Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Via Larga Milano

E’ successo un mese fa per sbaglio mi sono imbattuto nell’articolo la cosa strana e’ che nessun giornale ne ha parlato…gli articoli sono tratti da CronacaQui giornale distribuito nella provincie di MIlano e Torino in vendita a 20 centesimi…

I LOCALI DEL TERRORE
I locali caldaie dell’ufficio anagrafe di Milano assomigliano a un labirinto. Per arrivarci bisogna percorrere una rampa di scale, quella stessa rampa dove sono state trovate le grosse chiazze di sangue, di cui ora non c’è più traccia. Nei locali, fra muri scrostati, polvere e calcinacci, ci sono gli archivi cartacei, fra cui anche quelli dell’ufficio del Demanio. Forse la dipendente era scesa per cercare qualche documento.
Fatto sta che in quelle stanze deve essere accadu­to qualcosa. E lo testimonierebbero i vetri rotti e una scala di legno trovata accanto a una delle finestre del locale caldaia, che qualcuno potreb­be aver utilizzato per entrare.
Chi è stato incaricato di pulire lo scempio rinvenuto, inoltre, avrebbe visto sulla porta le impronte di una scarpa da uomo, come se qualcuno avesse preso a calci la porta per cercare di uscire. Poco distante da quella scala e dai vetri rotti sarebbe inoltre strato trovato un cappello, anche questo da uomo, una “coppola”. Mentre poco distante dalla porta d’ingresso del locale sarebbe stato rinvenuto un cellulare.

Ma cosa e’ successo in quei luoghi???Ecco i fatti…

Perché Elena R., la dipendente del Comune di 27 anni rimasta chiusa e poi soccorsa negli uffici dell’anagrafe, si era addentrata a tarda sera nel locale caldaie dell’immenso palazzo? Cosa stava cercando? E soprattutto: si era imbattuta in qualcuno che aveva trovato rifugio fra quegli anfratti e che poi l’ha aggredita?
Sono questi gli interrogativi che aleggiano attor­no all’oscura vicenda di via Larga, dove quasi un mese fa, lo scorso 16 settembre, una ragazza è stata trovata sotto shock e coperta di sangue.
Sulla vicenda, spiegano dalla Polizia Locale, ci sono ancora indagini in corso. E le forze dell’ordine non sciolgono il mistero.
Di sicuro si sa che la donna alle ore 21 del 16 settembre è stata vista da un addetto alle pulizie incamminarsi da sola verso il locale caldaie. « Aveva una sciarpa annodata in testa – fa mettere a verbale il testimone ­mentre scendeva se l’è tolta e poi è sparita nel buio».
Alle 21.30 Raffaele Fassina, il por­tiere del palazzo, la sente gridare e lancia l’allarme.
In quella mezzora di tempo non si sa cosa possa essere accaduto.

Pubblicata un’intervista alla ragazza…

Cosa si ricorda di quella sera?
«Non mi ricordo quasi nul­la. Ho rimosso quasi tutti i ricordi di quella sera. Sono rimasta in ufficio fino alle 20 e trenta, più o meno, stavo lavorando al compu­ter. Il tempo è volato senza che me ne accorgessi. Una cosa però me la ricordo: sono rimasta chiusa dentro, ormai se n’erano andati già tutti. Probabilmente sono entrata in crisi per que­sto ».

Quindi era spaventata?
«Sì, ero spaventata. Ripeto: non ricordo bene cosa ho fatto in quei minuti. Forse ho avuto una crisi di pani­co, non so. So solo che quando la dottoressa del Pronto Soccorso mi ha me­dicato la mano (la ragazza aveva una ferita alla mano destra ndr) mi ha detto che queste cose possono acca­dere a chi ha crisi di pani­co ».

Un testimone dice di averla vista scendere le scale dei sotterranei che portano al locale cal­daie…
«Ma quella persona descri­ve una donna con una sciar­pa, pantaloni scuri e maglia scura. Io indossavo una ca­micetta bianca e jeans chia­ri. E io non porto mai sciar­pe o foulard. Quindi quella donna che è stata vista non ero io. E poi io non sono mai scesa in quei sotterranei, perché avrei dovuto?»

Nei locali caldaia e nello spogliatoio sono state tro­vate, a detta dei testimo­ni, copiose tracce di san­gue, tanto da far pensare a qualcosa di tragico…
«Ma la vede la ferita che ho alla mano destra? E’ un ta­glietto microscopico, dal quale non può essere uscito tutto quel sangue che dico­no di aver trovato nel locale caldaie. Sempre che l’ab­biano trovato davvero…»

Quindi la sua impressio­ne su questa strana vicen­da qual è?
«La mia impressione è che il fatto che io sia rimasta chiusa dentro, e abbia avu­to per questo una specie di shock, e il sangue ritrovato nelle caldaie, siano due vi­cende slegate. E’ vero che non mi ricordo quasi nulla, però se mi fosse accaduto qualcosa di grave ci sareb­bero stati segni concreti, e invece io sto benissimo. Io vorrei solo che si smettesse di parlare di questa storia per poter tornare finalmen­te a una vita normale».

E in via Larga il mistero continua…

L’ALLAGAMENTO
Via Larga, insomma, è sempre più il palazzo dei misteri. Ai primi di agosto l’impianto an­tincendio ha avuto un guasto e ha allagato una parte dei locali. Risultato: un migliaio di prati­che distrutte e altre cinquemila che dovrebbero essere recuperate. Ma la cosa particolare è che il sistema a bocchettoni si innesta solo quando la temperatura raggiunge i 68 gradi. Ovviamente qualcosa non ha funzionato a dovere. Non a caso palazzo Marino ha deciso di sloggiare e vendere tutto. Il progetto di “valorizzazione”, come si dice in gergo, dell’immobile sarebbe già “perfe­zionato”. Quello che non è pronto invece è lo spazio alternativo. Quella “cittadella degli archi­vi” per la quale l’assessore Pillitteri chiede 1,5 milioni di euro che mancano all’appello. Così, tra misteri e fantasmi, i 700 dipendenti e i cittadini rischiano di restare per molto ancora dentro il palazzo.

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