Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Stadi vuoti e al gelo

Stadi vuoti e al gelo: se il calcio
non ascolta nemmeno uno come Guidolin

Il mio amico Maurizio Crosetti, unico nel panorama dei quotidiani, sottolinea nel servizio su Udinese-Juventus la grande arrabbiatura di Guidolin non solo per esser stato costretto a giocare tre partite in sei giorni, ma anche di averlo dovute fare nel gelo invernale. “E’ questo il calcio del futuro? E’ così che rispettiamo gli atleti, il pubblico, lo sport?” si domanda sarcasticamente l’allenatore dell’Udinese. E’ un tema che qui abbiamo affrontato spesso (leggi anche Allo stadio sempre di sera, gli spettatori spariscono anche perché muoiono di freddo ) e che adesso, alla luce anche di quanto detto da Guidolin, possiamo perfino integrare. A vedere Udinese-Juventus c’erano meno di 30.000 persone, Lazio-Chievo circa 25mila, Inter-Lecce 40.000 scarsi, Napoli-Genoa 42.000, Bologna-Roma 16.000, Novara-Palermo 8.500, Parma-Catania 8.500, Atalanta-Cesena 16.000, Siena-Fiorentina 9000, Cagliari-Milan 20.000.

A me sembra ormai chiaro: allo stadio reggono ancora le grandi squadre, che per altro faticano immensamente a fare i pienoni di un tempo, i 70, 80, 90 mila di tanti anni fa. La polverizzazione del campionato a tutto vantaggio delle tv e l’imposizione di orari durissimi in inverno per chi deve giocare prima di tutto e per chi deve stare fermo a vedere subito dopo, non possono far altro che svuotare gli stadi. Lo spettatore al caldo sul divano di casa tanti problemi non se li pone, ma torno ancora una volta a ripetere: una partita di calcio senza una grande cornice di pubblico è una partita rovinata. E una partita in uno stadio vuoto non è una partita, tant’è vero che qualcuno – la Triestina, ricordate? – cominciò a coprire le tribune con maxi striscioni col pubblico finto dipinto sopra. E in alcuni stadi, sia pure minori, ormai si approfitta dello spazio vuoto per stendere degli enormi striscioni pubblicitaori. Molti club di provincia – vedi i dati più sopra – ormai non arrivano ai diecimila spettatori e anche club di primo livello hanno stadi importanti con settori addirittura vuoti o chiusi. Mai inquadrati ovviamente dalle telecamere tv. A Lazio-Chievo ad esempio c’era uno spicchio dell’Olimpico, per altro semivuoto, riservato a 8 tifosi del Chievo controllati da 19 steward. Non sono numeri a caso, ma reali, verissimi, nel vuoto totale ho potuto contarli uno per uno comodamente io stesso. E se faceva freddo a Roma, posso immaginare a Bologna o Udine.

Non so quante speranze esistano di risolvere il problema. L’allarme stadi vuoti e strapotere delle tv è stato lanciato ormai molti anni fa, e non abbiamo ottenuto nulla. Anzi ormai si va consolidando una concezione del calcio – tra i calciatori stessi, i dirigenti e perfino i giornalisti che avrebbero invece il compito di sorvegliare su queste deviazioni – che ammette tutto, che concede ogni diritto e ogni potere alla tv, che ormai ritiene tutto ciò normale e naturale, senza più nemmeno farsi venire un dubbio.

Una cosa però mi sento di dirla. Quando sento giustamente il presidente del Coni, Gianni Petrucci, denunciare il brutto andazzo del calcio, e soprattutto delle società, che pensano sempre e solo ai soldi, e mai ai principi e alle regole, passando inoltre tra uno scandalo e l’altro, a parte il dirlo al vento (come già del resto facciamo noi, che oltre non possiamo andare) cosa ha fatto e cosa fa come n.1 dello sport italiano per correggere questa stortura. Molto poco, per non dire nulla, purtroppo.

Follow @fabriziobocca1@repubblica.it

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