Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Archivio per aprile, 2011

Poker Online

Vicenza. Poker online con carta di credito
del padre: sedicenne perde 16mila euro

Un professionista 51enne ha scoperto le spese dall’ultimo
estratto conto e si è rivolto alla polizia temendo una clonazione
VICENZA – Denuncia alla polizia la clonazione della propria carta di credito dopo aver scoperto nell’estratto conto spese per 16mila euro mai fatte, e scopre che i soldi li ha dilapidati il figlio sedicenne giocando d’azzardo su internet. Spiacevole sorpresa per un 51enne vicentino che lavora nel settore immobiliare. Per la sua attività – racconta il Giornale di Vicenza – l’uomo si serve di diverse carte di credito, una delle quali teneva a casa e utilizzava molto di rado, tanto che controllava i movimenti di denaro solo all’arrivo dell’estratto conto. A dicembre ha sudato freddo quando ha visto che risultavano spesi 15.653 euro: pensando che la carta fosse stata clonata è corso dalla polizia e l’ha bloccata.
Le indagini si sono concentrate sulle transazioni: piccole somme (20, 50, a volte 150 euro) risultavano spese praticamente ogni giorno negli ultimi mesi. La maggior parte dei pagamenti aveva come destinatario un sito di poker online. Prima che gli accertamenti individuassero come i collegamenti internet avvenissero sempre dall’abitazione del professionista, questi è stato colto dal sospetto che potesse essere stato il figlio e, assieme alla moglie, ha cercato di parlarne con lui. Il giovane ha però negato recisamente. Di fronte alle conclusioni delle indagini della polizia il sedicenne ha però dovuto ammettere le proprie responsabilità, sostenendo però che secondo lui non poteva aver speso tutti quei soldi.

Baravano al poker online, 41 arresti

Con un software illegale il banco vedeva tutte le carte dei giocatori seduti al tavolo virtuale. Recuperati 1,6 milioni
Il tavolo verde diventa virtuale e anche i bari si adeguano alle nuove tecnologie. Nelle Marche la Guardia di Finanza ha denunciato 41 persone che avevano messo in piedi un’organizzazione che, con la complicità dei gestori e tramite un apposito software, “spiava” le carte dei giocatori. Il software era installato nei computer di diversi locali e circoli delle province di Macerata e Fermo. Permetteva al banco di vedere le carte dei giocatori, scegliendo così in base alle situazioni se cedere la mano o rilanciare fino alla vittoria.
Il sistema prevedeva che 4 giocatori si sedessero al tavolo online. Se il numero dei giocatori in rete non era sufficiente a formare il tavolo, intervenivano uno o più giocatori virtuali gestiti dal banco. A questo punto, con un apposito software il banco era in grado di vedere le carte in mano degli altri giocatori, potendo così scegliere la mossa più conveniente in base al punto posseduto. La figura del baro virtuale era svolta dal figlio del promotore, che da una postazione a casa a Macerata controllava i tavoli da diversi monitor, giocando a carte scoperte e con la certezza della vittoria. Circa 1,6 i milioni di euro recuperati a tassazione dalla Guardia di Finanza al capo dell’organizzazione (fonte TMNews).

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Daspo???

Venezia. Genitori minacciano e spingono
l’arbitro, sospeso il torneo giovanile

Arrivano i carabinieri durante la partita fra una squadra romana
e una francese. Ora gli adulti rischiano l’esclusione dagli stadi
di Fabrizio Cibin

VENEZIA – Genitori esagitati al torneo giovanile di Jesolo (Venezia), pronto a scattare il Daspo per quattro di loro. La scena che non ti aspetti, ad una manifestazione per ragazzi, in una giornata di festa, in un clima pasquale. E sulla quale sta lavorando il Commissariato di Polizia che, come da procedura in casi analoghi (in realtà solitamente associati a incontri di calcio dei “grandi”), oltre ad accertare i fatti chiederà alla Questura l’emissione di un Daspo (acronimo di Divieto di accedere alle manifestazioni sportive), misura introdotta nel 1989 per contrastare la violenza negli stadi. Il provvedimento vieta alla persona ritenuta pericolosa di accedere in luoghi in cui si svolgono determinate manifestazioni sportive, per un periodo che può andare da uno a cinque anni.

L’episodio si è verificato nel corso del Torneo internazionale di calcio giovanile “Trofeo Jesolo 2011”. Manifestazione organizzata da Euro-Sporting, giunta alla nona edizione e diventata il più grande torneo di Pasqua d’Italia. Vi partecipano 80 squadre (dai 13 ai 15 anni), in rappresentanza di 60 società arrivate da nove Paesi: Austria, Belgio, Francia, Germania, Repubblica Serba, Scozia, Svizzera, Ungheria e naturalmente Italia. Le gare si svolgono nei campi sportivi del territorio, anche dei vicini Comuni, con finale al “Picchi” di Jesolo. Il fatto nel campo sportivo di via Oriente, nella zona Pineta, di fronte la Fidene Roma e il Vauban, squadra francese.

È appena l’inizio del secondo tempo quando da bordo campo iniziano gli insulti reiterati e sempre più violenti all’arbitro; talmente violenti che il direttore di gara deve sospendere l’incontro. Un cittadino che si era fermato a vedere l’incontro e temendo il peggio, allerta il 113. Sul posto una volante, che avrebbe identificato cinque persone, una delle quali avrebbe anche spinto l’arbitro, che ora potrebbe anche sporgere denuncia. Una volta completata la ricostruzione esatta dei fatti, dovrebbe partire la segnalazione al questore.

Agropoli, i figli giocano in campo

I genitori si azzuffano sugli spalti
La rissa nel match Jugend Agropoli-Casarea Casalnuovo
Per sedare gli animi sono dovuti intervenire i carabinieri

NAPOLI – Finisce la partita e scatta la rissa. Prima tra dirigente e tecnico avversari. Poi tra le famiglie dei giovanissimi calciatori (10 e 11 anni) impegnati nel torneo internazionale di calcio giovanile «Città di Agropoli». Sul terreno di gioco si era appena concluso l’ incontro tra Jugend Agropoli e Casarea Casalnuovo. Match tutto campano finito 1-0 per la squadra di casa. Un risultato che evidentemente non è riuscito a digerire un dirigente della squadra di Casalnuovo che, al termine della partita avvicinatosi all’allenatore della squadra avversaria non ha esitato a colpirlo al viso con una cartellina che in quel momento portava con sé. Il malcapitato colpito al volto ha dovuto ricorrere alle cure dei medici e ne avrà per una settimana.

Nel frattempo anche tra le famiglie dei giovanissimi calciatori scoppiava il parapiglia tanto che per sedere le liti e riportare la calma sono dovuti intervenire i carabinieri. Per protesta la squadra della città cilentana ha ritirato dal torneo tre sue formazioni. Torneo che, nonostante il brutto episodio, (secondo l’organizzazione solo un litigio tra due persone), ha visto in campo 105 squadre di calcio provenienti da tre continenti e oltre 2 mila partecipanti per un totale di più di 250 incontri.


Liberi di truffare

Gia adesso andare a fare benzina equivale a farsi rapinare…se poi diamo tutte queste libertà ai distributori…

Paghi lo stesso ma mette meno benzina?
Da oggi il distributore può sbagliare di più

 
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ROMA – Avete presente i distributori di benzina che mettono un po’ meno di benzina (a parità di prezzo) per un errore di erogazione? Succede, ma ci sono dei limiti precisi oltre cui non si può andare. D’ora in avanti però il distributore può sbagliare di più. Effetto, scrive ‘Repubblica’ del decreto numero 32 con cui il ministero dello Sviluppo Economico ha aumentato del 50% il margine di errore per i misuratori di erogazione, portandolo dal 5 al 7,5 per mille.

Detto in altre parole, se prima dell’entrata in vigore della norma, su 20 litri misurati dal contatore la pompa di benzina poteva erogare in più o in meno 0,1 litri (che per un prezzo stabilito di 1,55 euro al litro corrispondono a 15,5 centesimi totali in più o in meno), con la nuova normativa la tolleranza degli strumenti di misurazione dell’erogazione consente 0,15 litri di differenza in più o in meno per un prezzo di 23,25 centesimi. Con milioni di litri di prodotto erogato all’anno (oltre un milione per i piccoli, anche 6-7 per i grandi distributori) questa differenza si traduce in cifre considerevoli.


Si al topless

Ne avevamo gia parlato tempo addietro…cosi la mamma impara a rompere i coglioni…

Denunciò una ragazza in topless:
condannata per calunnia


ROMA – E’ stata condannata ad un anno di reclusione per calunnia la donna che lo scorso anno denunciò Luisa D.B., giovane e procace commessa romana, perché prendeva il sole in topless in spiaggia.

La sentenza è stata emessa dal gup di Roma previo patteggiamento e con sospensione condizionale della condanna. L’imputata aveva denunciato per atti osceni la commessa, ritenendo che quest’ultima, spalmandosi la crema solare sul seno, avesse turbato i suoi figli adolescenti.

Il procedimento penale nei confronti di Luisa D.B. fu archiviato e a finire sotto processo, per calunnia, è stata la denunciante. Nell’udienza tenutasi davanti al gup, la commessa non si è costituita parte civile, poiché è già stata risarcita in sede stragiudiziale con 25 mila euro.

”Si è definitivamente chiusa una vicenda giudiziaria – ha commentato l’avvocato della giovane- che oltre ad aver confermato la piena liceità del topless in spiaggia, deve anche far riflettere sull’ eccessiva facilità con cui, troppo spesso, vengono denunciate persone del tutto innocenti”.


Empoli vs Livorno

La bandiera della pace non passa e il

tifoso del Livorno lascia lo stadio

E’ accaduto allo stadio di Empoli dove il vessillo arcobaleno è stato bloccato. E il supporter amaranto promette battaglia: “Non è la bandiera di un partito”.

Bandiere della paceLa bandiera della pace nello stadio di Empoli non entra e il tifoso livornese indispettito se ne va via con lei. E’ accaduto ieri sera prima del derby di serie B fra le due formazioni toscane. Applicando con una certa rigidità la direttiva sulle bandiere vietate negli spalti, steward e forze dell’ordine hanno intercettato un tifoso amaranto in possesso di un vessillo “arcolbaleno” oltretutto privo di asta. “Con quella bandiera non può entrare allo stadio” gli hanno detto nel prefiltraggio e lui ha deciso così di tornare a casa.

“Sono molto dispiaciuto. Avrei preferito entrare e veder perdere il Livorno 4-0 piuttosto che non poter entrare in uno stadio per questo motivo”, ha raccontato oggi Emiliano Fanelli, 58 anni, che adesso annuncia di aspettare un parere di un legale per rivolgersi eventualmente al giudice di pace.

“La bandiera della pace – riferisce il tifoso amaranto – sventola su decine di municipi, non è un simbolo politico nè di odio razziale, non capisco perchè non può entrare in uno stadio come faccio sempre a Livorno, ma anche come ho fatto a Reggio Calabria”.

I regolamenti sportivi vietano l’ingresso negli stadi a bandiere che non abbiano i colori sociali delle squadre in campo o che non siano di sponsor autorizzati. Tutto questo è mirato ad evitare che dalle gradinate siano mostrati simboli politici, ideologici e di natura simile. Ma nessuno ha mai fatto crociate contro l’ingresso della bandiera della pace.

“Quando mi sono voltato e me ne sono andato – racconta Fanelli – i poliziotti che mi avevano fermato erano sorpresi e mi hanno chiesto: ‘Se ne va davvero?'”. Fanelli ha ora contattato l’associazione per la pace di Livorno e l’Anpi per invitarli a fare “una lettera alla questura di Firenze” così da porre il problema.

Fanelli prima del controllo aveva detto che nella borsa aveva una bandiera del suo Livorno, una bandiera della pace e due kway. Tutto a posto, meno che la bandiera con i colori dell’arcobaleno. Ma anzichè lasciarla in deposito da qualche parte, il tifoso labronico ha preferito tornare indietro e rinunciare alla partita.


Furto d’identità

Treviso. Gli rubano l’identità web e finisce
negli annunci gay: telefonate a tutte le ore

Un 26enne aiuto cuoco di Carbonera vittima di uno scherzo
Ha cambiato numero e cancellato e-mail e account Facebook
di Nicola Cendron
TREVISO – Tartassato da decine di telefonate ed sms di uomini. E tutti alla ricerca di incontri a sfondo sessuale. Un vero e proprio incubo quello vissuto da un 26enne aiuto cuoco di Carbonera (Treviso), costretto a cambiare numero di telefono, cancellare l’account di posta elettronica ed il profilo Facebook.

Difficile trovare una spiegazione a quella pioggia di telefonate ed sms (una cinquantina circa) tutti dello stesso tenore. Un esempio? «Ciao, ho letto il tuo annuncio, sarei curioso di incontrarti anche stasera». Fatto sta che qualcuno aveva utilizzato i suoi dati pubblicandoli in un annuncio della sezione “uomo cerca uomo” del portale “Vivastreet”. E nel portale era presente (ora è stato rimosso) un profilo, creato ad arte ed ora cancellato dall’autore dello “scherzo”, accompagnato anche da una foto del 26enne, dal numero di telefono cellulare e dal suo indirizzo e-mail. Sospetti? Nessuno: «Un estraneo certamente – ha detto il ragazzo- . Non conosco nessuno in grado di fare cose del genere».

Ma i guai per lui erano appena iniziati. Da un controllo sommario il malcapitato si è reso conto che qualcuno era riuscito ad entrare nel suo account di posta elettronica (alcune e-mail cancellate e altre segnalate come già lette). Grazie ad username e password della e-mail l’ignoto hacker sarebbe poi riuscito ad entrare nel profilo Facebook del 26enne dove sono stati aggiunti amici ovviamente sconosciuti. Il giovane è stato costretto a rimuovere il proprio profilo sul social network e a cancellare l’account e-mail.

Qualche traccia l’hacker l’aveva però lasciata. Tra le mail ce n’è una che documenta l’iscrizione, mai effettuata dal 26enne, al portale di annunci “Vivastreet”. La registrazione risale alle 23.43 del 18 aprile scorso. E dalla primissima mattinata del giorno dopo, fin dalle 7, cominciano a piovere telefonate e messaggini di uomini di tutta Italia esplicitamente alla ricerca di incontri a base di sesso. «Sono stato svegliato – racconta il giovane – da un uomo che mi ha chiesto di incontrarlo: una montagna di telefonate fino a quando, in appena quattro ore, la batteria del cellulare si è scaricata».

Alcuni rivelano al 26enne il motivo di quelle telefonate: il suo numero di telefono era stato pubblicato sul portale di annunci. Solo nel pomeriggio l’autore, forse pentito del pesante scherzo, cancellerà il profilo. Nei prossimi giorni il giovane presenterà formale denuncia alla Polizia postale di Treviso che avrà quindi il compito di identificare il responsabile.


Ultras francesi

Bordighera- Ultras corsi in azione sulla Autofiori dove teppisti al seguito del Bastia hanno dato l’assalto e devastato l’autogrill di Bordighera sull’Autofiori dove hanno rubato e mangiato a sbafo, hanno danneggiato espositori e arredi poi, prima di andarsene, hanno buttato un grosso petardo all’interno dell’autogrill all’altezza di Bordighera dove si erano fermati con il loro pullman che li riportava a Livorno per imbarcarsi con destinazione Corsica.
Pullman che in Italia viaggiavano senza scorta dopo in Francia erano stati scortati dalla polizia in seguito agli incidenti provocati prima e dopo la gara con il Frejus.

La polizia li ha identificati tutti. È successo all’alba di stamani, protagonisti i tifosi dell’As Bastia Calcio. I tifosi avevano assistito alla partita con il Frejus St. Raphael valida per lo Championat national francais e si erano già resi protagonisti di scontri e incidenti al termine della gara. Per questo i 4 pullman dei tifosi del Bastia erano stati scortati fino a Ventimiglia dalla police nationale. Da qui in poi i pullman hanno proseguito senza scorta, diretti a Livorno dove li attendeva il traghetto per la Corsica.

Alle 3 del mattino i pullman si sono fermati sull’ A/10, nell’area di servizio vicino a Bordighera. Dopo aver creato danni e confusione, i tifosi corsi si sono appropriati di cibo e merce varia per circa 1500 euro e hanno mangiato senza pagare. Mentre usciva dall’autogrill devastato, l’ultimo tifoso ha pure buttato all’interno un grosso petardo.