Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Archivio per luglio, 2008

Saluti Dal Mare

Post piuttosto breve oggi giusto per salutare tutti quelli che stanno a casa…si dovrebbe parlate dell’assurda aquila sulla maglia bianconera ma il tempo e’ poco…da domani si va in ferie e per due settimane buone nessuno si fara vivo su questo blog….l’udinese alla fine ha perso 3 a 0 ieri sera a casablanca…e’ uscito invece il calendario di serie A…

CALENDARIO SERIE A

1/a GIORNATA (andata 31/8, ritorno 25/1/2009): Atalanta-Siena Cagliari-Lazio Catania-Genoa Chievo-Reggina Fiorentina-Juventus Milan-Bologna Roma-Napoli Sampdoria-Inter Torino-Lecce Udinese-Palermo

2/a GIORNATA (a. 14/9 ; r. 28/01) Bologna-Atalanta Genoa-Milan Inter-Catania Juventus-Udinese Lazio-Sampdoria Lecce-Chievo Napoli-Fiorentina Palermo-Roma Reggina-Torino Siena-Cagliari

3/a GIORNATA (a. 21/9; r. 1/2) Cagliari-Juventus Catania-Atalanta Fiorentina-Bologna Lecce-Siena Milan-Lazio Palermo-Genoa Roma-Reggina Sampdoria- Chievo Torino-Inter Udinese-Napoli

4/a GIORNATA (a. 24/9; r. 8/2) Atalanta-Cagliari Bologna-Udinese Chievo-Torino Genoa-Roma Inter-Lecce Juventus-Catania Lazio-Fiorentina Napoli-Palermo Reggina-Milan Siena-Sampdoria

5/a GIORNATA (a. 28/9; r.15/2) Bologna-Napoli Catania-Chievo Fiorentina-Genoa Lecce-Cagliari Milan-Inter Palermo-Reggina Roma-Atalanta Sampdoria-Juventus Torino-Lazio Udinese-Siena

6/a GIORNATA (a. 5/10; r. 22/2) Atalanta-Sampdoria Cagliari-Milan Chievo-Fiorentina Genoa-Napoli Inter-Bologna Juventus-Palermo Lazio-Lecce Reggina-Catania Siena-Roma Udinese-Torino

7/a GIORNATA (a. 19/10; r. 1/3) Bologna-Lazio Catania-Palermo Chievo-Atalanta Fiorentina-Reggina Genoa-Siena Lecce-Udinese Milan-Sampdoria Napoli-Juventus Roma-Inter Torino-Cagliari

8/a GIORNATA (a. 26/10; r. 8/3) Atalanta-Milan Cagliari-Chievo Inter-Genoa Juventus-Torino Lazio-Napoli Palermo-Fiorentina Reggina-Lecce Sampdoria-Bologna Siena-Catania Udinese-Roma

9/a GIORNATA (a. 29/10; r. 15/3) Bologna-Juventus Catania-Udinese Chievo-Lazio Fiorentina-Inter Genoa-Cagliari Lecce-Palermo Milan-Siena Napoli-Reggina Roma-Sampdoria Torino-Atalanta.

10/a GIORNATA (a. 2/11; r. 22/3) Atalanta-Lecce Cagliari-Bologna Juventus-Roma Lazio-Catania Milan-Napoli Palermo-Chievo Reggina-Inter Sampdoria-Torino Siena-Fiorentina Udinese-Genoa

11/a GIORNATA (a. 9/11; r.5/4) Bologna-Roma Catania-Cagliari Chievo-Juventus Fiorentina-Atalanta Genoa-Reggina Inter-Udinese Lazio-Siena Lecce-Milan Napoli-Sampdoria Torino-Palermo

12/a GIORNATA (a. 16/11; r. 11/4) Atalanta-Napoli Cagliari-Fiorentina Catania-Torino Juventus-Genoa Milan-Chievo Palermo-Inter Roma-Lazio Sampdoria-Lecce Siena-Bologna Udinese-Reggina

13/a GIORNATA (a. 23/11; r. 19/4) Bologna-Palermo Chievo-Siena Fiorentina-Udinese Inter-Juventus Lazio-Genoa Lecce-Roma Napoli-Cagliari Reggina-Atalanta Sampdoria-Catania Torino-Milan

14/a GIORNATA (a. 30/11; r. 26/4) Atalanta-Lazio Cagliari-Sampdoria Catania-Lecce Genoa-Bologna Inter-Napoli Juventus-Reggina Palermo-Milan Roma-Fiorentina Siena-Torino Udinese-Chievo

15/a GIORNATA (a. 7/12; r. 3/5) Atalanta-Udinese Cagliari-Palermo Chievo-Roma Lazio-Inter Lecce-Juventus Milan-Catania Napoli-Siena Reggina-Bologna Sampdoria-Genoa Torino-Fiorentina

16/a GIORNATA (a. 14/12 ; r. 10/5) Bologna-Torino Fiorentina-Catania Genoa-Atalanta Inter-Chievo Juventus-Milan Napoli-Lecce Palermo-Siena Reggina-Sampdoria Roma-Cagliari Udinese-Lazio.

17/a GIORNATA (a. 21/12; r. 17/5) Atalanta-Juventus Cagliari-Reggina Catania-Roma Chievo-Genoa Lazio-Palermo Lecce-Bologna Milan-Udinese Sampdoria-Fiorentina Siena-Inter Torino-Napoli.

18/a GIORNATA (a. 11/1/09 ; r. 24/5) Bologna-Chievo Fiorentina-Lecce Genoa-Torino Inter-Cagliari Juventus-Siena Napoli-Catania Palermo-Atalanta Reggina-Lazio Roma-Milan Udinese-Sampdoria.

19/a GIORNATA (a. 18/1 ; r. 31/5) Atalanta-Inter Cagliari-Udinese Catania-Bologna Chievo-Napoli Lazio-Juventus Lecce-Genoa Milan-Fiorentina Sampdoria-Palermo Siena-Reggina Torino-Roma.

che dire a catania di mercoledi non e’ bello …l’altro turno infrasettimanale e’ a bologna…anche li poco piacevole…doppia trasferta come l’anno scorso a cagliari e a palermo..vedremo il dafarsi…niente gita in spiaggia pero visto il periodo…vabbe…speriamo che la coppa italia e la coppa uefa ci riservino calandari migliori…e mentre in italia l’osservatorio vietera le trasferte alle tifoserie violente negli stati uniti nel tour del west ham i tifosi ospiti hanno voluto conoscere di persona i supporter locali che pare si ispirino alle loro firm…in una trantina di loro si sono presentati nel settore di casa e hanno iniziato a provocare…divisi dagli steward locali sono stati fatti allontanare…onore a loro…

e per finire tra pochi giorni e’ l’anniversario della morte del LUPO…onore anche a lui…per ricordarlo la poesia presente nel film a lui ispirato…

“Aspettavi l’atto finale come na liberazione
t’hanno subito accontentato…co du còrpi
uno alla parola n’artro alla ragione
ma no per redimere nè tantomeno pe accontentatte
ma solo e sortanto pe eliminatte
Certo me dispiace ditte che…
mentre ammanettato e sanguinante sdraiato in ambulanza
cercavi n’Dio che era in vacanza
Quarcuno tirava fori er petto e dentro la panza
odore de medaje odore de infamie
e poi se sà, er popolo è pecorone
sarta subito sur carro del vincitore
Mò basta te saluto
massimo rispetto, fratello Lupo”
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Athletic Bilbao

Su splinder c’e un blog che parla della squadra basca cliccando sulla foto ci si puo accedere…in fondo un’intervista alla sua tifoseria

L’Athletic Club (basco Athletic Kluba), chiamato comunemente Athletic Bilbao, è  la squadra principale  di Bilbao, situata nella regione di Biscaglia, in Euskal Herria. Attualmente milita nella Primera División del campionato spagnolo.

Insieme con il Barcellona e il Real Madrid è uno degli unici tre club spagnoli a non essere mai retrocesso dalla Primera División fin dalla sua fondazione, nel 1898. È, inoltre, uno dei club più vincenti, con 8 campionati e 23[2] Coppe del Re vinti.

Sono noti in Spagna con il soprannome di Rojiblancos, derivato dal fatto che indossano una maglia Rossa e Bianca, e con il soprannome Los Leones, in quanto il loro stadio San Mamés è costruito vicino a una chiesa dedicata a Mamés (conosciuto in Italia come Mamante), un antico cristiano che i Romani diedero in pasto ai leoni, i quali, però, si rifiutarono di mangiarlo.

Il club è inoltre noto per la sua politica di tesseramento di soli giocatori che siano Baschi o di origini basche (sia di Hegoalde che di Iparralde), oppure che abbiano imparato a giocare a calcio nei circuiti giovanili baschi (come ad esempio fu il caso del brasiliano Biurrun, trasferitosi da giovane nel Paese Basco). Nonostante questa possa sembrare una scelta razzista, in realtà è una forma di esaltazione di tutto ciò che è basco. D’altro canto, per mantenere la sua internazionalità, l’Athletic ha conservato la h nel suo nome per sottolineare la sua origine britannica (tranne nel periodo franchista in cui fu obbligato a sostituire la parola Athletic con Atlético per nazionalizzare il nome) e tessera spesso allenatori non baschi.

Il settore giovanile dell’Athletic è uno dei più importanti dell’intera Spagna. Tra i giocatori più talentuosi fatti esordire negli ultimi anni spiccano i nomi di Andoni Iraola, Asier Del Horno e Fernando Llorente.

A livello europeo il miglior risultato conseguito è stato un secondo posto in Coppa Uefa nel 1976/77, ottenuto perdendo la finale contro la Juventus (0-1 a Torino, 2-1 a Bilbao).

Ecco a voi una chicca per tutti gli amanti del tifo organizzato: l’intervista ad Herri Norte, il più famoso gruppo ultras dell’Athletic (nonché una delle tifoserie più politicizzate del globo), da parte del periodico livornese indipendente “Senza Soste”, che ringraziamo e salutiamo con calore. Buona lettura.

Un recente viaggio a Bilbao è stato l’occasione per conoscere la “Unaikistan”, la sezione maggiormente politicizzata degli Herri Norte Taldea, la frangia più calda dei tifosi dell’Athletic Club de Bilbao. “Le risposte che seguono – come hanno tenuto a precisare – sono pertanto l’opinione degli intervistati e, probabilmente, dell’intera sezione Unaikistan degli HNT.
Chi sono gli Herri Norte Taldea?
HNT è un gruppo di tifosi che si organizza dopo il mondiale del 1982 e dopo l’impatto che lascia a Bilbao la visita dei tifosi inglesi. Alcuni anni più tardi ha luogo una scissione e prevale il settore più politicizzato vicino alla sinistra indipendentista. HNT non è un gruppo largo ed è sempre stato prevalentemente un gruppo di amici. Adesso conta circa 200 membri.
Malgrado HNT sia un gruppo unico, al suo interno esistono posizioni differenti.
In cosa consistono tali differenze?

In passato esisteva un piccolo gruppo di anarchici ed eravamo tutti uniti in nome dell’Athletic e dell’antifascismo. Oggi esiste un acceso dibattito sul traffico e l’eccessivo consumo di droga e sull’opportunità o meno di tollerare concerti o slogan di gruppi apolitici oppure tendenti a destra dentro la musica punk e oi! Per questo abbiamo dato vita a Unaikistan, per combattere entrambe le cose.
In trasferta siete sempre presenti?
Quando il gruppo era meno numeroso viaggiavamo di più ma restiamo comunque uno dei gruppi della Liga che si muove di più.
Le tifoserie nemiche vengono a Bilbao?
San Mames dispone soltanto di 2.500 biglietti fuori abbonamento, perciò i rivali non hanno possibilità di venire numerosi. Se si presentano è solito trattarsi di una tifoseria amica. Negli ultimi tre anni ci ha fatto visita solo una tifoseria nemica, con un bus superscortato che non cercava lo scontro, ma solo uscire su “Superhincha” (il Supertifo spagnolo).
Quali sono le differenze più grandi (se esistono) tra le tifoserie basche e quelle spagnole?
Le tifoserie basche cantano tutte le stesse canzoni e hanno lo stesso stile di quelle spagnole. L’unica che si differenzia è la nostra. Cantiamo canzoni politiche basche, non abbiamo striscioni e odiamo le coreografie. Quando il Club ha organizzato una coreografia lo ha fatto in tutto lo stadio tranne il nostro settore. Ci piace più la strada degli spalti.
C’è rivalità, o addirittura inimicizia tra voi e le altre tifoserie basche o esiste un fronte unico contro il “nemico” spagnolo?
Sfortunatamente negli anni ci siamo scontrati in alcune occasioni con tutte le altre tifoserie basche. In alcuni casi esiste una conoscenza che va avanti da molti anni e in altri ci sono perfino amicizie personali. Spesso ci uniscono gli obiettivi politici, però a volte si generano incomprensioni.
Avete qualche rapporto di amicizia con le tifoserie spagnole?
C’è molta amicizia tra HNT e i tifosi del Celta Vigo, ma loro si sentono galiziani, non spagnoli. Non abbiamo problemi con i gruppi antifascisti ma non c’è una vera amicizia. Con alcuni gruppi però che pur si proclamano antifa, ma che hanno un passato torbido, La Coruña ad esempio, abbiamo pessimi rapporti.
Raccontate come nasce l’amicizia tra HNT e le tifoserie di Sankt Pauli e Celtic di Glasgow: com’è nata? E come si caratterizza?
Il rapporto cominciò perché gente di Amburgo e Glasgow vennero a farci visita, ma non è un vero gemellaggio. Da amicizie a livello personale il discorso si è allargato. Con gli irlandesi (la tifoseria del Celtic ha moltissimi tifosi irlandesi per la nota contrapposizione tra cattolici, di cui è una sorta di simbolo, e protestanti filo-inglesi, n.d.t.) la relazione è stretta perché condividiamo la lotta contro un nemico invasore, mentre St. Pauli è stata un’ispirazione nella lotta contro il razzismo e ci riempie d’orgoglio che esista un gruppo di HNT organizzato là.
Ci sono compagni tra gli HNT che sono militanti attivi della sinistra abertzale (indipendentista, n.d.t.) anche fuori dallo stadio?
Certamente. Ci sono persone che militano politicamente nei propri paesi o quartieri e ci sono persone degli HNT detenuti in carcere. Tuttavia la maggior parte di noi si limita a partecipare alle manifestazioni. Dall’altro lato la sinistra “abertzale” ci vede come hooligans e ci critica quando sbagliamo mentre quasi mai ci applaude quando ce lo meriteremmo.
Potrebbe esistere HNT senza fare politica? In cosa consiste per voi fare politica?
L’anno scorso una persona provò a coinvolgere nel gruppo persone meno politicizzate al fine di mettere su una sezione apolitica. Tutti furono contrari e lui fu espulso. Perfino i meno politicizzati sanno che senza politica HNT non sarebbe HNT. Far politica significa avere un comportamento costante e coerente in favore del socialismo e dell’indipendenza cercando di portare dentro San Mamés ciò che accade fuori.
Quali sono le maggiori differenze tra le tifoserie italiane e quelle della Liga spagnola?
Non conosciamo così bene le tifoserie italiane per poter esprimere un giudizio netto, ma è innegabile che è da 25 anni che gli ultras spagnoli imitano quelli italiani. Sicuramente le tifoserie italiane sono più numerose.
Come si caratterizza la repressione dentro e fuori gli stadi? Avete anche voi i “daspo”?
Con la videovigilanza dentro lo stadio non fai più vita. La repressione consiste poi nel comminare pesanti multe attraverso la commissione antiviolenza. La scorsa stagione 80 membri di HNT sono stati identificati nella strade di La Coruña e due giorni più tardi la commissione antiviolenza dettava alla stampa che la polizia aveva evitato un massacro perché secondo loro il nostro intento era quello di entrare con “esplosivi” nella curva avversaria. A 28 persone è stata comminata una multa di 6.000 euro (un totale di 174.000 euro) oltre al divieto di entrare negli stadi per un periodo compreso tra i 3 e i 12 mesi. A La Coruña non solo non c’era nessun tipo di esplosivo ma nemmeno ci furono incidenti. Così funziona questo stato “democratico”.
L’Athletic, per ciò che rappresenta e ha rappresentato in passato, non può essere definito una semplice società calcistica. Quali sono gli elementi politici e sociali del club che vi inorgogliscono di più?
La prima caratteristica è che gioca solo con giocatori baschi e ciò la unisce molto al proprio popolo. C’è chi vede in questo una forma di razzismo, ma si sbaglia. I primi figli dell’immigrazione stanno giocando nel nostro settore giovanile e già quest’anno un giovane calciatore nero ha debuttato in amichevole con la prima squadra. Pensate che bello se un giocatore basco e nero facesse gol al Bernabeu: gli Ultras Sur impazzirebbero! La seconda è che i soci sono i proprietari del club e le decisioni più importanti vengono prese in assemblea. Ogni 4 anni i soci votano per il rinnovo delle cariche dirigenziali. Non è certo il massimo della democrazia visto che per potersi presentare alle elezioni è necessario coprire un tanto per cento del bilancio societario, motivo per cui si presenta solo chi è ricco, ma è già meglio rispetto alla stragrande maggioranza dei club, che di fatto sono semplicemente aziende. La terza è la storia antifascista. Molti giocatori dell’Athletic hanno girato il mondo con la selezione basca per raccogliere fondi da destinare alla guerra contro i fascisti. Abbiamo avuto anche calciatori vincolati alla sinistra abertzale già dagli anni ‘30 come Belaustegigoitia, di ANV. Endika, calciatore degli anni ’80, entrò nel direttivo nazionale di Herri Batasuna e un altro dell’attuale rosa come Koikili ha avuto suo padre detenuto, solo per fare alcuni esempi.
C’è però chi sostiene che l’Athletic oggi rappresenti più l’oligarchia del PNV (il Partito Nazionalista Basco, di stampo liberale e liberista, n.d.t.) che il vero spirito popolare basco.
E’ innegabile che la dirigenza del club è sempre stata vincolata al PNV e il PNV è sempre stato vincolato all’oligarchia basca. Durante il franchismo invece le dirigenze erano legate all’oligarchia spagnolista. Per loro disgrazia, tutto il popolo, dagli operai ai contadini, ama la sua squadra di calcio. L’Athletic non è la sua dirigenza, l’Athletic è il popolo.
TITO SOMMARTINO


Pennivendoli

In Italia si sa il mestiere del giornalista non e’ alquanto difficile…la gente si fa condizionare facilmente dai falsi allarmi creati ad hoc dalla carta stampata…il compito del pennivendolo e’ quello di sgonfiare o gonfiare la notizia secondo chi paga di piu o secondo chi conviene…ecco come viene presentata una notizia prima dal tipico giornalista italiano…poi da uno schierato (decisamente…) infine da un giornalista inglese che senza dubbio riescie a raccontare la notizia senza troppe pressioni…ecco la prima versione….

Bolzaneto/ Trenta assolti.
Non fu tortura

Quindici condanne e trenta assoluzioni. E il tribunale ha costretto anche i due ministeri, quello della Giustizia e quello degli Interni, costretti a risarcire i danni alle parti civili del processo. Per un totale di 4 milioni di euro.

Questa è la sentenza del processo sui soprusi e sulle violenze perpetrate nella caserma di Bolzaneto dalle forze dell’ordine ai danni dei manifestanti arrestati o fermati durante il G8 di Genova nel 2001, quando la città ligure fu devastata da gravi disordini e scontri tra manifestanti e forze dell’ordine culminati con l’uccisione del giovane no-global Carlo Giuliani da parte di un carabiniere e con l’incursione dei poliziotti nella scuola Diaz.

Dopo circa 11 ore di Camera di consiglio, il presidente del Tribunale penale di Genova, Renato Delucchi, ha pronunciato la sentenza con cui la Corte genovese ha giudicato 45 imputati tra poliziotti, guardie penitenziarie, medici e infermieri accusati di vari reati tra cui lesioni, maltrattamenti e falso. I giudici non hanno riconosciuto l’aggravante della crudeltà e dei motivi abietti assimilabili al reato di tortura.

Le condanne, inflitte in massima parte a membri delle forze di polizia, variano tra i cinque mesi e i cinque anni. Sono stati comminati complessivamente 24 anni di carcere, contro i 76 anni, 4 mesi e 20 giorni chiesti dai magistrati genovesi Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati.

LA SENTENZA – La Corte ha dunque accolto solo in parte le richieste della pubblica accusa che chiedeva la condanna a vario titolo tra i 5 anni e mezzo e un anno di carcere per tutti i 45 imputati. La Corte ha invece pronunciato soltanto 15 condanne: la più pesante, cinque anni, ad Antonio Biagio Gugliotta, ispettore delle Guardie penitenziarie, che aveva la responsabilità della caserma di Bolzaneto.

Gli altri condannati sono Alessandro Perugini, all’epoca numero due della Digos di Genova, il funzionario di polizia con il grado più alto nella struttura, e l’ispettore Anna Poggi, rispettivamente a 2 anni e 4 mesi di reclusione ciascuno, Daniela Maida, ispettore superiore ad 1 anno e 6 mesi di reclusione, Antonello Gaetano, a 1 anno e 3 mesi, gli ispettori della polizia di Stato Matilde Arecco, Natale Parisi, Mario Turco e Paolo Ubaldi ad 1 anno di reclusione ciascuno; Massimo Luigi Pigozzi, assistente capo della polizia di Stato a 3 anni e 2 mesi di reclusione; Barbara Amadei a 9 mesi, Alfredo Incoronato a 1 anno, Giuliano Patrizi a 5 mesi. Sono inoltre stati condannati i medici Giacomo Toccafondi ad 1 anno e 2 mesi di reclusione e Aldo Amenta a 10 mesi.

La Corte ha dunque ritenuto responsabili dei reati ascritti solamente 15 imputati, assolvendone 30 (o perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto). Fra questi ultimi, l’attuale generale della Polizia penitenziaria, Oronzo Doria, all’epoca dei fatti colonnello. La Corte, per tutti i condannati, ha stabilito anche come pena accessoria la sospensione temporanea dai pubblici uffici. Inoltre ha condannato i responsabili, nonché il ministero degli Interni e quello della Giustizia, a pagare i danni materiali e morali subito dalle parti civili.

LE ACCUSE – Ma cosa accadde davvero a Bolzaneto nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001? La caserma dove furono condotte le persone arrestate nei giorni del G8 è stata descritta dai pm come “un girone infernale”.

Secondo l’accusa, sarebbero avvenuti episodi di vera e propria tortura che avrebbero violato la dignità umana e i più significativi diritti alla persona. I pm, nella loro lunga requisitoria, raccolta in una memoria di 600 pagine, affermarono che nella “caserma di Bolzaneto furono inflitte alle persone fermate almeno quattro delle cinque tecniche di interrogatorio che, secondo la Corte Europea sui diritti dell’uomo, chiamata a pronunciarsi sulla repressione dei tumulti in Irlanda negli Anni Settanta, configurano ‘trattamenti inumani e degradanti'”.

L’accusa però, non potendo contestare il reato di tortura, che non esiste nel nostro ordinamento, ha scelto di chiedere per i vertici apicali preposti alla struttura l’art. 323, abuso d’ufficio, oltre alla violazione della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, abuso d’autorità nei confronti di persone arrestate o detenute, minacce, ingiurie, lesioni. I reati contestati saranno tutti prescritti nel 2009.

ABUSI – “Nella sostanza l’accusa di abuso d’autorità è stata riconosciuta – ha commentato il pm Vittorio Ranieri Miniati dopo la lettura della sentenza. – Inoltre è stata riconosciuta la responsabilità di diversi imputati. È stato riconosciuto che qualcosa di grave nella caserma di Bolzaneto è successo”.

“Il tribunale – ha proseguito – ha ritenuto di assolvere diversi imputati. Leggeremo la sentenza e valuteremo se fare appello. Complessivamente è un giudizio di soddisfazione a conclusione del processo e dopo un’istruttoria che ci ha impegnato per anni”. E giovedì prossimo sono attese le richieste di condanna dei pm al processo per la sanguinosa irruzione della polizia nella scuola Diaz.

I RISARCIMENTI- Il tribunale ha inoltre condannato i ministeri della Giustizia e degli Interni, responsabili civili, al risarcimento di numerose parti civili in solido con alcuni degli imputati condannati. In particolare il Ministero della Giustizia dovra’ risarcire le parti civili in solido con l’imputato Gugliotta, mentre il ministero degli Interni in solido con altri imputati. I giudici hanno riservato poi la liquidazione dei danni a separati giudizi.

@ Affaritaliani.it

ecco la verisone di parte

Bolzaneto, giustizia negata:
nessuna tortura nella caserma

Quindici condannati e 30 assolti dopo 11 ore di Camera di consiglio. Quando il giudice Delucchi legge la lunga sentenza sono in molti a scuotere la testa nei banchi occupati dalle parti civili e dai loro legali. Un calcolo sommario arriva a contare 24 anni complessivi comminati a un terzo dei 45 imputati, pene quasi tutte condonate, aggravanti tutte escluse. E nessuno è stato condannato per falso ideologico, l’unico reato che avrebbe resistito alla prescrizione.

Una sentenza che nei fatti non riconosce le torture ma soltanto alcuni maltrattamenti specifici. «Ma le torture ci sono state – spiega Sara Busoli, uno dei legali di parte civile – lo dimostra il fatto che sono stati trasmessi alla Procura gli atti delle testimonianze di alcuni poliziotti e di alcuni sanitari dell’Amministrazione penitenziaria». Insomma le torture ci furono, le polizie e il Dap hanno provato a coprirle.

La concessione delle provvisionali, ossia l’anticipo del risarcimento danni che dovrà essere deciso in separato giudizio, stanno a significare che questa è una sentenza complessa da leggere a vari livelli. Il primo è certamente legato alla lunghezza della Camera di consiglio. Per molti osservatori è stato un modo per eludere i Tg di prima serata.

Il Tribunale era sorvegliato da decine di poliziotti e carabinieri con i blindati posteggiati in maniera discreta, ma pronti a fronteggiare ogni evenienza. Poche le parti civili presenti visto che la sentenza è stata repentinamente anticipata – era prevista per lunedì prossimo – per scampare all’emendamento ammazzaprocessi in aula, tra il pubblico, molti genovesi che hanno preso parte alle iniziative di questi anni per verità e giustizia. Tra gli altri il consigliere comunale Prc Antonio Bruno, il neosegretario Paolo Scarabelli e l’eurodeputato Vittorio Agnoletto all’epoca portavoce del Genoa Social Forum.

La lettura della sentenza è stata seguita in assoluto silenzio e senza reazioni da parte del pubblico. Se il pubblico ministero, sostiene a denti stretti che l’accusa principale, comunque, ha retto, per Agnoletto è un passo avanti «ma non sufficiente: un tipico caso che al secondo grado di giudizio avrebbe permesso di scavare meglio».

Naturalmente nessuno degli imputati avrebbe mai fatto un giorno di carcere, grazie all’indulto, e la prescrizione, all’inizio del 2009, gli avrebbe perfino tolto il disturbo di ulteriori gradi di giudizio. Ma la sentenza penale apre la porta alle cause civili per i risarcimenti. Per questo l’avvocatura dello Stato aveva provato a defilarsi dalle responsabilità dei singoli, come a dire che avrebbero agito spontaneamente. Una mossa che non ha convinto né i legali delle parti civili, né il tribunale e neppure la politica, almeno quella minoranza che segue le vicende genovesi.

«Comportamento vergognoso», quello dell’Avvocatura, per Agnoletto: «Lo Stato poteva costituirsi parte civile oppure venire incontro alle vittime con un meccanismo risarcitorio perché, se non ti dissoci costituendoti parte civile, o hai garantito l’impunità o, addirittura, hai ordinato certe condotte». «Di fatto – osserva Emaunele Tambuscio, avvocato del legal forum – il segnale è chiarissimo: s’è puntato alla prescrizione e non è stato attuato alcun procedimento disciplinare».

Ricapitolando, dall’ottobre del 2005, sono state oltre 180 le udienze di questo processo. I testi sfilati sono stati circa 360 e 155 le parti civili. Circa 50 sono gli avvocati di parte civile ed una sessantina i difensori degli imputati. 45 gli imputati tra generali, ufficiali, funzionari e guardie di polizia, carabinieri e polizia penitenziaria, più un drappello di medici e operatori sanitari dell’amministrazione penitanziaria. La richiesta di pene a marzo scorso, al termine di una requisitoria durata cinque udienze e dopo le testimonianze delle oltre 209 vittime su un totale di 252 arrestati, gran parte illegalmente.

I pm Patrizia Petruziello e Vittorio Ranieri Miniati avevano chiesto complessivamente 76 anni, 4 mesi e 20 giorni di reclusione. Le richieste di condanna erano contenute in 23 pagine e per leggerle il pm ha impiegato circa un’ora. La pena più alta (5 anni, 8 mesi e 5 giorni) era stata chiesta per Antonio Biagio Gugliotta, ispettore della polizia penitenziaria, responsabile della sicurezza del centro di detenzione provvisorio. Era il responsabile della sicurezza, ossia il capo delle guardie carcerarie, stesso mestiere che continua a svolgere a Taranto.

E’ stato condannato a 5 anni. Non avrebbe avuto nulla da ridire che i detenuti fossero costretti dai suoi uomini faccia al muro, in piedi: la cosiddetta posizione del cigno. Di suo si sarebbe pure levato lo sfizio di prendere a calci, pugni e manganellate alcuni degli arrestati nel corso dell’identificazione. Tra gli imputati figura, tra gli altri, Alessandro Perugini, all’epoca dei fatti vice capo della Digos di Genova, per il quale i pm avevano chiesto 3 anni e 6 mesi. E’ stato condannato a 2 anni e 4 mesi.

Perugini è più famoso per il cortometraggio di cui è protagonista assoluto: lui, in borghese, che prende un paio di volte la rincorsa per sfigurare meglio un minorenne di Ostia tenuto fermo da alcuni robocop travisati. Nel carcere provvisorio, Perugini, nel frattempo promosso vicequestore, era responsabile della polizia di Stato. Assolto Oronzo Doria, che era colonnello della polizia penitenziaria, ora generale. 3 anni e 2 mesi ( i pm aveva chiesto 9 mesi in più) per Massimo Luigi Pigozzi, assistente capo della polizia di Stato, accusato di aver lacerato la mano a Giuseppe Azzolina, uno degli arrestati. I medici Giacomo Toccafondi e Anna Poggi sono stati condannati rispettivamente a 1 anno e due mesi e 2 anni e 4 mesi.

Nella richiesta di pene erano stati definiti «degradanti e inumani» i trattamenti per gli ospiti di Bolzaneto nei giorni del G8 del 2001. Si sbattevano teste contro i muri, si spezzavano dita, s’infilava la testa di detenuti nel buco del water, si manganellavano persone inermi, si minacciavano le ragazze di stupro. Nella caserma della Celere di Genova, tramutata in carcere provvisorio per le retate di no global con un decreto del Guardasigilli Castelli, furono adoperati almeno quattro dei cinque trattamenti considerati inumani e degradanti, ossia tortura, dalla Corte europea di giustizia che s’è occupata della repressione britannica nell’Ulster.

Toccafondi, coordinatore dei medici, era accusato di abuso di atti d’ufficio e di diversi episodi di percosse, ingiurie e violenza privata. Se fosse passato in Senato un disegno di legge varato a Montecitorio, per il reato di tortura e per il trattamento inumano e degradante sarebbe prevista l’imprescrittibilità e le pene varierebbero da 4 a 10 anni.

di Checchino Antonini @Liberazione del 15/07/2008

ed ecco cosa ne pensano gli inglesi…

«La polizia italiana è fascista»

Duro attacco del quotidiano britannico «Guardian» che commenta i pestaggi della scuola Diaz al G8 2001
LONDRA – Picchiati senza pietà, in modo sistematico, non per ottenere una confessione ma semplicemente per il gusto sadico di infliggere un dolore. In un’inchiesta di sette pagine dal titolo «La sanguinosa battaglia di Genova», il Guardian mette sotto dura accusa la polizia italiana: «Questo non è il comportamento di un gruppo di esaltati. Questo è fascismo». Durante i pestaggi alla scuola Diaz e le torture nel carcere di Bolzaneto, racconta il quotidiano britannico, i poliziotti parlavano in modo entusiastico di Mussolini e Pinochet. I loro cellulari avevano suonerie con le tradizionali canzoni del ventennio. E i prigionieri furono costretti a dire più volte «Viva il Duce» o «Un, due, tre, viva Pinochet».

ACCUSE A FINI – «Senza il lavoro del pubblico ministero Enrico Zucca – scrive il Guardian – senza la posizione rigorosa della magistratura italiana, la polizia avrebbe potuto sfuggire alle proprie responsabilità. Tuttavia la giustizia è stata compromessa. Nessun politico italiano è stato indagato, nonostante ci fossere forti sospetti che la polizia avesse agito con la sicurezza dell’impunità». Nell’inchiesta viene citato l’attuale presidente della Camera, Gianfranco Fini: «Un tempo segretario nazionale del partito neofascista Msi e poi vice premier, Fini – secondo quanto scrisse in quei giorni la stampa – era presente nel quartier generale della polizia. Non gli è mai stato chiesto di spiegare che ordini avesse dato, se l’aveva fatto». Insomma giustizia non sarà fatta. La maggioranza dei poliziotti coinvolti nei fatti della Diaz e di Bolzaneto non ha ricevuto nemmeno un richiamo disciplinare. Nessuno è stato sospeso, nessuno è stato accusato di torture, spiega ancora il quotidiano, alcuni sono stati addirittura promossi. «Anche il prossimo processo ai 28 agenti che sono stati incriminati è a rischio perché il premier Silvio Berlusconi ha voluto una legge che ritarda tutti i processi che riguardano fatti avvenuti prima del 2002».

LA CONCLUSIONE – Amara la conclusione del Guardian. «Cinquantadue giorni dopo l’attacco alla scuola Diaz», 19 uomini hanno usato aerei pieni di passeggeri per attaccare l’America. Era l’11 settembre del 2001. «Da allora politici che non si definirebbero mai fascisti hanno autorizzato intercettazioni a tappeto di telefoni e email, detenzioni senza processo, tortura sistematica e arresti domiciliari illimitati». Non stiamo parlando di un fascismo messo in atto da dittatori «con gli stivali neri e la bava alla bocca» ma del pragmatismo di politici dalla faccia pulita. «Il risultato però – dice il Guardian – è molto simile. Genova ci insegna che quando lo Stato si sente minacciato, la legge può essere sospesa. Ovunque».

Monica Ricci Sargentini @corriere.it


Maurizio Zamparini

Sarà pure antipatico ma è uno dei pochi che dice realmente le cose come stanno…era appena stato inibito chissa adesso che gli potra succedere…Maroni togliera per ripicca i polizioti fuori dallo stadio???

Zampa detta legge: “Tessera del Tifoso è ricatto”

Il Presidente: “Ci hanno costretto a farla. Maroni? Ha una scarsa cultura libertaria”

Il presidente del Palermo Maurizio Zamparini torna a tuonare contro la Tessera del Tifoso (e non solo e, anche, in maniera clamorosa) e questa volta lo fa dalle colonne del “Il Fatto Quotidiano”.

“Assolutamente contrario – dice il numero uno di viale Fante che in questi giorni in Carinzia si coccola il suo nuovo Palermo -. Basta vedere cosa accade nel resto d’Europa. Francia, Inghilterra, Germania Svezia, Danimarca. Devo continuare? In quei paesi non c’è nessuna tessera del tifoso e non ci sono ostacoli. tornelli, gabbie, violenza. Nulla di nulla. Solo da noi poteva verificarsi un simile orrore. Prendere il Mondiale. Gli uccelli del malaugurio, si soliti sospetti del nulla, avevano paventato disastri, morti e scontri di piazza ed invece abbiamo visto tifoserie abbracciate, stadi e organizzazione perfetti, clima di fratellanza. Una gioia per gli occhi, una festa per il calcio. Invece da noi – continua Zamparini – il pallone è diventato il terreno per scontrarsi tra violenti e forze di polizia. Ma gli ossessi della molotov con lo sport e con le tifoserie organizzate non hanno nulla a che fare”.

Per il presidente del Palermo, oggi sono le alternative sono poche. “Infatti, oggi è tardi. Avremmo dovuto fare come Margaret Thatcher, anni fa in Inghilterra. Guerra senza quartiere ai teppisti e contestuale libero spazio di espressione ai tifosi veri. Noi abbiamo preferito un compromesso al’italiana, cioè fare pagare alla brava gente, il 99 per cento della popolazione sportiva, il prezzo dell’inazione. Filtraggi, controlli, vessazione. ostacoli in nome della presunta sicurezza. Tutto con risultati disastrosi. La costrizione della libertà individuale, senza ottenere la pace sociale. L’Italia è uno Stato di Polizia. Lo è sempre stata. I governanti conoscono solo la limitazione della libertà, l’aggressione del principio stesso di quel concetto e quest’aspetto, oltre a ripugnarmi, mi addolora profondamente”.

Parole dure, durissime che Zamparini “regala” con immensa onesta intellettuale e coerenza di pensiero. “Ci hanno costretti a fare la tessera del tifosi. Un ricatto. Un’intimidazione vera e propria da parte del ministro Maroni. Cercheremo di farla diventare un vantaggio per i tifosi, ma non posso fare a meno di constatare che da quando sono qui, sette anni esatti, non si è mai verificato un solo tumulto al Barbera”.

Palermo con una tifoseria esemplare, Palermo che lo scorso anno ha sfiorato l’impresa della qualificazione alla Champions League e che oggi riparte con maggiore convinzione. “La vera impresa – continua Zamparini nella sua intervista rilasciata a “Il Fatto Quotidiano” – è stata una lettera di ringraziamento della Sampdoria pubblicata dalla “Gazzetta”, in cui nonostante la gara tra noi e loro valesse l’accesso alla Champions League, i dirigenti genovesi ci ringraziavano per l’accoglienza ricevuta. E’ di queste cose che sono orgoglioso, non dei giochini della politica. La sicurezza, ripeto, non si ottiene cin i picchietti della Polizia. In galera deve andare solo con chi delinque”.

Con Zamparini si fa un passo indietro fino a quella disgraziata sera della morte di Filippo Raciti. “Una tragedia – ricorda il patron del Palermo -. Ma qui la questione è sovracalcistica. Io faccio l’imprenditore. Per ottenere un’autorizzazione si aspettano anni e si viene sottoposti a decine di controlli. L’Italia è malata alle radici. Nelle sue istituzioni”.

Sarà solo colpa di Maroni? “Il ministro non pensa di fare male, ma ha una cultura libertaria molto deficitaria. Il sale della nostra democrazia è trattare i cittadini da sudditi. Siamo gli ultimi della classe. Non sono in Europa, ma nel mondo. Quando Maroni mi ha attaccato – dice Zamparini – gli ho risposto con una frase di Banjamin Franklin pronunciata del 1754: “Chi in nome della sicurezza, rinuncia alla libertà, presto perderà entrambe senza neanche accorgersene. Vuole sapere qual è il problema di Maroni? Quello di decidere in assoluta autonomia senza sedersi al tavolo con chi il calcio lo conosce e lo frequenta da anni ed invece si siede a tavola con i Commissari di Polizia. E’ chiaro che un poliziotto ragiona da poliziotto. Attenzione – precisa il presidente del Palermo – non sto attaccando la Polizia, ma le leggi non possono farle loro. E’ chiaro che un poliziotto promulga il coprifuoco e non possiamo uscire di casa. Senza i tifosi il calcio muore. Io spero che le istituzioni dimostrino un pò di buon senso. Ci sono le elezioni, in fondo. Negli stadi non c’è bisogno della polizia. L’italiano, in certi ambiti può fare a meno delle divise. Anche in Sicilia. Io a Palermo – racconta ancora Zamparini – sono riuscito a ottenere tranquillità delegando una serie di responsabilità agli ultras. Sono loro che devono autoregolarsi. Nei mesi scorsi ho molto difeso Daniele De Rossi, ho difeso la sua sincerità. Da noi è vietato dire che i poliziotti quando vanno in assetto di guerra allo stadio,sperano di far la guerra. Non parlo male di loro, ma devono essere educati al colloquio e non allo scontro. Da noi è proibito discutere dell’evidenza e la lista dei concetti inaffrontabili, si allunga giorno dopo giorno. Che poi i violenti vadano perseguiti, sa una parte e dall’altra è persino ovvio. Ma questo dovrà verificarsi anche dalla parte della Polizia. Ci sono dei tifosi che vengono malmenati senza colpe, da ragazzi in divisa cui viene insegnato a odiare. Certi poliziotti non vedono l’ora di menare le mani. In Italia c’è una finta democrazia, la nostra. Però penso che abbiamo toccato il fondo e dal fondo si possa soltanto risalire”.

L’ultima stoccata di Zamparini è “dedicata” all’Osservatorio sulle manifestazioni sportive. “Un’istituzione poliziesca anche quella. E’ folle che persone di Roma decidono dell’ordine pubblico di Bari al chiuso di una stanza ministeriale. Al comando di questo Paese, da tempo, trionfano gli stupidi”


Fine Stagione

L’ennesimo mese senza giustizia e’ passato…piu di sei mesi senza giustizia senza che nessuno abbia fatto un giorno di carcere per aver ucciso un cittadino italiano…e mentre si discute dell’immunita salva cariche dello stato nessuno commenta il fatto che questa immunita esista gia per tutti coloro che indossano una divisa…ma per fortuna non tutti se ne sono dimenticati…

e’ nato infatti il piazzale GABRIELE SANDRI

PORTO ROTONDO. Difficile che un fatto di cronaca trovi spazio nella toponomastica di un luogo di villeggiatura. Ma le cose cambiano se si tratta di Gabriele Sandri, un giovane che con la sua musica ha fatto divertire migliaia di ragazzi a Porto Rotondo. E che una mattina di novembre, mentre andava a seguire la sua Lazio, è stato ucciso dallo sparo di un poliziotto in un autogrill ad Arezzo.
Un fatto che ha sconvolto l’intero paese, che ha portato allo stop dei campionati e che nessuno vuole dimenticare. Gli amici per primi. Che con l’avvicinarsi dell’estate hanno deciso di fargli un omaggio qui, nella sua Porto Rotondo in cui era arrivato nel 2002 e non l’aveva più voluta abbandonare. «Era il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via», ricorda Claudio Panadisi, uno dei suoi più cari amici. Proprio per questo motivo sabato prossimo alle 16 a Porto Rotondo sarà inaugurato piazzale Gabriele Sandri. Non è una vera e propria piazza, ma si tratta del parcheggio del Black Sun, una delle discoteche in cui dj Gabbo (così si faceva chiamare) aveva animato l’estate. L’idea è venuta a Flavio Bernardo, titolare dell’Heaven, locale in cui nel 2002 Sandri aveva esordito in Sardegna, ma soprattutto suo grande amico. «Ho riflettuto molto su quale potesse essere il modo migliore per ricordarlo – racconta Bernardo – e mi è venuto in mente proprio quello spiazzo in cui si parcheggiano le auto. Ne ho parlato con i proprietari del locale e mi hanno dato subito l’ok». Alla cerimonia di sabato parteciperanno anche Giorgio e Cristiano Sandri, il padre e il fratello della vittima di quell’assurda domenica di novembre. Ma saranno presenti anche numerosi amici di Gabriele, compresi quelli, e non sono pochi, che aveva da anni qui in Sardegna. Anche perché non c’era discoteca di Porto Rotondo in cui non avesse suonato. La sua prima volta fu nel 2002 all’Heaven, l’anno successivo si trasferì al Country Club, mentre nel 2004 e 2005 passò allo Sky (lo stesso che oggi si chiama Black Sun). Negli ultimi due anni ancora all’Heaven, ma l’estate scorsa per un periodo si esibì anche all’M-Club. Insomma, un re della notte di Porto Rotondo. Che oggi gli fa quell’omaggio che mai avrebbe voluto fargli.

E mentre si raduna la squadra per iniziare la nuova stagione e’ tempo di bilanci ora dell’annata appena trascorsa ne abbiamo gia parlato si e’ concluso invece il campionato europeo…si lo so ve lo dico piu o meno dopo 10 giorni ma queste settimane sono stato piuttosto occupato…tra tornei vari in giro e giornate al mare per colorarsi un po…ci eravamo lasciati alcuni giorni prima dei quarti di finale tra Italia e Spagna …per una volta mi ero pure esaltato per una partita della nazionale se poi uno dei migliori nel match e’ stato uno come Di Natale che sappiamo tutti dove gioca allora un po toccava seguire…peccato poi come sia finita onore alla spagna vincitrice….

ma c’e un lato nascosto dell’europeo che piu preme di far conoscere il lato nascosto dai vari media televisivi schiavi del vile denaro…gia perche non e’ andato tutto rosa e fiori come vogliono farci credere…

lo striscione che campeggiava davanti alla curva croata nella semifinale contro la turchia non e’ stato nemmeno inquadrato mentre tutti i clown al seguito della nazionale sono stati costantemente immortalati per la loro felicita e dei benpensanti rimasti a casa…cosi come nessuno in tv ha assistito alle innumerevoli torciate croate o ai vai invasori del terreno di gioco…
Animazione Flash

Jimmy Jump colui che ormai in ogni occasione riesce ad entrare nei campi di gioco dopo aver sventolato la bandiera del barcellona in faccia a figo invasioni varie in ogni partita ce l’ha fatta anche sta volta… strano per lui tutto e’ concesso…se si fosse trattato di un comunissimo ultras gia non sarebbe riuscito a trovare il biglietto causa diffida ala partenza…alla frontiera sarebbe certamente stato fermato e rimandato a casa ma invece per costui tutto e’ permesso…per fortuna si e’ battuto per una giusta causa…per la liberta’ del Tibet…ma anche qualcuno dei media italiani non si e’ divertito del clima all’interno degli stadi europei…

“Gioca jouer” e lo stadio sa di villaggio vacanze

Innsbruck – Ti hanno detto che sei allo stadio, ma perché invece ti sembra di stare al campo scout dell’animazione cattolica? Tutti insieme, su le mani: alè, alè, alè. Un paio d’ore prima delle partite succede questa cosa da villaggio vacanze. Ci sono due tipi, uno per curva, avvolti nella bandiera nazionale, stanno in campo rivolti ognuno verso la propria platea d competenza. Li hanno pagati per intrattenere i tifosi delle due squadre. Scaldano l’ambiente, attaccano con i cori da stadio, alé, alé,
alé, fanno un po’ di karaoke, si agitano tanto, magari troppo. Se gioca l’Italia lo show-man è italiano e urla: «Siamo tutti italiani». Boato. Se gioca la Turchia lo showman è turco e urla: «Siamo tutti turchi». Boato. Hanno studiato bene la parte e deve essere un po’ che si preparano, perché finora non è mai capitato che un italiano urlasse: siamo tutti turchi.
Americanata allo stato puro, e sa tanto di allegria pompata questo revival del «gioca jouer» di Cecchetto. Com’era? Dormire. Salutare. Autostop. Ok ragazzi, adesso cerchiamo di farlo meglio, diceva Cecchetto, e via così. A un certo punto fanno anche un giochino: sul megaschermo dello stadio appare un’area di rigore, c’è il pallone, c’è il portiere, e chi tira siamo noi, anzi loro: i tifosi. E’ un decibel-rigore, cioè: più la curva urla e più il pallone va veloce. C’è di peggio, ma almeno i tifosi
la sfangano prima dell’inizio e – tra un wurstel e un corretto – evitano di menarsi. Qui Euro 2008, siamo già entrati nell’era del calcio-reality, con l’animatore in studio che chiama l’applauso, la prossima tappa saranno le risate preregistrate. Tutti insieme, su le mani: alé, alé, alé. Dormire. Salutare. Autostop.

Fonte: Corriere dello Sport

E allora non tutti la pensiamo uguale…qualche pecora nera c’e ancora…conclusione con 2 articoli uno positivo e uno che lascia ancora interdetti…

CASO SANDRI: CASSAZIONE, NON SONO TERRORISTI ULTRAS
CHE FECERO GUERRIGLIA CONTRO CASERME

Gli ultras che la sera dell’11 novembre scorso, in seguito alla morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, organizzarono una ‘guerriglia urbana’ contro alcune caserme di Polizia, nella capitale, non devono essere considerati alla stregua di terroristi. Parola di Cassazione che, bocciando il ricorso della Procura di Roma che chiedeva l’applicazione dell’aggravante della finalita’ di terrorismo per gli atti di guerriglia nei confronti di CG e di SC, gli ultras che vennero arrestati insieme ad un folto gruppo di facinorosi, ha definito “logicamente coerente” e “immune da censure” la decisione del Tribunale della Liberta’ di Roma, che aveva rilevato “l’insussistenza di coartazione verso le autorita’ costituite, la carenza di un pericolo per l’incolumita’ dei residenti”, da momento che “le violenze alle persone furono tutte concentrate verso le Forze dell’ordine”. In seguito alla morte di Gabriele Sandri, i due tifosi laziali, ricostruisce la sentenza 25949 della Prima sezione penale, avevano preso parte all’assalto al reparto volanti di alcune caserme di polizia della capitale. Da qui l’arresto dei due ultras chiamati a rispondere per devastazione, saccheggio, violenza e lesioni a pubblico ufficiale. Prima della decisione della Cassazione, i due sono stati condannati dal gip del Tribunale di Roma (4 anni a CG e 5 a SC) che aveva gia’ escluso l’aggravante del terrorismo. Aggravante di cui e’ stata chiesta l’applicazione in Cassazione dalla Procura di Roma. Senza successo perche’ i supremi giudici hanno respinto il ricorso e hanno sottolineato che “la ‘guerriglia urbana’ potrebbe non essere di per se’ sintomatica di una finalita’ di terrorismo in quanto, anche se di notevole intensita’, non produce certo l’intimidazione generalizzata di tutta la popolazione (ma solo di quella di un quartiere), ne’ mira a destabilizzare o distruggere le strutture fondamentali politiche, costituzionali. Anche l’ipotizzata coartazione alle Autorita’ – ha proseguito piazza Cavour – ravvisata dal pm nel rinvio della partita di calcio, non supera il vaglio critico posto che essa fu disposta prima dei tafferugli e non a causa di essi”. Cio’ detto, restano in piedi le altre accuse per gli indagati che sono stati condannati, con rito abbreviato, dal gip lo scorso 27 maggio.

Fonte: iltempo.ilsole24ore.com

mi pare che si stia remando verso la giusta direzione….

Caso Raciti, Speziale rinviato
a giudizio per omicidio

L’imputato sarà giudicato dal tribunale per i minorenni perché all’epoca dei fatti non era ancora maggiorenne

CATANIA – Sarà processato per concorso in omicidio Antonino Speziale, il giovane accusato di aver ucciso il 2 febbraio del 2007 l’ispettore di polizia Filippo Raciti durante gli scontri del derby Catania-Palermo. Lo ha deciso il Gup del tribunale per i minorenni etneo Francesco Monaco, accogliendo la richiesta del Pm Angelo Busacca. L’imputato sarà giudicato dal tribunale per i minorenni perché all’epoca dei fatti non era ancora maggiorenne. La prima udienza del processo si terrà il prossimo 30 settembre.

LA DIFESA – «Evidentemente abbiamo scherzato per un anno – commenta l’avvocato di Speziale Giuseppe Lipera al termine dell’udienza – non condivido totalmente questo provvedimento del gup. Il ragazzo resta a piede libero perchè la Cassazione lo ha scarcerato per mancanza di indizi e ora dobbiamo affrontare un processo con la certezza data dagli atti che Antonino Speziale è innocente».

Fonte ansa.it
ora per concludere appuntamento domani per un’altro torneo..l’ultimo poi si inizia gia con le trasferte…LET’S GO….SI RIPARTE…


Guru è fallito

Non possono solo capitare ai grandi marchi della moda italiana…se c’era una marca che proprio non riuscivo a sopportare finalamente ha a vuto cio che si meritava…

Per la Guru chiesto il fallimento

di ETTORE LIVINI

MILANO – C’è una nuova donna nella vita di Matteo Cambi. Dopo Flavia Vento, Elisabetta Gregoraci, Anna Falchi e Mascia Ferri – tutti presunti flirt del giovanissimo imprenditore parmigiano – ora è il turno di Lucia Russo. Il gossip, questa volta non c’entra. Russo infatti ha chiesto per conto della Procura di Parma il fallimento della Guru, il marchio di moda (simbolo una margherita stilizzata) inventato dal nulla da Cambi nel 1999 e arrivato in pochi anni a un giro d’affari di 100 milioni. La società non sta in piedi, ha sintetizzato il pubblico ministero durante l’udienza in cui si sarebbe dovuto decidere il concordato preventivo del gruppo, ha un buco patrimoniale di 62 milioni e debiti per oltre 100 milioni. I pm vogliono quindi che la Guru porti i libri in tribunale, richiesta cui si sono associati i creditori presenti e su cui il collegio dovrebbe decidere in tempi brevi.

La carriera dell’enfant prodige della moda italiana (Cambi, assente ieri in aula, ha 31 anni) è stata fulminante quasi come il suo crac. La sua margherita ha sponsorizzato il Parma calcio e la Renault di Alonso. Lui ha costruito il suo piccolo impero un mattone dopo l’altro destreggiandosi con effimera leggerezza tra gli impegni di lavoro e quelli mondani. Sfoggiando un elicottero privato, fidanzate da sogno, uno yacht di 28 metri, feste da mille e una notte assieme a un parco auto degno di un sultano.

La sua carriera di latina lover, a giudicare dalle copertine delle riviste di gossip, è andata sempre in crescendo. Quella da imprenditore, invece, un po’ meno. Un paio di anni fa sono apparse le prime crepe. Qualche inchiesta della magistratura per fatture false, qualche colpo a vuoto nelle vendite. Tanto che pochi mesi fa Cambi, a sorpresa, ha deciso di cedere (per ora in affitto) il marchio Guru agli indiani della Bombay Rayon Fashion. Non è chiaro ora né che ne sarà di questa intesa, né del futuro dei dipendenti della margherita parmigiana.