Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Archivio per ottobre, 2009

31 Ottobre – 1 Novembre

Per anni in pochi hanno cagato questa notte poi per colpa di qualche solita americanata questa notte ha ripreso improvvisamente fama…in realta come piu volte testimoniato su questo blog questa festa ha origine decisamante antiche…secondo i celti infatti e’ la serata nella quale secondo la tradizione occorre prepararsi agli scherzi dei defunti che secondo la leggenda sono soliti fare scherzi agli uomini…naturalmente anche il blog e’ pronto per la data la macchina organizzativa e’ partita…tutto e’ iniziato quando abbiamo scoperto che in italia e’ esplosa la ghost-mania…e qual’e’ la serata migliore se non questa per metterci alla ricerca…e potevamo noi esimerci???e no…meta della serata sara il trevigiano la citta della marca infatti e’ celebre per gli incontri con le anime defunte ecco le papabili zone di avvistamento ..

Il Castello di Collalto e la leggenda di Bianca

Risalendo le colline che da Susegana portano a Pieve di Soligo, vi accoglierà in tutta la sua fierezza il Castello di Collalto, di cui il tempo e la storia ci hanno restituito solo il gigantesco mastio, tracce delle mura, la porta d’accesso al borgo medievale. Ma tutto, nell’immobilità del silenzio, lascia intravvedere un passato audace e vittorioso: il feudo fu proprietà della famiglia dei Collalto, primi conti di Treviso nel 1300. Se il tempo leviga le pietre e la storia distrugge con le guerre, niente può intaccare la memoria. Più che mai viva è la triste storia di Bianca, bellissima ancella di Chiara da Camino, nobildonna che il conte Tolberto di Collalto prese in sposa per sedare la lotta tra la sua famiglia e quella dei Caminesi di Ceneda. La castellana non eccelleva in bellezza ed era assai gelosa del marito. Bianca invece era dolcissima, incline al sorriso ed ignara del male. Tolberto se ne innamorò perdutamente per i modi gentili e i capelli lunghi del colore del grano. La passione fu travolgente. Quella di Bianca, Tolberto e Chiara non è però la storia di un amore ma di un terribile delitto. Il giorno che Tolberto fu chiamato alla guerra, si recò dalla moglie per congedarsi. Bianca le stava pettinando i capelli. Chiara vide riflesso nello specchio l’incrocio dei loro sguardi, una lacrima di lei scivolare sul volto e il sorriso di lui posarvisi come una carezza, non potendola toccare. Chiara capì e la vendetta fu atroce. Partito Tolberto murò viva la fanciulla in una torre. Bianca morì di stenti, Tolberto non tornò mai più dalle Crociate. Da allora il fantasma di Bianca apparve ai membri della famiglia velata di bianco per annunciare una buona novella, di contro, nascondeva il volto con un velo nero.

L’abbazia dei fantasmi a Monastier

È cosa risaputa che quanto più antico è un luogo tanto più desta l’attenzione di storici e studiosi; quanto più sperduto si trova nella geografia di un territorio tanto più risveglia la curiosità dei passanti; se poi si parla dei ruderi di un’abbazia di monaci benedettini del X secolo questo non può che pungolare la fantasia di quanti amano inventare le vite di chi non ha lasciato traccia. Tanto rappresenta l’abbazia di Santa Maria del Pero di Monastier, uno dei siti più misteriosi della Marca Trevigiana, fondata dall’imperatore tedesco Ottone I al posto di uno scalo fluviale. Immaginate cosa si presentò agli occhi dei monaci: una distesa lacustre e boscosa, che bonificarono in osservanza della regola che affiancava alla preghiera il lavoro. Grazie all’ora et labora all’interno del chiostro romanico fiorivano le rose e le ortensie, l’erbolarius offriva una varietà di erbe officinali al monaco speziale, la vigna dava frutta e ortaggi per le conserve. Di tutta questa vita scandita dalla preghiera e da piccoli gesti operosi, non resta che uno scenario semi abbandonato. Le stanze del convento non risuonano più dei canti dei monaci, il campanile svetta muto, orfano di ore. C’è però chi ancora passando di là al crepuscolo, ha l’impressione che qualcosa si muova, un fruscio, un bisbigliare liturgico. Un’impressione che si fa man mano reale. Poi campane inesistenti scandiscono ore perdute nel tempo, le finestre del chiostro iniziano a sbattere, dalla porta della chiesa un lume precede una processione di monaci, che fa il giro del piazzale, entra in abbazia e sale una scala che non esiste più da molti anni. Poi tutto svanisce come se non fosse mai accaduto, spazzato dal vento, inghiottito dalla notte. È inutile dire che chi ha raccontato questa storia, simile a tante altre che nei secoli si sono tramandate, se mai è ritornato all’abbazia di Monastier, lo ha fatto in pieno giorno sotto un sole agostano.

Il fantasma della villa sul Sile

Si racconta che in una villa lungo il fiume Sile, appartenuta ad una damigella di Caterina Cornaro, fa abitualmente la sua apparizione il fantasma di una donna. La dama si farebbe notare a scadenze regolari ogni dieci anni, e in molti assicurano che la sua comparsa sia accompagnata da un gran rumore di catene che, trascinate, producono un gran baccano udibile anche a grande distanza. Questo il video e’ stato girato a Morgano cittadina nel comune di Treviso che si affaccia sul fiume Sile …

Animazione Flash

il video e’ tratto dal sito ATEGODITODEVAGHE …

se tutto cio non basta ecco che per chi e’ legato alle tradizioni nella cittadina di Vittorio Veneto c’e la rappresentazione della festa di Samhain il capodanno celtico …

Fabio Capello

Se se ne stava zitto zitto forse faceva meno figura di merda…non capisco perche quando qualcuno fa una dichiarazione contro gli ultras in generale si dia tanto scalpore per essere poi smentito dopo poco…ma veniamo ai fatti…

Lunedi Fabio Capello durante un intervista televisiva faceva presente la differenza di clima tra i vari stadi europei prendendo come esempio la spagna l’inghilterra e l’italia afferma che in italia le trasferte vengono vietate per colpa degli ultra e quelli che ci reimettono sono i bambini e le famiglie che occorrono decisioni drastiche e le leggi vanno applicate al meglio.
Apriti cielo le principali testate nazionali se ne escono con “In Italia secondo Capello le societa sono tenute sotto scacco dagli ultras”. Ora che dire bastano i fatti piu che le parole a smentire…che in spagna gli stadi siano pieni di gente forse nella liga durante i bigmatch puo anche essere ma se vediamo gli stadi in generale sono piu piccoli gli stadi e i biglietti magari non hanno i prezzi di quelli italiani…basta fare un esempio…il match di sabato scorso tra sampdoria e bologna quindi non un bigmatch senza nulla togliere alle due squadre e alle loro tifoserie

L’immagine e’ un po piccolina c’e uno stricione sulla sinistra che recita piu o meno cosi “Padre 30 euro +Madre 30 euro+ figli 60 euro =120 euro…Famiglia allo stadio?Si ma quella Agnelli”

Mi pare che piu di qualche ultras si sia lamentato per l’assuro costo dei prezzi negli stadi…ma Capello non lo dice mica…e vogliamo parlare del modello inglese???biglietto minimo in settore popolare 35 sterline…e gli incidenti???non occorre cercare immagini in bianco e nero…l’upton park con il match west ham millwal e’ gia dimenticato???due mesi fa…forse Capello ha gia diemnticato…le due tifoserie non di certo e se non va bene e allora parliamo di un’altro match di coppa…ieri si e’ gicoato Barnsley  Man Utd…tutto tranquillo???No no otto ingelsi arrestati…ma come???forse Capello non legge i giornali…chissa almeno se ha visto questo filmato…


Via Larga Milano_3

Milano. Il mistero di Via Larga
Orrore e sangue nel palazzo dell’Anagrafe

Milano. Il mistero di Via Larga <br/> Orrore e sangue nel palazzo dell’AnagrafeL’avevano deciso un paio di anni fa. Ed era sembrata una buona idea. Gli uffici della sede centrale dell’anagrafe di Milano, sarebbero rimasti aperti fino a sera. Ogni mercoledì.
La gente lavora e deve pur avere il tempo di sbrigare faccende personali in orari alternativi.
Era sembrata un buona idea. E forse lo era. Almeno fino ad una quarantina di giorni fa. Almeno fino a mercoledì 16 settembre. Poi, è cominciato l’orrore.

di SONIA T. CAROBI

Sembra l’inizio di un romanzo di Stephen King, eppure quello che è accaduto un mese fa nel capoluogo meneghino è una storia vera che ancora si porta dietro l’imbarazzo e la paura di tutti quelli che l’hanno vissuta da protagonisti. Una donna rimane imprigionata nei sotterranei del palazzo dell’Anagrafe. Quando la ritrovano è in stato confusionale. Intorno a lei c’è sangue a fiumi. Ma la ragazza ha solo una ferita alla mano. Che cosa è accaduto in uno degli edifici più frequentati della città? Che cosa è accaduto nei sotterranei del Palazzo dell’Anagrafe, in via Larga, 12?

Urla. Nella notte
Cominciamola da qui la nostra storia. Cominciamo da quel labirinto di corridoi e scale che scendono nelle viscere di un antico palazzo a pochi passi dal Duomo, ma anche a poche centinaia di metri da piazza Fontana.
Cominciamo dalla sera di un mercoledì qualsiasi. Dalle urla di una donna, dalla sua camicetta insanguinata, dal terrore che aveva dipinto negli occhi.
E’ il 16 settembre 2009. A Milano fa ancora caldo. Un caldo che fa rabbia. Asfissiante. Che si aggrappa ai vestiti, che sembra non voler finire mai.
Elena R., 27 anni, dipendente dell’Ufficio Anagrafe, sezione Demanio, sta per andare via quando si rende conto che per chiudere l’ennesima giornata di lavoro, l’ennesimo, infinito mercoledì di pratiche, marche da bollo, noiosa burocrazia, deve scendere un’ultima volta negli archivi. Deve scendere nei locali vicini alla caldaia.
La donna non si perde d’animo. Affronta il labirinto senza pensarci più di tanto. Quel percorso deve averlo fatto mille volte. In quei locali c’è la storia della città, la storia di milioni di persone da quando sono nate a quando sono morte. Quando si sono sposate, quando hanno divorziato, quando hanno deciso di andare via o di ritornare. Milioni di persone, milioni di storie affidate a documenti spicci, freddi, definitivi.
Elena R. non ci pensa a queste cose. Si alza dalla sua scrivania e affronta le scale. Scende. Decisa. Fino a quando non sente un rumore, qualcosa di strano, che non rientra nella sua routine.

Sangue. Nei sotterranei
C’è qualcuno fra quei muri scrostati, tra quegli archivi che puzzano di polvere. Ma quello che accade intorno alle 21 nelle viscere dell’antico palazzo rimane un mistero.
Un addetto delle pulizie se la ricorda Elena che scende verso le caldaie. Ha una sciarpa sulla testa. Dice. Poi scompare nel buio.
Trenta minuti dopo le urla rompono il silenzio dell’edificio. E tocca a Raffaele F., il portiere del palazzo, lanciare l’allarme.
La ragazza è in stato confusionale. Non ricorda quello che è accaduto. Ha una mano che le sanguina, e anche i vestiti sono sporchi di sangue. Elena grida. Ha già chiesto aiuto aggrappandosi alla grata di una delle finestre che danno su Via Larga. Oltre al portiere, e a Fabio, il piantone, anche un altro passante l’ha sentita ed è intervenuto.
Quando le vanno incontro è impossibile capire cosa sta succedendo. Poi arriva la macabra sorpresa.
Gli addetti delle pulizie corrono nei sotterranei e si ritrovano di fronte ad una scena da film dell’orrore.  C’è sangue dovunque. Su uno specchio, negli spogliatoi, sui vetri della guardiola, sulla scale che conducono alle caldaie. Sangue, non “macchie di sangue”. Sangue a litri, sangue che non può appartenere ad una sola persona. E che non può essere uscito sola dalla mano di Elena.

Orme. Nel cortile
Sul luogo arriva la Polizia. Ma è veramente difficile mettere insieme i tasselli del mistero. Nessuno parla, Elena non ricorda nulla. Dice solo che qualcuno la stava inseguendo.
Qualche giorno dopo nel cortile vengono rinvenute altre tracce di sangue, l’orma di una scarpa e una vecchia coppola da uomo.
Poca roba per tirar su un’indagine.
Eppure c’è chi giura che sotto quel palazzo è da tempo che accadono cose strane. I settecento dipendenti hanno paura. Ma non si sbilanciano, evitano i giornalisti e hanno deciso di parlare di quella storia il meno possibile. Cosa è accaduto nei sotterranei del Palazzo? Perché Elena non ricorda niente? Chi si nasconde nei locali della caldaia? E perché i dipendenti hanno tanta paura?
A distanza di quaranta giorni sul mistero di Via Larga nessuno spiraglio. Per tutti, ora, l’Ufficio Anagrafe è il Palazzo dell’Orrore.

(23 ottobre 2009) @Gialli.it


Dragan Stojkovic

Di lui non si ricorda nessuno forse qualche tifoso del verona dove gioco una stagione nei primi anni novanta…ora fa l’allenatore in giappone del celeberrimo Nagoya Grampus…ecco con il commento del Galeazzi locale che si e’ sdoppiato in due fantastici giapponesi cosa ha combinato…


Sulla strada per… South Africa 2010

Devono ancora iniziare…


«Venite ai Mondiali, non è peggio di Napoli»
la polizia sudafricana “rassicura” i turisti

JOHANNESBURG (22 ottobre) – «Dite agli italiani che possono venire tranquillamente in Sudafrica. Qui ci sono posti dove è meglio non andare di notte da soli, ma accade anche da voi. Ditemi due città…Napoli e Catania? Ok, qui non è peggio di certe zone di queste vostre località».

Il portavoce della polizia sudafricana Vishnu Naidou, che coordina le attività legate al Mondiale di calcio, smentisce che nel suo Paese ci sia un allarme sicurezza, nonostante l’alto tasso di criminalità indicato dalle statistiche. E tiene a sottolineare che, in ogni caso le forze dell’ordine si faranno trovare pronte, reagendo, se necessario, con durezza. «A chi verrà con l’intenzione di creare problemi suggerisco di non provocarci perchè ai criminali noi rispondiamo per le rime», avvisa il portavoce che non si tira indietro nemmeno di fronte all’osservazione che il Sudafrica nel 2009 è stato il paese con il più alto numero di persone (più di 500) uccise dalla polizia.

«Perchè non fate notare anche – sottolinea Naidou – che in 12 mesi ci sono stati anche 109 agenti assassinati in servizio? Da noi i criminali sono estremamente violenti, prima ti sparano e poi ti parlano, quindi dobbiamo tenere conto delle circostanze, anche se non incoraggiamo i nostri poliziotti ad avere il grilletto facile».

In vista del Mondiale il Sudafrica ha fatto molti investimenti in materia di sicurezza: saranno quindi al lavoro 1118 commissariati permanenti ed altri 300 creati per l’occasione. In tutto il paese, secondo Naidou, ci sono 183mila poliziotti, 30mila dei quali si dedicheranno esclusivamente al Mondiale, appoggiati da undicimila operatori di compagnie private. Il tutto, tra l’altro, per tenere sotto controllo un fenomeno sconosciuto da queste latitudini.

«Gli hooligans qui da noi non esistono – dice il portavoce della polizia – ma ci siamo preparati al riguardo coordinandoci con l’Interpol e le polizie di tutto il mondo. Stiamo facendo una campagna d’informazione per sapere che qui in Sudafrica non si può bere in pubblico. Dovranno adeguarsi anche i tifosi inglesi, a meno che i politici non deliberino una deroga in questo senso: se ne sta discutendo, così come per la prostituzione, che qui è illegale».

In tutte queste operazioni di Sudafrica 2010 è stata coinvolta anche la polizia italiana? «No, perchè in tanti anni non siete stati capaci di risolvere il problema della violenza negli stadi. Quindi abbiamo preferito rivolgerci a chi, come i francesi, ha un migliore know how».

@gazzettino.it

Scherzo Del Diavolo

Animazione Flash
“A Milano una nota birra tende una trappola a 500 tifosissimi rossoneri costretti ad assistere a una serata di musica da camera. Ma è uno scherzo e tra le vittime c’è anche il nostro inviato. Uno scherzo del Diavolo Real-Milan batte Beethoven. Diabolici e sadici. Menti perverse capaci di intrappolare 1.000 tifosi del Milan nella sera della super sfida del Santiago Bernabeu e rinchiuderli all’Auditorium Mahler di Milano per una notte all’insegna della musica da camera. Regista dell’operazione Heineken che l’ha davvero pensata bella: una gigantesca trappola in cui sono caduti alcuni ignari ospiti invitati a un finto concerto di quartetto d’archi, famoso a New York come a Berlino e Dubai. Ma andiamo per gradi: perché fra quegli spettatori c’era anche il sottoscritto. L’antefatto – Capiterà un giorno anche a voi. A me è successo in Gazzetta. Telefonata del mio caporedattore per una comunicazione in sala riunioni. Sguardo teso e la notizia sconcertante: il 21 ottobre devo assistere e commentare con un pezzo un concerto di un “celebre” quartetto d’archi. Pausa di riflessione. Dubbio. Leggera protesta. Genuflessione: lo ha deciso il direttore. Poi il mio capo mi ricorda un particolare: il 21 ottobre c’è Real-Milan e poiché mi occupo di Milan da quando esiste il sito, mi incupisco. Dura realtà, ma puoi dire di no a un ordine partito dall’alto? Da professionista accetto. Bastasse. Poco dopo vengo anche a sapere che della sfida, ritorno compreso, se ne occuperà un altro. E qui lo sconcerto dilaga. Stai a vedere che mi hanno fatto fuori. Ma va – penso – devo aver capito male. Die schnuren – E venne il giorno della madre di tutte le sfide. Puntuale come un orologio svizzero mi faccio trovare alle 20 davanti alla reception dell’Auditorium. Mi assegnano il posto e mi accomodo: nona fila, posto 11. Accanto a me splendide ragazze con abito lungo e giovanotti non dico con lo smoking ma quasi. Colgo frasi del tipo: “Comunque non sono il peggio vestito”, mentre una coppia disquisisce di Beethoven e di violini. Sul palco, sovrastato da uno schermo gigantesco, tutto è pronto: leggii, sedie per i musicisti. Il teatro è gremito. Si comincia. Alle 20.30 precise fa il suo ingresso il “famoso” (così si legge sull’invito) quartetto “Die Schnuren”. Mai sentiti in vita mia. Gente seria. C’è anche una giapponese. Attaccano, mentre sullo schermo viene proiettata una bella mano femminile che scrive frasi sconnesse, ma dal significato preciso: “Notte…lame di luce…fuori dal tunnel… un tempo s’infiamma” e altre amenità. Non è possibile – La musica procede. Tediosa. Dieci minuti angoscianti. E la mano insiste: “Melodie diagonali…l’angolo conteso…il tacco addolora…l’Europa si alza…un fischio”. Qualcosa mi passa per la testa. Il quartetto chiude la prima sonata. Applausi scroscianti. Brusii. Ma che bravi…bis…ancora. Ancora? Ma è uno strazio. Riprendono a far vibrare le corde degli archi. Poi la mano infila altre frasi, questa volta simili a stilettate al fianco: “Ancora niente?…Difficile dire di no al capo e al professore, alla fidanzata e alla partita”. Ma stai a vedere che…Insiste: “Come hai potuto pensare di perdere il big match”, mentre i quattro infilano le note della Champions League. “Are you still with us?” si legge, “Real-Milan sono in campo, godiamoci insieme la partita”, secondo la filosofia della nota birra. Come a san siro – Uno scherzo; una candid camera. Sprofondo mentre sullo schermo esplode il Santiago Bernabeu con le squadre allineate. La partita in diretta e in alta definizione. E così il pubblico apparentemente raffinato e colto si trasforma in un popolo di barbari, pronti a immolare i gemelli dei polsini o il collier di marca per un gol di Pippo o Pato. Delirante, mentre tutti sono in piedi pazzi di gioia perché, alla faccia del quartetto, hanno ritrovato il loro Milan, mentre io avrei voluto essere in tribuna stampa a fare il mio lavoro. Ma va bene così. Anche quando Dida commette quell’errore pazzesco su Raul (commenti no-comment, “caz…”, “porc…”). Perché lo senti che è serata da Milan. Caro Ludwig Van Beethoven, per una sera ce lo puoi permettere: ma chissenefrega delle tue sonate. Guarda che meraviglia Pirlo. E Pato? Due gol da sballo. L’Auditorium è una bolgia e finisce tra cori da stadio e abbracci e baci, mentre sullo schermo passano le immagini delle vittime dell’atroce scherzo. Comprese le mie. Mi sento osservato, ma mi becco anche anch’io la mia razione di applausi. Come Pato e Dinho. E’ già qualcosa.
@gazzetta.it

Stadi Italiani

Gli stadi di Italia90 sono contornati da polemiche…tutte le societa adesso sono propense ricostruirsene uno come se fossero quelle le motivazioni che non spingono la gente a seguire le partite negli stadi…sperando in una candidatura italiana per  prossimi campionati nonostante gli ultimi fallimenti…
ecco che la manutenzione degli stadi latita e nessuno mette mano in attesa di una possibile candidatura…vediamo ad esempio cosa succede a Bari dove il San Nicola stadio costruito per Italia90 appunto perde pezzi….

Stadio San Nicola, l’«astronave» col buco

Ora i tifosi ospiti rischiano l’allagamento
La copertura della struttura firmata da Renzo Piano è stata danneggiata. Per sostituirla servirebbero 5 milioni

BARI – Il maltempo dei giorni scorsi ha messo in ginocchio la copertura dello stadio San Nicola di Bari. E, in vista dell’incontro di domenica prossima, i tifosi laziali rischiano di guardare la partita sotto l’acqua date le pessime previsioni meteorologiche per il pomeriggio (80% di probabilità di precipitazioni). Un settore, in corrispondenza dell’ingresso 18 (tra la curva Sud e la tribuna Est), è totalmente privo di protezione. L’«astronave» di Renzo Piano, costruita nel 1990 in occasione dei mondiali italiani, necessita di corposi interventi di manutenzione straordinaria.

I PRECEDENTI – In più occasioni la copertura ha dato segni d’invecchiamento. Nel 2005, infatti, dai bracci d’acciaio si sganciarono un paio di bulloni grandi quanto un’arancia, mentre lo scorso anno si allentarono due tiranti all’altezza della curva Sud. «La verità – afferma Elio Sannicandro, assessore allo Sport del Comune di Bari – che dopo vent’anni bisogna intervenire in maniera corposa. Il telo in teflon risente delle intemperie e dell’usura. Stiamo individuando soluzioni che possano risolvere il problema senza appesantire i bilanci pubblici». Lo stadio è di proprietà del Comune che lo affida in gestione all’As Bari. Le spese di manutenzione straordinaria, come il rifacimento della copertura, spettano all’amministrazione pubblica.

UNA SPESA DA 5 MILIONI DI EURO – «Abbiamo chiesto un preventivo per sostituire l’intero teflon – prosegue Sannicandro –, ma i costi sono alti. Così sono stati avviati contatti con alcune società specializzate nell’energia rinnovabile per studiare la possibilità d’installare pannelli fotovoltaici. Il tutto senza spendere un euro».

In attesa che la burocrazia vada avanti l’unica certezza è che «per rimodernare il San Nicola occorrono investimenti per 5 milioni». Ma quali i tempi di sistemazione della copertura? «Non saranno brevi – conclude Sannicandro – anche perché non influiscono sull’agibilità. Al massimo i tifosi dovranno portarsi l’ombrello per ripararsi dalla pioggia».