Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Siete Licenziati

Errore nel concorso, pompieri licenziati
mentre scavavano nel fango a Saponara

Sette vigili del fuoco sono stati allontanati dai loro capi mentre erano impegnati nelle operazioni di soccorso per l’alluvione nel Messinese: c’era stato un errore nel concorso ed erano stati retrocessi in graduatoria

di MANUELA MODICA

MESSINA – Estratti dal fango perché licenziati. Succede anche questo durante l’ultima alluvione nel Messinese, dove sette vigili del fuoco hanno dovuto interrompere le attività di soccorso perché licenziati in tronco dal ministero dell’Interno. Perché più di cinque anni dopo il concorso da loro vinto, al ministero si sono accorti che erano altri ad avere requisiti maggiori dei loro. Per questo motivo sono tornati a casa sette vigili del fuoco messinesi. Quando arriva il licenziamento loro sono a scavare nel fango. A Saponara ci sono Gaetano Bellamacina e Francesco Cuciti, è il 25 novembre quando dal comando centrale dei Vigili del fuoco arriva la notizia. Così, mentre stanno spalando fango nella frazione di Scarcelli, dove nella notte tra il 22 e il 23 erano morte 3 persone, mentre si scava per recuperare l’ultima vittima, vengono bloccati dai loro capi, perché “era arrivato il licenziamento immediato”. “Non siete più vigili del fuoco”, si sentono dire.

GUARDA / I soccorsi a Saponara

Eppure avevano partecipato al concorso bandito dal ministero dell’Interno nel 2006 per 11 posti a Lipari, riservato ai volontari. E loro lo erano tutti, nonostante la giovane età di allora (oggi hanno dai 28 ai 37 anni). Così la prova di cultura generale, poi quella ginnica, i sette  –  tra cui anche Daniele de Vardo, Sergio Impellizzeri, Ivan Castelli, Ivan Parasiniti, Francesco Bottari  –  si posizionano tra i primi 11. Inizia a questo punto il periodo di prova, sei mesi a Capannello, “dove  –  racconta De Vardo  –  tutti i requisiti vengono verificati. Perché non se ne sono accorti allora?”. Ma c’è di più, secondo Impellizzeri: “In un primo momento la mia richiesta di partecipazione al concorso del 2006 era stata bocciata perché ritenevano non avessi i requisiti, ma ho fatto ricorso, ho chiesto che venissero valutati meglio e alla fine mi hanno accettato: perciò i miei requisiti sono stati controllati più volte. Non possono dirmi adesso, dopo 5 anni di lavoro, dopo altri concorsi banditi ai quali nessuno di noi ha partecipato perché già assunti, dopo tutti questi sacrifici ora cosa facciamo?”

Con cinque anni di ritardo il ministero s’è accorto che altri candidati, rimasti fuori graduatoria, avevano requisiti maggiori dei loro: la graduatoria è stata riformulata, cancellando così la loro storia di questi ultimi 5 anni. E non una storia qualsiasi, ma quella di sette persone ricolme di encomi per i salvataggi delle alluvioni del 2009 a Giampilieri, per esempio.

In quei giorni morirono 37 persone, ma potevano essere di più, tra questi poteva esserci anche Gaetana Nocita, che però fu salvata dalla squadra di soccorso di cui faceva parte De Vardo, che la estrasse dalle tonnellate di fango che l’avevano intrappolata, in uno spazio molto ristretto, in casa. Per questo il capo del corpo nazionale aveva “manifestato un vivo compiacimento a tutto il personale intervenuto”. Encomi anche dal sindaco di Messina, Peppino Buzzanca, per gli interventi di soccorso, per la grande professionalità dimostrata. E in tante troppe occasioni: sono stati anche a L’Aquila  –  Bellamacina e Cuciti  –  a Kinesia.

A Lipari hanno salvato Fulvio Musicò che dopo una brutta caduta con lo scooter era in fin di vita, ma il salvataggio l’ha spinto a mandare una lettera: “Per come si stanno mettendo le cose per la mia generazione  –  scrive Musicò all comandante Alessandro Paola  –  il patriottismo non m’appassiona molto, ma se c’è qualcosa di cui dobbiamo andare fieri è la presenza di persone come Pannuccio (il capo dei soccorsi, ndr) e la sua squadra”.

E in quella squadra c’erano loro, c’era De Vardo: “Abbiamo tutti dei figli, abbiamo fatto progetti in questi anni, io ho aperto anche un mutuo. Adesso alcuni di noi si sono iscritti all’ufficio di collocamento. Ma io non so fare altro, sono un pompiere. Il nostro motto è “dove tutti scappano, noi andiamo”, per salvare i nostri concittadini. Ora siamo noi a chiedere aiuto”. Oggi sono loro a chiedere di essere tirati fuori, ma dalla disoccupazione improvvisa, arrivata “come un fulmine a ciel sereno”.

@repubblica.it

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