Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Archivio per gennaio, 2012

Stadi vuoti: who cares???

Mentre a Roma Di Benedetto ha inaugurato il “Cuore Sole Village” ossia  il villaggio d’intrattenimento pensato per le famiglie, i bambini, le scuole, i tifosi che si dirigono allo stadio. Tutto questo in via Canevaro 

ecco cosa succede pochi metri piu in la ad un padre che forse spinto proprio da questa idea di riportare le famiglie allo stadio decide di portare il proprio figlio di appena 5 anni allo stadio..

Olimpico negato al bimbo di 5 anni
L’Osservatorio: interpretazione rigida

Il bimbo non aveva un documento di identità:
un Roma Store della capitale nega il tagliando al papà
ROMA – L’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive scende in campo sulla vicenda del biglietto negato, per la partita Roma-Bologna di domani, ad un bimbo di cinque anni perchè sprovvisto di documento di identità. È stato il padre del bimbo – secondo quanto racconta il giornale Il Romanista – ad avere il diniego in un Roma Store della Capitale, che si è attenuto alla lettera alle disposizioni della legge Pisanu per il rilascio dei tagliandi di accesso allo stadio. L’Osservatorio esprime il proprio «rammarico» per l’accaduto, «evidentemente determinato da un’interpretazione eccessivamente rigida della normativa di settore». Nell’auspicare che l’AS Roma, «da sempre estremamente sensibile alle politiche di inclusione delle famiglie, possa risolvere il problema» consentendo al bimbo di assistere alla gara, l’Osservatorio annuncia che presto «fornirà ulteriori chiarimenti e direttive sulla vendita dei tagliandi ai minori».

@ilmessaggero

erano presenti invece alcuni tifosi della Roma con uno striscione molto eloquente..

“Trasferte Libere”: il messaggio che  la tifoseria giallorossa hanno voluto esprimere nel corso dell’inaugurazione dell’area “Cuore sole Village”. La manifestazione, silenziosa e assolutamente composta, è durata circa cinque minuti e ha visto gli ultras romanisti posizionarsi difronte al palco dove, da li a poco, il Presidente Mr DiBenedetto avrebbe preso la parola. Al termine lo striscione è stato piegato e i tifosi hanno abbandonato l’area per posizionarsi difronte lo stadio in attesa dell’apertura dei cancelli.

Due anni di digiuno (forzato) dalle trasferte cominciano a farsi sentire, non a caso striscioni dal contenuto simile sono  cominciati a comparire in diverse zone della città di Roma.

@laroma.net

Calcio, quando i tifosi erano il centro del mondo

Chi non lo ha mai tenuto in mano non riuscirà forse a capirla, questa riflessione.
La musica, al tempo dell’iPod, è diventata qualcosa di totalmente diverso. Grande marchingegno, l’iPod, ma non riuscirà mai a trasmettere le sensazioni che emanavano da un disco in vinile.

Giorgio Moroder, compositore altoatesino autore di colonne sonore e vincitore di un Oscar, è una eminenza grigia nel suo campo. Ha detto: “Niente è paragonabile a tenere in mano un disco in vinile, farlo scivolare fuori dalla custodia, soffiare via la polvere, posizionarlo sottola puntina. Nienteequivale a quel frammento di secondo prima che inizi la musica” .

Anche il calcio, a quei tempi, non era il mediocre prodotto in cui si è trasformato nell’era dell’iPod. Una specie di reliquia da custodire con somma cura, non e l’usa e getta in cui è stato clonato. Prepararsi ad assistere a una partita significava farlo con lo stesso atteggiamento sacrale con il quale ci si accingeva all’ascolto di un disco in vinile. Esattamente nel modo in cui lo descrive Moroder, con suadente sintesi.

Il calcio sapeva offrire spettacoli dal sapore magico, come il disco in vinile era in grado di diffondere la sua musica altrettanto fatata.

Due sensazioni da assaporare e godere fino in fondo. Mettersi in movimento verso lo stadio era un po’ come prepararsi ad ascoltare un vinile. Lo scorrere pacato della settimana finiva per essere propedeutico al rito domenicale. Si trascorrevano le giornate con la stessa inusitata leggerezza con la quale ci si apprestava a scartare un microsolco appena comprato.

Tutto è cambiato. Nel modo di ascoltare la musica, di accostarsi al calcio e di vivere la propria stessa vita. Certe riflessioni, se analizzate con gli occhi cinici del terzo millennio dove tutto corre a rotta di collo, hanno qualcosa di patetico. Non è così per chi ha avuto la fortuna di viverli, quei tempi.

Chi ha condiviso il periodo d’oro del vinile e quello altrettanto prezioso di un calcio finito nel dimenticatoio, si trova in grande difficoltà quando deve spiegare ciò che si provava allora e non si riesce più a provare oggi.

Analogie criptiche per chi non ha mai posseduto un giradischi. Eppure dovete crederci. La musica girava intorno e le note scivolavano lievi tra i solchi impolverati del vinile così come una partita di calcio girava tutta intorno alla passione dei tifosi, ormai confinati alla periferia del sistema.

Niente potrà mai equivalere oggi, quando capita di andare a vedere una partita, a “quel frammento di secondo prima” che la nostra squadra del cuore cominci a tirare calci a una palla su un campo da gioco.

@calciopress


Calcio No Profit

Calcio no profit,
squadre senza scopo di lucro

Detrattori di terra, cielo e mare… udite, udite: un altro calcio è possibile. E’ un mondo sommerso, alternativo a scandali e scommesse. E’ il calcio del terzo settore, fatto da squadre senza scopo di lucro, associazioni, fondazioni e onlus che agiscono all’ombra dello sport più praticato e discusso.

Dopo la tragedia del centrocampista di Lazio e Nazionale ucciso in una gioielleria di Roma nel 1977, nasce la Fondazione Luciano Re Cecconi, ricevuta in Vaticano da Papa Giovanni Paolo II e poi in sostegno di vedova e figli del tifoso Vincenzo Paparelli (morto allo Stadio Olimpico in un derby di sangue del 1979). La Fondazione Gabriele Sandri opera invece nella Biblioteca del Calcio, prima e unica nella Capitale: per non dimenticare Gabbo promuove un premio di letteratura calcistica, il Festival Nazionale della Cultura del Calcio, la rassegna artistica Calcio d’Arte e i Gruppi Volontari Donatori Sangue Gabriele Sandri, accreditati nei centri trasfusionali di otto nosocomi italiani.

Al Bagna, tifoso del Parma, è dedicata la Fondazione Matteo Bagnaresi. Dall’Emilia aiuta meno abbienti, ragazzi in età scolare e bambini brasiliani del Poxorèu, nel Mato Grosso. Dall’amore per un figlio prematuramente scomparso, incentivando buone pratiche sportive, a Piacenza c’è l’Associazione William Bottigelli, presieduta da mister Eusebio Di Francesco. Sono romane laFondazione Giorgio Castelli e l’Associazione Alessandro Bini. La prima, per la prevenzione di malattie cardiovascolari, è intitolata al sedicenne calciatore del Real Tor Sapienza morto in allenamento per arresto cardiaco. La seconda, in ricordo del quattordicenne del Cinecittà Bettini scomparso urtando il bocchettone di un impianto idrico sul terreno di gioco, incentiva campagne di sensibilizzazione per la sicurezza sui campi di base.

Da Scampia a Corviale, dal S. Elia (Cagliari) a Montevarchi (Arezzo), 400 ragazzi di ogni età sono nel progetto CalcioSociale, promosso dall’omonima no profit per il recupero di disagiati e giovani disabili. Nel reatino l’Associazione Rieti Immigrant Onlus lotta per l’integrazione degli immigrati con tornei di calcio multietnico, mentre a Varese la Fondazione 7 Novembre adotta un progetto di Calcio Balilla per persone con disabilità motorie.

Andrea Fortunato è stato difensore di Juventus, Como, Genoa e Pisa. Morì per leucemia nel 1995, all’apice di carriera e fama. Una biblioteca e un museo del calcio ne custodiscono il sorriso a Castellabate (Salerno) grazie all’Associazione Fioravante Polito Onlus, che annualmente assegna il premio Lo Sport è Vita, il 27 Febbraio in Campidoglio.

Io, se potessi, scenderei in campo adesso, su un prato o all’oratorio. Perché io amo il calcio”, scrive su internet l’ex attaccante di Fiorentina e Milan Stefano Borgonovo. Ammalatosi di Sla, sclerosi laterale amiotrofica detta morbo di Lou Gehrig, con la Fondazione Borgonovo è il testimonial della battaglia contro quella che – dai più – viene considerata la malattia dei calciatori, degenerazione all’uso di sostanze dopanti. Per la ricerca scientifica si muove la Fondazione Vialli e Mauro, mentre per l’assistenza alla cura dei tumori, supportata da un’equipe di oncologi dell’Italian Trials in Medical Oncology e del Centro su Carcinoidi e Tumori Neuroendocrini, c’è laFondazione Giacinto Facchetti, già dirigente e bandiera dell’Inter. Invece l’attuale colonna nerazzurra, Javier Zanetti, con la moglie guida la Fondazione Pupi, adozioni a distanza nelle aree povere dell’Argentina.

Anche i club si stanno adeguando: i più titolati al mondo hanno la Fondazione Milan, c’è l’ufficioCharity della Juventus e nello staff grigiorosso spicca Cremonese per il Sociale. In ambito culturale si muove la Fondazione Genoa 1893: tra i carrugi del centro di Zena ha allestito il museo del vecchio grifone rossoblù. Sulla scia dei mondiali di Italia ’90 anche la Fondazione Museo del Calcio ne gestisce uno, ma a Coverciano (Firenze): è interamente azzurro, mentre mostre per soli aficionados viola sono dell’Associazione Museo Fiorentina Onlus. Approvato lo statuto nel Consiglio Comunale di Torino, la Fondazione Stadio Filadelfia preserva la memoria granata nel progetto di ricostruzione del leggendario stadio del Grande ToroMyRoma, azionariato popolare dei giallorossi a Piazza Affari, negli atenei della Regione Lazio finanzia una borsa di studio per laureandi che discutono tesi sul calcio. Infine c’è Milano Siamo Noi Onlus, unione d’intentanti tra alcuni ultras di Milan e Inter, impegnati a valorizzare il tifo organizzato delle curve meneghine. The show must go on.


Politici italiani che…

Ci prendono soltanto in giro…e c’e qualcuno che continua ad osannarli ai comizi….

Onorevoli pensioni ritoccate,
ma gli stipendi no

“Tagli agli onorevoli stipendi”, “i deputati rinunciano a 700 euro”, “ridotti di 1300 euro lordi gli stipendi dei deputati”: così titolano i giornali dopo il sì della Camera ai tagli. In realtà Montecitorio ha detto sì alla riduzione degli aumenti degli stipendi, di tagli effettivo non c’è traccia.

Infatti gli onorevoli non avranno più in busta paga 1300 euro lordi, ovvero 700 netti. Non è una vera sforbiciata all’indennità di 11.200 euro mensile. Cosa è successo? La rinuncia a 1.300 euro lordi è stata decisa dall’Ufficio di Presidenza della Camera per evitare che nel passaggio al nuovo sistema previdenziale, l’indennità dei parlamentari potesse subire un aumento a causa di un diverso trattamento fiscale.

I parlamentari infatti passano dal vitalizio al contributivo pro-rata di fatto avrebbe comportato un alleggerimento delle trattenute (i versamenti previdenziali non sono tassati mentre lo erano le trattenute per i vitalizi) e quindi l’aumento in busta sarebbe stato automatico).

In più, come ha annunciato il questore del Pdl, Antonio Mazzocchi, i 1.300 euro che verranno tagliati “saranno accantonati in un fondo a tutela di eventuali ricorsi da parte dei deputati”. Il risultato dunque è che al vitalizio i deputati dicono davvero addio, ma gli stipendi restano di fatto bloccati.

Dal primo gennaio infatti entra in vigore il sistema contributivo pro-rata, l’innalzamento a 66 anni per l’accesso alla pensione di vecchiaia e a 67 anni dal 2021, l’innalzamento a 41 anni per le donne e a 42 anni per gli uomini per la pensione anticipata.

@blitzquotidiano.it

I due ministri Francesco Profumo e Corrado Clini si sono dimessi dal Cnr e dall´Area Science Park di Trieste. Due annunci che si sono succeduti ieri sera nel giro di pochi minuti hanno sciolto un conflitto di interessi che scatenava polemiche da settimane. E hanno anticipato di poche ore una decisione dell´Antitrust che si preannunciava negativa per entrambi.

Profumo, ministro dell´Istruzione, Università e Ricerca Scientifica, ha rinunciato alla presidenza del Consiglio nazionale delle ricerche, il più grande ente scientifico pubblico italiano con un miliardo annuo di budget e 8mila dipendenti. Corrado Clini, ministro dell´Ambiente, ha lasciato il Parco Scientifico di Trieste, che ha il compito di facilitare il trasferimento tecnologico dalla ricerca alle imprese, occupa 2.400 addetti e ha un giro d´affari di 150 milioni l´anno.

Profumo e Clini erano stati nominati alla testa dei due enti di ricerca il 13 agosto scorso. Ma a novembre, divenuti ministri, non si erano dimessi nonostante una norma – la 215 del 2004 – che vieta ai “titolari di cariche di governo” di “ricoprire cariche o uffici in enti di diritto pubblico”. Profumo si era semplicemente autosospeso. Clini invece si era limitato a trasmettere le sue deleghe al vicepresidente. Entrambi comunque non avevano mai percepito lo stipendio, anche prima di entrare nel governo.

«Sono un ministro tecnico e in quanto tale mi sento molto a termine. Spero dopo l´esperienza di governo di tornare a fare il presidente del Parco» aveva giustificato Clini in un´intervista a Repubblica. Ma della posizione dei due ministri si stava occupando da mesi l´Antitrust. L´autorità, che mantiene il segreto d´ufficio sui suoi fascicoli, non si era ancora pronunciata e c´era voluta una dichiarazione di Profumo venerdì scorso per sapere che il termine ultimo per il suo parere era stato fissato al 16 febbraio, anche se la decisione aveva ormai preso forma da giorni e stava per essere resa pubblica.

Prima di Profumo e Clini, il ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi aveva chiesto l´aspettativa, lasciando la carica di rettore dell´università Cattolica al suo vice. Clini invece aveva sempre difeso la sua posizione negando interferenze fra le attività del ministero dell´Ambiente e quelle del Parco di Trieste. E solo ieri ha dovuto prendere atto della difficoltà di difendere il suo doppio incarico. «Con grande dispiacere – ha scritto in una lettera al premier Mario Monti – mi dimetto da presidente di Area Science Park. Le polemiche sollevate in sede politica e sulla stampa indicano che la questione non può essere affrontata in modo sereno e razionale».

Per quanto riguarda il Cnr, le dimissioni aprono un fronte particolarmente intricato dal punto di vista legale. L´ente di piazzale Aldo Moro è infatti sottoposto alla vigilanza del Ministero guidato dallo stesso Profumo. Il quale aveva avviato una riorganizzazione pesante dell´ente, tagliando il numero dei dipartimenti da 11 a 7.

«Avevo appena avviato un complesso processo di modernizzazione organizzativa e gestionale» ha scritto ieri il ministro nella sua lettera di addio. «Spero che questo percorso non subisca alcun arresto». L´orientamento di Profumo è scegliere il successore dalla cinquina di nomi che un comitato di esperti indipendenti aveva indicato ad agosto come possibili presidenti: oltre allo stesso Profumo, la short list indicava Luciano Maiani (in pole position), Andrea Lenzi, Luigi Nicolais e Tullio Pozzan.

Elena Dusi per “la Repubblica” @dagospia.com


Mondonico vs Doni

Bentornato Mondo
la partita l’hai già vinta

CI SONO notizie che fanno bene al calcio, ma di più al cuore: Mondonico sulla panchina del Novara è una di queste. Perché il Mondo torna in serie A dopo più di sette anni, ma soprattutto torna da un viaggio incredibile, il più estremo che un uomo abbia la ventura di compiere: quello dentro l’abisso della malattia. Guardata in faccia e combattuta, anzi dribblata come accadeva in campo a quel vecchio ragazzo con la faccia da D’Artagnan, geniale e sregolato, un’ala vecchio stile, un po’ folle, tutto l’opposto del grande maestro di calcio, e di comportamento, che poi diventò.

Di Mondonico si ricordano gli anni al Torino, quando quella squadra era ancora il Toro: anima popolare, radici nel vivaio e nella storia, drammi e passione in misura uguale. Poi, quasi tutto si è perso. Ma per la curva granata, il Mondo resterà per sempre l’allenatore che solleva la sedia con una mano, e che porta il Toro in finale di Coppa Uefa contro l’Ajax. Un trofeo sfuggito per un nonnulla, nella migliore tradizione della sfiga torinista. Cinque volte primo in serie B, compresa quella volta con la Fiorentina, la squadra di cui è tifoso, e una Coppa Italia con il Toro: forse poteva vincere di più, il Mondo, ma non a qualunque prezzo.

Non ha mai davvero avuto la grandissima occasione, Mondonico (senza offesa per Toro, Fiorentina e Napoli), forse perché lui è un uomo totalmente libero. Uno che ama i salami e la campagna, la quiete e la meditazione, magari nella sua Rivolta d’Adda, ma soprattutto la sincerità. Impossibile piegarlo, impossibile farlo schiavo di un qualunque sistema. Anche se poi è sbagliato parlare di grandi squadre mancate: perché quasi tutte le sue squadre, Mondonico le ha rese grandi lui, meglio se periferiche, meglio se alla fine di cavalcate che nessuno immaginava. Come all’Atalanta, alla Cremonese o all’Albinoleffe, dove l’avventura si è interrotta per colpa di un tumore addominale affrontato senza segreti, parlandone in pubblico e poi combattendo faccia a faccia con lui. Pianse, il Mondo, quando disse che non sapeva se, e quando, sarebbe tornato tra noi. Quel giorno è oggi: perciò bisogna brindare, bisogna stappare un rosso di quelli giusti, alla sua salute (esiste qualcosa di più prezioso?), guai a chi stasera va a casa e non lo fa.

MAURIZIO CROSETTI @repubblica.it

Cristiano Doni alla Gazzetta
dello Sport “sono uno stupido”

Cristiano Doni si sfoga durante l’intervista alla Gazzetta dello Sport e ammette le sue colpe nello scandalo calcioscommesse, rivolgendosi a chi ancora non ha il coraggio di parlare e rivelare ciò che è realmente accaduto. Un Doni a 360° gradi quello che si racconta alle pagine della Rosea, e le sue dichiarazioni raggiungeranno gran parte della penisola.

“SONO UNO STUPIDO” – Si definisce così Doni, auto-condannandosi per i suoi errori che l’hanno trascinato davanti alla gogna mediatica e portato dietro le sbarre di un carcere. Proprio quest’ultima esperienza ha segnato profondamente lo stato d’animo dell’ormai ex capitano dell’Atalanta. Il calciatore si ripeteva più volte durante la giornata di quanto fosse stato stupido e non si capacitava di come avesse potuto tradire la fiducia di migliaia di fan bergamaschi.

LA FERITA PIU’ GRANDE – Proprio il male inferto alla sua squadra e ai tifosi della Dea rappresenta uno degli incubi rincorrenti del giocatore. Doni parla di una ferita che difficilmente verrà ricomposta, non cerca il perdono, ma si augura soltanto che i fan possano ricordare le tante gioie che in campo il giocatore Doni gli aveva regalato. Ha spiegato inoltre che non è intenzionato a lasciare la propria città, e nonostante tutte le difficoltà che potrà incontrare da qui in avanti, rimarrà a Bergamo, alla quale con tutta probabilità restituirà il premio di cittadino onorario conferitogli in passato.

BASTA OMERTA’ – E’ il messaggio che Cristiano Doni lancia a coloro che ancora non hanno rilasciato dichiarazioni spontanee agli investigatori riguardo lo scandalo scommesse, giocatori e persone che sanno ma hanno paura di parlare per eventuali ripercussioni successive. Esalta Masiello come simbolo da seguire, e si dice ancora shoccato dopo aver appreso che il suo ex allenatore ai tempi dell’avventura in Spagna, Hector Cuper, il quale è indagato da Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) avendo ricevuto 200 mila euro in maniera sospetta, con gli investigatori che accusano l’ex allenatore dell’Inter di aver venduto 4 partite (due del campionato spagnolo e le altre due di quello argentino).

@ilpallonaro


Si fa fare la spesa e scompare

Lo adesca su Facebook
si fa fare la spesa e scompare

Ragazza truffa un veneziano di 28 anni al primo appuntamento. Alla cassa: «Scusa, non mi hanno accreditato lo stipendio». Scontrino da 260 euro
I due si erano conosciuti sulla chat del social network

TREVISO – Conosce una ragazza su un noto social network e dopo un periodo di chiacchiere in chat i due decidono di incontrarsi. Il fatidico giorno dell’appuntamento però lei, prima si fa accompagnare a fare una lauta spesa chiedendo a lui di saldare il conto e poi scompare nel nulla. Brutta avventura per un 28enne di Tessera, nel Veneziano, che sabato pomeriggio era arrivato a Treviso per incontrare la ragazza con la quale da mesi comunicava attraverso internet. L’appuntamento per l’incontro e una cena, era fissato per sabato pomeriggio, nei pressi del distributore Agip di viale della Repubblica. Il ragazzo è arrivato puntuale, con tutta l’emozione del caso, sul luogo dell’incontro. Poco dopo è arrivata anche la nuova amica.

Qualche rapido convenevole per le presentazioni e poi la ragazza gli ha chiesto un favore, uno dei tanti di lì a quando l’avrebbe persa di vista definitivamente: «Ti dispiace se andiamo un attimo a fare la spesa? Mi accompagneresti?». Il 28enne ha acconsentito volentieri. Insieme sono andati in un ipermercato dove la ragazza ha fatto una ricca spesa del valore di 260 euro. All’arrivo alla cassa, nuova richiesta all’ignaro giovane: «Accidenti – gli ha detto la truffatrice -, non mi hanno accreditato lo stipendio, ti dispiace anticipare i soldi per me? Te li restituisco subito».

Il 28enne, da vero cavaliere, ha subito estratto il proprio bancomat per saldare il conto e ha pure aiutato la giovane a caricare le borse della spesa in macchina. A quel punto, l’epilogo: «Faccio un salto a casa a portare la spesa» gli ha detto salendo sulla sua Fiat Punto carica di ogni ben Dio e scomparendo nel nulla. Il 28enne è rimasto per due ore al distributore ad attendere quella che credeva una nuova amica, immaginando la magnifica serata che li attendeva. Alla fine ha però capito di essere stato truffato e non ha potuto fare altro che rivolgersi alla polizia per sporgere denuncia.

Milvana Citter @corriere.it


Stadi vuoti: who cares???

Nove milioni 124.041 telespettatori e circa 230.000 tifosi allo stadio: ecco cosa “vale” oggi una giornata del campionato di serie A. Sono dati confortanti, di questi tempi: più, chiaramente, per quanto riguarda gli ascolti tv, in netta crescita, che sulle presenze negli stadi, che restano sempre molto lontane dai campionati leader in Europa (Premier e Bundesliga). Quest’anno 173.356.778 telespettatori complessivi hanno visto le gare di A nel girone di andata, vale a dire 9.124.041 a giornata. Un incremento del 7,92% rispetto alla stagione precedente (totale 160.631.311, media gara 8.454.280). Le partite, come noto, sono trasmesse in diretta, e in pay, da Sky (satellite) e da Mediaset Premium (digitale). Sky è cresciuta del 4,22% per quanto riguarda le partite (e dell’8% se consideriamo anche le trasmissioni pre e post gara). Ogni giornata su Sky vale infatti 5.461.773 spettatori. Per quanto riguarda Mediaset Premium, che partiva da cifre più basse, l’incremento è stato del 13,95%, anche grazie allo switch off. La media giornata è di 3.662.268 telespettatori. Considerazioni: il calcio in tv piace sempre di più. E difatti paga sempre di più, quasi un miliardo di euro a stagione (che ora i presidenti dovranno dividersi e ci sarà da divertirsi…)

@repubblica.it

Milan, allarme-tifosi:
mai così pochi negli ultimi dieci anni

Sul borderò di fine serata il dato non è stato nemmeno troppo negativo: 9.061 paganti da aggiungere ai circa 31mila abbonati per un totale superiore a quota 40mila. Il colpo d’occhio offerto da San Siro ieri sera per Milan-Cagliari, invece, era ben lontano da quanto meriti la squadra campione d’Italia impegnata in una lunga volata scudetto contro la nemica storica. Sulle tribune si sono presentati non più di 20mila spettatori lasciando larghi ed evidenti vuoti in tutti i settori. Colpa del freddo certamente, però non si tratta di un’eccezione in una stagione in cui Ibrahimovic e compagni stanno faticando ad attirare allo stadio i tifosi malgrado buone prestazioni, vittorie e gol a grappoli.

C’è un dato che è clamoroso. Dopo le prime dieci partite casalinghe del campionato la media presenze a San Siro rossonero è ferma a quota 41.237 con un indice di riempimento del 51,5%. Numeri lontani anni luce non solo dai tempi felici del Milan di Sacchi e del primo Berlusconi(che faceva l’esaurito in campagna abbonamenti tanto da studiare formule per escludere le tifoserie avversarie e recuperare altri biglietti), ma anche dal recente passato.

Un anno fa a fine stagione la media era stata superiore allo soglia dei 50mila (53.922) negli anni Duemila solo in due occasioni, nel 2009/2010 e nel 2006/2007 stagione post-Calciopoli, ci si era fermati al di sotto. Un trend non legato ai risultati del campo se è vero che i record dell’ultimo decennio non sono legati a stagioni vincenti in campionato per i rossoneri: nel 2002/2003 la media fu di 61.534 spettatori e nel 2004/2005 addirittura di 62.574 ed in entrambi i casi a vincere lo scudetto era stata la Juventus.

Cosa sta succedendo? La comparazione dei numeri non dice tutto perché – ad esempio – nel conto di questa stagione mancano ancora alcune sfide di grande richiamo come il confronto con la Juventus(tutto esaurito garantito) e gli incroci contro Roma e Napoli. Però il dato non può essere sottovalutato perché sta diventando costante nel tempo. Solo una volta da settembre a oggi San Siro ha superato le 50mila presenze in campionato; è stato nel derby da tutto esaurito. Ben tre volte ci si è fermati al di sotto di quota 40mila (UdineseCesena Parma).

Per tentare un confronto, sta perdendo meno spettatori rispetto alla passata stagione l’Inter (da 58.764 a 51.051) che pure è protagonista di un campionato deludente. E anche i numeri della Coppa Italia non sono incoraggianti. Contro il Novara una settimana fa i paganti erano la miseria di 1.920 e la sera successiva – per fare un esempio – Inter-Genoa aveva superato quota 12mila. Pesa l’invadenza sempre maggiore delle televisioni e la crisi che ha reso più selettivi i tifosi accorsi in massa, ad esempio, a sottoscrivere i miniabbonamenti per la Champions League dove il traino della sfida contro il Barcellona ha permesso incassi adeguati anche contro Bate Borisov e Viktoria Plazen che altrimenti avrebbero rischiato un flop colossale e che, invece, sono andati agli archivi con oltre 66mila spettatori.

Si impone una riflessione seria. Molti club stanno lanciando formule di abbonamento scontate per la seconda parte del campionato provando anche ad aggirare le rigidità della tessera del tifoso. Una scelta obbligata per cercare di recuperare in primavera il terreno perso in inverno.

Giovanni Capuano @blog.panorama.it


29 gennaio 1995

29 gennaio 1995 ucciso da ultrà milanisti
Spagnolo, un tifoso genoano

Sono passati 17 anni da quel 29 gennaio 1995 in cui Vincenzo Spagnolo, un tifoso genoano, rimaneva ucciso da una coltellata di un ultrà milanista prima di Genoa – Milan.

Un 24enne, una vittima, un’ altra..un ragazzo come noi.

Oggi si è svolta una cerimonia commemorativa prima del match Genoa – Napoli allo stadio Luigi Ferraris di Genova per ricordare Vincenzo. Erano presenti i genitori di ‘Spagna‘, Cosimo e Lina, il capitano del Genoa Marco Rossi, che ha deposto un mazzo di fiori sotto la Gradinata Nord, ed un gruppo di tifosi. Il ricordo commosso, proprio oggi che è stata anche celebrata una festa per il gemellaggio 30ennale trai tifosi napoletani e la gradinata nord. Al fischio d’inizio un grande striscione con scritto ’30‘ e tanti cartoncini rossi e blu e dai nomi delle due squadre è stato esposto dai tifosi del Genoa.

Noi vogliamo ricordare Spagnolo con le note di questo pezzo ”Ritmo Della Barricata“, dei Vento Dall’Est, un gruppo fondato da Sigaro nel periodo in cui si era sciolta la Banda Bassotti (ribadendo ancora una volta che non abbiamo intenzione di parlare di politica su Football a 45 giri, ma solo di calcio e musica).

Il 29 gennaio 1995 ed i giorni seguenti l’ opinione pubblica si scosse, gli ultras si incontrarono per discutere con la politica e le forze dell’ ordine, tutti a cercare soluzioni o a scambiarsi accuse. Ma da allora è cambiato qualcosa in meglio?

Purtroppo Vincenzo non è stato l’ ultimo a lasciare i suoi cari, possiamo purtroppo contare ancora diversi ragazzi deceduti per una partita di calcio.

Sono trascorsi anni da quel tragico giorno ed ho ancora tanti ricordi che mi tornano in mente come lampi, come trafiletti di agenzie:

  • “Spagnolo accoltellato dal milanista Simone Barbaglia fuori dallo stadio Ferraris”
  • “i tifosi genoani rimossero bandiere e striscioni e chiesero la sospensione della partita, saputa la tragica notizia”
  • “ore di tensione e scontri per le vie di Genova. La polizia bloccò all’ interno del settore i tifosi rossoneri fino alle ore 23″
  • la stampa, la radio, la tv tutti a parlare di questa tragedia e c’è chi prese la palla al balzo per muovere la solita critica al mondo degli ultras, focalizzando sulla guerriglia che imperverso nelle ore successive alla morte di Vincenzo
  • “trovato il colpevole. La banda del Barbour, un gruppo di ragazzini ben vestiti e ben armati
  • “lo scontro avvenne alle 13.45 all’ altezza di Marassi, al “Gazebo”, vicino alla sede del Coordinamento club rossoblu’.”
  • La gazzetta dello sport: “Basta lame, basta infami”
  • “sospendete il campionato”, ma il football si fermò solo per una domenica..
  • Simone Barbaglia condannato, in ultimo grado, a 16 anni e sei mesi

“Vivere nel cuore di chi resta non è morire”.

@football45giri