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Troppi Debiti

Unione, troppi debiti
Chiesto il fallimento

Si è mossa la Procura dopo che la Finanza ha accertato un buco di 6 milioni Perquisita la sede, bloccati i conti correnti del club e di Aletti, indagato

TRIESTE. Con le spalle al muro. A rischio concreto di fallimento. L’attuale gestione della “Triestina Calcio spa”, targata Sergio Aletti, ha il fiato corto, cortissimo. La Guardia di Finanza ha perquisito ieri la sede sociale, posta all’interno dello stadio intitolato a Nereo Rocco e ha acquisito una gran massa di documenti contabili e fiscali.
Il giudice Laura Barresi ha intanto disposto il sequestro preventivo dei conti correnti della società e del presidente per un milione 445mila euro. Il magistrato ha assunto questa decisione nell’ambito del procedimento penale che vede lo stesso Sergio Aletti “indagato” dalla Procura della Repubblica per non aver versato un milione e 445 mila euro di Iva nei termini stabiliti dalla legge.
Ma non basta. Il pm Federico Frezza ha chiesto al Tribunale civile il fallimento della società rossoalabardata, oberata da debiti che sfiorano i sei milioni di euro. Entro il prossimo lunedì, quando le parti sono state convocate nello studio del presidente Giovanni Sansone che ha fissato d’urgenza questa udienza, i vertici societari dovranno trovare non solo un milione e mezzo di euro per pagare l’Iva rimasta inevasa ma anche presentare al Tribunale un piano credibile e attuabile per uscire da una situazione finanziaria che appare difficilissima, se non già compromessa.
Gli investigatori della Guardia di finanza hanno infatti sottolineato nella loro dettagliata “informativa” che le casse della “Triestina calcio spa” sono pressoché vuote, mentre i debiti eccedono le attuali possibilità di pagamento. In altri termini l’attuale gestione può essere definita in stato di insolvenza.
I debiti con l’erario superano i due milioni e 100 mila euro; quelli con i fornitori sfiorano il milione e 300 mila euro; quelli con il sistema bancario raggiungono quota 700 mila. Ma non basta. La situazione appare ancora peggiore dal momento che i dipendenti – impiegati, magazzinieri, addetti alla segreteria – non vengono pagati dallo scorso ottobre. Inoltre entro la metà di febbraio dovrà essere versata una delle rate degli stipendi dei giocatori tesserati: la somma necessaria a compiere questo adempimento non è lontana dal milione di euro.
Va aggiunto che queste difficoltà si inseriscono in quadro non certo esaltante “ereditato” dalla precedente gestione targata Stefano Fantinel. Il 30 giugno scorso le perdite annotate a bilancio raggiungevano i due milioni e 700 mila euro: il 30 novembre scorso erano pericolosamente lievitati a 5 milioni e 200 mila euro.
Secondo l’istanza presentata dalla Procura bisogna agire preso, anzi prestissimo, sia a tutela di quanto spetta allo Stato, sia degli altri creditori. Va aggiunto che uno dei testimoni ha riferito agli inquirenti che l’”Aletti spa”, una delle società del presidente, ha emesso nei confronti della “Triestina calcio spa” alcune fatture, indicando come “causale” presunte consulenze.
Un’altra testimonianza risultata determinante per definire il quadro del disastro, è stata resa da Furio Avanzini, consigliere di amministrazione dell’Unione. Ha confermato alla Polizia tributaria che gli stipendi non vengono pagati ai dipendenti dallo scorso ottobre. Alessandra Dimini, addetta alla cassa della Triestina, ha rincarato la dose affermando che lo stesso presidente Sergio Aletti le aveva detto che era impossibile pagare l’Iva, “per mancanza di liquidità”.
Sembra un paradosso questa mancanza di liquidità perché l’inchiesta ha rivelato che l’attuale presidente della Triestina è intestatario di una innumerevole serie di conti correnti, di proprietà immobiliari e di partecipazioni in società. Non è chiaro se si tratta di scatole vuote o di patrimoni di consolidata consistenza. Lunedì davanti al presidente del Tribunale Giovanni Sansone, tutte le carte dovranno essere esibite per fare chiarezza sulle possibilità di salvataggio della Triestina. Sarà il momento della verità. Del resto se i soldi fossero stati disponibili, perché mai il presidente si è assunto il rischio di non versarli, sapendo di finire sul registro degli indagati?

Claudio Ernè @ilpiccolo

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