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Io Non Mi Tessero

Tessera del Tifoso: quando i soldi hanno la meglio sulla passione

In passato lo stadio era un luogo di ritrovo, un’agorà nella quale ognuno poteva dare sfogo ai propri sentimenti per la squadra del cuore; un luogo di cultura sportiva in cui portare i figli a vedere la partita, le curve piene di colori, la coreografia prima della partita, etc. Tutto questo nel calcio moderno non esiste più.

In questo senso, la tessera del tifoso si pone come l’ultima delle tante mazzate alla passione sportiva che ha sempre contraddistinto il tifo calcistico. Essa nasce da un’idea del Ministero Degli Interni, al fine di ridurre la violenza negli stadi.

L’introduzione della tessera inizia l’estate scorsa, attraverso l’obbligatorietà di sottoscrizione per chi si volesse abbonare. Il popolo del tifo si spacca subito in 2 parti, quelli a favore e quelli contro la tessera. Questa distinzione genera spaccature in molte curve d’Italia, tra cui quella del Palermo, sfociata in un periodo in cui, al Renzo Barbera, si sentivano in contemporanea 3 o più cori.

Al programma tessera del tifoso, si sono adeguate tutte le società di Serie A, alle quali era stato consigliato di adeguarsi al progetto del Viminale. Dal momento della sua introduzione, la tessera è stata bersagliata di critiche dai gruppi organizzati di ogni curva d’Italia, da gruppi di cittadini e dalle istituzioni internazionali del mondo del pallone, come ad esempio la Uefa.

La tessera è stata oggetto di analisi anche da parte di Cristiano Militello, di “Striscia La Notizia”, il quale ha dedicato parecchio tempo al problema “tessera del tifoso”, sottolineando parecchi aspetti negativi della stessa, tra cui quello commerciale.

Quello che Militello ha sottolineato di più nei suoi servizi è il fatto che gli scontri intra-stadio non sono affatto diminuiti, bensì quest’anno sono accaduti episodi paradossali, con tifoserie avversarie, che sono finite per trovarsi accanto nei settori distinti.

Due rapidi esempi di questa follia organizzativa nella stagione 2010/2011 sono Brindisi – Avellino e Salernitana – Paganese. Ciò si è verificato per un “difetto” del programma tessera del tifoso: infatti chi non fosse provvisto di tessera del tifoso non poteva comprare i biglietti del settore ospiti, ma era costretto a mettersi nei distinti, insieme alla tifoseria avversaria!

I dati inoltre parlano chiaro: alcune società come Napoli, Roma e Lazio, nella stagione 2010/2011, hanno subito un crollo verticale degli abbonamenti; i tifosi infatti hanno preferito l’uso dei biglietti singoli, per i quali la tessera non è obbligatoria, piuttosto che abbonarsi sottoscrivendo la tessera. Esistono diversi gruppi sui più importanti social network che invitano a non tesserarsi, ma non solo; infatti forum, siti di gruppi organizzati di tifosi,etc., sono diffusi in tutta la rete, per combattere la tessera del tifoso.

Per limitare gli incidenti, il Viminale ha previsto, come forma di prevenzione, quella di imporre la tessera anche per andare in trasferta. Questo porterà altri danni economici alle società; infatti non potendo andare in trasferta nemmeno senza tessera, i tifosi non potranno comprare i biglietti del settore ospiti, ergo ci sarà un calo delle vendite.

Questa benedetta tessera è nata male e sta continuando peggio. La domanda è: Perché viene continuamente difesa da Maroni? Perché non vengono ammessi gli errori commessi nel regolamento? La risposta appare abbastanza semplice.

Se la tessera finisse con il fallire, sarebbe sia una sconfitta politica per la Lega e per Maroni, sia la prova di anni di sbagli. Perciò si preferisce difenderla, con i suoi pregi e i suoi difetti, cosa che è successa in occasione della richiesta della A.S. Roma all’Osservatorio, di potere sottoscrivere abbonamenti anche senza tessera del tifoso; a questa proposta l’Osservatorio, come tutti sappiamo, ha risposto picche.

In tutte le curve d’Italia il tifo si è spaccato; curve in cui vari gruppetti cantano contemporaneamente cori diversi; gruppi storici che vengono a sciogliersi causa dissidi interni; etc. Quando nel calcio manca il tifo, lo stadio diventa un teatro, un luogo in cui la gente si siede, guarda lo spettacolo, applaude se gli piace, mormora se non gli piace.

Niente più cori, niente più fumogeni, niente più tamburi che scandiscono il tempo dei cori, niente più striscioni, niente più bandiere con aste chilometriche, sostituite da piccole aste in plastica componibili, niente più coreografie, niente più colori, a volte niente più gente.

Quando vengono a mancare tutti questi elementi, vi è la morte del calcio, un calcio gravato dal peso della sua modernità, con pay-tv che decidono gli orari delle partite, le interviste, gli acquisti che una squadra può o non può fare, in diretta conseguenza ai diritti Tv elargiti a quella squadra.

Da un po’ di anni la passione per il calcio sta morendo; una passione che è stata la fiamma del calcio per oltre un secolo e che ora rischia di spegnersi.

Teniamo accesa la fiammella!

[Fonte: Blog Sicilia]

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