Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Archivio per dicembre, 2008

Caro Babbo Natale

Caro Babbo Natale c’è solo una cosa che vorremmo fare:
essere liberi di tifare…

piu di qualche occasione ho ribadito la mia ammirazione per la curva gialloblu…nell’ultimo incontro casalingo fuori dallo stadio campeggiava questo striscione poi all’ingresso della squadra in campo in mezzo alla curva e’ comparso un albero di natale gialloblu e sotto ad esso dei pacchi regalo con le richieste dei tifosi ducali…”tamburi” “striscioni” “megafono”  “coreografie” semplici ma essenziali le richieste che qualsiasi ragazzo appartenente ad una curva si sentirebbe in dovere di rivolgere a babbo natale…

ma il natale e’ ormai passato senza che nulla sia cambiato…anzi c’e chi come il ministro maroni ritiene che uno dei primi problemi da risolvere sia quello della sicurezza negli stadi

ci vuole la tessera del tifoso. Per “tifosi con la t maiuscola”. E ha spiegato :”Non vogliamo chiudere gli stadi come ha detto forse un po’ troppo frettolosamente qualche presidente di società di calcio noi dobbiamo garantire la sicurezza, non i bilanci delle squadre . La politica di rigore adottata dopo la prima sfortunata giornata di campionato si è rivelata giusta, la continueremo fino alla fine della stagione”. E ha rivelato nuovi dati: “Il numero di partite con feriti è diminuito del 25,8%, quello dei feriti tra le forze dell’ordine del 40%, quello delle persone arrestate del 57%, quello del personale di rinforzo impiegato del 23%”.

Certo ma che bravo questo ministro ha fatto diminuire sensibilmente il numero degli incidenti…ma allora finalamente si potra parlare di aumento dei tifosi negli stadi ma anche cosi gli stadi hanno buchi da tutte le parti…vuoti spaventosi ecco la classifica (media spettatori a partita, paganti +abbonati): Milan 59.441; Inter 52.446; Roma 40.754; Napoli 38.603; Lazio 33.786; Fiorentina 31.016: Genoa 25.057; Sampdoria 24.985; Palermo 24.449; Juventus 22.425; Bologna 21.543; Catania 18.057; Torino 17.295; Udinese 15.126; Atalanta 13.430; Lecce 13.406; Cagliari 12.556; Reggina 12.370; Chievo 12.292; Siena 10.081

ma se maroni pensa che basti rendere piu sicuri gli stadi per rirmpirli e’ proprio un folle…e nemmeno…ma maroni ha idea di quanto costino i biglietti per un settore popolare dello stadio???provi la fantastica trafila che ogni tifoso con la t minuscola adesso si deve sorbire per comperare il biglietto…provi a guardare quanto costano i famosi settori “popolari” degli stadi in giro per l’italia e poi forse capira che e’ il classico politicante bravo a parole ma poi quando si giunge davanti ai fatti???mah…con la speranza che il prossimo sia l’anno della volta per chi la sta aspettando non resta che augurare BUON ANNO NUOVO…


Irruzione a controcampo

Un gruppo di ultrà milanisti ha letteralmente invaso lo studio di Controcampo durante la diretta del programma. Inizialmente, i cori di un nutrito gruppo di tifosi, sembravano fare parte del solito pubblico becero che tradizionalmente affolla lo studio di Cologno Monzese. Uno spaesato Alberto Brandi non ha saputo opporre una concreta resistenza al gruppo di ultrà rossoneri che ha invaso lo studio al grido di “Dove sono i biglietti ?” ed altri cori di critica per il divieto di trasferta e del caro biglietto da parte della società del Presidente del Consiglio. La regia ha prontamente oscurato il tutto con un “treno” di consigli per gli acquisti.

Comunicato Curva Sud
In relazione ai fatti avvenuti in occasione di Juventus – Milan

Ci sembra doveroso spiegare le motivazioni che ci hanno portato a manifestare il nostro dissenso per quanto accaduto, con l’entrata in diretta durante la nota trasmissione “controcampo” di domenica sera, per una pacifica e colorata manifestazione fatta esclusivamente con cori e sciarpe di noi ragazzi appartenenti alla Curva Sud di Milano.

Premessa: in questa stagione la società A.C. Milan ha fatto obbligo (seguendo il dettame del decreto legge sulla sicurezza degli stadi)per i tifosi che intendono seguire le partite del Milan di procurarsi la così comunemente denominata –carta del tifoso- strumento essenziale per poter esercitare il diritto non di prelazione ma semplicemente di acquisto.Tutti noi che seguiamo abitualmente il Milan ne siamo ovviamente forniti, purtroppo però a differenza di quanto si potrebbe credere questa carta NON tutela in nessuna maniera i tifosi che come Noi seguono costantemente il Milan sia in casa che in trasferta. La motivazione è semplice quanto assurda, la società che organizza l’evento sportivo e cioè la società di casa non è tenuta ad accordarsi con la società ospite sulla metodologia di assegnazione dei tagliandi per permettere ai tifosi ospiti di assistere alla partita.

Và da sé che non essendoci nessun tipo di regola generale ogni società ospitante sceglie il mezzo a lei più congegnale per la distribuzione dei biglietti alla tifoseria ospite, ci ritroviamo quindi di volta in volta a dover andare presso la Milan Point, in banca, in tabaccheria ecc… Con evidenti disagi organizzativi per tutti quelli che come noi seguono il Milan. Il tutto poi è sempre vincolato al placet del questore della città ospitante e dai famosi signori che compongono “l’osservatorio” che, ben più di una volta, hanno manifestato palesi lacune sulla conoscenza e la metodologia da applicare per permettere l’organizzazione delle trasferte ai tifosi rei solamente di amare troppo la propria squadra, non volendosi piegare alla logica della poltrona davanti alla tv a pagamento.

In aggiunta per chi che come noi, ha una squadra seguita da milioni di tifosi se da una parte non può che farci piacere, dall’altra (per i milanesi stessi), è del tutto evidente la forte penalizzazione nel caso di un errata distribuzione dei tagliandi messa a disposizione dei tifosi ospiti, infatti andrebbe riservata almeno una quota di questi biglietti, agli Ultras o i gruppi di Milan club organizzati di Milano e provincia e specifichiamo per poi non essere “volutamente fraintesi”, Ultras e Milan club residenti a Milano e provincia con paritetici diritti e non quindi agli Ultras và riservata una quota a parte rispetto ai Milan club di Milano e provincia!

Spiegata sommariamente l’assurda condizione in cui ci troviamo, la Società Juventus mette in vendita i tagliandi per i tifosi ospiti in maniera paritetica su tutto il territorio nazionale e solo un giorno prima! Và da sé che alla fine non Milano ma addirittura l’intera Lombardia risulti essere tra le regioni che riuscirà ad acquisire meno tagliandi.

Nonostante questo decidiamo di organizzare la trasferta lo stesso, anche in virtù del fatto che, veniamo a conoscenza della possibilità di acquisire in loco i tagliandi per i ragazzi che non erano riusciti a procurarseli “in tempo”. Quindi non partiamo sprovvisti di biglietto sapendo di non poterli poi acquistare ma l’esatto contrario. Arrivati alla barriera di Torino, nonostante avessimo ampiamente dimostrato agli agenti preposti al controllo dei tifosi che eravamo in grado di poter procedere al regolare acquisto del tagliando perché muniti sia del denaro necessario (ovviamente), che della tessera del tifoso, dopo più di 3 ore ci dicono che non sarebbe comunque stato per noi possibile procedere oltre e cioè verso lo stadio per un non precisato ordine imposto, giocato su uno scarica barile generale, tra questura di Torino, di Roma, l’Osservatorio ecc… Nessuno può vietare ad un cittadino italiano di percorrere il proprio territorio nazionale salvo gravi motivi che potrebbero far insorgere problemi di ordine pubblico. Però questa ordinanza non risultava emanata nè dal questore o nè dal Ministero degli interni. Nel tornare indietro noi ragazzi della Curva Sud abbiamo deciso di inscenare una protesta pacifica per l’assurdo comportamento che ormai da troppo tempo stiamo subendo noi e tutte le tifoserie organizzate, veri e propri soprusi che ledono il principio fondamentale di ogni democrazia e cioè: la Libertà! Presentati di sorpresa durante la trasmissione, abbiamo per qualche secondo intonato un coro: “Dove sono i nostri biglietti?” Il conduttore e giornalista Alberto Brandi dopo averci redarguito dicendoci che non era questa la maniera di manifestare (perché non era ovviamente stata concordata), durante lo stacco pubblicitario mandato apposta per capire cosa stesse succedendo, constatata la nostra intenzione di chiedere una sensibilizzazione sul problema delle tifoserie organizzate, si è detto disponibile ad incontraci per riuscire a creare un momento di discussione e di approfondimento di questa tematica. Di questo ovviamente lo ringraziamo anche perché ha poi ribadito pubblicamente a trasmissione ripresa, che non vi è stata né nei toni né nei modi un comportamento minaccioso o violento. Attendiamo dal dott. Brandi quanto prima una convocazione per poter dare voce a milioni di tifosi che, come noi settimanalmente, vivono questa assurdità creata solo per poter disincentivare la parte sana del calcio che siamo noi tifosi. Vogliono disincentivare la frequentazione dello stadio, dei tifosi ospiti per obbligarli a vivere lo spettacolo in maniera passiva davanti alla televisione, tradendo quella passione che ci lega e ci fa vivere sempre al fianco della nostra squadra del cuore.

Voi ci volete seduti comodamente in poltrona, davanti ad una tv a pagamento, abbandonando la sua genuina origine di realtà sociale, aggregativa e popolare che è il fenomeno della tifoseria organizzata l’unica ancora libera dai condizionamenti e base di spontanea aggregazione sociale specialmente giovanile.

Consentiteci di dire a questi “Signori”: NON CI AVRETE MAI COME VOLETE VOI!
Curva Sud Milano


Sulla strada per… Istambul: Nijmegen

E’ proprio una gita, in terra d’Olanda per i friulani. Udinese già qualificata, una volta tanto si può viaggiare solo per gusto, senza l’assillo che una sconfitta possa rovinare l’umore. Eppure, a dispetto della diminuita importanza dell’incontro, già da settimane gli Udinese Club si organizzano per portare nei Paesi Bassi il loro supporto. Lo spirito perfetto, Udine se lo merita tutto di continuare il viaggio europeo il più a lungo possibile.

COME ARRIVARE – In Olanda il centro maggiore più prossimo a Nijmegen è Eindhoven. Ma per volare a Nijmegen conviene appoggiarsi a Düsseldorf-Weeze, in Germania, a meno di 30 km dalla città olandese. Si vola martedi 16 con Ryanair. Partenza dall’aeroporto di Treviso alle 21.55 e arrivo un’ora e mezza dopo. Costo davvero vantaggioso, solo 38 euro. Da Düsseldorf-Weeze sono abituati a collegare Nijmegen. Dunque anche se è già notte, i taxivan trasportano nella cittadina olandese per 15 euro a capoccia.
DOVE DORMIRE – Con i prezzi olandesi, l’Hotel Sionshof (Nijmeegsebaan 53) è un’occasione. Non lontano dal centro, 3 stelle, camere rustiche ma in una villa extralusso nei boschi, ricca colazione continentale e internet gratis, per 37 euro a notte in camera doppia.

DOVE MANGIARE – Ovvio che più che il mangiare, in Olanda è la birra che conta. Ma in ogni caso, il posto da curare è il Piecken (Professor Broomstraat 54). Pub universitario, ritrovo degli studenti stranieri, discopub con musica dal vivo e da ballare, atmosfera informalmente cool. Costa meno, è pieno di gente che è lì per divertirsi, e qualcosa succede sempre.

COME MUOVERSI – Come detto, siamo vicinissimi al confine tedesco. Così vicini, che durante la seconda guerra mondiale Nijmegen fu smembrata dai bombardamenti americani per errore, perché confusa sulle carte con un’altra cittadina tedesca. La città è stata ricostruita come e meglio di prima, ripristinando il classico delizioso centro olandese dai mattoni rossi corredato da tetti in stile gotico, siano case o chiese. Nijmegen non può certo competere in storia e attrazioni. Ma dà l’idea di relax e piacevolezza di una comunità bella, ben curata ed accogliente. Piazza principale il De Grote Markt, invitante alla passeggiata e classico stereotipo dell’ordine chic ma classico della cittadina del Nord Europa. L’attenzione è rubata dagli edifici attorno, tipici olandesi, i caseggiati stretti alti e vezzosi, come lo storico Het Waaggebouw. Passeggiata che si protrae fino al fiume Waal, dove le piante rampicanti, il verde e piccole chicche come la Torre della Polveriera sul fiume, rendono atmosfere da racconti inglesi dell’Ottocento. Ma non pensiate che Nijmegen sia una città fantasma. Perché sarà anche antica, la più antica d’Olanda, ma la famosa università la rende un centro particolarmente attivo e frequentato. Si riflette anche sulla vita notturna ovviamente. Sulla Molenstraat è un domino di pub e discobar sempre pieni proprio grazie alla vita studentesca. Il Doornroosje (Groenewoudseweg 322) fa invece parte della scena disco che è parecchio viva. Un programma fitto di serate elettroniche e indie music, anche nei giorni della partita.

BIGLIETTI – Si gioca nel salottino del Goffertstadion, 12.470 posti all’inglese. E nel caso siate dubbiosi se seguire l’Udinese fino in Olanda a causa del freddo, state tranquilli: il campo di gioco, i seggiolini, e perfino gli spalti sotto i piedi, sono tutti riscaldati! Se non si è affiliati a un Udinese club, diventa difficile reperire un tagliando. Più facile attraverso il Nec Nijmegen. I prezzi partono da 26 euro, per effettuare l’acquisto è necessario prima registrarsi.


Erano Depressi

Buffon “Ricco e famoso la depressione mi prese lo stesso”

Decide di raccontarsi partendo dal fondo, Gigi Buffon, da quel «buco nero dell’anima» che lo inghiottì per sei mesi, «dal dicembre 2003 al giugno 2004». Senza tanti giri di parole: «Sono caduto in depressione, sono stato in cura da una psicologa». Filava tutto storto: «Non ho mai capito perché proprio allora, perché non prima, perché non dopo». L’unica certezza, era sbagliata: «Non ero soddisfatto della mia vita e del calcio, cioè del mio lavoro. Mi tremavano le gambe all’improvviso». Anche il portiere più forte del pianeta può ritrovarsi nell’abisso. Sempre «all’improvviso», riemerse, «proprio là dove avevo paura di andare, agli Europei in Portogallo». Durante Italia-Danimarca, «una partita orrenda»: difatti, «ero l’unico che sorrideva». Da lì fa iniziare la sua storia, srotolata nelle 178 pagine di “Numero 1”, l’autobiografia pubblicata ora da Rizzoli (16 euro), insieme al giornalista del Corriere della Sera Roberto Perrone.

Gigi Buffon, che le era successo?
«È stato un periodo molto cupo, davvero. Perché poi io sono una persona solare, ottimista, molto altruista. Ma quando vivi una cosa simile, è chiaro che queste qualità vanno a farsi benedire, per parlar chiaro».

Ha scritto: «Era come se la mia testa non fosse mia, ma di qualcun altro, come se fossi continuamente altrove».
«Devi convivere con un Gigi nel quale non ti rispecchi. E finché non ti accade, non capisci l’importanza della situazione.
Pensare che, da ragazzo, nella mia inconsapevolezza, mi chiedevo come facessero le persone ricche, o normali, a cadere in depressione».

Quattrini e fama non le mancavano.
«Infatti. Allora lo capisci, che sono tutti discorsi sciocchi e superficiali. Perché ci possono essere mille motivi: anche se sei ricco e acclamato, poi questa condizione diventa la norma. E come tutti, che hanno lavori diversi, può capitare che venga a mancarti uno stimolo, o che tu non sia soddisfatto della tua vita».

Per esempio?
«Magari perché ti accorgi che non riesci a trovare la donna giusta, o non riesci a vincere la Coppa dei campioni. Oppure non riesci ad apprezzare quello che hai. Allora ti fermi e vieni sommerso da dubbi e da pensieri: ed è un attimo cadere nella depressione. È stato davvero un periodo brutto».

Cosa s’aggira per la mente?
«Ricordo che mi dicevo: “Ma che cosa me ne frega di essere Buffon?” Perché poi alla gente, ai tifosi, giustamente, non importa un cavolo di come stai. Vieni visto come il calciatore, l’idolo, per cui nessuno ti dice: “Ehi, come stai?”».

Inseguito dalle folle, ma solo.
«Tutti ti dicono le stesse cose: dai, forza Gigi, mi raccomando, la partita, mercoledì, domenica. Sai, ti ho visto a Paperissima. Ci fosse uno che ti chiedesse: “Scusa, ma ti è successo qualcosa?”»

Chi la salvò?
«Se hai una famiglia e dei rapporti importanti, e per fortuna io li ho, sono gli unici che ti possono dare una mano».

Andò anche da uno psicologo.
«Vero, ed è un’altra cosa che ho rivalutato. Pensavo fossero figure che rubassero, tra virgolette ovviamente, soldi agli insicuri. Invece sono persone che servono, perché se ne trovi uno bravo e capace, trovi una figura con la quale non hai paura a confrontarti. Parli di tutto, ti apri, senza il minimo timore: e farlo non è mai facile».

Mai pensato di mollare il pallone?
«Sai cosa pensi in quei momenti? “Ma porca puttana, perché sono Gigi Buffon, il calciatore conosciuto?” Perché finisce che, a volte, diventi schiavo della tua figura, di quello che sei. Se Buffon dice: “Vado due mesi via, a curarmi la depressione”, è finita. Dopo, ogni volta che sbagli, una parata per esempio, ci sarà sempre il richiamo di questa cosa. Allora non ti puoi permettere di andare via tre mesi per curarti».

Cita Marilyn Monroe: «Meglio piangere su una Rolls Royce che in un tram affollato», dicendo, però, che aveva torto.
«A parte che io giro con una 500, neanche mia, ma della Juve. Voglio dire che materialmente non mi mancava nulla, ma poi capisci che oltre alle cose, ci devono essere dei valori morali, affettivi, religiosi. Quando ti mancano, rischi».

Una «storia nera» da cancellare?
«Premessa: tutte le disavventure che ho avuto, alcune cercate con consapevolezza, se vogliamo, le ho sempre pagate, ci ho messo la faccia. Però ne vorrei cancellare una, quella del diploma comprato: fu un gesto di slealtà nei confronti degli altri e io di solito sono molto leale. Anche nei confronti dei miei genitori, che sono pure professori: il figlio che compra il diploma non è proprio il top».

Qualcosa che è rimasto fuori dal libro?
«Le mitiche occupazioni a scuola. E quando vedo tutto questo baccano, mi viene da ridere, perché sono stato studente e ricordo come andava: il 10% aveva un ideale, gli altri erano delle capre che seguivano la massa. Nell’ultimo anno andavo a scuola poco, tra squadra e Nazionale, e non vedevo l’ora che uno dicesse: “Ragazzi, sciopero”. Ero il primo che diceva a tutti di uscire».

Si mette nel novanta per cento?
«Sì, ma gli altri mi seguivano volentieri. La sera andavo a dormire a scuola, entravo con la Vespa, facevo dei lavori da matti. Allora dico: giusto sentire i ragazzi, ma non scordiamoci che molti se ne approfittano anche, come facevo io».

Si rimprovera qualcosa?
«Nulla, perché sono arrivato presto in questo mondo, a 17 anni, e penso avessi tutto il diritto di crescere sbagliando. Poi chiaro che a differenza di un altro ragazzo le mie storie finivano sui giornali. Se dicessi che sono soddisfatto, sarei scemo, però non mi sento in colpa. Un po’ della mia gioventù la volevo vivere come piaceva a me».

@la stampa

Vieri, il bomber e la depressione

L’attaccante al Tribunale civile di Milano: ecco la perizia medica che dimostra l’origine del mio malessere
MILANO — Voleva farla finita con il calcio Christian «Bobo » Vieri. Era la depressione, certificata da una perizia medica che il bomber ha appena depositato alla decima sezione del Tribunale civile di Milano. Per nove mesi l’ex attaccante della Nazionale e di Juventus, Atletico Madrid, Lazio, Inter, Milan, Monaco e Fiorentina, prima di andare all’Atalanta è stato sul punto di appendere le scarpette al chiodo quando nell’autunno 2006 seppe dai giornali che, nell’ambito dell’inchiesta Telecom, era stato trovato un dossier su di lui dal quale emergeva che era stato pedinato e che, altrettanto illegalmente, erano stati acquisiti i suoi tabulati telefonici. «Volevo lasciare il pallone, la passione della mia vita. Ancora oggi non riesco a capire perché mi hanno controllato», racconta.

Un fascicolo che, secondo l’accusa, sarebbe stato formato da Emanuele Cipriani, titolare dell’agenzia investigativa Polis d’Istinto, su richiesta dell’Inter che voleva capire come mai il rendimento atletico del bomber fosse precipitato ai minimi. Ad aprile 2007, Vieri ha fatto causa a Telecom e Inter chiedendo un risarcimento di 12 milioni di euro alla prima e di 9 milioni e 250mila alla seconda per danni all’immagine, alla vita di relazione e per mancati guadagni. Dopo che i pm di Milano hanno chiuso l’inchiesta chiedendo il processo per 34 persone e per le società Telecom e Pirelli, il legale di Vieri, l’avvocato Danilo Buongiorno, ha depositato nella causa civile la perizia medica e alcuni atti dell’indagine penale. Vieri domenica è tornato al gol con la maglia dell’Atalanta dopo una lunga astinenza.

Dice di essersi ripreso completamente, ma non nasconde che in lui qualcosa a 35 anni è definitivamente cambiato: «Ho passato un periodo in cui non uscivo più di casa, ho cominciato ad avere paura di tutto e a sospettare di tutti, io che non avevo nulla da nascondere. Ora vedo le cose in modo diverso, sono più sospettoso e diffidente». La vicenda ha anche ritardato di otto mesi il suo ingresso nell’Atalanta con un contratto che, due anni fa, gli «garantiva » uno stipendio di soli 1.500 euro al mese, ma con un gettone da 100mila euro a gol. «Ero talmente prostrato che non volevo neppure fare fisioterapia dopo un infortunio».

L’Inter, però, sostiene che la depressione gli era venuta prima. Il centravanti non lesina critiche al mondo del calcio, che definisce «marcio» e che accusa di non rispettare i calciatori come persone: «Forse stavo attraversando un periodo in cui non facevo gol. È normale per un calciatore, può succedere. Loro cosa credevano? Che passassi le notti in discoteca? Che non mi allenassi? Ci voleva poco per saperlo. La mia vita è limpida, non ho segreti. Solo casa e lavoro. Professionisti come me ce ne sono pochi nel calcio. E invece loro che fanno? Mica mi contestano qualcosa. Mi fanno pedinare di nascosto. Non si può giocare con la vita della gente». Ovviamente non si accorse di nulla: «Dopo, ripensandoci, ho notato in quel periodo che i giornali sapevano tutto di me e dei miei movimenti. Ho il sospetto che qualcuno li informava». Di questo non c’è prova.

Bobo è «amareggiato e deluso», prima di tutto dal comportamento del presidente Massimo Moratti. «Con lui avevo un rapporto ottimo, quando segnavo. Poi le cose sono cambiate». «Moratti ha dichiarato alla giustizia sportiva di non aver mai chiesto al capo della sicurezza Telecom Giuliano Tavaroli di intervenire. Le prove che abbiamo depositato contraddicono le sue affermazioni», precisa l’avvocato Buongiorno. Il centravanti è determinato ad andare fino in fondo: «Non per soldi. Per giustizia. Ho subito danni pesanti perché non avevo la testa per pensare a nulla». Rivela che anche «le trattative con alcune società straniere si interruppero a causa dell’eco internazionale che ha avuto la mia vicenda. Mi telefonavano e mi chiedevano che cosa avevo combinato, che nascondevo». Guarito dagli infortuni, Bobo torna in campo. Domenica è entrato all’82’ e cinque minuti dopo ha segnato la sua prima rete stagionale. Giura che non sarà l’ultima.

@ corriere.it

LORO ???


11/11/2007 11/12/2008


E io pago…

Piloti costretti a decollare e foresteria usata come una villa

Vacanze d’oro, Speciale sotto accusa

I pm: il generale si è appropriato di aerei ed elicotteri per i suoi ospiti

ROMA — Per far contenti i suoi ospiti non badava a spese. Anche perché a pagare pensava la Guardia di Finanza. E così li portava in montagna con tre elicotteri e quando i posti erano finiti non aveva problemi ad «appropriarsi» di un Atr 42. Scrivono proprio così, i magistrati della procura militare che accusano il generale Roberto Speciale — l’ex comandante generale delle Fiamme Gialle e ora parlamentare del Pdl — di peculato aggravato e abuso: «Si appropriavano del velivolo e delle relative energie lavorative umane e dei piloti specialisti componenti l’equipaggio di volo». Speciale — dicono i pubblici ministeri guidati da Antonino Intelisano — trattava come fossero suoi dipendenti privati anche gli autisti dei Land Rover Discovery che dovevano farlo scorrazzare per le strade del Trentino insieme agli amici. Ora l’inchiesta è chiusa. Tra venti giorni arriverà la richiesta di rinvio a giudizio per lo stesso Speciale e per il comandante del centro Aviazione di Pratica di Mare, il generale Ugo Baielli, che avrebbe dato seguito alle richieste del suo superiore.

Entrambi — sostiene la Corte dei Conti — devono restituire più di 30.000 euro, oltre ai danni di immagine che saranno quantificati nel corso del processo. «Ho sempre agito secondo le regole e lo dimostrerò », ha più volte sostenuto Speciale anche nel corso della sua campagna elettorale che poi si è conclusa con l’elezione alla Camera. Non badava a spese il generale, almeno a leggere i verbali raccolti dai magistrati. E rivendicava il potere di avere sempre velivoli a sua disposizione. Come sarebbe accaduto nell’inverno 2005, in occasione delle gare di sci della Guardia di Finanza organizzate a Passo Rolle. «Il 17 e il 21 febbraio, Roberto Speciale — è scritto nel capo di imputazione — dava disposizione all’equipaggio di un Atr 42 di recarsi a Bolzano e rientrare a Pratica di Mare per trasportare lo stesso comandante e i suoi ospiti privati i quali non avrebbero potuto trovare posto sui pur disponibili tre elicotteri decollati da Pratica di Mare per la stessa esigenza istituzionale e per la stessa località».

Viaggi, feste, trasporti di merci: tra le contestazioni ci sono anche le famose casse di spigole che il generale avrebbe preteso nell’agosto del 2005. Il comandante dell’Atr non voleva saperne di decollare dall’aeroporto di Pratica di Mare con destinazione Passo Rolle. Eppure era stato tutto predisposto, compresi gli ordini di servizio «con cui si richiedeva l’accesso riservato e senza formalità di una autovettura privata Mercedes». Il nome indicato sul foglio era quello del dottor Paolo di Maio e di sua moglie. In realtà si trattava «di due dipendenti della ditta di catering Holiday Soledad riconducibile allo stesso Di Maio, amico personale del generale Speciale» che dovevano spedire «alcuni contenitori termici con pesce fresco abusivamente imbarcati sull’Atr e successivamente trasportati presso la scuola alpina di Predazzo dove il generale stava trascorrendo un periodo di vacanza con ospiti privati». Alla fine il pilota fu costretto a partire. Proprio come l’appuntato scelto A.C., inviato in «missione speciale». Il periodo era lo stesso e al sottufficiale fu consegnato un ordine di servizio che lo obbligava a recarsi a Predazzo dal 19 al 27 agosto «per esigenze di trasporto del comandante». In realtà la trasferta aveva come scopo «il trasporto dei bagagli e degli ospiti privati in occasione di passeggiate, escursioni nelle città vicine e cene nei pressi di Predazzo». Dormivano tutti nella foresteria della Scuola Alpina, con buona pace dei bilanci delle Fiamme Gialle. Perché oltre al vitto e alloggio nell’elenco delle spese devono essere conteggiati anche i costi dei voli, quelli degli spostamenti delle potenti Land Rover e la diaria dei dipendenti.

@corriere.it


Analogie…

La vicenda ricorda un fatto accaduto in Italia leggendo l’articolo si trovano molte analogie…omicidio , due spari , poliziotti…

«Ho visto l’agente che prendeva la mira»

«Io ero dietro, così ho osservato il suo braccio distendersi e puntare prima di fare fuoco»

Con il passare delle ore si vanno definendo i contorni dell’omicidio del ragazzino quindicenne ad Atene. E’ comparso un video girato al momento dei due spari esplosi dal poliziotto, di cui uno ha ferito mortalmente Alexandros Grigoropoulos: le immagini provengono dal balcone di un caseggiato, all’altro capo della strada rispetto agli spari. Si sentono i due tiri di pistola molto vicini, ma le luci notturne, e la reazione terrorizzata nella mano dell’operatore, non rendono bene la situazione. La dinamica non è ancora del tutto chiara, ma il mistero non sembra destinato a durare a lungo.

LE TESIMONIANZE – L’omicidio è avvenuto di fronte a molti testimoni oculari, non solo appartenenti al gruppo di cui faceva parte Grigoropoulos, anche semplici passanti. Il canale tv Mega, tra i tre maggiori network privati nazionali, ha diffuso i racconti di sei testimoni presenti sul luogo del delitto. Quatto hanno riferito di presenza ciò che hanno visto; due via telefono, tra cui un amico del ragazzo. Un uomo anziano racconta: «Li abbiamo visti uscire dalla volante con le pistole in mano. Da qui (l’intervista è sul luogo dello sparo, dunque indica il punto preciso, ndr) hanno cominciato a insultare e provocare i ragazzini: “Forza stronzetti, frocetti, fatevi sotto”. E i ragazzini si sono avvicinati. Ci sono stati due spari». Un giovane aggiunge: «Abbiamo visto il corpo in terra e gli amici che lo trascinavano lontano dai poliziotti. I poliziotti sono rimasti là per qualche secondo e poi se ne sono andati con calma». Due uomini sulla trentina forniscono due particolari che potrebbero essere significativi. Il primo dice che prima della sparatoria «la macchina della polizia si è fermata e ha fatto bruscamente retromarcia». Il secondo racconta invece il momento dello sparo: «Ho visto stendersi la mano del poliziotto. Ha preso la mira verso i ragazzi. Io ero dietro il poliziotto, ma ho visto il suo braccio distendersi e prendere la mira».

LE ACCUSE AI POLIZIOTTI – Due testimonianze sono state raccolte via telefono, e se verificate, potrebbero aggravare le posizioni degli agenti. Una donna riferisce: «La volante era ferma tra Zoothohou Peghes Street e Javellas Street. Dopo alcuni minuti sono usciti due poliziotti che si sono avvicinati a piedi. Entrambi hanno puntato la pistola e uno di loro ha fatto fuoco. Li ho visti puntare il ragazzo. Non hanno sparato a caso, hanno sparato verso il ragazzo». La giornalista chiede se i poliziotti si fossero resi conto del ferimento e la donna: «Certo, gli altri ragazzi urlavano che il loro amico fosse ferito, ma i poliziotti si sono girati e sono andati via». Chiude la testimonianza di quello che sembra essere uno degli amici della vittima. Racconta i drammatici momenti subito dopo gli spari: «Gli abbiamo sollevato la maglietta. Stava sanguinando, uno di noi gli ha fatto la respirazione bocca a bocca e gli ha fatto il massaggio cardiaco. L’ambulanza è venuta in ritardo, non è arrivata abbastanza in fretta».

IL LUOGO – Il quartiere Exarchia, teatro dell’omicidio, è il quartiere degli intellettuali, ma anche un’area con un altissimo tasso di criminalità, dovuto ai ripetuti attacchi, da parte dei gruppi anarchici, ai commissariati di polizia e alle banche. Si trova vicino al Polytechniko, l’università di Atene dove il 17 novembre del 1973 i carri armati del regime di Papadopoulos sfondarono nel campus uccidendo vari studenti, un’azione che si ritorse contro il regime e diede l’inizio ai movimenti di strada e al rovesciamento del governo. Da allora, Exarchia è un quartiere abitato dalla piccola borghesia ma soprattutto casa di gruppi anarchici o di studenti alternativi. All’ordine del giorno gli scontri, al punto che la morte del ragazzino a molti è suonata come una tragedia già scritta.

@corriere.it