Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

FC Union Berlin

Berlino, squadra operaia rifà lo stadio con i tifosi

In 900 lavorano da 5 mesi al nuovo impianto dell’Union: le tribune erano inagibili e i fondi non arrivavano

Soldi? E perché mai? Qui scriviamo la storia: dove s’è mai visto che i tifosi ricostruiscono lo stadio della loro squadra?». Già, dove? Gossi, berretto verde sulla fronte e bomber rosso a coprire le spalle larghe, ha ragione: quello che lui e decine di altri fan della 1. FC Union Berlin stanno portando avanti dall’estate non ha precedenti.

Stanchi di aspettare finanziamenti pubblici per ammodernare lo stadio di casa, costruito nel 1920 e ora in condizioni tanto precarie da essere stato dichiarato inagibile, i tifosi della 1. FC Union, una squadra che milita nella 3. Liga (la Serie C tedesca) ma che ha una gloriosa tradizione (fondata nel 1906, era uno dei team più noti della Germania dell’Est e ancora oggi la sua fama va ben oltre Berlino), si sono rimboccati le maniche. E sono scesi in campo: dal 2 giugno si ritrovano ogni mattina intorno alle 6,30 sul prato dell’«An der Alten Försterei», imbracciano vanghe e trapani e iniziano a lavorare per rinnovare lo stadio. Volontariamente e senza nessuna paga.

Finora sono stati circa 900 i fan che hanno voluto essere della partita. In tutto hanno smosso terra, adagiato nuovi cavi o impastato cemento per 45.000 ore. Lavorando in ogni condizione atmosferica: sia col sole, come in estate, sia con una pioggerellina invisibile ma fastidiosa, come ieri. C’è chi passa così le proprie vacanze, chi arriva nel tempo libero e persino chi s’è licenziato pur di aiutare. Chi non può, si rende utile in altro modo. Ad esempio versando dai 10 ai 25 euro su un apposito conto (in questo modo sono stati raccolti oltre 12.000 euro, che si aggiungono ai 600.000 infine arrivati dalla città di Berlino). Oppure facendo come Milena e Jens, che ogni giorno passano dal fornaio, acquistano con le donazioni un grosso vassoio di dolci e poi, nel pomeriggio, li distribuiscono ai tifosi-operai insieme a una tazza di tè o di cioccolata calda. A coordinare i lavori è Sylvia Weisheit. È lei la prima ad arrivare, alle 5,30 di mattina. «Nessuno si è pentito di aver preso questa decisione: la 1. FC Union è come una grande famiglia e ora i tifosi sono ancora più uniti», spiega la manager.

Alcuni partecipano sin dall’inizio, come Gossi. «È completamente diverso dagli altri cantieri: qui tutti hanno voglia di lavorare», chiarisce. O come Hardy, un tedesco emigrato in Brasile, che, dopo essere rientrato per qualche tempo in Germania, ha deciso di restare. «Aspetto che lo stadio sia pronto per poter ritornare in America Latina», rivela. Altri arrivano solo per un giorno, come Jens, originario del Nord della Germania.

A motivare tutti è un sogno che qui molti hanno in testa ma nessuno pronuncia ad alta voce: la promozione nella Zweite Liga, la serie B tedesca. Le chance sono buone: la 1. FC Union è infatti prima in classifica. Alla fine dei lavori, prevista a febbraio, l’«Alte Försterei» avrà un volto nuovo: sarà completamente coperto (oggi solo una tribuna è coperta) e avrà oltre 20.000 posti (gran parte dei quali in piedi, caratteristica unica per la Germania). Così, almeno, la squadra bianco-rossa non dovrà più giocare, come oggi, nell’ex stadio della BFC Dinamo, la formazione berlinese che un tempo apparteneva alla Stasi. Molti tifosi della 1. FC Union boicottano il campo della Dinamo: tra le due squadre non è mai corso buon sangue. A ricordarlo c’è un vecchio tabellone che, in un angolo dell’«Alte Försterei», segna ancora il punteggio dell’ultimo incontro, risalente a tre anni fa, tra 1. FC Union e Dinamo: 8 a 0.

@lastampa.it

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