Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Archivio per marzo, 2011

Barletta vs Andria

Trova le differenze….

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Querelati…

Tratto dal blog dedicato all’assurda morte di Federico Aldrovandi…

Cagionarono la morte a Federico, querelano i blogger Caro Federico, in attesa dell’appello del 17 maggio prossimo, proposto dagli avvocati di quei 4 individui che una domenica mattina mentre tu imploravi basta e aiuto, ti cagionarono la morte senza una ragione (parole di un giudice), riporto quanto apparso nell’articolo di oggi del Resto del Carlino il cui titolo è il seguente: CASO ALDROVANDI NOVE A GIUDIZIO, TRA LORO UNA DOCENTE “Diffamarono i poliziotti sul blog” DIFFAMAZIONE a mezzo blog. Questa l’accusa che muove la Procura (due i pubblici ministeri: Patrizia Castaldini e Angela Scorza) ai nove finiti a giudizio dopo frasi, ritenute di stampo diffamatorio, nei confronti dei quattro poliziotti intervenuti il 25 settembre 2005 in via Ippodromo quando morì Federico Aldrovandi (tutti sono stati condannati a 3 anni e 6 mesi in primo grado per omicidio colposo, il 17 l’appello). Ieri si è aperto il processo nei confronti di 9 di loro. Ma l’udienza davanti al giudice Diego Mattellini (pm onorario Alessandro Rossetti) è stata immediatamente rinviata per problemi legati alle notifiche di alcuni atti. IL CASO. Sotto accusa il blog, già da tempo nel mirino degli inquirenti. I nove stando agli addebiti, avrebbero offeso “ la reputazione” dei poliziotti con parole come “assassini, bugiardi, involucri senz’anima, …”. Tra gli imputati c’è anche una docente universitaria, solamente due hanno meno di 30 anni (gli altri vanno dai 50 ai 70), e quasi tutti non sono ferraresi. Già in passato la Procura chiese che il blog venisse oscurato ma il tribunale della libertà lo negò. Si tornerà in aula il 21 dicembre, nessuna parte civile si è costituita. Premesso che già vari giudici per querele per diffamazione, sia nei confronti di Patrizia che di Mauro e Giorgio (Blogger, ma soprattutto cittadini rispettosi di quella parola che porta il nome di VITA), ormai non si contano più, già si sono espressi assolvendo, perché il fatto non costituisce reato, ma non mi voglio addentrare in questo che mi auguro e spero possa trovare lo stesso risultato per i processi a venire, vorrei porre una domanda al mondo e alle stesse istituzioni di come dovrei definire le persone coinvolte nell’omicidio e nei depistaggi e condannate al I° grado di giudizio. Come dovrei definire quel Pontani Enzo, quello della frase “l’abbiamo bastonato di brutto per mezz’ora”? Come dovrei definire quel Pollastri Luca identificato dal Giudice Caruso come il quarto poliziotto che picchiava con inaudita violenza stando in piedi mentre Federico era bloccato a terra dagli altri 3 e che Anne Marie, coraggiosa e fantastica testimone Camerunese, ne descrive impressionata le gesta mimando con i piedi…, quando sentita in incidente probatorio, affermerà addirittura terrorizzata: “lo tempesta con i piedi”, e Federico aveva due buchi nella testa… Come dovrei definire le persone intervenute quindi, prima, durante e dopo i reati di quella mattina (non lo dico io o i blogger, lo dicono le sentenze), quando un altro giudice per quanto emerso nel processo madre condannerà addirittura altri poliziotti usando queste parole nel dispositivo della sentenza: “I genitori di Federico Aldrovandi ed il fratello Stefano hanno subito danno dal fatto che pubblici ufficiali abbiano omesso atti del loro ufficio proprio in relazione alle indagini relative alla morte del congiunto, danni quantomeno morali costituiti dal patimento, dalla sofferenza sopportata perché organi dello Stato hanno intralciato le indagini sulla morte del loro parente”. Io aggiungo che tutti hanno subito un danno, lo Stato civile ha subito un danno, la stessa polizia ha subito un danno, gli stessi blogger hanno subito un danno. Tutti i cittadini hanno subito un danno. Ma quanta fatica e non è ancora finita, per avere solo un minimo di giustizia in un quadro che evidenziava fin da subito, quantomeno ai miei occhi di padre… e del Giudice…, le responsabilità di una morte violenta, assurda e ingiustificata, con quelle 54 lesioni, la distruzione dello scroto, quelle urla di basta e aiuto e successivamente appunto 567 pagine (sentenza processo madre) più altre 77 pagine (sentenza processo alla polizia di indagine…), che hanno visto la condanna di 7 persone. “Certo ci sarebbe voluta la benzina…” (questa frase, si presume pronunciata da un poliziotto in quanto non vi erano altre persone… nel luogo dell’omicidio nelle fasi sue fasi successive, è stata tratta dall’intercettazione ambientale del video girato dalla polizia scientifica quella maledetta mattina. Di questo ne sono (ne siamo) venuti a conoscenza, grazie ad un prezioso lavoro che ha prodotto il documentario di Filippo Vendemmiati http://www.articolo21.org/2857/notizia/e-stato-morto-un-ragazzo-a-doc-in-tour.html che il mondo ora conosce, visto e apprezzato per la serietà e per la miniziosa ricostruzione della storia, oltre che dai cittadini e dalle stesse istituzioni, anche da uno degli avvocati della parte (diciamo così…) avversa (Avv.to Bordoni). La critica quando supportata dalle risultanze dei fatti non è reato e mi auguro, ripeto, che la chiave di lettura dei Giudici chiamati a dirimere il contenzioso di queste querele e di eventuali future, continui in tal senso, perché tutto questo deve avere una fine. Io, Patrizia e la mia famiglia, siamo molto stanchi. Forse tante persone, fortuna loro, non immaginano nemmeno lontanamente cosa abbia significato per noi, da quel 25 settembre fino ad oggi, vivere ogni notte e ogni alba senza Federico pensando alla paura e al terrore che può aver attraversato la sua mente in quegli attimi infernali e definitivi della sua vita. E qui mi fermo perché non farei altro che ripercorrere a piene mani 6 inenarrabili anni, sotto tutti i punti di vista e se qualcuno a cui ho posto la domanda di come i personaggi di questa storia possano essere definiti vuole rispondere, stia attento, qualcuno di questi o forse altri, uguali a questi, li potrebbe querelare, per che cosa non lo so…. Tempo al tempo comunque… io di pazienza ora ne ho tanta. Una carezza al cielo e un abbraccio a tutti i blogger, sempre a noi vicino, in attesa di quello che verrà. Fino in fondo poi… Lino


Chi paga???

In alcuni passaggi ricordano molto una vicenda…il poliziotto inciampa…parte un colpo accidentale…e l’italia deve pagare…o meglio gli italiani…

Albanese ucciso da poliziotto,

la Corte di Strasburgo condanna l’Italia

STRASBURGO – La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato  l’Italia per l’uccisione da parte di un poliziotto di Julian Alikaj, un diciannovenne di origini albanesi, avvenuta nel dicembre 1997 sull’autostrada tra Milano e Bergamo.

Nella sentenza – che diverrà definitiva tra 3 mesi, se le parti non chiederanno una revisione del caso davanti alla Grande Camera – si sostiene come Agatino Russo, l’agente che ha aperto il fuoco contro il ragazzo, abbia fatto un uso eccessivo della forza. Mentre le autorità italiane non avrebbero condotto un’inchiesta effettiva sulla morte del giovane.

A presentare ricorso presso la Corte di Strasburgo erano stati i genitori e le sorelle di Julian, a cui lo Stato italiano, in virtù della sentenza emessa martedì 29 marzo, dovrà versare 155 mila euro per danni morali, materiali e spese processuali. I fatti risalgono alla notte tra il 2 e il 3 dicembre 1997. Julian Alikaj era in macchina con alcuni amici quando, a causa dell’alta velocità, viene inseguito e fermato da una pattuglia della polizia sull’autostrada A4. I ragazzi scendono dalla vettura, che risulterà poi rubata, e cominciano a correre per i campi che costeggiano l’autostrada. Vengono inseguiti da Agatino Russo dalla cui arma parte un colpo che uccide, colpendolo al cuore, Julian.

L’agente si e’ sempre difeso sostenendo di essere inciampato, provocando accidentalmente lo sparo che colpi’ il giovane. La Corte di Assise di Bergamo lo ha infatti prosciolto nel 2006 derubricando il reato da omicidio volontario a omicidio colposo.

In particolare – secondo quanto emerge dalla lettura della sentenza – per la la Corte il poliziotto avrebbe fatto un uso eccessivo della forza in quanto, non sapendo che il giovane fosse alla guida di un’auto rubata, rincorse al buio con un’arma carica in pugno persone non armate e che non costituivano alcun pericolo imminente.

Per quanto attiene invece all’inchiesta, la Corte di Strasburgo ha espresso seri dubbi, in quanto i primi accertamenti sul luogo del decesso del giovane furono condotti da colleghi del poliziotto che sparò. I giudici hanno inoltre definito ”inaccettabile” il ricorso alla prescrizione dei termini in casi come questo. Infatti, la decisione presa dalla Corte d’Assise del tribunale di Bergamo di pronunciare un non luogo a procedere per prescrizione dei termini, si legge nella sentenza, ha impedito la condanna del poliziotto, che inoltre non è mai stato oggetto di alcuna sanzione disciplinare.


Tappi in plastica

Chi non ha un amico o un parente che dice di raccogliere i tappi per non si sa quale benevola causa…molti pensano che poi questi tappi finiscano chissa dove…e invece…

Il signore che raccoglie i tappi di plastica:
«Non sono una leggenda metropolitana»

Danilo Distico fa da collettore in Lombardia da sei anni, per la Caritas. «Anche dalla Svizzera»

nel suo cortile, a san giuliano milanese, una montagna di sacchi trasparenti
Il signore che raccoglie i tappi di plastica:
«Non sono una leggenda metropolitana»

Danilo Distico fa da collettore in Lombardia da sei anni, per la Caritas. «Anche dalla Svizzera»

MILANO – «Mi chiamo Danilo Distico, ho 54 anni e non sono una leggenda metropolitana». Troppo facile: come essere certi che sia proprio questo commerciante di San Giuliano Milanese il leggendario raccoglitore di tappi di plastica, una delle più accreditate presunte bufale dell’ultimo decennio? Distico si sistema la giacca, fa strada nel cortile della sua casa di campagna e allarga le braccia: «Eccola, la leggenda». Nel patio, vicino all’orticello, svetta una montagna di sacchi trasparenti pieni di tappetti bianchi, blu e rosa. Non è una bufala, è proprio in questa casa di corte che finiscono i milioni di tappi raccolti ogni giorno in parrocchie, uffici e scuole. Come svela Severino Colombo nel libro «101 stronzate a cui abbiamo creduto tutti almeno una volta nella vita», l’uomo dei tappi esiste eccome. Eppure, nessuno ci credeva. «Ancora in tanti non ci credono. Vengono qui, strabuzzano gli occhi e dicono: ma allora esiste davvero! La cosa divertente è che, anche se scettici, in migliaia fanno la raccolta. Arriviamo anche a quattro o cinque tonnellate al mese. Viene da dire: viva gli increduli».

Chiariamo subito: dove vanno a finire?
«In soldi che servono per la costruzione di pozzi d’acqua in Tanzania. È un progetto della Caritas di Livorno in collaborazione con il Centro mondialità sviluppo reciproco. Funziona così: la gente porta i tappi qui o negli altri centri raccolta. Una ditta provvede a riciclarli e a riconoscere un contributo in denaro che va a dissetare la Tanzania. Ogni tonnellata frutta più di cento euro. All’inizio la cosa si è diffusa come una bufala, ma poi la Caritas ha pensato di farla diventare una iniziativa concreta».

Lei ha un colorificio a San Giuliano. Com’è entrato in questa storia?
«Tutto cominciò nel 2005 con una vacanza a Livorno, io mia moglie e mia figlia Veronica. Proprio mia figlia scoprì l’iniziativa della Caritas e propose di portare dei tappi. Lì mi chiesero di fare da collettore per la Lombardia e fu solo quando cominciarono ad arrivare tonnellate di tappi che capii che la mia vita non sarebbe più stata la stessa».

E com’è la vita di un raccoglitore di tappi?
«Sempre al telefono. Ricevo decine di chiamate al mese e non solo dalla Lombardia. Una donna svizzera mi ha confessato di avere una specie di montagna di tappi in cantina. C’è una parrocchia che chiede se posso passare a ritirare quattro sacchi pieni. Ci sono gli alpini della Valtellina che annunciano di aver raccolto un quantitativo record. Il bello è che tutti chiedono di donare i tappi e poi aggiungono: ma lei esiste davvero?».

Gli alpini della Valtellina sono venuti fin qui?
«Certo, anche quelli della casa di riposo di Porlezza, nel comasco, una poliziotta di Caorso, Piacenza, i parenti del presidente della Provincia di Vercelli, suore da ogni dove».

Lei non ci guadagna nulla?
«Al massimo un rimborso spese per il carburante. Perché non sempre le parrocchie hanno la possibilità di portare qui la raccolta. Allora interveniamo io e la l’Associazione Polisolidale di cui faccio parte. Il progetto che ho in mente prevede di coinvolgere i comuni della Lombardia in modo tale da fare tanti piccoli centri smistamento».

Dopo sei anni tra i tappi, qual è l’auspicio per il futuro?
«Che in questo percorso non entrino in ballo tre colori: quello della pelle, della religione e della politica. Detto da uno che per lavoro vende colori».

Roberta Scorranese
30 marzo 2011


Questo calcio ci fa schifo…

Oggi in giro ho trovato questo articolo tratto dal blog quote scommesse calcio…il calcio italiano ci ha inseganto piu volte che truccare le partite a favore o a sfavore di determinate squadre piu volte e’ stato possibile e coloro che ci rimettono alla fine non sono ne i giocatori gli allenatori o i presidenti ma gli scommettitori prima di tutto e tutti quei tifosi che ancora credono che il giocattolino calcio non si sia rotto…non so se sia possibile truccare un cosi grande numero di partite ai posteri e agli scommettitori l’ardua sentenza…

Partite Sospette

3 partite di Serie A e 4 di Serie B con giocate anomale

Continua la nostra opera di segnalazione di strani meccanismi nel calcio italiano e in particolare di analisi di quelle che molto probabilmente sono partite truccate.
Siamo stati dei buoni profeti, dopo tutto fare le previsioni ci viene molto bene, a partire dalla 30 giornata dei campionati di Serie A e Serie B ci sono molte partite sospette che possiamo notare dall’andamento delle quote.
Tecnicamente i bookmaker le chiamano “eccesso di quote anomale”.
Abbiamo deciso quest’anno di diffondere queste notizie di cui i media italiani non parlano sperando che si instauri una coscienza popolare che prenda provvedimenti contro i colpevoli di questo sistema.
Per chi non ha letto i nostri precedenti articoli suggeriamo di leggere questo “Partite Sospette: Chievo-Sampdoria del 03/04/2011“.
Facciamo notare che oggi è il 30/03/2011 e ci sono già diverse partite che sono scomparse dai palinsesti quali:

Serie A

Brescia-Bologna 02/04/2011 ore 18:00
Chievo-Sampdoria 03/04/2011 ore 15:00
Genoa-Cagliari 03/04/2011 ore 15:00

Serie B

Cittadella Varese 02/04/2011 ore 15:00
Empoli Padova 02/04/2011 ore 15:00
Pescara Crotone 02/04/2011 ore 15:00
Sassuolo Albinoleffe 02/04/2011 ore 15:00

Sono così 7 partite su 30 sospette in 3 giorni, un bel 23% di partite sospette.
Da segnalare che Brescia-Bologna è stata sospesa per eccesso di segni 1 e Chievo-Sampdoria per eccesso di segni X. Brescia-Bologna è stata rimessa in palinsesto in queste ore mentre è stata tolta Genoa-Cagliari.
Chissà magari anche grazie al nostro sito inizia a circolare la voce e si inizia a muovere qualcosa.
Di sicuro come abbiamo nell’articolo sul biscotto Padova-Atalanta 1-1 qui c’è qualcosa che non va.
Ci sono i numeri, bisogna intervenire. Chiunque possa fare qualcosa per ripulire il calcio la faccia.
Ora succederà che la designazione arbitrale diventerà ancora più importante. Come può la FIGC garantire che le partite saranno regolari? Perchè non si blocca il campionato? Possiamo stare senza calcio, possiamo stare soprattutto senza corrotti e currottori. Iniziamo a fare pulizia nel calcio e non fermiamoci.
Quindi Basta Partite Truccate, chiunque abbia una coscienza faccia sentire la sua voce.
Abbiamo creato anche un apposito gruppo, basta farà clic su Mi PIace per diffondere queste notizie.


Forum_part II

Bufera su Forum, parla il finto marito
“Dietro di noi c’erano i suggeritori”

Gualtiero Bianchini: “Io recitavo, ha fatto tutto la redazione. Non credo di poter dire di più sul programma, ho firmato delle carte. Ora temo di perdere il lavoro”
di GIUSEPPE CAPORALE

CANOSA SANNITA (CHIETI) – A Forum, dietro i finti terremotati aquilani c’erano due suggeritori nascosti, pagati da Canale 5. Erano posizionati dietro le balaustre, proprio alle spalle dei due protagonisti della puntata dedicata alla ricostruzione “felice” dell’Aquila, andata in onda sulla rete Mediaset e condotta da Rita Dalla Chiesa. Lo rivela Gualtiero Bianchini, 52 anni, residente a Canosa Sannita, in provincia di Chieti. Nella vita fa il portantino ma è anche un attore: cabarettista per passione. “Avrei preferito andare alla Corrida” rivela adesso. È lui l’uomo che nella trasmissione incriminata recitava il ruolo del marito di Marina Villa, la donna abruzzese finita nella bufera quando si è scoperto che non era né aquilana né terremotata. Il copione prevedeva una lite tra i due finti coniugi aquilani per un negozio distrutto dal sisma che occorreva rilanciare ora che “L’Aquila è ricostruita”, “la vita è ricominciata”; “ci sono case con giardini e garage”. Tutte cose per le quali bisogna “ringraziare il Presidente…”. Uno spot a favore del governo a pochi giorni dall’entrata in vigore della par condicio.

Gualtiero, che cosa è successo in quella puntata di Forum?
“Lasciatemi perdere, io ho paura di perdere il lavoro…”.

Cosa teme?
“Ho firmato dei documenti. Non credo di poter parlare del programma. Ho firmato sì, ma poi non mi hanno dato nemmeno una copia
di queste carte”.

Ma perché in quella puntata è stato deciso di affrontare il tema del terremoto?
“Non lo so… Guardi, ha fatto tutto la redazione, io e questa signora Marina Villa dovevamo fare solo gli attori. Lo volete capire che c’era un copione?”.

Lei ne ha una copia?
“No, non ce l’hanno dato. Il copione lo tenevano in mano i due suggeritori che durante il programma erano nascosti dietro di noi. Ci suggerivano tutto. Sia a me che a Marina. Ma poi Marina ha esagerato”.

In che senso?
“Ad un certo punto è andata a ruota libera. Così si è messa a dire quelle cose sugli aquilani. Se non si fosse lasciata andare a quegli apprezzamenti sui terremotati negli alberghi, quando ha detto che mangiano, bevono e dormono gratis… nessuno si sarebbe accorto di nulla. O no?”.

Marina Villa poi però ha chiesto scusa.
“E ci credo, ha rischiato grosso. Come si possono dire certe cose? La gente si arrabbia. Quelli suonavano come insulti, e non facevano parte del copione”.

Però gli elogi a L’Aquila ricostruita sì. E poi i ringraziamenti al Presidente…
“Non lo so, quella non era la parte del copione che riguardava me”.

Perché ha partecipato a Forum?
“Ho fatto il provino e mi hanno chiamato. Io vorrei entrare a far parte del mondo dello spettacolo”.

Lei si ritiene un artista?
“Sì, un cabarettista. Un imitatore”.

Si è già esibito?
“Solo nei locali della zona”.

Perché ha finto di essere dell’Aquila?
“Perché me l’ha chiesto la redazione. Che volete da me? Adesso la state buttando in politica”.


Giustizia per Paolo