Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Archivio per ottobre, 2010

Bunga bunga

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La deriva del calcio moderno

C’era una volta uno sport chiamato calcio capace di far innamorare milioni di bambini grazie alla sua semplicità, ai suoi colori ed alla sua spontaneità impossibile da ritrovare in qualsiasi altra disciplina. Generazioni di ragazzi italiani sono cresciuti a pane e pallone frequentando i nostri stadi e vivendo per le proprie squadre 7 giorni su 7 ingengnandosi magari per allestire questa piuttosto che quell’altra coreografia per primeggiare nei confronti dei tifosi dirimpettai ed intimorire i calciatori avversari, perchè in fondo il calcio, almeno da noi, era propedeutico al pubblico e senza di esso assistiamo oggi ad uno spettacolo monco.
“Anno 2010: i funerali del tifoso” potrebbe essere il titolo del prossimo film horror di Dario Argento. Un declino lento ma inesorabile quello del nostro sport nazionale cominciato molti più anni fa di quanto si pensi. Nessuno in fondo poteva pensare che dal 29 Agosto del 1993 la televisione avrebbe preso piano piano il sopravvento sui tifosi e sulle istituzioni calcistiche comandandone con il passare degli anni programmazioni di campionati, orari e date. Quella data corrisponde alla prima partita trasmessa in pay tv nel nostro paese: Lazio-Foggia.
Viviamo ora quindi situazioni grottesche, con calendari compleatamente scombussolati nei quali non si capisce più quando la tua squadra giocherà e neanche se giocherà. Ma tant’è, ormai sono costoro a governare e dei tifosi, un tempo miniera d’oro per Lega e presidenti, importa ben poco a tutti, anzi, si cerca in ogni modo di allontanarli dagli stadi invitandoli a godersi lo spettacolo direttamente da casa, come al teatro. Qualche “addetto ai lavori” ha provato a far sentire il proprio disappunto per il nuovo spezzativo in vigore dalla stagione corrente facendo notare come sia logisticamente impossibile imporre un modello inglese di campionato con partite persino alle 12,30 ma ovviamente queste poche voci fuori dal coro sono rimaste fini a se’ stesso, molto probabilmente persino osteggiate dal grande circo del calcio italiano troppo preso a far quadrare bilanci sempre in rosso che stanno portando con il passare del tempo alla scomparsa e (nel migliore dei casi) al fallimento con ripartenza dalle serie inferiori di tantissime storiche compagini (qualcuno di voi si è chiesto ad esempio che fine hanno fatto Pisa, Perugia, Ancona, Sambenedettese, Messina, Avellino, Treviso etc etc?).
L’ipocrisia di tutto ciò sta nel millantare un calcio migliore, che sia in grado di riportare le famiglie allo stadio dove bimbi felici possono esultare per i loro beniamini e donne ed anziani sedersi al proprio posto senza temere che i violenti turbino i loro 90 minuti da famiglia della Mulino Bianco. Tutto molto bello, tutto molto falso. Cominciamo con il dire, dati alla mano, che di violenza all’interno ed all’esterno degli impianti sportivi almeno fino a 10-15 anni fa ce n’era minimo il doppio eppure gli stadi erano quasi sempre pieni e ribollenti di passione e folklore. Per non parlare poi degli anni ’80, vero culmine per le presenze di pubblico negli stadi italiani. La triste verità è che oggi giorno un nucleo familiare non si reca allo stadio innanzi tutto per il costo elevato di un settore “popolare” che in media costa circa 20€ (moltiplicato per 4 persone fa 80€, cifra proibitiva con gli stipendi da fame che ci ritroviamo in Italia), poi perchè deve fare una trafile sin troppo lunga e laboriosa (fila alle ricevitorie, biglietti nominali, impossibilità di acquistare il tagliando il giorno della partita, coda ai prefiltraggi, coda ai tornelli, perquisizione ai prefiltraggi, perquisizione ai tornelli, steward ineffabili di fronte ad una bottiglietta di minerale e poi a Genova entrano le cesoie…). Per non parlare di una famiglia che si volesse abbonare, c’è la tessera del tifoso, strumento non digerito dalla stragrande maggioranza dei tifosi italici che hanno capito l’inutilità di un bancomat inutile per risolvere problemi di intemperanze (quelle possono avvenire anche fuori lo stadio dove non c’è bisogno della tessera) ma che farà incassare tanti bei soldini a banche e circuiti di carte di credito. Fregandosene di diritti e privacy calpestati.
In tutto questo, oltre ad essere l’unico paese europeo ad avere un simile oggetto di schedatura preventivo inerente alla gestione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni sportive noi siamo bravissimi a vietare (che è ovviamente molto più facile che educare). Vietiamo gli striscioni, i tamburi, le bandiere, i megafoni, i fumogeni (tutti oggetti pericolosissimi!), vietiamo le trasferte oppure limitiamo la vendita dei biglietti secondo la regione di appartenenza dei tifosi, conteavvenendo proprio alle parole del comunicato anti violenza divulgato in tutti gli stadi del territorio ogni domenica e tanto voluto dal Ministero dell’Interno che prega i tifosi di non “…effettuare cori espressione di violenza, di discriminazione razziale o territoriale…” cosa che invece viene fatta ogni domenica dallo stato che impedisce a liberi cittadini di raggiungere il settore di uno stadio (la libera circolazione sul territorio è sancita dalla nostra bella quanto inutilizzata Costituzione) perchè napoletani piutttosto che bolognesi, romani piuttosto che milanesi etc etc. E con queste credenziali un padre dovrebbe portare il proprio figlio allo stadio? Per quale ragione? Forse per fargli odiare per sempre questo sport? Altro che violenza da parte dei tifosi, qui la violenza e l’incompetenza sono di casa presso chi prende simili, scellerate, decisioni.
Siamo passati dalle lacrime della Melandri a Cardiff nel 2007 per la non assegnazione degli Europei 2012 al disappunto delle istituzioni governative e calcistiche per il secco no ricevuto anche alla candidatura per Euro 2016 (assegnato alla Francia). Chi aveva anche solamente avanzato queste candidature penso si debba ritenere fortunato ad aver visto fallire i propri velleitari tentativi. Del resto se non si sanno tenere sotto controllo partite di Serie C, D o Eccellenza ma soprattutto se si permette a 2-300 persone di fare il bello ed il cattivo tempo per un’intera giornata a Genova non riuscendo poi neanche a far disputare un incontro valido per le qualificazioni europee, come si pretende di poter organizzare una rassegna continentale? Magari si spera di vietare la trasferta agli Inglesi in occasione di un eventuale Inghilterra-Germania? Oppure potremmo far entrare solo i residenti di Coventry, Londra e Liverpool vietando l’accesso ai restanti cittadini britannici. Altrimenti si potrebbe imporre la tessera del tifoso a chiunque sia intenzionato a venire in Italia per seguire la propria nazionale. Già, peccato che su questi argomenti sia la Fifa che la Uefa si sono sempre espresse in maniera negativa sottolineando come anche per queste ragioni al nostro paese non viene assegnata l’organizzazione di un grande evento internazionale.
Passiamo al fattore campo, altro tasto dolente per il nostro calcio. Qualche giorno fa è uscita la nuova classifica del Ranking Fifa con l’Italia al 16esimo posto. Il presidente della FIGC Abete ha asserito che “Il sedicesimo posto nel ranking Fifa non e’ da Italia”. Infatti ha ragione, sono stati sin troppo clementi. Abete ha forse dimenticato la figura barbina con la quale abbiamo abbandonato il mondiale sudafricano, non riuscendo a vincere una partita in un girone probabilmente tra i più scarsi del torneo (tanto è vero che poi Paraguay e Slovacchia sono state entrembe eliminate al turno successivo).
Ma è una crisi che non riguarda solamente la nazionale maggiore. Prendiamo l’Under 21 ad esempio, a suo tempo si decise di far fuori, in maniera alquanto inspiegabile, la figura di Claudio Gentile per favorire l’ascesa di Casiraghi, probabilmente più per motivi “politici” che tecnici. Il risultato lo abbiamo visto, fuori dagli Europei e dalle Olimpiadi dopo tempo immemore grazie al cammino di una squadra che, inserita in un girone non sicuramente di ferro, ha prima faticato per accedere ai play-off e successivamente subito l’imbarazzante rimonta della Bielorussia. Morale della favola? Casiraghi mandato a casa e Ferrara al suo posto. Evidentmente a gente come Francesco Rocca, che da anni allena con successo le più disparate selezioni giovanili azzurre (ne è la dimostrazione l’ottimo mondiale disputato con l’Under 20 e conclusosi ai quarti di finale) certe “logge” sono precluse a prescindere, peccato. E’ uno che saprebbe come far rigare dritto i giovani.
Gia’ i giovani. Proprio ciò che manca e non viene valorizzato nel nostro calcio. Le squadre di club ormai investono sempre meno su di loro e così ci ritroviamo la formazione Campione d’Italia (e paradossalmente d’Europa) che non ha neanche un italiano in campo, compreso il tecnico. Continuiamo a perdere punti nei confronti degli altri campionati europei ed a prendere schiaffi nelle competizioni ufficiali tanto è vero che dal prossimo anno solamente 3 squadre potranno accedere alla Champions League perchè un posto sarà ceduto alla Germania. Avete presente la Germania? Quel paese dove si è investito sui giovani per anni tanto che oggi la nazionale di Low è una delle migliori del continente come dimostrato ai Mondiali scorsi. Ma la Germania è anche il paese dove gli stadi sono sempre pieni eppure non ci sono divieti, restrizioni, biglietti nominativi e tessere del tifoso. Sono loro che stanno avanti o noi che siamo indietro?
Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Ma prima abbia l’umiltà e l’obiettività di riconoscere i propri errori, i propri limiti e la propria incompetenza.
Simone Meloni


La polizia vi spia su facebook

Da sempre anti faceboook….
Negli Stati Uniti, tra mille polemiche, è allo studio un disegno di legge che, se sarà approvato dal Congresso, permetterà alle agenzie investigative federali di irrompere senza mandato nelle piattaforme tecnologiche tipo Facebook e acquisire tutti i loro dati riservati. In Italia, senza clamore, lo hanno già fatto. I dirigenti della Polizia postale due settimane fa si sono recati a Palo Alto, in California, e hanno strappato, primi in Europa, un patto di collaborazione che prevede la possibilità di attivare una serie infinita di controlli sulle pagine del social network senza dover presentare una richiesta della magistratura e attendere i tempi necessari per una rogatoria internazionale. Questo perché, spiegano alla Polizia Postale, la tempestività di intervento è fondamentale per reprimere certi reati che proprio per la velocità di diffusione su Internet evolvono in tempo reale.
Una corsia preferenziale, insomma, che potranno percorrere i detective digitali italiani impegnati soprattutto nella lotta alla pedopornografia, al phishing e alle truffe telematiche, ma anche per evitare inconvenienti ai personaggi pubblici i cui profili vengono creati a loro insaputa. Intenti forse condivisibili, ma che di fatto consegnano alle forze dell’ordine il passepartout per aprire le porte delle nostre case virtuali senza che sia necessaria l’autorizzazione di un pubblico ministero. In concreto, i 400 agenti della Direzione investigativa della Polizia postale e delle comunicazioni potranno sbirciare e registrare i quasi 17 milioni di profili italiani di Facebook.
Ma siamo certi che tutto ciò avverrà nel rispetto della nostra privacy? In realtà, ormai da un paio d’anni, gli sceriffi italiani cavalcano sulle praterie di bit. Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza e persino i vigili urbani scandagliano le comunità di Internet per ricavare informazioni sensibili, ricostruire la loro rete di relazioni, confermare o smentire alibi e incriminare gli autori di reati. Sempre più persone conducono in Rete una vita parallela e questo spiega perché alle indagini tradizionali da tempo si affianchino pedinamenti virtuali. Con la differenza che proprio per l’enorme potenzialità del Web e per la facilità con cui si viola riservatezza altrui è molto facile finire nel mirino dei cybercop: non è necessario macchiarsi di reati ma basta aver concesso l’amicizia a qualcuno che graviti in ambienti “interessanti” per le forze dell’ordine.
A Milano, per esempio, una sezione della Polizia locale voluta dal vicesindaco Riccardo De Corato sguinzaglia i suoi “ghisa” nei gruppi di writer, allo scopo di infiltrarsi nelle loro community e individuare le firme dei graffiti metropolitani per risalire agli autori e denunciarli per imbrattamento. Le bande di adolescenti cinesi che, tra Lombardia e Piemonte, terrorizzano i connazionali con le estorsioni, sono continuamente monitorate dagli interpreti della polizia che si insinuano in Qq, la più diffusa chat della comunità. Anche le gang sudamericane, protagoniste in passato di regolamenti di conti a Genova e Milano, vengono sorvegliate dalle forze dell’ordine. E le lavagne degli uffici delle Squadre mobili sono ricoperte di foto scaricate da Facebook, dove i capi delle pandillas che si fanno chiamare Latin King, Forever o Ms18 sono stati taggati insieme ad altri ragazzi sudamericani, permettendo così agli agenti di conoscere il loro organigramma.
Veri esperti nel monitoraggio del Web sono ormai gli investigatori delle Digos, che hanno smesso di farsi crescere la barba per gironzolare intorno ai centri sociali o di rasarsi i capelli per frequentare le curve degli stadi (Non vi ricorda nessuno ???ndr). Molto più semplice penetrare nei gruppi considerati a rischio con un clic del mouse. Quanto ai Carabinieri, ogni reparto operativo autorizza i propri militari, dal grado di maresciallo in su, ad accedere a qualunque sito Internet per indagini sotto copertura, soprattutto nel mondo dello spaccio tra giovanissimi che utilizzano le chat per fissare gli scambi di droga o ordinare le dosi da ricevere negli istituti scolastici. Mentre, per prevenire eventuali problemi durante i rave, alle compagnie dei Carabinieri di provincia è stato chiesto di iscriversi al sito di social networking Netlog, dove gli appassionati di musica tecno si danno appuntamento per i raduni convocando fans da tutta Europa. A caccia di raver ci sono anche i venti compartimenti della Polizia postale e delle comunicazioni, localizzati in tutti i capoluoghi di regione e 76 sezioni dislocate in provincia.
“Il nostro obiettivo è quello di prevenire i rave party prima che abbiano inizio”, spiegano, “e per questo ci inseriamo nelle comunicazioni tra organizzatori e partecipanti, nei social network, nei forum e nei blog”. Così può capitare che anche chi ha semplicemente partecipato ad una chat per commentare un gruppo musicale finisca per essere radiografato a sua insaputa.
In teoria queste attività sono coordinate dalle procure che conducono le indagini su singoli fatti o su fenomeni più ampi. I responsabili dei social network non ci tengono a farlo sapere e parlano di una generica offerta di collaborazione con le forze dell’ordine per impedire che le loro piattaforme favoriscano alcuni delitti.
Un investigatore milanese rivela a “L’espresso” che, grazie alle autorizzazioni della magistratura, da tempo ottiene dai responsabili di Facebook Italia di visualizzare centinaia di profili riservati di altrettanti utenti, riuscendo persino ad avere accesso ai contenuti delle chat andando indietro nel tempo fino ad un anno. Chi crede di aver impostato le funzioni di riservatezza in modo da non permettere a nessuno di vedere le foto, i post e gli scambi di messaggi con altri amici, in realtà, se nel suo gruppo c’è un sospetto, viene messo a nudo e di queste intrusioni non verrà mai a conoscenza.
E non sempre l’autorità giudiziaria viene messa al corrente delle modalità con cui vengono condotte alcune indagini telematiche. Un ufficiale dei Carabinieri, che chiede di rimanere anonimo, ammette che certe violazioni della legge sulla riservatezza delle comunicazioni vengono praticate con disinvoltura: “Talvolta”, spiega l’ufficiale “creiamo una falsa identità femminile su Fb, su Msn o su altre chat, inseriamo nel profilo la foto di un carabiniere donna, meglio se giovane e carina, e lanciamo l’esca. Il nostro carabiniere virtuale tenta un approccio con la persona su cui vogliamo raccogliere informazioni, magari complimentandosi per un tatuaggio. E in men che non si dica facciamo parte del suo gruppo, riuscendo a diventare “amici” di tutti i soggetti che ci interessano”.
Di tutta questa attività, spiega ancora l’ufficiale, “non sempre facciamo un resoconto alla procura e nei verbali ci limitiamo a citare una fantomatica fonte confidenziale”. Da oggi, in virtù dell’accordo di collaborazione con Mark Zuckerberg siglato dalla Polizia, chi conduce queste indagini potrà fare a meno di chiedere avvisare un magistrato perché “la fantasia investigativa può spaziare”, prevede un funzionario della Polposta, “e le osservazioni virtuali potranno essere impiegate anche in indagini preventive”.
di Giorgio Florian


Lecce vs Brescia

Il ministro degli Interni, Roberto Maroni intervenuto in Lega Calcio a Milano in occasione dell’assemblea fra i dirigenti dei club di serie A ha rilasciato ai microfoni di Itasportpress.it alcune dichiarazioni in merito alla sicurezza negli stadi. “In barba a chi ha criticato l’introduzione della Tessera del Tifoso –spiega Maroni- oggi posso annunciarvi che questo provvedimento ha dati risultati straordinari. Rispetto alla scorsa stagione sono diminuiti gli episodi di violenza negli stadi. Notevolmente ridotti i feriti civili del 90%, e nel corso degli incontri del 50%. Proseguiremo su questa strada anche in futuro per migliorare la sicurezza di chi si reca nei tempi calcistici”.
Potevamo stupirvi con effetti speciali e colori ultravioletti, ma noi siamo l’Italia, non fantascienza, quindi non ce n’è bisogno. C’è uno spot andato in onda per diverso tempo, che, lungi dall’informare su cosa sia la tessera del tifoso, tenta di fare leva sulle corde del cuore. Alcuni bambini, simbolo del domani che insegue un sogno formato pallone, corrono su un campo, formulando semplici frasi, pillole di psicologia spicciola bagnate nel calice dell’ovvietà, in cui s’inneggia ad “uno stadio più bello, dove tutte le persone sono amiche e nessuno è nemico di nessuno”. Si punta dritto all’emotività, aggirando la ragione, senza fornire una definizione ben precisa di cosa sia lo strumento in questione.
“Tessera del tifoso, il futuro è nelle tue mani”. Il messaggio che si vuol far passare è che serva a combattere la violenza, senza però spiegare come. Ma siccome è uno spot istituzionale, lo spettatore medio con scarso spirito critico, rischia di essere indotto a credere che non possa essere altrimenti, che non ci possano essere equivoci. Inutile dire che manca qualsiasi riferimento alla sua vera essenza, il business. Ma, suvvia, cerchiamo di essere elastici. Se gli affari di qualcuno coincidessero con la sicurezza di tutti, si potrebbe persino soprassedere per pura ragion di stato. Siamo l’Italia, appunto. Abbiamo dato i natali a Machiavelli, non ci scandalizziamo per così poco.
Il problema è che le soglie della sicurezza, con questo perverso strumento, si sono notevolmente abbassate. La tessera del tifoso è l’ennesima barzelletta tragicomica, forse la peggiore degli ultimi anni, di questo Paese sempre più grottesco, sempre più fantozziano, sempre più lontano dal resto di un’Europa moderna, sempre più medievale. Riesce, infatti, laddove falliscono persino gli hooligans che hanno messo a segno negli anni le imprese più temerarie: creare i presupposti per situazioni di puro panico negli stadi. Si offre ai cani sciolti, su un piatto d’argento, la chiave di qualsiasi stadio. “Ecco, prendete, è vostro”. Come dire: funziona esattamente al contrario.
Roba da raccontare in viaggio ad amici stranieri, per stupire la platea e strappare i fatidici: “Dai, non ci credo”. E invece il lato comico, l’abbiamo visto più volte negli ultimi mesi (quello che il grosso della stampa non vi racconta, lo trovate sui forum dei tifosi) e l’abbiamo saggiato di persona, oggi, durante Lecce-Brescia, quando le due tifoserie sono venute in stretto contatto. Gomito a gomito. Occhi negli occhi. Insulti su insulti. Ma non c’è che da aspettare, come sempre, in questo Paese cieco e che piange sempre dopo: quello tragico arriverà, prima o poi, se qualcuno non uscirà dalla sua campana di vetro per mettere fine a questa follia, tanto più grande, perché pasciuta sotto l’egida delle istituzioni. Altrimenti, a chi daremo la colpa? Ai serbi, anche questa volta?
Eppure, era tutto preventivato. Ecco un passaggio, da un articolo pubblicato sulle nostre colonne in tempi non sospetti: “Sapete quale scenario si prospetterà? Una parte (esigua) in un qualsiasi settore dello stadio a stretto contatto di gomito con i tifosi avversari, un’altra (altrettanto esigua) nel settore ospiti, la stragrande maggioranza davanti alle tv”. (lecceprima.it/articolo.asp?articolo=20740, 28 maggio 2010). Non dite che non vi avevano messo in guardia.

E dunque, ecco gli sguardi preoccupati dei tanti anziani della Curva Sud, tutti rintanati nelle retrovie, quando hanno gettato l’occhio sulla destra, scorgendo centinaia di ultras bresciani pascolare liberamente, manco fossero al “Rigamonti”. Un po’ sopra, un po’ nel parterre. Altri, a quanto pare, erano sparsi in diversi settori e solo un gruppetto si trovava dove si doveva trovare, a rigor di logica: nel settore ospiti. I tesserati, appunto. Perché è qui, la molla schizofrenica che governa questo sistema senza né capo né coda: hai la tessera? Settore ospiti. Non ce l’hai? Ti mescoli ai tifosi di casa. “Se non la smettete, prendo il telefono e chiamo Hulk”, recita il bimbo nella pubblicità. Solo un personaggio di fantasia si potrebbe evocare, in una situazione così bizzarra.
Un esiguo e preoccupato cordone di steward (cordone, si fa per dire) ha diviso le fazioni, più per scena che per altro. Cosa non si fa per guadagnare la pagnotta. Mentre nel frattempo, da una parte e dall’altra sono iniziati i convenevoli di rito. Se vedete gente che gesticola, nel video e nelle foto, non pensiate male. Sono i bresciani che invitano i leccesi a prendersi il caffè insieme. Dall’altra parte, i leccesi, signorili come sempre (tanto che abbiamo dovuto staccare l’audio…), replicano che il caffè devono offrirlo loro, agli ospiti. Ironia della sorte, è stato proprio all’ora del caffè, cioè nell’intervallo tra primo e secondo tempo, che s’è rischiato il peggio. Perché sotto, accanto al bar, gli ultras bresciani si sono ritrovati davanti a tanti salentini, gli uni accanto agli altri, e allora il desiderio di offrirselo a vicenda, quel dannato caffè, è diventato quasi incontenibile.
Fuor di metafora, le forze dell’ordine hanno gestito la situazione con professionalità. Cordoni di carabinieri, poliziotti e finanzieri hanno bloccato i bresciani, senza mai perdere la calma, e semmai sedando gli animi e facendo scudo con i propri corpi per evitare il contatto con i salentini. Ma può essere sempre così? Cos’accadrà, quando arriveranno tifoserie più numerose e agguerrite? E non c’era l’intento, all’origine, di abbattere i costi dei dispositivi di sicurezza straordinari? Quello che non è chiaro, comunque, è perché, di fronte ad una situazione ribollente, con tentativi di rottura dei cordoni di sicurezza, lo scoppio di una bomba carta lanciata dagli stessi bresciani (fortunatamente sulla pista) ed il contatto corpo a corpo quasi avvenuto e comunque possibile in qualsiasi momento, non siano giunti dall’alto ordini di trasferimento dei tifosi lombardi nel settore ospiti. Gradoni quasi deserti che attendevano solo di essere occupati. Tanto più che la Sud è un settore popolare, dove vanno intere famiglie, costrette, per l’ennesima volta (e sì, perché al “Via del Mare” i precedenti non mancano) a battere ritirata.
Un esempio su tutti, per capire di cosa stiamo parlando. Durante Inter-Juventus della sesta giornata, i sostenitori bianconeri sono stati spostati proprio per motivi d’ordine pubblico. Tessera o non tessera. Perché la sicurezza dei cittadini sopravanza qualsiasi norma. Ma la sensazione (non vorremmo sbagliarci) è che a Lecce la norma venga fatta rispettare in maniera pedissequa, contro ogni evidenza. Con il rischio che tifosi, magari qualche malcapitato, o appartenenti alle forze dell’ordine, finiscano per rimanere seriamente feriti.
Ma in questo mondo è necessario ragionare per logica e prevedere ogni incognita sulla base dell’esperienza. E non bisogna certo avere doti divinatorie per capire che chi viene da fuori, deve occupare il settore ospiti, punto e basta. Un assunto tanto banale, quanto inattaccabile nella sua ferrea razionalità. Ed è inutile prenderci in giro. Lo stadio, con la tessera, è diventato un posto molto meno sicuro del passato. Finché le cose rimarranno così, evitate di portarci mogli, fidanzate e soprattutto bambini. Perché potrete chiamare Hulk all’infinito. Non arriverà mai.
Emilio Faivre
Il link all’articolo con foto e video LeccePrima.it


Non lo avevi previsto…

Lo avevvano celebrato tanto ai mondiali per le sue doti nell’indovinare i pronostici delle partite..se ne era occupato pure il blog…ora ci ha lasciato…

È morto il polpo Paul

È morto nella notte il polpo Paul, la piovra di Oberhausen divenuta una star planetaria durante i Mondiali di calcio 2010 in Sudafrica. Lo ha reso noto l’acquario Sea Life che ospitava l’animale.
STAR – La notorietà mondiale di Paul era giunta in occasione della Coppa del Mondo in cui aveva indovinato l’esito di tutte le sette partite della nazionale tedesca: il polpo aveva predetto le vittorie dei tedeschi contro Australia, Ghana, Inghilterra, Argentina e Uruguay, così come le sue sconfitte contro Serbia e Spagna. Paul aveva indovinato anche il risultato della finale Spagna-Olanda, l’unico pronostico che gli era stato chiesto non riguardante la nazionale tedesca.


Parma vs Roma

Pubblichiamo in anteprima il volantino che sarà distribuito in migliaia di copie oggi allo stadio Tardini, prima dell’incontro Parma-Roma:

ORE 12:30: ECCO IL CONTO (il resto mancia)!
E’ quasi ora di pranzo ma state entrando al Tardini, oggi si gioca alle 12:30: già solo questo dovrebbe farvi capire che c’è qualcosa che non va, qualcosa di strano. Il mondo dei tifosi negli ultimi anni ha subito molti e radicali cambiamenti, vivere lo stadio oggi è profondamente cambiato, ma non in meglio…. in peggio, prima ti sentivi a casa, oggi non più, hanno stravolto le nostre abitudini ed i nostri rituali al Tardini. Partite a tutte le ore e in tutti i giorni della settimana, prezzi dei biglietti sempre più cari, vere e proprie odissee per riuscire a comprarli, divieti di tifo, divieti di trasferta, code infinite ai tornelli, foto e firme digitali per l’abbonamento, gabbie, steward impreparati, diversità di trattamenti, filtraggi, prefiltraggi, trifiltraggi, perquisizioni e da quest’anno la chicca dei tifosi ospiti regolarmente mescolati a quelli di casa. Negli ultimi anni sono quindi aumentati gli obblighi ed i doveri, ma solo per i tifosi, solo per chi paga il biglietto. La situazione è sotto gli occhi di tutti quelli che frequentano gli stadi, chi fa le leggi e chi entra gratis in tribuna vive in un altro mondo, non sa quello che passa un normale tifoso da stadio, non sanno quali snervanti procedure deve subire chi va in trasferta. Le politiche da stadio del nostro governo fanno acqua da tutte le parti ed hanno solo peggiorato la situazione, le cose sono sotto gli occhi di tutti quelli che frequentano gli stadi, solo Maroni non le vede, o fa finta, e continua la sua battaglia con i paraocchi, con l’unico scopo di vendere le Tessera del tifoso.
Aprite gli occhi: a cosa vi è servita la Tessera del Tifoso?!?
Ha risolto i problemi degli stadi italiani? Ne ha migliorato la vivibilità? Ha sconfitto la violenza? Ha velocizzato gli ingressi? Ha snellito le procedure di acquisto dei biglietti? Ha aumentato la sicurezza? Soprattutto, vi ha “fidelizzato” la Tessera? Ha riportato le famiglie allo stadio? Magari oggi, con una partita alle 12:30 in onore del “calcio spezzatino”, orario al quale di solito la gente è a tavola, magari spalla a spalla con tifosi romani impossibilitati ad entrare nel settore ospiti.
La somma di tutte queste cose è che la gente, anche i tifosi più attaccati alla squadra, si sta stancando. Molti, troppi tifosi si sono persi per strada, altri stanno mollando ora. Noi abbiamo scelto, già da quest’estate, che avremo provato ad entrare finché ce ne sarà la possibilità e così faremo, anche se sentirci un po’ INDESIDERATI e poco considerati alla lunga stanca e la tentazione di stare fuori l’abbiamo avuta.
Entriamo nella Curva dove c’è la targa per il Bagna, che noi chiamiamo Curva Nord “Matteo Bagnaresi”, entriamo ma oggi non ce la sentiamo proprio di tifare come se niente fosse.
ENTRIAMO, MA IL PRIMO TEMPO NON TIFIAMO.
Per dare un segnale forte a tutto l’ambiente calcio della nostra Città, Società, giocatori, Tifosi e media, per dire a tutti quanti che i Tifosi sono stufi del modo in cui sono costretti a vivere lo stadio al giorno d’oggi. Oggi per 45’ facciamo silenzio noi, quelli che cantano, viaggiano, pagano il biglietto e sopportano. Nella nostra città noi Boys siamo gli unici che si sbattono per risolvere i problemi di tutti i tifosi, l’unica voce contro al calcio moderno che sacrifica i diritti dei tifosi in nome di facili guadagni. Di fronte a qualsiasi problema il Parma non si sbilancia, il Coordinamento tace, i media fanno finta di non vedere. La vendita dei biglietti delle trasferte è sempre un’avventura, siamo sempre noi Boys che perdiamo tempo per cercare di risolvere i guasti che colpiscono regolarmente le ricevitorie, o che proponiamo soluzioni alternative sbattendoci per tutti. Ultimo caso a Cesena, dove siamo stati gli unici a indicare dove si compravano i biglietti per i non tesserati (non vendibili in provincia di Parma, mentre i biglietti per i non tesserati della Roma erano vendibili in tutta Italia da Venerdì 15 ) e dobbiamo pure ringraziare il Coordinamento e la società del Cesena che si sono interessati se eravamo riusciti a fare i biglietti, non certo quelli di casa nostra.
Va detto che sino ad ora la società non ha mai rifiutato il dialogo ed ha sempre accettato le nostre proposte per superare le difficoltà che il governo di questo calcio ci ha imposto, di questo ne siamo grati inquanto la logica del dialogo diretto rientra nei canoni corretti per creare un  rapporto sano forte e duraturo, purtoppo però in questo calcio commerciale, noi di certo non siamo i clienti più remunerativi, però siamo quelli più affezionati, quello che chiediamo è solo più interesse per quello che sono le nostre proplematiche, in un rapporto tra due componenti non deve essere solo una parte a mostrare interesse nella gestione di esse, ma pensiamo si debba creare un rapporto biunivoco tra società e tifosi.
E’ una serie di situazioni che ci portano oggi a stare zitti, perché nel calcio, alle 12:30 o no, il conto lo pagano sempre e solo i tifosi. Cercate di comprendere, non sono facili queste scelte, ma riguardano i diritti di tutti noi che da anni abbiamo il nostro posto in Curva Nord e quello di stare zitti è forse l’unico modo che abbiamo per farci sentire
Dalla parte del tifo, dalla parte di tutti i tifosi.
BOYS PARMA 1977


Antifaceburn

Ma spegnete sta roba….vi uccide il cervello vi manipola le menti…vuoi una casa???prendi i mattoni e costruiscila deficente…

Lavora alla sua casa virtuale su Facebook, un hacker arriva e gliela “svaligia”.

Aperta un’inchiesta
Aveva “lavorato” per ben due anni, su Facebook, per realizzare la sua casetta virtuale ideale con un gioco ormai famoso, ‘Per Society’. Aveva aumentato i suoi risparmi (sempre virtuali) e con quelli aveva comprato il letto, l’armadio, la vasca idromassaggio, era arrivata ad allargare la sua villetta fino a sette stanze più giardino. Poi, però, un hacker le ha rubato mail e password, si è introdotto nella suo profilo, è entrato nella casa e l’ha svaligiata. A lei è sembrato che crollasse il mondo addosso, si è rivolta a dei legali e la magistratura ha iniziato un’inchiesta.
Non è un film comico ma la storia, vera, di Paola Letizia, 44 anni, una palermitana che lavora al Pubblico registro automobilistico. Dopo aver visto la sua casetta d’un tratto completamente vuota, Paola non si è rassegnata, si è rivolta agli avvocati Mauro Torti e Ivano Natoli e ha presentato una denuncia: la Procura di Palermo ha aperto un’indagine e adesso la polizia postale sta cercando l’hacker “ladro di appartamenti virtuali”.
“Ora mi viene da ridere – dice Paola – ma quando ho visto che tutto quello che avevo nelle mie stanze era stato portato via, ci sono rimasta malissimo. Perché per più di un mese non sono riuscita a usare la mail, né facebook e nemmeno ho potuto giocare con Pet Society. E poi perché mi sono sentita come se qualcuno avesse violato la mia vita privata, le mie abitudini, le ore trascorse in una realtà virtuale che sentivo profondamente mia”.