gli ha sparato mentre lui dormiva in macchina in un parcheggio di un autogrill…ho i pedofili con la diffida che tra una firma e l’altra, stuprano…ho i media in mano alla politica e giornalisti che non fanno altro che permettere ai loro padroni di dire la loro…ho un sistema di controinformazione basato solo sul Gabibbo, su un comico genovese e su dei ragazzi vestiti da Iene…ho una destra ed una sinistra che non sanno più neanche loro di che partito sono…ho l’indulto…ho i prezzi più alti d’Europa…ho i servizi peggiori d’Europa…ho una capitale con solo 2 linee di metro…ho buona domenica…ho i tronisti di maria de filippi…ho ministri indagati in auto blu…ho un paese che sa copiare solo il peggio, mentre per il resto non si va avanti in nome della tradizione…ho frontiere che sono l’ingresso al parco giochi italia, dove delinquere è la maggiore attrazione…ho il sito ufficiale del nostro paese costato 45milioni di € ed è stato chiuso dopo un anno…ho mille altre cose da dire…ma ho solo una pagina!!!
C’è una cosa però che scrivo in maiuscolo…ed è il nome della mia città: CURVA NORD GABRIELE SANDRI !!!

Ale Eiaculazio


Mose drogato???

Mosè sotto l’effetto di droga sul Sinai
Quando ricevette i 10 Comandamenti.
Lo sostiene uno psicologo israeliano


Il profeta Mosè, secondo un ricercatore israeliano, si trovava sotto l’effetto di droghe quando sul Monte Sinai Dio gli consegnò i Dieci Comandamenti. Le sostanze attive che provocano illusioni sensoriali, quali gli allucinogeni, avrebbero avuto un ruolo importante durante i riti religiosi degli israeliti ai tempi della Bibbia, ha spiegato il ricercatore Benny Shannon nella rivista di filosofia «Time and Mind». Nel caso di Mosè, dice il professore di psicologia cognitiva all’università di Gerusalemme, non si è Il Mosè di Michelangelo (Ap) trattato di un «evento sovrannaturale». Ma non è neppure solo leggenda: «E’ molto più probabile che la vicenda si sia svolta sotto l’effetto di qualche droga psichedelica», ha detto Shannon ieri alla radio israeliana. Mosè sarebbe stato alterato anche quando vide «il cespuglio di spine ardente», dove si manifestò l’angelo di Jahweh, appunto, sotto la forma di una fiamma di fuoco. Anche in questo caso all’origine delle «visioni» ci sarebbero stati delle sostanze narcotizzanti.
«La Bibba riporta che le persone udivano dei suoni, e questo è uno dei classici fenomeni col quale si manifestano certe droghe». Molti culti amazzonici utilizzano a scopi rituali l’ayahuasca, un intruglio vegetale, che combinato sintetizza la molecola in questione e provoca degli effetti psicoattivi. La sostanza è ancora usata frequentemente dagli sciamani o stregoni indigeni in Amazzonia. «Anch’io ho avuto delle visioni, che avevano significati religiosi e spirituali», ha detto lo scienziato che afferma di aver testato il miscuglio. Gli effetti psichedelici sono comparabili con la sostanza estratta dalla corteccia dell’albero di acacia. E quest’albero viene menzionato spesso nella Bibbia, dice in conclusione Shannon al Time and Mind Journal of Philosophy.
La notizia è stata ripresa anche dal quotidiano israeliano Haaretz, scatenando una serie di reazioni polemiche. Ma la più frequente è stata: «Che cosa si è fumato Shannon prima si scrivere il suo articolo?». Il professore, del resto, avrebbe ammesso che «chiuque può assumere allucinogeni ma per ricevere le Tavole della Legge bisogna essere Mosè».
Elmar Burchia