Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Archivio per febbraio, 2011

Pro Patria

La seconda giornata di occupazione dello stadio Speroni di Busto Arsizio da parte dei giocatori, dell’allenatore, dello staff e dei tifosi si è conclusa con una grigliata e una grande festa. Le decine di chili di carne messi a disposizione da un noto macellaio di Busto Arsizio sono andati a ruba in poco tempo, cucinata dalle sapienti mani di alcune mogli di tifosi, anch’esse tifose della storica maglia biancoblù. Giovanni Pellegatta, tifoso bustocco, racconta come è nata l’iniziativa: «La carne l’ha messa a disposizione il macellaio Piran – racconta – poi abbiamo fatto partire il tam tam su internet, tramite il forum dei tifosi e abbiamo recuperato i gazebo, i tavoloni e le griglie».
In effetti sembra di essere alla Festa dell’Unità tra vino rosso, salamelle, bistecche e panini. I giocatori ringraziano e addentano gli stuzzicanti pezzi di carne mentre ridono e scherza con i loro supporters.  Intorno girano telecamere, giornalisti e l’inviato della trasmissione radiofonica di Radio 2 Caterpillar, Marco Ardemagni, che ha effettuato un collegamento in diretta dalla grigliata con Filippo Solibello e Massimo Cirri. Anche il Tg2 questa sera, giovedì, ha dedicato un servizio ai tigrotti e alla loro iniziativa. Questa notte altri dieci giocatori dormiranno sulle brandine allestite negli spogliatoi e daranno il cambio a quelli che hanno dormito la prima notte.Intanto dal patron della società Massimo Pattoni perdura il silenzio assordante anche se è stata assicurata la trasferta di Sacile prevista per domenica. Domani, secondo quanto dichiarato ieri, dovrebbero essere effettuati i primi versamenti promessi da almeno dieci giorni. I giocatori continueranno nella loro azione di protesta almeno fino a sabato. L’obiettivo di tutti è quello di salvare la tradizione calcistica bustocca e di ottenere il pagamento degli stipendi arretrati per tutti i giocatori e lo staff. Dal comune a parlare è il vice-sindaco Alberto Armiraglio, già presidente della Pro Patria: «Si può condividere o no la forma di protesta adottata ma è evidente che ormai la situazione alla Pro Patria è giunta ad un punto oltre il quale è difficile tornare indietro. Ho sentito ancora oggi Massimo Pattoni, noi non possiamo intervenire in maniera diretta e abbiamo chiesto a lui di intervenire in maniera chiara per risolvere questa crisi societaria che ormai va avanti da molto tempo. Lui ci ha assicurato che non si andrà oltre marzo».
o.m.orlando.mastrillo@varesenews.it

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No alla tessera

”La tessera è una schedatura
Ultras categoria discriminata”

Il mondo del tifo vivisezionato da giuristi e addetti ai lavori durante un convegno presso l’università Roma Tre. “Le leggi speciali nate sull’onda di tragedie servono a poco.
Anche il  Daspo è un provvedimento giuridicamente discutibile”

”La tessera è una schedatura Ultras categoria discriminata
ROMA – La tessera del tifoso rappresenta l’ultimo tassello di un mosaico fatto di leggi “speciali” per cercare di tenere sotto controllo il fenomeno ultras. All’Università di Roma Tre per fare il punto sulla situazione in Italia – confrontandola con il modello inglese – si sono incontrati giuristi e scrittori che hanno affrontato l’argomento da diversi punti di vista.
Il professor Luca Marafioti, docente di Diritto Processuale Penale, individua almeno tre approcci con cui di solito ci si avvicina al cosiddetto “mondo ultras”: “L’emotivo, che è quello dei tifosi; il repressivo, che è quello del legislatore; e poi il peggiore dei tre, l’approccio intellettualoide: cioè parlare di un tema senza conoscerlo e senza basarsi su dati di fatto”. In Inghilterra prima e in Italia poi il “microcosmo” degli ultras, secondo Marafioti, è stato letteralmente vivisezionato: “Le curve hanno rappresentato un laboratorio di legislazione speciale, i tifosi sono stati usati come topini”.
Diego Mariottini, ex ultras e autore di libri sul fenomeno, da storico fa una carrellata cronologica sui fatti tragici che hanno segnato in modo indelebile il tifo in Italia: “1963, Giuseppe Plaitano; 1979 Vincenzo Paparelli; 1995 “Spagna”; l’annus horribilis 2007 prima con Filippo Raciti, poi con Gabriele Sandri”. Date e nomi impossibili da dimenticare: tanti punti di non ritorno che – sull’onda emotiva – hanno portato periodicamente a nuove leggi “speciali” per arginare il tifo violento, dure nella teoria ma disapplicate nella pratica.
La testimonianza di Francesco Caremani, autore del libro “L’Heysel: una tragedia mediatica”, è di certo la più toccante: nel 1985 in quello stadio poteva esserci anche lui, nell’infernale settore “z” finirono invece tante persone a lui care che non fecero ritorno a casa. Per questo, a distanza di tempo, Caremani non accetta l’operazione di “rimozione” della memoria da parte della Juventus e del Belgio, non perdona la violenza degli hooligans inglesi e non può giustificare l’inerzia dell’Uefa che all’epoca dei fatti “non era responsabile di quello che accadeva all’interno degli stadi” e provò a far passare come fatalità quella che invece era una tragedia annunciata.
Il giornalista Luca Manes illustra alcuni punti del tanto citato – spesso a sproposito – “modello inglese”: “Per arginare il fenomeno del tifo violento la prima stretta venne dal governo Tatcher che – negli anni Ottanta – si affidò a costosissime e infruttuose operazioni di polizia preventiva per combattere un sistema al collasso”. Ma la svolta arriverà anni dopo: “Nel 2000 con una legge liberticida e con il prepotente ingresso della pay-tv nel business del calcio”. Nel moderno corporate football le telecamere si moltiplicano all’interno dello stadio per la partita, ma anche all’esterno per tenere sotto controllo i tifosi: il Grande Fratello in Inghilterra (1 telecamera ogni 14 abitanti) diventa realtà.
A differenza della membership card inglese, emessa dalla società di calcio come “carta fedeltà” per i supporter, la tessera del tifoso italiana rappresenta una vera e propria schedatura a livello nazionale, come sostiene Diletta Perugia, dottoranda di Diritto Processuale Penale: “Le questure possono accedere agli archivi con i nomi dei tifosi e hanno la possibilità di bloccare la tessera, stilano una black list degli indesiderati”. Anche il daspo e l’arresto in flagranza differita suscitano “notevoli perplessità a livello giuridico”. Gli ultras rappresentano dunque una “categoria debole”: vessati e poco tutelati. “Cavie” da laboratorio.
MANUEL MASSIMO repubblica.it


Lecce vs Juventus

Mano nella mano con il figlioletto e le nunchaku (arma tipica delle arti marziali) nello zaino. E’ successo domenica a Lecce, all’ingresso dello stadio “Via del mare”, prima della gara contro la Juventus.Un uomo di 42 anni si è presentato allo stadio per portare il figlio a vedere la “sua” Juventus. Fermato durante i normali controlli di prefiltraggio, l’uomo, originario di Statte (Taranto) e incensurato ha dovuto mostrare il contenuto dello zaino ai carabinieri. E sono saltate fuori le nunchaku.Ai militari l’uomo ha semplicemente detto che portava con sè l’arma per difesa personale. Spiegazione non convincente: ora il quarantaduenne, denunciato a piede libero per possesso di “oggetti atti ad offendere” rischia un lungo “daspo”.


Piacenza vs Grosseto

E’ di due anni la durata del divieto di accesso agli stadi nei confronti di un ultrà piacentino, assai noto in curva nord, che è stato anche denunciato per oltraggio a pubblico ufficiale. D.R. (queste le sue iniziali) di 36 anni avrebbe infatti insultato un dirigente della questura durante la partita in casa con il Grosseto lo scorso sabato, 12 febbraio.
Il tutto, come riferito questa mattina, 19 febbario, dalla questura, sarebbe stato causato dal divieto di ingresso alla partita di sabato scorso per un tifoso piacentino che era sprovvisto del documento di identità.Tutto è iniziato durante l’attività di filtraggio effettuata dalla polizia all’ingresso dello stadio Garilli prima dell’inizio della partita con la squadra toscana.
IL ‘CASUS BELLI’ – Un tifoso del Piacenza si è presentato ai tornelli con il regolare biglietto, ma non aveva con sé un documento valido per l’identificazione. Gli agenti, come previsto dalla normativa sulla sicurezza negli stadi, gli hanno spiegato che non poteva entrare e sul posto è arrivato anche un funzionario della questura che in quel momento stava dirigendo il servizio di sicurezza. Poco dopo però si è sparsa tra gli altri supporters del Piacenza la notizia che al loro amico era stato impedito l’accesso allo stadio, e questo avrebbe scatenato la rabbia del 36enne che, a detta della polizia, avrebbe pesantemente e più volte insultato il funzionario della questura che aveva tenuto lontano dalla partita il tifoso piacentino.
Da qui è scaturita la denuncia alla Digos per oltraggio a pubblico ufficiale, ma è anche scattata la sanzione accessoria del cosiddetto Daspo (divieto di accesso alle manifestazioni sportive) di due anni.


Joseph Cala

Dispiace per i tifosi salernitani…dopo l’americano che doveva salvare il bari ecco un’altro falsa illusione per i tifosi…

Colpo di scena nella Salernitana calcio. Antonio Lombardi torna al timone della società. Nel pomeriggio è stato infatti risolto il contratto di cessione della societa’ all’imprenditore italo-americano Joseph Cala. Lombardi è tornato in sella facendo leva sulla ”clausola risolutiva espressa per inadempienza”.L’incontro nello studio notarile di Vallo della Lucania, per risolvere l’accordo. Dopo appena undici giorni quindi finisce l’era Cala, cominciata con annunci e proclami ambiziosi. ”Porterò quest’anno la Salernitana in serie B – aveva annunciato nella conferenza stampa di presentazione – in due anni, poi, raggiungeremo la serie A”.L’imprenditore italo-americano aveva anche annunciato di voler quotare in borsa la società granata e poi si era dichiarato pronto ad ”investimenti per 40 milioni”. Invece, il primo intoppo si e’ registrato il 14 febbraio, quando la Salernitana per non incorrere in ulteriori penalizzazioni avrebbe dovuto versare gli stipendi ai tesserati. Un passaggio omesso dal vulcanico presidente italo-americano che dopo essere entrato in possesso del pacchetto azionario, dalle parole affettuose rivolte ad Antonio Lombardi e’ passato in pochi giorni ad attacchi spietati sulla precedente gestione societaria dove – ha affermato – avrebbe trovato una situazione disastrosa.”Da quando è giunto a Salerno – aveva detto ieri Lombardi – non ha tirato di tasca un euro”. ”Amo Salerno ed i salernitani – ha detto Cala nel suo commiato – ma i tifosi hanno diritto alla trasparenza”. Intanto, Lombardi tornato al posto di comando, avrebbe già contattato il direttore sportivo Nicola Salerno ed il direttore generale Antonio Loschiavo, che si erano dimessi l’11 febbraio scorso. In tempi rapidi Lombardi, pero’, vorrebbe liberarsi della Salernitana.”Torno per evitare il fallimento e per far si che la Salernitana possa andare avanti”, ha detto. Nei prossimi giorni Lombardi potrebbe cedere di nuovo l’intero pacchetto azionario. In città si parla insistentemente di un gruppo di imprenditori napoletani capeggiato dall’ingegner Dario Boldoni, gia’ vice-presidente dell’ SSC. Napoli, cognato dell’ ex patron del Napoli Corrado Ferlaino. Ma per il momento si tratterebbe solo voci.
http://www.blitzquotidiano.it


Dov’e parcheggio???

In auto sul ponte di Calatrava: quattro giovani a spasso per calli e campi
Bravata dei ragazzi di Jesolo alle 5 di mattina, la Polo lasciata
in campo San Geremia. Il questore: provvedimenti drastici


Con l’auto hanno superato il Ponte della Costituzione, ideato da Santiago Calatrava, e poi hanno parcheggiato in campo San Geremia, davanti alla sede della Rai Veneto, e sono andati a fare un giro per Venezia. Quando i quattro giovani di Jesolo (Venezia), due ragazzi e due ragazze, sono tornati, hanno trovato ad attenderli gli agenti della polizia e sono stati portati in questura dove hanno cercato di spiegare le ragioni di un gesto così inusuale. Saranno presi provvedimenti drastici, ha detto il questore Fulvio Della Rocca. Nel frattempo sono stati avviati accertamenti per verificare se il ponte della Costituzione abbia subito danni alla struttura.
Il tutto è accaduto poco prima delle cinque di questa mattina. Secondo una prima ricostruzione i quattro, una volta giunti in piazzale Roma a bordo di una Volkswagen Polo grigia di proprietà del padre di uno dei due ragazzi, forse un po’ brilli, hanno pensato bene di superare il ponte ideato da Calatrava e dopo essere passati davanti al piazzale della stazione ferroviaria si sono fermati nel primo grande campo veneziano che hanno trovato.


Il mio secondo tempo