Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Archivio per settembre, 2009

Taranto vs Reggiana

Di seguito un editoriale di Antonello Napolitano. Narra le grottesche situazioni che si sono verificate ieri allo stadio Iacovone durante la partita Taranto-Reggiana, in calendario per la sesta giornata del girone B della Prima Divisione nazionale. L’articolo è presente sul sito web Febbre a 90. Ringraziamo il collega Napolitano per il prezioso contributo.

C’era lo sciopero del tifo ieri allo Iacovone. L’intento era di protestare contro le nuove multe elevate nei confronti di alcuni ragazzi della curva nord. La loro colpa: aver esposto uno striscione con la scritta “Antonello vive”. Per chi non lo sapesse, Antonello era uno dei trascinatori della curva scomparso qualche anno fa.

La legge è legge, e nessuno può obiettare che quei ragazzi l’ abbiano violata. Tuttavia esiste il buon senso. Esiste anche una gamma di violazioni minori, che le autorità di polizia spesso tollerano: dai parcheggiatori abusivi alla guida senza casco o cintura. E’ evidente come il mancato rispetto  di talune regole possa comportare un costo sociale ben più alto.

Per quanto ci si possa sforzare, non riusciamo a capire quali conseguenze quello striscione avrebbe potuto  causare alla collettività. Lo comprenderemmo se lo stesso avesse inneggiato alla violenza, al razzismo o all’intolleranza. Ma “Antonello vive” è solo un modo per ricordare una persona che non c’è più. Eppure a qualche ragazzo, l’aver voluto perseverare quel ricordo è costato 166,00 euro.

Ieri è toccato anche ai pacifici ultras della Reggiana incappare nei rigori della legge. Improvvisamente, un fitto plotone di agenti del reparto mobile con in testa i caschi blu, ha fatto la sua apparizione nel settore ospiti per far rimuovere dei piccoli striscioni.

Nessuno di questi recava frasi offensive o che inneggiassero all’odio. Per quasi tutta la gara è stato un continuo confronto tra le parti. Solerti funzionari hanno tallonato tutti coloro che reggessero una pezza per farli desistere dall’illegalità. Immaginiamo che molti di loro saranno in seguito mutati o diffidati. Venti minuti dopo l’inizio della ripresa, i tifosi reggiani hanno abbandonato il settore loro riservato.

Il gesto è stato dapprima salutato, con applausi e slogan, e poi imitato anche dagli ultras del Taranto. Ma non è tutto. In tribuna, altri agenti si sono preoccupati di far spostare da un gradone un disabile su sedia a rotella. Meno male che più tardi il sindaco Stefano si è adoperato affinché tutti i disabili entrassero sul terreno di gioco.

Ci sfugge la logica di tutto ciò. Perché non tollerare gli striscioni, visto che non recavano frasi offensive e non c’era stata nessuna manifestazione di violenza? Persino il presidente D’Addario ha affermato di essere stanco di taluni divieti e di questa “guerra” che contrappone gli ultras alla polizia. Non è stato rischioso far entrare un plotone di celerini in tenuta antisommossa? Non si era detto che la stessa presenza della polizia in qualche modo, per i più esagitati, potrebbe rappresentare un incitamento alla violenza?

Ma il problema non è generato dalle forze di polizia, che spesso non hanno nemmeno i fondi per alimentare i loro automezzi, ed il cui compito in fin dei conti è far rispettare la legge. Se poi al loro interno, c’è qualcuno  che ha deciso di dare sfogo al suo zelo, multando e diffidando chi issa innocui striscioni, per questi non possiamo che provare un sentimento di tristezza. Anche perché i reati gravi non sembrano diminuire. E se i furti e le rapine, secondo quanto rende noto il Viminale, calano è forse solo perché la gente è stanca di sporgere denunce che non avranno seguito.

Non è contro la polizia, tra le cui fila c’è tanta gente seria e preparata, che vogliamo infierire. Il problema è la politica, di destra e di sinistra, che si ritrova unita nel promuovere una repressione a tutto campo il cui obiettivo sembra essere oltre la semplice eliminazione dei  teppisti.

Combattere la violenza negli stadi è, infatti, cosa ben diversa dal voler eliminare ogni forma di colore ed allegria al loro interno. Il sospetto è che si voglia allontanare sempre più la gente dagli stadi per favorire la diffusione delle pay-tv.

Non permettere l’esposizione di striscioni di qualsiasi natura comincia a diventare un problema serio di democrazia. Lo striscione è uno strumento di libera espressione e, se non contiene incitamenti all’odio, la sua esposizione non deve essere vietata o soggetta ad alcuna autorizzazione. Questa legge va cambiata e subito. Non è un problema degli ultras, ma di tutti i cittadini che ancora hanno a cuore la libertà di pensiero. La maggior parte dei quali non si accompagna ad “escort” o tira coca.

@www.calciopress.net
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Io Non Mi Tessero

Un paio di notizie sulla tessera del tifoso…oggi manifestazione presso l’universita di bologna tra i vari manifestatnti contro l’operato di maroni anche alcuni ultras di bologna e parma…i comunicati distribuiti nella mattinata…

E’ AUTUNNO, FUORI I MARONI!!!

La repressione avanza, colpisce indistintamente e in nome della sicurezza cerca di spazzare via ogni forma di dissenso, ogni voce fuori dal coro, chi non si allinea ad un sistema dove tutto è business.
Denaro e potere stanno cercando di ridefinire e riscrivere il nostro patrimonio culturale.

Lo sport è di tutti e per tutti, ma i nostri governanti, di entrambi gli schieramenti, lo stanno trasformando in una élite, selezionata, silenziosa e innocua, per chi ha interesse solo a creare profitto attraverso i sentimenti altrui. Ci stanno provando ancora, dopo i casi Moggi e Calciopoli, dopo l’omicidio Sandri, a cancellare la parte sana e critica del mondo delle curve, quella che dice la verità, quella che denuncia gli intrallazzi tra sport, politica e finanza.
Sotto la copertura del bisogno indotto di legalità emanano norme, direttive e provvedimenti, costituiscono comitati, osservatori, organi di polizia che si sono impadroniti di un potere che non deve essere loro riconosciuto; attraverso la “Tessera del Tifoso” ogni questura avrà la possibilità di decidere chi può assistere o meno ad una manifestazione sportiva e potrà così lasciare fuori dagli impianti stessi ogni forma di contestazione, per sempre! Tutto questo senza alcun fondamento giuridico. È rilasciata dalla Società sportiva previo nulla osta della Questura competente che comunica l’eventuale presenza di motivi ostativi (Daspo in corso e condanne per reati da stadio negli ultimi 5 anni). Purtroppo sta accadendo che anche alle persone che hanno scontato una diffida in passato è stata negata, questo vale addirittura per coloro che, scontata la diffida, siano stati assolti nel procedimento penale che ha dato origine alla diffida stessa. In altre parole, chi è stato diffidato ANCHE SE INGIUSTAMENTE perché poi è stato assolto, non potrà MAI PIU’ ANDARE ALLO STADIO!

Cercano di dividerci, parlano di tifosi “ufficiali”, proprio quando le nostre lotte iniziavano ad essere capite e condivise dal pubblico e dai frequentatori degli stadi e dei palazzetti.
Vogliono dividerci tra tifosi buoni e cattivi, per trasformarci in clienti, perchè la “Tessera del Tifoso” è prima di tutto una carta di credito, a pagamento, con la quale le banche cercheranno ulteriormente di entrare nella nostra vita per indicarci cosa e quando consumare.

E’ un’ulteriore schedatura, dopo telecamere e biglietto nominale, effettuata da uno Stato che si preoccupa solo ed esclusivamente di tutelare la privacy di potenti e politicanti, i primi che dovrebbero invece rispondere pubblicamente, davanti alla cittadinanza, di tutte le loro azioni e delle loro scelte.

Alla Facoltà di Giurisprudenza di Bologna, Lunedì 28 settembre alle ore 08:30

inizierà un convegno finanziato da Sky dal titolo “Lo sport in tribuna”, dove interverranno tutti quegli elementi che hanno rovinato il nostro mondo: politici, televisioni, (ir)responsabili di società di calcio, fino al momento topico delle 12:30 quando interverrà il Ministro dei Divieti: Roberto Maroni.

Noi Ultras saremo presenti nelle piazze, nelle strade, nei vicoli attorno all’Università, per fermare questa indecenza, per urlare con sdegno che chi non rispetta la Costituzione, non può parlare all’interno di Giurisprudenza, ad un convegno che vale addirittura 8 crediti formativi per una claque ben selezionata, per l’ennesima operazione di propaganda.
Parleranno di sicurezza, della loro sicurezza, fatta di diritti negati e di impunità.
Anche noi vogliamo sicurezza, ma la nostra si basa sull’abbattimento di tutte quelle barriere che provocano feriti ogni anno, a volte tragedie, perchè muri, fossati e filo spinato uccidono più che gli Ultras. Sempre additati come delinquenti liberi di agire, quando in realtà ci assumiamo tutte le responsabilità delle nostre azioni e dei nostri errori, questa volta chiediamo noi la certezza della pena, per tutti quei poliziotti provocatori e violenti, irriconoscibili dietro i loro caschi e foulard, che ci colpiscono, ci sparano contro, ci ammazzano con la garanzia che il nuovo sistema mediatico italiano saprà giustificarli e assolverli, fino a farceli dimenticare.

A difesa di uno sport pulito, per un ritorno di megafoni, tamburi, striscioni e di tutti gli strumenti di tifo, per la libertà di espressione e di movimento, contro ogni forma di schedatura di Stato, contro la mercificazione della passione, per una valorizzazione dello spirito di aggregazione che dal 1960 contraddistingue le nostre curve, fucine di valori come amicizia e solidarietà.

Non siamo nè buoni nè cattivi, siamo determinati a cambiare questo mondo e riportarlo ad una dimensione umana, fatta di tifo come libera espressione di pensieri ed emozioni che ci accomunano, fatta di relazioni e non di passivi telespettatori, o clienti selezionati.

ULTRAS LIBERI

contro repressione e speculazione
STADIO DI TUTTI – STADIO PER TUTTI

No alla Tessera, SI al tifoso!
gli stadi patrimonio delle comunità

IN DIFESA DELLA NATURA COMUNITARIA E SPORTIVA DEGLI STADI ITALIANI

La Tessera del Tifoso ha un’anima profondamente commerciale e repressiva. E’ una carta di credito, con costi e spese, che il potere vuole imporre e rendere obbligatoria per accedere a quello che è ancora un luogo pubblico: lo stadio. E’ presentata come mezzo per promuovere la fedeltà sportiva, ma i tifosi (già fedeli per antonomasia) dimostrano i propri sentimenti seguendo le partite e facendo il tifo, non acquistando una carta di credito; una Carta che ogni anno andrà rinnovata ad una modica cifra (da moltiplicare per centinaia di migliaia di persone), e favorirà il business delle grandi società (spa del pallone, ditte collegate e banche). Ma lo Stato dovrebbe occuparsi del bene comune e non d’arricchire i soliti noti.
La Tessera del Tifoso dovrà essere approvata dalla Questura. Sarà la Polizia a decidere chi può entrare o non entrare in un luogo pubblico, con strumenti assai arbitrari e di chiara anticostituzionalità (ad esempio: l’art. 9 della legge Amato, e le diffide). Neppure la schedatura preventiva, con i biglietti nominali, sarà più sufficiente.
L’articolo 9 della legge Amato, su cui si basa il rilascio della Tessera, impedirà l’accesso a tutti quei soggetti che hanno avuto condanne (anche non definitive) per “reati da stadio” e che nel corso della vita hanno ricevuto un Daspo (divieto d’accesso alle manifestazioni sportive, la cosiddetta “diffida”), anche quando l’hanno già scontato, anche quando un eventuale processo li ha dichiarati innocenti. Perché l’art. 9 non fa differenze neppure tra innocenti e colpevoli, fondandosi sull’esser stati “destinatari” del Daspo. In pratica una misura preventiva (illegittima, perché priva della libertà senza processo e senza prove!) si trasformerà in condanna definitiva a vita. Si racconta che l’art. 9 non sarà applicato. Ma nessuna circolare ministeriale può far ignorare una legge dello Stato, anche se evidentemente anticostituzionale.
La Tessera vuole selezionare i clienti ritenuti “migliori”, quelli che non disturbano le politiche commerciali e hanno maggiori possibilità di spesa. Incentiverà e premierà il consumismo, perché darà punti e premi ai tifosi, e non in base al tifo, in base alla spesa.
La Tessera è il grande strumento per eliminare i Gruppi organizzati. Per cercare di disgregare i corpi sociali del tifo, soprattutto quelli ultras, perché non addomesticabili e scomodi alle politiche speculative; per trasformare i tifosi in clienti, che vivono lo stadio individualmente e in modo prettamente consumistico. Disgregare: per meglio controllare, e più facilmente sfruttare.

La Tessera del Tifoso è una misura speculativa e repressiva particolarmente funzionale ad introdurne un’altra, con la quale lavorerà in sinergia: la costruzione e la ristrutturazione degli impianti sportivi.

In parole povere: il potere economico-politico vuole stravolgere la natura comunitaria e sportiva degli stadi italiani. Un piano che per essere reso possibile, ed economicamente vantaggioso (per qualcuno) abbisogna di leggi ad hoc, già al vaglio del Parlamento. Finanziare, privatizzare, cementificare e consumare; tutto a danno della collettività. Si vuole stimolare la privatizzazione degli impianti (che così non saranno più di tutti); la costruzione di nuovi (per liberare le aree centrali su cui sorgono quelli attuali); e la trasformazione degli esistenti aggiungendovi strutture di ogni tipo (tanto per intenderci: anche condomini). Opere private (dannose per la comunità) che si vuole finanziare con denaro pubblico.
Stadi privati per clienti selezionati? No grazie. Stadio di tutti e per tutti!

ULTRAS LIBERI


un ragazzo e’ stato fermato…ma anche pozzo paron dell’udinese nella giornata di oggi ha espresso il suo parere..“Non capisco perche’ non si ritengano gia’ sufficienti i biglietti nominativi”. Il patron dell’Udinese, Gianpaolo Pozzo, si esprime cosi’ sull’opportunita’ di adottare la tessera del tifoso. “Se questa tessera non e’ nata con lo scopo di dare maggiori servizi al tifoso, complicargli la vita e’ una cosa inutile”, afferma Pozzo intervenendo a ‘Radio Anch’io Sport’, rubrica del Gr1. “Gia’ ci sono i biglietti nominativi – ha aggiunto Pozzo – le societa’ hanno un database dove le questure possono accedere e possono fare i controlli. La tessera magnetica puo’ essere un servizio, ma non puo’ essere obbligatoria. Chi non vuole non la fa”. Per il presidente dell’Udinese la tessera del tifoso contribuirebbe a svuotare gli stadi. “Dobbiamo ragionare in maniera pratica e non teorica. Abbiamo gia’ degli stadi fatiscenti, ci sono i tornelli. Non dobbiamo esagerare e creare problemi a uno che vuole comprare un biglietto, noi abbiamo gia’ perso 5mila spettatori in media. E’ chiaro che poi uno preferisce vedere la partita in televisione piuttosto che andare allo stadio”, ha concluso Pozzo.


Ciao sono Susy


Romanticone triestin

Trieste. Scrive “ti amo” su un muro

 Settemila euro di multa: è quanto è costata a un ragazzo di Trieste una scritta d’amore sul muro di un condominio del rione cittadino di San Giacomo.
Una decina di giorni fa la Polizia di Stato ha sorpreso un minorenne mentre stava scrivendo con lo spray alcune parole d’amore su un muro di via Venier. Gli agenti hanno avvertito la Polizia municipale che, sulla base di un’ordinanza emessa dal sindaco della città, Roberto Dipiazza (Pdl), nello scorso settembre contro l’imbrattamento dei muri, ha inflitto al ragazzo una multa di 7.000 euro. È stata vista da una persona, affacciata alla finestra del suo appartamento, che ha immediatamente allertato la Polizia . Sempre nell’ambito dei controlli sul decoro urbano, inoltre, due sere fa i Vigili Urbani hanno inflitto multe di 500 euro ciascuna, nel giro di quattro ore, a due uomini – un triestino di 23 anni e un bosniaco di 32 – e a una ragazza di 19 anni, sorpresi a fare pipì per strada, in Androna del Pane, in via San Rocco e in via della Procureria.


Buon Weekend

Conclusione di settimana con due notizie…

Acerra, autista Ctp salta una corsa e ferma
il bus sotto casa per cenare: sospeso

Il conducente del Consorzio dei trasporti pubblici è stato scoperto dai carabinieri. Potrebbe essere licenziato

NAPOLI – Forse aveva fame. O forse era solo stanco di sentire i rimbrotti della moglie per i continui ritardi. Così per evitare altre discussioni ha fermato il bus sotto casa ed è salito a casa per la cena.
Protagonista un autista delle Ctp (Consorzio Trasporti Pubblici) ad Acerra, nel Napoletano. L’uomo un 43 enne, ha lasciato ieri sera il bus in sosta in via Regina Sibilia, la strada dove abita, ed è andato a cenare con i familiari che lo attendevano. Una cena frugale, per la verità, che nelle intenzioni doveva durare al massimo dieci minuti: tanto che il conducente ha pensato bene di lasciare anche il motore acceso.

Un pattuglia di carabinieri (peraltro già allertata da continue denunce) ha notato il bus fermo sul ciglio della strada, con il motore acceso e le porte aperte e si è mossa. Così è emerso che l’autista, un 43 enne, aveva saltato una corsa per andare a casa.

Lui si è giustificato dicendo di essere salito un attimo a casa perchè aveva bisogno della toilette, ma era sotto osservazione già da tempo, in quanto gli utenti del consorzio di trasporti pubblici avevano segnalato ai militari il continuo salto di corse nella cittadina partenopea. Ai carabinieri che lo hanno trovato seduto a tavola in attesa della cena, l’uomo ha detto di essere salito giusto pochi attimi prima, perchè aveva necessità impellenti, e siccome si trovava nei pressi di casa, ha deciso di fare una sosta al volo. Una giustificazione che non è servita ad evitargli le denunce per interruzione di pubblico servizio, peculato e truffa aggravata.

La Ctp (Compagnia trasporti pubblici) ha reso noto di aver avviato la procedura disciplinare di destituzione nei confronti dell’ autista. In attesa della conclusione del procedimento disciplinare il dipendente, A.P., di 43 anni, è stato sospeso dal servizio e dallo stipendio

«Un episodio singolare, che lascia stupefatti». Questo il commento del sindaco di Acerra Tommaso Esposito. «Si tratta di un pubblico servizio offerto alla cittadinanza – aggiunge il sindaco – che non dovrebbe subire interruzioni. Figuriamoci per un motivo del genere. Molti cittadini si lamentano soprattutto per la concentrazione di corse in determinate fasce orarie, mentre altre sono scoperte. Nessuno, però, aveva segnalato, almeno a noi amministratori comunali, il salto di corse».

@corriere.it

Lecco: «Quella lepre è mia»,
cacciatore ucciso dalle fucilate del rivale

Lo sparatore è stato fermato e accusato di omicidio volontario

LECCO – Una lepre contesa tra due cacciatori è stata all’ori­gine di un omicidio ieri matti­na, nei boschi appena fuori dal­la città. Un uomo di 50 anni resi­dente nella zona è morto, rag­giunto al volto da un pallettone esploso dal fucile di un 48enne. L’assassino è stato fermato e ac­cusato di omicidio volontario. Sembra che conoscesse la vitti­ma e che tra i due ci fossero già motivi di rancore. Erano circa le 9 quando si è consumata la tragedia.

Secon­do quanto è stato possibile rico­struire, la vittima, Luigi Mazzo­leni, residente in città, meccani­co, sposato e padre di due bam­bini di pochi anni avrebbe liti­gato con altri due cacciatori, fra­telli, sulla proprietà di una pre­da, una lepre appena uccisa. I tre uomini, erano nella zona della «Madonna della rovina­ta », un santuario molto noto nel Lecchese. Il litigio è ben presto degene­rato in una violenta discussio­ne. Uno dei due fratelli ha im­bracciato il fucile da caccia e ha sparato. Il proiettile, esploso da distanza ravvicinata, ha colpito al volto il cinquantenne, che non ha avuto scampo. Abban­donato Mazzoleni a terra, esani­me, i due fratelli sono fuggiti a piedi nel bosco. A dare l’allar­me sono stati altri cacciatori im­pegnati in attività venatorie nel­la stessa zona. Alla «Madonna della rovina­ta » sono intervenuti i soccorri­tori del 118 e gli agenti della Questura di Lecco. Per il cin­quantenne però non c’era più nulla da fare, mentre dell’assas­sino e del fratello non c’era alcu­na traccia. La zona è stata subi­to isolata. Gli agenti della poli­zia hanno chiesto l’intervento di una squadra del Soccorso Al­pino, che ha guidato sul luogo dell’omicidio gli esperti della scientifica e il magistrato. I rilie­vi sono proseguiti per alcune ore e solo nel primo pomerig­gio i vigili del fuoco hanno po­tuto trasportare il corpo del cac­ciatore all’ospedale di Lecco, do­ve sarà effettuata l’autopsia.

Sul luogo dell’omicidio è stato recu­perato anche il cane della vitti­ma, rimasto rintanato in un ce­spuglio, a poca distanza dal pa­drone riverso a terra. Nelle ore successive alla sco­perta del cadavere intanto, gli inquirenti hanno rintracciato i due fratelli e hanno posto in sta­to di fermo il presunto assassi­no, accusato di omicidio volon­tario. L’uomo, 48 anni, residen­te nella zona, è stato ascoltato per ore dagli inquirenti, che stanno cercando di ricostruire l’esatta dinamica della lite e del successivo omicidio. Le indagi­ni dovranno accertare in parti­colare se si sia trattato di un ge­sto volontario oppure se il col­po di fucile sia partito acciden­talmente durante la discussio­ne. Sembra che i tre uomini si conoscessero e già in passato avessero avuto discussioni.

@corriere.it


Cheers!

250 Anni e non sentirli…È festa grande – in Irlanda e nel mondo – per i 250 anni della Guinness, la celebre birra nera nata a Dublino nel 1759. Proprio per questo il via alle danze è stato dato , alle 17.59 in punto, alla distilleria di St James’s Gate – vero e proprio quartier generale della Guinness – alla presenza di un nutrito gruppo di celebrità. Poi brindisi a volontà con le tradizionali pinte nei tipici pub irlandesi sparsi in tutto il mondo.

Nel Regno Unito certamente, ma anche in molti altri Paesi, tra cui Nigeria, Camerun e Malaysia. Oggi, infatti, la birra inventata dall’allora 34enne Arthur Guinness è prodotta in 35 paesi, con alcune varianti locali. La ricetta, comunque, resta ancora oggi segreta. Quel che si sa è che tutto nacque dall’idea di usare orzo arrostito, creando così una birra di tipo “porter”. Da allora il successo è stato crescente (10 anni dopo averla inventata, Arthur già la esportava in Inghilterra), generando il “rito” della bruna irlandese.

La tecnica per versarla è un vero e proprio rituale: prima si riempie la pinta a tre quarti, e si lascia riposare, finché non si forma una linea bianca di schiuma (chiamata “collare del vescovo”), dopo di che si può riempire il bicchiere fino alla sommità.

Ai festeggiamenti di Dublino erano presenti anche Tom Jones, Estelle, Kasabian, Natalie Imbruglia e la ex Destiny’s Child, Kelly Rowland. L’anniversario è calcolato in base alla firma sul contratto d’affitto della distilleria stipulato da Arthur il 24 settembre 1759: si assicurò stabile e terreni per ben 9mila anni a un prezzo di 45 sterline annue.


Arsene Wenger

Wenger tra birra e pallone
“La mia scuola è stata il pub”

Il tecnico dell’Arsenal racconta la sua infanzia e il segreto del suo successo: “I miei genitori gestivano un pub in Francia: li ho conosciuto vizi e virtù e le prime lezini di tattica”
dal corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

LONDRA – Ci sono varie strade per diventare un allenatore di calcio di successo: fare prima il calciatore, studiare da coach fin da giovani o magari fare l’interprete, come è successo a Mourinho al Barcellona. Arsene Wenger, il francese che siede da anni sulla panchina dell’Arsenal, che con lui si è collocato tra le Big Four della Premier League (e qualche volta l’ha pure vinta), indica un percorso alternativo: il bar. “Devo tutto quello che so in fatto di football al fatto di essere cresciuto sopra un pub”, ha detto l’altro giorno Wenger a una conferenza di dirigenti d’azienda britannici: “sopra un pub, ma anche dentro, come ha spiegato poi.

I suoi genitori, infatti, gestivano un pub all’inglese a Duttlenheim, la cittadina dell’Alsazia, nel nord-est della Francia, dove Wenger è cresciuto. Era una tipica casa-e-bottega, poiché la famiglia viveva al piano soprastante il locale. Il giovane anzi giovanissimo Arsene trascorreva le ore libere dalla scuola al piano di sotto, ovvero al bar, in compagnia dei clienti, le cui passioni principali, ha raccontato l’allenatore, erano la birra e il calcio. Così fin dalla più tenera età lui ricevette quella che descrive come “un’educazione incomparabile sulla psicologia umana”, che gli è stata di grande aiuto nei suoi rapporti con i giocatori, con gli allenatori rivali e con i media, una volta che è cresciuto e ha iniziato a fare il mestiere che gli ha dato fama e ricchezza.

“Non c’è migliore educazione psicologica che crescere in un pub”, ha dichiarato Wenger, secondo quanto ripota il quotidiano Guardian di Londra, “perchè quando hai cinque o sei anni incontri ogni genere di gente e capisci quanto possono essere crudeli l’uno con l’altro. Fin da piccolo, ricevi un’educazione pratica sulla psicologiae il modo di ragionare delle persone”. Non solo psicologia spicciola, ma anche cultura calcistica: “Non capita spesso che un bambino di cinque-sei anni passa il suo tempo con gli adulti in un piccolo villaggio. Io ho appreso tattiche e selezioni di giocatori dagli avventori che parlavano di football nel pub, chi dovrebbe giocare sulla sinistra e chi dovrebbe essere incluso nella squadra”.

Naturalmente al pub Wenger ha appreso anche un’altra cosa, uno dei suoi mantra, che ripete spesso: “L’alcol non deve toccare le labbra di un calciatore”, insegnamento non sempre accettato dai footballisti inglesi. “La cosa più importante nel mio lavoro”, ha detto l’allenatore, “è capire quello che è importante nella vita. Se non capisci come si vive a 20 anni, sei finito. Per il lavoro di allenatore devi essere come un animale, ovvero hai bisogno di possedere una certa potenza fisica per convincere un gruppo di giocatori che essi possono vincere. Quando quella convinzione non c’è, hai un serio handicap ma puoi bilanciarlo con l’esperienza”. E la sua esperienza viene dal pub dei genitori.

Nella conferenza Wenger ha anche detto che, mentre un tempo pensava che si sarebbe ritirato a 50 anni, oggi non crede più nell’andare in pensione e vuole continuare ad allenare finché ne avrà la forza. “Non ho mai giorni in cui penso di poter vivere senza il football”.