Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Nessuna Giustizia per Gabriele Sandri_part2

Articoli tovati in giro per il web …

“Siamo lieti che la giustizia ordinaria riconosca una verità nota a tutti gli italiani e cioè che al vertice della Polizia di Stato in Italia ci sono stati e ci sono autentici galantuomini e servitori delle istituzioni. Il tentativo di criminalizzare, per i fatti del G8 di Genova, i vertici delle forze dell’ordine si è rivelato per quello che era: un’autentica persecuzione!” (P.F.Casini)

A QUESTO PUNTO, PREMIATELO! La corte d’Assise di Arezzo ha condannato a sei anni di reclusione il poliziotto Luigi Spaccarotella, che l’ 11 novembre 2007, nell’area di servizio Badia al Pino, vicino ad Arezzo, uccise con un colpo di pistola il tifoso laziale Gabriele Sandri. Il poliziotto, imputato di omicidio volontario, è stato dichiarato colpevole di omicidio colposo. Il pm aveva chiesto una pena di 14 anni di reclusione. Subito dopo la lettura del dispositivo, vi sono state urla in aula contro i giudici.
“E’ una vergogna per tutta l’Italia”, così Giorgio Sandri, padre di Gabriele, ha commentato la condanna a sei anni per l’agente Luigi Spaccarotella. I giudici hanno derubricato il reato da omicidio volontario a colposo.

Una sentenza perfettamente in linea con ciò che è il “sistema Italia”. Sarebbe stato strano il contrario casomai, ovvero che la giustizia avesse fatto il suo corso. L’itaGlia non è una Nazione, ed hanno ragione quanti la vorrebbero fuori dalla Comunità Europea: Metternich la definì “una mera espressione geografica” con un certo disprezzo. Ma forse la definizione più completa è “un’immenso parco giochi”. L’ItaGlia è questo: un immenso parco giochi dalla forma di una scarpa. Qui in realtà siamo in mezzo ad una realtà virtuale. E’ tutto uno scherzo. Un giorno ci sveglieremo e ci diranno che ci hanno preso per il culo. E non ci sarebbe da stupirsene. E’ tutto così irreale…
Gabriele Sandri però non si è più svegliato… Chissà, forse anche lui si era addormentato sperando di risvegliarsi in un posto migliore. Forse si aspettava di aprire gli occhi e di trovare qualcuno che gli confidava che tutto ciò era un’immensa presa per il culo. O forse niente di tutto questo. Forse sognava solo di vedere la sua Lazio. Di aprire gli occhi a Milano e scorgere le torri di San Siro. Di bersi una birra con gli amici interisti. Sognava una vittoria in casa della Capolista. In fin dei conti, nel fine settimana i pensieri suoi, miei e di migliaia di altri ragazzi vanno tutti in quella direzione. Non ce ne frega un cazzo, vogliamo solo staccare, vedere la nostra squadra, i nostri amici, e passare qualche ora lontano dalla solita merdosa quotidianità che tornerà poi a tartassarci il lunedì mattina. Ma nessuna merdosa quotidianità è tornata nel lunedì mattina di Gabriele. La sua vita si è spenta una domenica mattina di novembre, sulla rampa di uscita dell’autogrill di Badia Al Pino. Un proiettile lo ha colpito al collo, uccidendolo. Qualcuno ha detto che aveva appena partecipato a una rissa, ma in realtà aveva appena finito il suo turno di lavoro (lavorava come DJ in una nota discoteca romana) e stava dormendo in macchina. Hanno pure tentato di infangarlo, inventandosi che in passato fosse stato colpito da DASPO. Come se un DASPO fosse una buona ragione per essere uccisi. Ma anche se fosse non era vero nemmeno questo. Gabriele è stato ucciso a sangue freddo, nient’altro. Da una persona che non si sa cosa avesse in testa. Non mi stupirei se volesse solo provare la sua mira. O vedere che effetto fa colpire un’auto in movimento da un capo all’altro dell’autostrada.

Questa persona era Luigi Spaccarotella, agente della polizia di stato. Uno dei tanti “Cani da guardia della casta”. Uno di quelli il cui stipendio viene pagato con le tasse dei cittadini. Compresi Gabriele e la sua famiglia. E’ come se voi uccideste il vostro datore di lavoro. Chissà quante volte l’avete sognato. E lui forse questo momento lo sognava fin da piccolo. Del resto, con un cognome del genere, si può aver solo trascorso un’infanzia di merda. I bambini sono cattivissimi quando si mettono. Povero Luigi, chissà quanto ha subito, chissà quanta merda ha mangiato. Chissà quanta frustrazione che si portava dentro. Chissà quante volte ha sognato di farla pagare a tutti. Ed una parziale rivincita è arrivata nel momento in cui è entrato a far parte della polizia. Adesso finalmente era un duro, era uno da rispettare, portava la divisa. Sognava le ragazze che gli cadevano ai piedi. Sognava di compiere atti eroici. Niente di tutto questo. Orari massacranti, paga bassa, il disprezzo della gente. Questo Luigi non lo capiva. Anzi, ormai ci aveva anche rinunciato. Faceva il suo lavoro, ne più ne meno. Certo, lo faceva fino in fondo. Ed eseguiva gli ordini. Era pur sempre un servitore dello stato. E lo stato non l’ha abbandonato. Certo, l’ha bastonato per bene. L’ha prima trasferito alla polfer di Firenze, dove era a stretto contatto con le tifoserie che arrivavano in trasferta. Poi l’ha sospeso. Infine lo ha fatto condannare a soli sei anni, contro i 21 che poteva rischiare ed i 14 richiesti dal PM. E lui lo sapeva: lo stato non l’avrebbe abbandonato. Certo, sei anni sono sei anni. Ma togli qualche beneficio di legge ed il fatto che comunque è asmatico come ha fatto emergere al processo, e forse ma forse si farà un annetto di domiciliari prima di essere riammesso in Polizia. Inoltre mai nessuno ha mostrato la sua faccia, ed è un vantaggio non da poco. Può sempre cambiarsi quel cognome che fin da piccolo gli ha creato non pochi problemi. E rifarsi una vita. In fondo, c’è chi la vita non ce l’ha più.
Come Federico Aldrovandi per esempio, un ragazzo di Ferrara che nel settembre 2004 era uscito di casa con gli amici. Non era un ultras Federico, e quel sabato stava andando a ballare. Forse voleva andare al Link a Bologna. Quando è tornato, a notte ormai fonda, voleva continuare la serata, ha provato a chiamare qualche amico per vedere se qualcuno era ancora in giro. Ma sulla sua strada ha trovato una volante della polizia. Poi chissà cosa è successo. Forse Federico era fuori e si è un pò agitato alla vista degli agenti. Ho forse ha solo risposto col tono un pò più arrogante, come si fa con la mamma quando ti rompe le balle. E forse l’agente non ha apprezzato. In fin dei conti portava sempre la divisa, ed alla divisa ogni cittadino ha l’obbligo di devozione totale. Forse è nata una discussione. Forse dalla discussione sono saltati fuori altri tre agenti che sono saltati addosso a Federico. Sicuramente l’hanno picchiato a più riprese visto che hanno rotto tre manganelli su quattro in dotazione. E probabilmente gli si sono seduti sopra, facendolo soffocare. Di certo, Federico non è morto di overdose come hanno voluto far credere. A meno che un morto per overdose non si riduca in questo stato. Certo, l’hanno fatta grossa i quattro agenti. Ma anche loro non sono stati abbandonati dai loro padroni. Hanno preso tre anni e mezzo a testa. Eccesso di zelo, l’hanno chiamato. Per un cittadino qualsiasi si parlerebbe di omicidio volontario, ma loro sono al di sopra della legge. Sono i cani da guardia della Casta.
Il pensiero, lo esplica bene l’avvocato di Spaccarotella, alla lettura della sentenza:

Sono contento per Spaccarotella”, ha commentato l’avvocato Federico Bagattini, che con il collega Francesco Molino difende l’agente. “E’ stato riconosciuto quanto lui ha sempre detto, e cioè di non aver voluto ammazzare nessuno”. “Ovviamente la pena è molto gravosa, eccessiva, e su questo punto faremo appello. Intanto usciamo dall’omicidio volontario, che evidentemente è il risultato al quale tendevamo”, ha aggiunto Bagattini.
Siete sbalorditi? Ma sbalorditi di cosa? Per chi? Loro sono al di sopra di voi! Loro hanno sempre ragione, qualsiasi cosa facciano e qualunque siano le conseguenze; voi avete sempre torto e pregate di non aver mai la sfiga di trovarli in giro di notte come è successo a Federico, o quando si sono alzati male la mattina come successo a Gabriele.

E la giustizia? Ma non fatemi ridere! Voi avete anche il coraggio di credere alla giustizia in un paese come l’Italia? Ma non vedete che vivete in un parco giochi dove tutto è irreale? Cosa serve per farvi aprire gli occhi? Un presidente del consiglio che si fa le leggi ad Hoc per non andare in galera? Un’opposizione che l’unica cosa che gli contesta è di andare a puttane? Un comico che per anni ha fatto il diavolo a quattro per ritagliarsi poi il posticino di segretario di partito? Cosa vi serve per aprire gli occhi? Quattro poliziotti che vi massacrano in piena notte o un singolo agente che vi centra da un capo all’altro dell’autostrada? Oppure qualcuno che spari a vostro figlio perchè in motorino non si è fermato a un posto di blocco? O che vi spacchi tutte le ossa della faccia in questura per poi raccontare a verbale che siete caduti dalle scale? E tutto questo mentre voi magari vi scannate per le vostre idee di destra e di sinistra non capendo che chi vi sta sopra da anni ha ormai superato queste idee e ve lo tira nel culo con un’unità di intenti ineccepibile? Dai cerchiamo di essere realisti!
L’unica giustizia che potete ottenere è la vendetta privata, come insegnava il buon vecchio codice d’onore. Per il resto, poliziotti e giudici lasciateli perdere: vivono in una dimensione parallela!
GABRIELE E FEDERICO, VI HANNO UCCISI DUE VOLTE, MA VIVRETE NEL CUORE DI TUTTI QUEI GIOVANI (E SONO TANTI) CHE NON DIMENTICHERANNO E CHE DA OGGI HANNO DEFINITIVAMENTE APERTO GLI OCCHI SULLA “GIUSTIZIA ITALIANA”!

La Padova Bene

Ci avevano detto di rimanere calmi, che poi sarebbe stata fatta giustizia. Questo ci dissero i benpensanti e le istituzioni, l’11 novembre del 2007, quando un agente di Polizia ammazzò un ultras con un colpo di pistola. Ma noi, che questo Stato purtroppo lo conosciamo, immaginavamo già come sarebbero andate le cose. Per questo, oltre al dispiacere per la morte di un giovane con le nostre stesse passioni, c’era tanta rabbia, quella di chi sa che la “giustizia uguale per tutti” è solo un modo di dire, un gioco di prestigio in uno Stato da baraccone. Scrivevamo, proprio quel giorno: “La giustizia farà il suo corso (ma ci crediamo davvero?).” Non ci credevamo, e abbiamo fatto bene a non illuderci.
I testimoni oculari non sono bastati. Né a far arrestare l’omicida (che in galera non c’è mai andato), né a farlo condannare per omicidio volontario.
Le testimonianze ci hanno detto che il poliziotto distese le braccia con la pistola in pugno, divaricò le gambe, e prese a lungo la mira. Dopodiché sparò, trapassando il finestrino posteriore dell’auto su cui era seduto, assolutamente inerme, Gabriele Sandri.
Qualcuno ha parlato di proiettile deviato. Come se il poliziotto Spaccarotella volesse sparare da qualche altre parte. Ma dove? A chi? Ma soprattutto: chi spara volontariamente (e ad altezza uomo) da un autogrill all’altro e ammazza una persona, commette un omicidio volontario. E ancora: l’agente non poteva sparare, non aveva alcun motivo che lo autorizzasse a farlo.
Il sistema ha difeso l’omicida. Ricordiamo le allucinanti dichiarazioni dell’allora Questore di Arezzo Vincenzo Giacobbe, che di fronte al cadavere di Gabriele Sandri si ostinò a parlare di “colpi sparati in aria” (e il sistema l’ha promosso ad altro incarico). Ricordiamo le campagne mediatiche contro gli ultras, che in quei giorni deviarono la pubblica opinione. Ricordiamo che l’omicida continuò a prestare servizio in Polizia fino al gennaio del 2009, e fu sospeso solo dopo il rinvio a giudizio. Ricordiamo le strane richieste dell’accusa (non la difesa!) che in partenza riconobbe all’agente “attenuanti umane”, chiedendo soli 14 anni di condanna, invece dei 21 previsti come minimo della pena. E adesso la sentenza: sei anni, omicidio colposo. Tradotto, tanto per capirci: un errore che in servizio può anche capitare; libertà; possibilità di continuare a lavorare in Polizia.
“Adesso me l’hanno ammazzato una seconda volta” ha dichiarato impotente la madre di Gabriele Sandri, dopo aver ascoltato la sentenza. “Non sono bastati cinque testimoni a dire cosa ha fatto Spaccarotella. Evidentemente la divisa paga”, ha commentato ferito ed amareggiato il padre.
Chi riceve poteri dalla collettività dovrebbe avere particolari qualità, soprattutto morali. La divisa dovrebbe essere simbolo e garanzia di giustizia, e non uno scudo contro di essa, o un privilegio per aggirarla. I tribunali dovrebbero garantire una legge uguale per tutti, senza nessuno più “uguale” degli altri.
Se manca tutto questo, manca lo Stato. Rimane solo un sistema, gestito da poteri che operano per mantenersi. Quelli che invocano la “tolleranza zero” e i “giri di vite”, ma solo per gli altri.
Tre anni ad un disperato che ruba un pacchetto di wafer da 1,29 euro perché ha fame (da subito agli arresti domiciliari); sei anni ad un poliziotto che assassina un ragazzo (e rimane in libertà). Inasprimento delle pene e nuovi strumenti repressivi contro la base, depenalizzazioni e blocco degli strumenti investigativi per i reati di chi è al vertice o al suo servizio.
Si diffidano e si arrestano ultras per aver esposto striscioni non violenti, per aver sventolato bandiere, per aver acceso torce luminose, per aver fatto scritte a bomboletta. C’è chi continua a pagare, ed è finito in carcere, per aver manifestato in corteo per Gabriele Sandri, o per aver rotto un vetro a Bergamo. E poi, invece, si lascia in libertà un poliziotto reo di omicidio. Non c’è morale in tutto questo, non c’è giustizia e non c’è Stato.
GIUSTIZIA!

Boys Parma 1977

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