Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

DASPO 2.0

Era solo questione di tempo. Il reato da stadio, male indiscusso di questa Società, espande i propri confini uscendo dalle curve e spostandosi prima fuori dallo stadio, poi nelle strade e nelle piazze, quindi nelle autostrade e negli autogrill, per giungere finalmente ad un nuovo e finora ambizioso livello: il web.

Si alza così il livello di attenzione nel tifoso medio: prima ha dovuto imparare a stare attento a dove sedersi, con chi parlare, a non accendere neanche una sigaretta, a leggere con attenzione le scritte sulle sciarpe, a non portare le stampelle (se disabile o temporaneamente inabile), poi a stare attento a con chi parlare in strada o nei bar, o a conoscere personalmente l’identità di tutti i passeggeri di un pullman da trasferta (per evitare che a causa di uno si potesse essere puniti tutti quanti), adesso dovrà stare attento anche a cosa scrivere e come scherzare sulla rete, domani potrebbe essere un pericolo perfino pensare, non si sa mai qualcuno inventi il modo di leggere nella testa delle persone!
Ecco dunque che quando uno arriva a pensare di aver visto tutto e di aver toccato il fondo dopo quello che è accaduto a Siena al temibile tifoso del Lecce reo di aver danneggiato nientemeno che un seggiolino dello stadio senese, offrendosi perfino di ripagarlo, e ricevendo in cambio un accerchiamento degno del peggior serial killer e naturalmente l’altissimo probabilità di essere daspato, immediatamente si viene smentiti e sorpresi da notizie sempre più sconcertanti.
L’ultima novità in questo senso, degna di coniare la definizione di DASPO 2.0, è senza dubbio la diffida via web. È sufficiente che un utente di un social forum (magari anche un ragazzetto) crei una pagina in cui si insulta o si minaccia un giocatore o un tifoso avversario ed ecco che scatta subito l’indagine (e ci può anche stare se insulti o minacce sono esagerate o se si profila la possibilità che non si tratti di un semplice sfogo esagerato di un tifoso deluso) e soprattutto la diffida “virtuale”, che però di virtuale ha ben poco.
Sembra paradossale ma sta avvenendo anche questo, così mentre a Napoli un quartiere intero, in pieno giorno e senza l’intervento di nessuna forza dell’ordine, festeggia calorosamente e clamorosamente i boss della camorra locale, ecco che l’ineffabile Stato italiano non trova di meglio da fare che accanirsi contro il danneggiatore di seggiolini a Siena oppure, il ragazzino tifoso della Fiorentina che, deluso dalla “bandiera” della sua squadra, decide di creare una pagina facebook per sfogare la sua delusione e la sua rabbia.
Sarà cattivo gusto, sarà perfino pericoloso, ma quest’ennesimo controsenso italiano inizia ad essere troppo stridente rispetto alla realtà ed è obbligo per tutti i cittadini, soprattutto per quelli che gli stadi non li frequentano e che finora hanno passivamente fatto spallucce sui provvedimenti come daspo e tessera del tifoso, rendersi conto di quanto marginale e futile sia questo accanimento guerrigliero (che impiega tempo, teste e tanto danaro pubblico) contro i tifosi rispetto a quello che dovrebbe invece riguardare (e richiedere, quello si, tempo, teste e tanto denaro pubblico) i veri problemi del Paese, dalla politica corrotta, dalla prostituzione istituzionalizzata e dalle mafie, che forse neanche nei tempi passati di massimo splendore si sarebbero mai permesse simili ostentazioni pubbliche nella più totale impunità…
Facciamo molta attenzione, la società contemporanea sta svuotando prima le fabbriche e gli uffici (la disoccupazione o l’occupazione precaria ormai sono la regola), poi le scuole (la dispersione scolastica è un fenomeno in crescita), poi i luoghi di aggregazione di massa (in Italia gli stadi di calcio) e a chi protesta la risposta dello Stato è sempre più orientata verso la repressione prima fisica e poi legale, e quando lo Stato sottrae spazi di libertà e la speranza nel futuro ai propri cittadini e ne reprime con violenza le manifestazioni di libero dissenso, ecco che si lascia il campo all’illegalità e alle mafie, ed ecco che feste di piazza come quelle di Napoli rischiano di diventare la regola e non più l’eccezione.

di Diego Frigino pianetalecce.it

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