Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Archivio per aprile, 2010

Basta Abusi

Ecco chi ci “tutela” tutte notizie trovate oggi a spasso sul sito del corriere…Undici agenti di polizia in servizio nella sezione «falchi» presso la squadra mobile della questura di Napoli sono stati arrestati dalla polizia. Sono accusati di peculato e falso in atto pubblico: avrebbero infatti redatto un falso verbale in occasione dell’arresto di cinque rapinatori. I poliziotti sono stati già condotti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Secondo le prime ricostruzioni, il 20 febbraio scorso la pattuglia dei Falchi intervenne nel porto in seguito alla segnalazione di una rapina di un camion carico di prosciutti ed altri generi alimentari. Gli agenti chiamarono in ausilio altri colleghi e redassero un verbale che si è poi rivelato falso. In particolare, i poliziotti, secondo l’accusa, trattennero per loro una parte del carico.

Quattro giovani stranieri chiusi in una caserma dopo l’arresto per stato di ebbrezza, un presunto pestaggio, un militare indagato. Potrebbe essere «un nuovo caso di violenza all’interno di un caserma» quello denunciato dall’associazione A Buon Diritto, con tanto di prova in video. Immagini di scarsa qualità che mostrano quanto accaduto lo scorso 24 febbraio nella sede dell’Arma di via del Campo a Ferrara. Si vedono, in momenti diversi, due persone che cadono a terra, forse colpite, circondate da alcuni carabinieri in divisa; un altro fermato è nudo, poi avvolto in una coperta e portato via da personale di pronto soccorso sanitario. Il video è entrato nel fascicolo dell’inchiesta aperta dalla procura di Ferrara per lesioni contro un carabiniere e per resistenza a pubblico ufficiale contestata a quattro giovani.

Questi, dopo essere stati arrestati in stato di ebbrezza per resistenza a pubblico ufficiale, furono trattenuti per ore in caserma. «Uno dei fermati – spiega Luigi Manconi, presidente di A Buon Diritto – ha subìto pesanti maltrattamenti e violenze e colpi inferti con manganello a opera di uno, e forse non solo uno, appartenente all’Arma. Le immagini, riprese da una telecamera di sorveglianza installata nei locali della caserma, sono impressionanti: un giovane uomo, ammanettato, totalmente inoffensivo e non in grado di difendersi, viene aggredito, colpito con lo sfollagente, buttato per terra. Proverà a rialzarsi per due volte e per due volte verrà colpito. Senza che alcuno gli presti soccorso. Si tratta, giova ricordarlo – sottolinea – di una persona affidata a un apparato dello Stato, all’interno di una caserma dello Stato, che ne deve garantire l’incolumità». Sul caso il pm Barbara Cavallo ha aperto un’inchiesta e ordinato una perizia per pulire le immagini: ora si dovrà determinare se vi siano responsabilità da parte dei militari (non solo l’unico già indagato) o se le loro azioni siano state innescate dalla resistenza dei giovani, trattenuti per tre ore in un clima di tensione causato da loro (uno si era denudato, uno si era ferito a un braccio e sanguinante rincorreva i carabinieri per infettarli) come ha sottolineato Alberto Bova, legale del carabiniere indagato, che ha aggiunto come il video non mostra alcun atto violento.

Secondo un legale dei giovani, Barbara Simoni, nell’integrale del video a disposizione della magistratura si vedrebbe un carabiniere che con un manganello in mano prima carica il gesto e poi colpisce un ragazzo seduto e ammanettato. Quindi si vedono altri carabinieri, da identificare, in ginocchio su un altro ragazzo. Il primo carabiniere, ora indagato per quel colpo di manganello, è stato riconosciuto dallo stesso legale, perché lo aveva assistito come parte civile in altri episodi di arresti per resistenza. Dopo aver visto il video e riconosciuto il militare ha scelto di assistere i ragazzi. Bova al contrario sostiene che i quattro ragazzi fuori controllo hanno provocato danni e ferito gravemente cinque militari. Per i quattro, della provincia di Rovigo, è pendente in tribunale il processo per direttissima, fissato all’11 maggio in attesa degli sviluppi della nuova inchiesta.

ed arrivano anch i primi risultati sull’indagine della morte di Stefano Cucchi cade l’imputazione per i poliziotti e la colpa ricade sui medici rei di averlo abbandonato al suo destino ecco il commento della famiglia…“Esprimiamo soddisfazione per il grande lavoro svolto dai pm. Quando è stato arrestato Stefano stava bene ed è morto in condizioni terribili per il semplice fatto che stava male perché picchiato dagli agenti di polizia penitenziaria ed è stato picchiato perché si lamentava e chiedeva farmaci. Questa è la tremenda verità che emerge chiaramente dal capo d’imputazione particolarmente articolato. Non dimentichiamo che senza quelle botte Stefano non sarebbe morto. I medici si devono vergognare e non sono più degni di indossare un camice”


Go Fulham


Remuntada

Dopo aver eliminato lo Xerez i giocatori del barcellona si sono presentati in campo con delle magliette per invitare i tifosi a sostenerli nel match di stasera . Per questa difficile partita di rimonta promettono di “vendere cara la pelle” e chiedono l’aiuto di tutti ed e’ cosi che stanotte e’ andato di scena un ‘concertino’ notturno inscenato da 50 tifosi blaugrana sotto l’albergo Don Juan Carlos I, dove ha alloggiato l’Inter.Il gruppetto ha provato infatti a togliere il sonno alla squadra di Mourinho con un continuo trambusto a base di cori, tamburi e anche col lancio di qualche petardo. Lo spettacolo è andato avanti fino alle 3 del mattino, sotto lo sguardo della polizia iberica che è rimasta ferma in attesa di ordini . E’ dovuta intervenire addirittura la sicurezza dell’Inter per fermare il baccano .


Verona vs Taranto

Che la trasferta di Verona per i tifosi tarantini fosse una di quelle considerate “calde” lo si sapeva…da quando negli anni ottanta i tarantini si resero protagonisti del furto dello striscione delle “Brigate Gialloblu” all’andata non successe nulla ma nessuno aveva ancora fatto i conti con le solerti forze dell'(dis)ordine del settore ospiti di Verona…piu di qualcuno ha provato sulla propria pelle cosa vuol dire avere a che fare con loro tra arresti denunce e steward che rendono il clima davvero ostile…le versioni dei soliti pennivendoli le tralasciamo…ecco invece il resoconto di chi in quel settore c’era .

Una trasferta surreale

Fonte: “www.tarantosupporters.com”

Spiegare con parole il clima che si respirava nel parcheggio antistante il settore ospiti del Bentegodi sarà impresa ardua e non contiamo affatto di riuscirci.

Ciò che è successo a Verona non rientra più negli schemi del passato tanto abusati dai sociologi. Non c’è più una contrapposizione politica. E nemmeno l’abusato conflitto Stato/Antistato. La trasferta di Verona ha aperto il varco ad un’inedita (almeno per noi) contrapposizione: etnica.

IL TRAPPOLONE – Immaginavamo a cosa andavamo incontro e lo avevamo anche scritto. Sapevamo della sorte toccata ad altre tifoserie meridionali, da quelle accese di Cava e Pescara a quelle più morbide di Giulianova. Ma non ci lasceremo andare a congetture sterili, tanto meno al vittimismo. Non è nelle nostre corde.

Sapevamo chi era e cosa rappresentava il reparto mobile di Padova. C’è ancora un ragazzo di Brescia, Paolo, che attende giustizia. Lo stesso reparto del libro Acab… giusto per capirci.

La trasferta di Verona avrebbe dovuto essere perfetta. Impeccabile. Avrebbe dovuto far segnare il passo di qualità alla tifoseria visto che sapevamo tutti a cosa si andava incontro. Diversi tifosi rossoblu, invece, continuano ingenuamente ad essere vittime e carnefici di se stessi con atteggiamenti gratuiti.

Si possono dare molteplici letture agli avvenimenti di Verona ma è necessario – a bocce ferme – un franco dibattito tra le anime frammentate della tifoseria.

LA TRASFERTA – La gente come noi non molla mai. Al parcheggio dall’area di servizio nei pressi di Verona ci ritroviamo sempre i soliti. Così come successe a Sorrento nella passata stagione quando fummo solo n trecento a mobilitarci per strappare una salvezza.

C’era una strana atmosfera già dall’autogrill. Una volta partiti per il casello, troviamo subito dei cellulari già schierati. Il tempo di sistemarci e parte la carovana di auto. Nei pressi dei primi caseggiati ecco scattare una mini sassaiola con lancio di una torcia. L’agguato è fulmineo ma poco numeroso. I responsabili se la daranno a gambe mentre le FDO fermano una macchina di tarantini che erano scesi dalle auto. Una volta in macchina, parcheggiamo mentre la massiccia presenza di polizia e carabinieri in asseto antisommossa rende l’idea del pomeriggio che ci attende.

Non possiamo non notare strane coincidenze tra i movimenti dei tifosi di casa e la tenuta della celere. Succede nel parcheggio ospiti quando, alle nostre spalle, a circa duecento metri oltre una cancellata verremo chiamati a gran voce da una ventina di butei che invitano allo scontro. Lanceranno un paio di bottiglie di birra ma tanto baserà per far scattar un timido tentativo di carica. Il richiamo a gran voce di restare tranquilli servirà a poco. Il trappolone era già scattato: in un area totalmente “videosorvegliata” era impossibile sfuggire ai due fronti, con la celere costantemente tesa a volteggiare i manganelli al contrario.

E’ tutto abbastanza surreale; si cerca in tutti i modi di invitare alla calma ma non tutti ci riescono. Chi impreca, chi si dimena. Dopo un po’ di confusione parte un conciliabolo per decidere cosa fare. Di sfondo, il rumore incessante e martellante della celere in tenuta antisommossa che che batteva i manganelli sugli scudi.

Ci sono dei ragazzi fermati e i più ignorano il motivo di tale arresto. Le voci si diffondono e le telefonate allarmate da Taranto si sprecano. Dopo un’animata discussione di decide che finché i ragazzi fermati non verranno rilasciati non si entrerà nel settore.

Si torna a casa ma è impossibile anche uscire. Saremo sequestrati all’interno del parcheggio. Si lanciamo un paio di cori più dettati dalla rabbia che da una reale convinzione.

I ragazzi del direttivo decidono di entrare per far lasciare lo spazio al centro del settore libero e far capire che noi ci siamo. Abbastanza spassosa la scena che riguarda un ragazzo del direttivo: al prefiltraggio non entra perché ha indosso una maglietta con Che Guevara che i solerti funzionari indicano come messaggio politico. “Può entrare solo se si toglie la t shirt ma il ragazzo c’ha tatuato il Che anche sul petto… pertanto decide giocoforza di stare fuori. Dentro il settore una trentina i tifosi giunti in anticipo. In tanti, conosciuti i dettagli di ciò che stava accadendo, decidono spontaneamente di lasciare il settore.

Non si esce: macchine perquisite in continuazione mentre carabinieri e polizia entrano ed escono di continuo dal settore… anche la Digos di Taranto viene tenuta da parte. Dopo varie discussioni si può uscire. Nel mentre, altri ragazzi vengono individuati e con veri e propri blitz vengono identificati in questa domenica surreale dove è stato eloquente il messaggio repressivo messo in atto.

POST SCRIPTUM: dalle immagini i veronesi con bandieroni e stendardi in curva.

Dalla società nessun cenno a ciò che accadeva ai duecento tifosi. Leggere poi la nota diramata all’Ansa dalla questura veronese rende la domenica alquanto grottesca. Per la prima volta in trasferta non si entra. Il segnale del neo-calcio in chiave etnica è ben chiaro.


Elefante alle olive

Apre la porta e vede un elefante in giardino

Dumbo, una femmina di 40 anni, scappa dal circo Armando Orfei, arriva in città e rovescia qualche vaso di fiori. Poi segue il domatore fino alle gabbie.

BASSANO DEL GRAPPA (Vicenza) – Appena arrivato a Bassano (Vicenza) ha deciso di andare a fare una passeggiata finendo all’interno dei giardini di due abitazioni. Tutto normale se il protagonista non fosse stato Dumbo, un elefante femmina di 40 anni, del peso di oltre 35 quintali, mascotte del circo Armando Orfei, giunto qualche ora prima nella città del Grappa. Il curioso episodio, che ha provocato solo tanta paura, si è verificato attorno alle 14. Ad accorgersi per primo della presenza dell’elefante, che ha percorso circa 200 metri nel quartiere, è stato un cane, che, abbaiando furiosamente, ha richiamato l’attenzione di alcune persone. I proprietari delle due villette non credevano ai loro occhi: un elefante entrato in giardino dopo aver agevolmente superato il muretto di cinta, facendo cadere alcuni vasi. Sono stati gli stessi residenti ad avvertire i vigili del fuoco, ma prima del loro arrivo, sul posto è giunto il domatore, Lino Orfei, che nel frattempo si era accorto della gabbia vuota e si era messo alla ricerca. Senza troppa fatica ha convinto «Dumbo» a lasciare il giardino e a ritornare sui propri passi.

GLI ABITANTI – «Ha scavalcato il muretto con un balzo, non credevo ai miei occhi: si è trattato di una scena inusuale vedere nel giardino della propria casa un elefante così imperioso, che si spostava chissà dove. Per diversi minuti abbiamo avuto paura, non sapevano dove si sarebbe spostato e che intenzioni aveva«. Così Veronica, 16 anni, racconta il suo incontro ravvicinato con Dumbo, l’elefante femmina di razza indiana fuggita oggi dal circo di Lino Orfei per concedersi una passeggiata fuori programma tra le villette di Bassano. È stata proprio lei a dare per prima l’allarme. «Scavalcando il muretto e poi con la proboscide ha rovesciato alcune cose di proprietà dei vicini – aggiunge la ragazza -, forse dei vasi, ma nulla di particolare. Nell’area della nostra proprietà non ha invece provocato nessun problema». «Siamo usciti in giardino dopo aver sentito che il nostro cane, un bastardino, abbaiava come un pazzo – dice ancora Veronica – .Abbiamo subito capito che si trattava di qualcosa di inusuale».

(Ansa)


Invasione Mazinga_part II

Belluno invasa dai “Mazinga”: indaga la Digos, ma è la trovata di una band musicale

Dieci sagome di un robot con una «M» sul petto, scritta sul petto con la vernice rosso sangue. Dieci sagome messe in altrettanti parti della città a formare una gigantesca «M» sulla cartina. Sulla vicenda che ha incuriosito i bellunesi ha indagato anche la Digos, fino a quando non si è scoperto che era una trovata di un gruppo musicale
di Attilio De Col

BELLUNO. Dieci sagome di un robot con una «M» sul petto, scritta sul petto con la vernice rosso sangue. Dieci sagome messe in altrettanti parti della città a formare una gigantesca «M» sulla cartina. Ieri Belluno si è svegliata con il dubbio di chi potesse essere stato a mettere in scena questa operazione. Le ipotesi più svariate si sono susseguite nel corso della giornata, tra pensieri di sette sataniche e minacce politiche. Tanto che della cosa se ne è occupata anche la Digos della questura di Belluno.

Ma si è trattato solo di una bella goliardata, per lanciare un video musicale.

E’ il video di «Welcome to Riddim town», la canzone del gruppo bellunese Maci’s Mobile, che da venerdì inizierà a girare su All Music e su altri network nazionali. Il gruppo fondato da Maci Salvagno e che ha nel cantante Andrea Mole Riva la sua anima, inizierà il tour estivo venerdì alla sagra del Boscariz a Feltre. Quale miglior idea per pubblicizzare il doppio evento? Ma quando nel pomeriggio, i componenti del gruppo hanno sentito dell’indagine messa in piedi della Digos, hanno subito telefonato in questura per… «costituirsi» e soprattutto per tranquillizare le forze dell’ordine. Non era in atto nessuna azione clamorosa. Le sagome, definite dalla Digos come il cartone animato Mazinga, erano del tutto «innocue» e sono state già rimosse.

Tutto risolto, quindi, con una risata generale e l’augurio di una buona riuscita del video e del tour.
I Maci’s avevano compiuto l’«assalto» nella notte fra domenica e lunedì, di ritorno da Lubiana dove avevano festeggiato un addio al celibato. Poi le sagome erano state messe vicino alle sedi del Corriere, del Gazzettino e di telebelluno. Poi a Borgo Prà, a San Lorenzo, a Lambioi, in stazione, al Parco Città di Bologna e sul cavalcavia di viale Europa.

Quindi, nelle sedi dei quotidiani locali, era stata recapitata una busta anonima con dentro un compact disc con le foto di dove erano state posizionate le sagome e una cartina della città, con l’ormai famosa «M» che andava a congiungere i punti.

Un’ulteriore operazione che ha incuriosito tutti, ma che ha anche allertato la Digos, che si è presentata nella sede dei due quotidiani per chiedere spiegazioni. Spiegazioni avute poco dopo direttamente dalla voce dei componenti dei Maci’s Mobile .

@corrierealpi


Figline Valdarno vs Arezzo

Allo stadio “Del Buffa”, come noto, potevano entrare soltanto gli spettatori in possesso della tessera del tifoso. E i sostenitori amaranto sono dovuti restare a casa, ascoltando la partita per radio. Durante la settimana si erano sparse voci su alcune iniziative in cantiere da parte dei gruppi organizzati, che avevano anche pensato di manifestare il loro dissenso fuori dall’impianto di Figline. Poi l’idea è rientrata, ma oggi, con il match in corso di svolgimento, ecco l’originale sorpresa. Dal treno che transita a pochi metri dal terreno di gioco sono spuntate una decina di bandierine con la scritta “no alla tessera”, sventolate da qualche tifoso che ha trovato il simpatico modo di protestare in maniera civile ma ferma. Quando il treno è passato e gli spettatori hanno notato l’insolito vagone, è partito un applauso spontaneo. Per il colpo di scena ma probabilmente anche per il contenuto del messaggio: questa tessera del tifoso, in verità, sembra piacere a pochi.