Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Archivio per maggio, 2011

Palermo vs Inter

Politici ultras hanno dato spettacolo durante la finale di Coppa Italia all’Olimpico tra Inter e Palermo: dalle tribune hanno iniziato a insultare l’arbitro Morganti e i suoi collaboratori. Il tutto prima della premiazione, sotto gli occhi di Renato Schifani. Racconta la ‘Gazzetta dello sport’ che a fine partita le tifoserie di entrambi gli schieramenti hanno dato segno di sportività. Lo stesso però non hanno fatto i politici seduti in tribuna d’onore. Secondo il racconto è di uno dei quattro giudici di gara (arbitro Morganti, assistenti Rossomando e Papi, quarto uomo Tagliavento) che ha preferito restare anonimo, quando Morganti e soci sono andati verso Schifani con le squadre per le premiazioni, i politici del Palermo hanno iniziato ad urlargli contro. Racconta l’arbitro: ”Ci hanno vomitato addosso le cose peggiori, addirittura urlandoci a un metro di distanza. Gente in giacca e cravatta con gli occhi di fuori. E chi era distante da noi ha pensato bene di accartocciare del giornali per farne palle di carte e poi lanciarle. Ovviamente i bersagli eravamo noi. Siamo quasi scappati. Mi sono sentito mortificato anche perché nelle vicinanze c’era il designatore italiano Braschi e quello europeo Collina. Poi ci meravigliamo se nei campetti di periferia c’è gente che picchia gil arbitri…”.

invasione finale rosanero….

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Palermo vs Inter Greenpeace

Barbera (Greenpeace): All’Olimpico per lanciare un messaggio.
L’incursione? Fatta senza nessuna autorizzazione

(LaRoma.net)- Si può entrare in uno stadio super controllato nel giorno più atteso dell’anno con corde, funi, caschi, carrucole e un telone di qualche decina di metri? La risposta ovviamente è “Si” se in gioco c’è Greenpeace che, nel corso della finale di coppa Italia giocata allo stadio Olimpico di Roma ha voluto ribadire il suo “NO” al nucleare con un’incursione che ha lasciato di stucco tutti. Ma come è stato possibile per i quattro attivisti superare varchi e tornelli, eludendo tutti i controlli di Stewart e Polizia portando all’interno dello Stadio uno striscione grande così?
“Questi – spiega a LaRoma.net Salvatore Barbera, responsabile campagna nucleare di Greenpeace – sono i segreti del mestiere e non possiamo di certo rivelarli (sorride, n.d.r.). Però ci siamo riusciti ed una cosa è certa, il tutto si è svolto senza alcun permesso e autorizzazione”.
Dott. Barbera è la prima volta che Greenpeace porta avanti un’azione simile nel mondo del calcio?
“In questa forma è stata la prima volta. C’è stato qualcosa in Francia in una manifestazione tennistica dove, tra i vari sponsor, figurava anche quello di un’azienda produttrice di energia nucleare. A memoria credo proprio che quella di domenica sia stata la prima volta di una simile incursione nel mondo del calcio… soprattutto considerando la portata dell’evento”.

Come mai avete scelto proprio la finale di Coppa Italia?
“Ovviamente volevamo mandare un messaggio a tutta la popolazione. Questo perché gli italiani stanno per essere derubati di un loro diritto che è quello di poter scegliere sul referendum del nucleare. Abbiamo scelto il calcio perché è uno sport popolare di largo seguito e visto che non ci hanno dato altri spazi…”

Cioè?
“Sul referendum c’è scarsa comunicazione nei media tradizionali, soprattutto in Rai dove se ne sta parlando pochissimo. Per esempio gli spot istituzionali, che per legge dovrebbero essere garantiti a partire da 45 giorni prima del voto referendario, non sono ancora in onda e allora c’è venuto in mente di andare noi alla Rai per prenderci quegli spazi che ci vengono negati”.

Intanto i quattro attivisti sono stati fermati, denunciati, sottoposti a daspo e ad uno è stato addirittura dato il foglio di via… Vi aspettavate una simile reazione?
“Ovviamente quando facciamo le nostre azioni mettiamo sempre in conto delle possibili conseguenze legali. Ci prendiamo i rischi in prima persona perché crediamo nelle nostre idee e nelle campagne che portiamo avanti… La reazione forse è stata esagerata perchè la manifestazione, come hanno visto tutti, è stata assolutamente pacifica. Inoltre abbiamo preso tutte le precauzioni volte a tutelare la sicurezza dei nostri attivisti e degli spettatori presenti allo stadio. Abbiamo lavorato in completa sicurezza e grande professionalità. Il caso più preoccupante è senza dubbio quello legato al ragazzo che per tre anni non potrà più tornare a Roma e visto che parliamo della Capitale è un problema non di poco conto. Per quest’ultimo faremo sicuramente ricorso e vedremo cosa ci verrà riconosciuto dal giudice”.

Come siete riusciti ad entrare all’Olimpico con tutta l’attrezzatura e il grosso striscione che abbiamo visto in tv?
“Questi sono i segreti del mestiere e non possiamo rivelarli (sorride, n.d.r.). Però il dato è che ci siamo riusciti e, ovviamente, il tutto senza alcun permesso e autorizzazione”.

Certo che se al posto di Greenpeace ci fosse stato qualcun altro mosso da intenti non proprio pacifici… Che idea vi siete fatti?
“E’ una domanda difficile, non sta a noi giudicare. Credo che qualcuno in Questura si sia posto questo interrogativo”.

Cosa si sente di dire ai nostri lettori?
“Noi abbiamo voluto lanciare un segnale anche a tutti quelli che, magari, non sono informati su questa tipologia di argomenti. Il messaggio che voglio ribadire è quello che tutta Italia deve andare a votare… per l’appunto “Da Milano a Palermo” come recitava lo striscione. Bisogna creare una grossa mobilitazione per portare i cittadini al voto il 12 e 13 giugno, perchè ci stanno togliendo la possibilità di informare. Ci stanno togliendo il referendum e solo le persone possono bloccare il ritorno del nucleare in Italia”.

Onore alla loro azione qualcuno deve spiegare come questi siano riusciti ad entrare con uno striscione del genere ed attrezzature varie salire sul tetto e compiere tutto ciò senza che nessuno se ne sia accorto…chissà se avevano chiesto il permesso per esporre lo striscione e la tessera del tifoso la avevano fatta???



Bye bye Cofee shop

Amsterdam ultima chiamata: “canna” e coffee shop vietati agli stranieri

AMSTERDAM – Olanda ultima chiamata. Gli amanti del genere corrano e si sbrighino. Questa è l’ultima estate per andare ad Amsterdam e farsi una “fumatina” sorseggiando un the e mangiando, magari, una space cake. Alla fine di questa stagione infatti i coffee shop, i locali olandesi dove è possibile acquistare marijuana o hashish, diventeranno luoghi off limits per gli stranieri. Club privati con accesso consentito ai soli soci che potranno essere esclusivamente olandesi.
Non è la prima volta che un annuncio simile scuote i fumatori di tutta Europa. Era successo nel 2009 e comunque, da sempre, si tema che il paese della “canna” libera possa cambiare la sua legislazione. Ma stavolta gli olandesi sembrano far sul serio. Il governo conservatore del premier Rutte, sotto la doppia pressione della destra radicale di Geerd Wilders e dei paesi confinanti che non hanno mai gradito che a pochi chilometri da loro fosse legale quello che altrove era proibito, ha varato la riforma. Una severa legge antidroga che pone appunto duri limiti anche ai coffee shop. E che alla fine dell’estate entrerà in vigore. I coffee shop non chiuderanno. In Olanda si potrà continuare a fumare ma solo registrandosi, e su questo aspetto legato alla privacy gli olandesi forse dovranno riflettere, e solo essendo concittadini di Van Gogh.
La fine del turismo dell’erba, la fine di un’epoca per una generazione o almeno per una parte cospicua di essa. I primi coffee shop aprirono ad Amsterdam negli anni 70 e tutti quelli che hanno oggi tra i 20 e i 50 anni, se non sono andati in prima persona a provare l’ebbrezza del fumo libero, hanno almeno un amico che gli ha proposto di andare.
Finora in Olanda possesso e consumo di hashish o marijuana non erano autorizzati esplicitamente, ma comunque tollerati entro certi limiti: nei coffee shop potevano essere immagazzinati fino a 500 grammi, anche se poi polizia e gendarmeria non andavano mai a controllare e pesare pacchi d’erba e pani di hashish. Fino a 5 grammi il consumo era accettato. La nuova legge non introduce divieti espliciti, ma imporrà ai coffee shop, che sono circa 670 in tutto il regno, di trasformarsi in club privati. Potranno continuare a vendere hashish e marijuana, ma solo ai membri. Gli stranieri saranno esclusi: solo cittadini olandesi maggiorenni potranno diventare membri dei club del joint tollerato nel chiuso del locale, ha spiegato il ministro della Giustizia Ivo Opstelten.
“Quello dei coffee shop è un movimento per la cultura della dignità umana”, ha spiegato più volte un leader storico dell’ambiente, Nol van Schaik. “Fin dall’inizio, abbiamo aiutato a tenere lontani dalle droghe pesanti i giovani che vogliono farsi una fumatina”. Logica forse ambigua, ma finora, dicono i gestori dei coffee shop, ha funzionato: chi poteva andare in un locale, bere un the e ordinare uno spinello, non era in balìa di spregiudicati spacciatori sempre pronti a proporre a sorpresa il primo assaggio di droghe pesanti. “Sappiamo bene che a causa della nuova legge le entrate del turismo rischieranno di calare, specie nelle grandi città, ma vogliamo combattere la criminalità organizzata”, dicono i portavoce governativi. Sciocchezze, ribattono i partiti d’opposizione: gli unici ad avvantaggiarsi del muro dei coffee shop saranno gli spacciatori.
La questione è sempre la stessa. La legalizzazione delle droghe legali è giusta o meno? Aprire questo mercato marginalizza l’uso delle droghe pesanti? I sostenitori della marijuana libera rispondono ad entrambe le domande affermativamente, mentre chi è contrario sostiene invece che rendere libero l’accesso alle droghe, se pur leggere, è negativo. Di vero c’è di sicuro che, come sempre accade quando c’è una forte domanda, qualcuno si incaricherà di rispondere, in termini economici. In Olanda continuerà ad essere legale coltivare marijuana per rifornire i neonati club, e ci sarà una platea di potenziali acquirenti, in quegli stessi paesi limitrofi che hanno per anni invocato un a stretta, pronta ad acquistare. La possibilità che il mercato oggi legale prenda vie illegali, è forte. Certo Amsterdam sarà una città più “elegante e per bene” senza il turismo del fumo, anche se un po’ più povera economicamente. Come che sia, per i fumatori, è ora di prenotare per il loro ultimo viaggio nel paese dell’erba libera.


Come siamo messi…

Ai miei tempi le cose erano differenti…se provavo a fare una cosa del genere e venivo beccato c’era almeno il rischio di prenderle adesso invece le cose vanno completamente in un’altra direzione…

Palermo, sgrida un alunno.

La famiglia chiede 34mila euro di danni

PALERMO – Ha rimproverato un alunno che aveva falsificato la firma dei genitori sotto una nota presa a scuola e si è ritrovata una denuncia per abuso dei mezzi di correzione, reato per cui ora e’ indagata, e una richiesta di risarcimento del danno di 34mila euro per le presunte ”sofferenze psichiche’ riportate dal bambino a causa del rimbrotto.
E’ accaduto a una maestra elementare di Palermo colpevole di avere fatto notare al ragazzino che falsificare una firma e’ sbagliato e che gli adulti che fanno cose simili commettono un reato. Una ramanzina che il bambino ha subito riferito ai genitori che sono andati dall’avvocato. Oltre a sporgere querela nei confronti dell’insegnante, la famiglia ha intentato un’azione civile presentando alla donna un conto di 34mila euro.
A tanto in denaro corrisponderebbe, a dire del legale, il danno psicologico subito dal ragazzino traumatizzato dal rimbrotto. Nell’atto di parte è stata inserita anche la consulenza di un esperto che certifica le ”sofferenze” riferite dal bambino.
Ad aprire la strada è stato il padre di un ragazzino delle scuole medie costretto dalla maestra a scrivere sulla lavagna ‘sono un deficiente’: una punizione meritata, secondo la prof, visto che l’alunno aveva impedito a un compagno a cui aveva dato del gay di andare in bagno. Ma il genitore non l’ha mandata giù e ha querelato la donna che è stata condannata a un mese di carcere in appello per abuso dei mezzi di correzione.
Da allora, dicono in Procura, a Palermo, le denunce di insegnanti ritenuti troppo severi da famiglie che prendono decisamente le parti dei bambini sono aumentate.
L’ultima storia, che ha del surreale, è accaduta sempre in una scuola cittadina. Stavolta elementare, dove una maestra e’ stata querelata, sempre per abuso di mezzi di correzione, per avere rimproverato un alunno che aveva falsificato la firma dei genitori sotto una nota. Ai genitori, pero’, non e’ bastata la denuncia, che comunque ha portato all’iscrizione della donna nel registro degli indagati. La coppia infatti ha deciso di intraprendere anche la strada dell’azione civile e ha chiesto alla insegnante un risarcimento del danno di 34mila euro per le presunte ”sofferenze psichiche” riportate dal bambino a causa della ramanzina.
Un episodio simile, che si avvia verso l’archiviazione, ma prova l’acuita attenzione delle famiglie verso presunte lesioni della sensibilità dei ragazzini è accaduto recentemente sempre a Palermo dove un’altra insegnante, che ha punito un alunno poco studioso costringendolo a scrivere alla lavagna una frase ironica sul suo scarso impegno e a farci su l’analisi logica, è stata denunciata. In quel caso l’alunno ha scattato una foto col cellulare immortalando la punizione e consegnando la prova del presunto abuso ai genitori. Tempi duri, dunque, per i prof che corrono il rischio di finire in tribunale e in qualche caso di mettere mano al portafogli.


Ogni promessa e’ debito…

«Se vince de Magistris mi suicido»

E ora la Rete prende in giro Mastella
«Gli ricordiamo la promessa»:la pagina su Facebook conta più di 27 mila fan
Con la sua proverbiale ironia e un pizzico di simpatica strafottenza aveva dichiarato a fine aprile durante il programma Un giorno da Pecora di Radio2: «Se Luigi de Magistris va al ballottaggio mi suicido». Poi, per rassicurare soprattutto se stesso, Clemente Mastella, eterno rivale dell’ex pm della procura di Catanzaro, aveva precisato: «Ma non ci arriverà, non si è mai visto un magistrato che arriva a fare il sindaco di una grande città». Mal gliene incolse, e all’indomani della straordinaria vittoria dell’esponente dell’Italia dei Valori, gli elettori napoletani sembrano non aver dimenticato la promessa del politico di Ceppaloni. Tanto che su Facebook la pagina web «Ricordiamo a Clemente Mastella che ha promesso di suicidarsi» ha già raggiunto quota 27 mila fan.
GLI SBERLEFFI – La pagina online era stata creata già lo scorso 17 maggio, il giorno successivo al primo turno delle elezioni amministrative, ma ha ottenuto un successo notevole solo lunedì, quando cioè de Magistris ha conquistato Palazzo San Giacomo quasi con un plebiscito. Migliaia di utenti, al grido di «Ricordiamoglielo», hanno invaso il social network per prendere in giro Mastella. Sono pochi quelli che usano toni truci o rancorosi, mentre la maggior parte si diverte a sbeffeggiare il politico campano e si accontenta di rilevare come per l’ennesima volta il leader dell’Udeur non manterrà una promessa fatta agli elettori: «Non vorrei facessi l’estremo gesto fisico – scrive ironicamente Alberto De Francisci dando del tu all’ex Guardasigilli – non credo nemmeno che penserai di ritirarti dalla politica … troviamo un compromesso». «Lo sai che sei un uomo di parola», commenta caustico Gianluca Cirielli. Più sottile un altro utente che ricorda a Mastella la caducità delle cose terrene postando la scena di «Non ci resta che piangere» nella quale un monaco del Quattrocento sorprende Massimo Troisi e con fare austero e minaccioso gli rivela: «Ricordati che devi morire».

PORTAFORTUNA – Il navigato politico Mastella sicuramente accoglierà con il sorriso lo sberleffo degli utenti del social network. Al massimo, da buon campano, si affiderà a qualche rito scaramantico toccando ferro o qualche altro portafortuna per difendersi dagli inviti più minacciosi. Cosa che risulterà più difficile a Umberto Bossi. Il Senatùr, infatti, prima delle ultime amministrative aveva dichiarato: «Se Pisapia vince a Milano mi taglio le balle». Anche per lui è stata creata su Facebook una pagina: i fan sono più di diecimila e molti di loro assicurano che ancora una volta il leader della Lega si mostrerà coerente e non tradirà la fiducia degli elettori.


No Alla Tessera

Stadi vuoti e Tessera del Tifoso triste cronaca di un fallimento!

Concluso il campionato è arrivato il momento tirare le somme, a bocce ferme, sulla Tessera del Tifoso. Ecco di seguito per gli appassionati e per i curiosi l’intervista all’ avvocato Giuseppe Milli, penalista, esperto in diritto sulla legislazione inerente agli stadi.
Quali sono state le reali applicazioni della tessera del tifoso voluta dal Ministro Maroni?
Ritengo, senza timore di essere smentito, che a quasi un anno dell’applicazione dello strumento della tessera, mascherato da norma, ma in realtà oggetto di mera circolare amministrativa alla quale nessuna società di seria A e B ha avuto il coraggio civile di disattendere, il vero obiettivo principale prefissato dal Viminale si è pienamente realizzato. Attenzione però a non confondere questo obiettivo pensando potesse essere davvero la panacea di tutti i mali e cioè la fine della violenza negli stadi. In realtà la violenza esiste perché purtroppo è intrisa nella società attuale e, nel caso dello stadio, essa è stata solo ipocritamente trasferita e traslocata a qualche centinaia di metri più lontano. D’altro canto l’insorgere di gravi incidenti in Inghilterra, troppo spesso scimmiottata dalla real-politik italiana, rappresenta una prova certa che il sistema “tolleranza zero” è sinonimo di fallimento totale.

Ed allora quale è stato il vero obiettivo raggiunto?
L’introduzione della famigerata tessera del tifoso è niente altro che un aspetto di un progetto più vasto e globale che prevede la futura creazione degli stadi nuovi (business enorme) e pertanto condizione necessaria doveva essere una radicale mutazione genetica degli occupanti gli spalti in nome del dio Denaro e di un nuovo spettacolo plastificato a modello teatro.

Inoltre c’è stato un gran caos fra settori ospiti per tesserati, settori ospiti creati ad hoc per non tesserati e tifosi di differenti squadre che si mischiano fra loro.
Sì, infatti il problema è stato già oggetto di attenzione da parte dello stesso Viminale che, di recente, ha emesso per il tramite dell’Osservatorio, un documento che in sostanza annuncia una modifica in nuce del regime della tessera del tifoso. Infatti si sono previste per le gare da disputare l’anno prossimo una diversa tipologia a seconda del rischio connesso (grave rischio, rischio e senza rischio) e per la prima di tali categoria sarà predisposto dalle società ospitanti una sorta di settore ospiti ad hoc anche per i tifosi non tesserati. Insomma una rivoluzione copernicana rispetto ai propositi del giugno 2010.

L’introduzione della tessera del tifoso ha avuto conseguenze positive o negative? E quali sono state le conseguenze di tale applicazione?
Ne vedo solo di negative. La conseguenza che è sotto gli occhi di tutti è quella del Maroni-pensiero esposto in una delle tante interviste rilasciate agli organi di stampa alla vigilia del varo della tessera .Se lo avete dimenticato mi permetto di ricordarvelo: destrutturare i gruppi ultras. Ecco il vero ed unico obiettivo del Viminale. In parte vi sono anche riusciti anche se esistono sacche di resistenza qua e là. I gruppi ultras sono in generale stritolati da una repressione senza quartiere e questo può sembrare ai benpensanti un fatto positivo. Ed allora vi pongo degli interrogativi. Quale deriva avranno le frange ultras allontanate coattivamente dagli stadi? Il sistema di controllo sociale di massa introdotto negli stadi con daspo, art 416. c.p., galera e chi più ne ha più ne metta non potrà sviluppare un clima incandescente nell’arcipelago giovanile che così strada facendo ha perso il cosiddetto incanalamento sociale delle curve? E gli stadi oltre ad essere sempre più grigi e gelidi non sono soprattutto sempre più vuoti?

La tessera del tifoso, presentata come uno strumento in grado di debellare la violenza negli stadi, è servita al suo scopo o è stata, in questo senso, un flop?
Se ci affidiamo alle statistiche maroniane che parla di circa 800.000 tessere vendute (o regalate alla massa di interisti, milanisti e juventini…) e snoccioliamo il decremento di feriti tra le forze dell’ordine e più daspati tra gli ultras allora è stato un trionfo. Se invece si pensa al fatto che oramai centinaia di gare sono vietate allora è un totale fallimento. Per me il tifo negli stadi non è più spontaneo e per questo non esiste più il piacere di godersi lo spettacolo dei colori e canti di una intera curva. Ormai gli stadi sono dei veri percorsi di guerra. Manca solo il filo spinato.

La tessera del tifoso è stata anche senza dubbio un affare commerciale. Lei cosa ne pensa?
Che sia anche un affare commerciale è sotto gli occhi di tutti anche se non vi è stata in effetti un’informazione capillare sugli sconti praticati ai clienti fidelizzati per i gadgets o presso gli Autogrill S.p.a. (che poi è una componente del famoso Osservatorio, basta vedere che fra i componenti di tale osservatorio c’è il signor Antonio Gallo, in qualità di rappresentante della Autogrill S.p.a. ). Sono curioso di sapere quanti tifosi hanno realmente usufruito di tali (tanto pubblicizzati) sconti da tesserato.

Oltre a quanto detto, la tessera del tifoso si prefissava anche di riportare le famiglie (e in generale le persone) allo stadio. Questo è accaduto? E dei famosi vantaggi per i tesserati si vede traccia?
Basta confrontare i dati e si direbbe proprio di no (http://www.stadiapostcards.com/A10-11.htm e http://www.stadiapostcards.com/A09-10.htm). A parte le scolaresche o le scuole calcio (pubblico precostituito) tutti questi bimbi negli stadi non li ho proprio visti. Quello che noto è il grande disamore e disaffezione generale della gente verso le cose del calcio e più in particolare verso le logiche del cosiddetto calcio moderno. I vuoti sugli spalti e il calo degli abbonamenti parlano molto chiaro.A parte le scolaresche o le scuole calcio (pubblico precostituito) tutti questi bimbi negli stadi non li ho proprio visti. Quello che noto è il grande disamore e disaffezione generale della gente verso le cose del calcio e più in particolare verso le logiche del cosiddetto calcio moderno. I vuoti sugli spalti e il calo degli abbonamenti parlano molto chiaro.

A Trieste, visti i pochi spettatori, hanno messo un telo con disegnati i tifosi. Cosa ne pensa? La sensazione è che si vada verso un calcio sempre più legato alla fruizione televisiva e sempre meno popolare. É così?
A Trieste si è raschiato il fondo del barile. Penso che la tribuna “plastificata” del Nereo Rocco sia il sintomo più evidente della deriva del calcio italiano, comandato sempre più solo dal business e dalle pay-tv.

E sul comunicato della curva maratona uscito recentemente ci può dare delle delucidazioni? Cosa pensa stia accadendo?
Anche a Ravenna è stato segnalato un caso simile. E a Lecce è accaduto anche di peggio. Penso che tale aspetto è l’effetto collaterale del famigerato art. 9 (a proposito il ricorso collettivo sull’illegittimità di tale articolo proposto da tempo al Tar Lazio slitta di mese in mese). Siamo di fronte ad un vero e proprio controllo sociale di massa e ciò nel silenzio complice delle opposizioni che, sempre più bipartisan, accettano di fatto queste logiche senza colpo ferire. Intanto segnalo che a Lecce, sempre nel silenzio delle opposizioni in Parlamento, sono stati distribuiti circa 300 abbonamenti ai Vips locali, politici e non, senza che il titolo in questione fosse integrato dalla tessera del tifoso (come obbligo per i comuni mortali) e, peggio, senza che recasse il nome e cognome del possessore (alla faccia del biglietto nominale e delle esigenza di tutela della legalità).

I fatti di Torino citati sopra, ci indicano come spesso, quando si parla di tifosi, si sospendano temporaneamente alcuni dei diritti garantiti a tutti i cittadini. Già lo stesso D.A.S.P.O. è un provvedimento limitativo della libertà personale che molti considerano incostituzionale, ci può illustrare il procedimento per cui viene dato un D.A.S.P.O.?
In estrema sintesi il Daspo è una misura special-preventiva che dovrebbe essere irrogata solo e soltanto in presenza di un presupposto inderogabile: un reato. Ebbene molto spesso capita che il reato viene inventato e cucito su misura su Tizio o Caio per giustificare la successiva applicazione di una misura preventiva limitativa della Libertà Personale, non a caso interviene in funzione di controllo l’Organo giurisdizionale Penale (Gip) che convalida l’obbligo di presentazione innanzi alla Polizia (la cd.firma). Ma vi è di più. Molto spesso avviene che il giudizio penale venga “congelato” e di fatto il daspo viene scontato per intero senza che il soggetto daspato possa difendersi pienamente (provando la propria estraneità in un regolare giudizio penale). Magari succede che, una volta scontato il daspo per intero, il soggetto venga dichiarato assolto o, peggio, il procedimento penale si prescriva. Ebbene nessun indennizzo potrà essere richiesto per aver scontato ingiustamente il daspo.

Sempre a proposito di D.A.S.P.O., ora si paventa anche di usarlo anche per manifestazioni non sportive. Questi fatti fanno pensare ai famosi striscioni usciti alcuni anni fa in molte curve che recitavano: “Leggi speciali: oggi per gli ultrà domani in tutta la città”. Lei pensa che lo stadio sia diventato un laboratorio di sperimentazione per provvedimenti repressivi che potrebbero essere usati anche fuori dall’ambiente stadio per colpire categorie scomode e “antagoniste”?
Direi di sì. Un primo esperimento da laboratorio voleva essere attuato dopo i fatti di Roma (la cosiddetta Dama) ma, forse, anche a seguito delle voci della Dottrina in materia penale che ha parlato di chiara incostituzionalità della misura adottanda, tutto pare si sia arenato. Anche in un recente congresso a Roma si sono levate alte le voci insigni di costituzionalisti e cultori del diritto che hanno stigmatizzato il daspo e la Dama.

Per finire, se vuole aggiungere qualcosa che non è emerso nel corso dell’intervista ma che le sembra utile dire…
Il tempo è galantuomo e darà ragione o torto a questo o quello. Chi vivrà vedrà. Ma quando due anni fa dicevamo che prima o poi i tifosi saranno presi con la carrozza dalle società pur di riempire uno stadio miseramente vuoto, spettrale e grigio ( Trieste docet…) non esageravamo. Ora aggiungo un’altra facile profezia. Non appena sarà ultimata la “pulizia etnica” dei “tifosi scomodi” spunteranno come funghi gli stadi nuovi (business enorme). Volete scommettere qualcosa?

articolo tratto da  ilsecolo21.it


Daniele De Rossi


Daniele De Rossi dal ritiro della nazionale azzurra commenta anche sul campionato appena concluso e sulla violenza negli stati. “Sono contrario alla tessera del tifoso, non mi piacciono le schedature. E poi in alcuni casi viste le ultime vicende servirebbe anche la tessera del poliziotto”. Il centrocampista della Roma quindi torna alle dichiarazioni del ct inglese Capello che alcuni mesi fa aveva definito il calcio italiano “ostaggio degli ultras”. ”Il calcio italiano – ha detto De Rossi – e’ ostaggio di tante cose: e’ ostaggio delle tv, e’ ostaggio degli sponsor, puo’ essere anche ostaggio degli ultra’, dipende dalle piazze e dalle citta’. Ma gli ultra’, i tifosi dico, sono la parte positiva, una parte importante del calcio”.