Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Giustizia per Stefano

I consulenti della parte civile:
“Lesioni portarono alla morte di Stefano”

Perizia di parte civile nel processo per la morte di Stefano Cucchi: Stefano ucciso da un grave danno neurologico causato dalle fratture alla spina dorsale. L’avvocato: “Agenti processati per omicidio”.
La prima pausa si è svolta alle 15, un vero e proprio tour de force dovuto non soltanto alla quantità delle persone da ascoltare, ma soprattutto alla “densità” dei contenuti, che hanno tenuto tutti con gli occhi attaccati ai video al plasma su cui venivano proiettate le immagini preparati dai consulenti. Il processo sulla morte di Stefano Cucchi – che vede imputati a vario titolo agenti della penitenziaria in servizio presso il tribunale, medici e infermieri – ha vissuto stamattina uan vera e propria “scossa”, dopo 17 udienze che, francamente, hanno aggiunto dubbi piuttosto che chiarirli.
La famiglia di Stefano ha fatto di tutto per mettere a disposizione dei consulenti tutte le misure per essere il più efficaci possibili, e sul piano della comunicazione certamente ha aiutato poter seguire il discorso dei medici attraverso immagini e proiezioni. Ma, soprattutto, i periti scelti dalla famiglia Cucchi hanno avuto il pregio di offrire una tesi che almeno è chiara: il ragazzo sarebbe stato ucciso da un edema polmonare. Causato da cosa? Da un danno neuologico dovuto alle lesioni riscontrate sulla spina dorsale. Lesioni causate da cosa? Per i periti non ci sono dubbi: a partire dalle ferite riscontrate sul viso e sul corpo (ricostruite minuziosamente) sarebbe evidente la presenza di un politraumatismo sul corpo – sia sul viso, che sugli arti. Possibile che questi traumi siano stati causati da una caduta? E’ da escludere categoricamente – secondo la ricostruzione dei periti – i quali hanno fatto notare che, essendo le ferite anche sul viso, se quel trauma fosse dovuto a una caduta allora avrebbe dovuto essere interessato anche il naso. Che invece era intatto. D’altro canto la tipologia delle ferite trovate sulle mani e sulle braccia parlerebbero senza alcun dubbio “secondo la letteratura medico-legale” di un tentativo di difesa da parte di Stefano, che invece ha ricevuto colpi diretti e ripetuti. Lesioni che finora sono state sottovalutate: i medici hanno parlato, ad esempo, di una ferita sulla tempia finora ritenuta marginale ma dietro la quale, durante l’autopsia, è stata evidenziata un’emorragia.
Vittorio Fineschi, Giuseppe Guglielmi, Cristoforo Pomara, Luigi Vendemmiale e Gaetano Serviddio – questo il “team” scelto dalla famiglia di Stefano – riscontrano dunque un nesso causale tra le lesioni della spina dorsale – ne hanno riscontrate tre, tutte recenti – e la morte di Stefano. E questa è la grande differenza, lo iato incolmabile, tra il punto di vista delle parti civili e la Procura, secondo cui Stefano è stato sì picchiato nei sotterranei del tribunale subito dopo l’udienza di convalida. Ma il pestaggio è stato “leggero” (lesioni gravi il capo d’imputazione con cui sono chiamati a processo i tre agenti della penitenziaria). La vera colpa va ricercata, sempre secondo la Procura nel comprotamento dei medici che sono imputati addirittura per abbandono di incapace. Ovviamente anche i periti hanno rilevato come un’assistenza adeguata avrebbe permesso a Stefano di sopravvivere. Di fatto – hanno raccontato – a causa del danno neurologico il cuore di Stefano si è indeboltio, batteva sempre più piano. Tutto il corpo è stato interessato d auno sforzo per trattenere liquidi. Alla fine la sua vescica era piena “come fosse una donna incinta” (evidentemente anche il drenaggio non è stato ben fatto, visto che Stefano aveva un catetere). Tutto questo ha portato ad avere anche i polmoni pieni d’acqua e alla conseguente morte.
Insomma, stando alla ricostruzione dei periti per salvare Stefano ci voleva poco: una buona diagnosi e un’assistenza adeguata. Ma certo se non avesse subito un pestaggio tutt’altro che lieve, non sarebbe mai finito sul letto d’ospedale del Pertini dove poi è morto. “Oggi comincia il vero processo, finora non sono mai state messe sul tavolo verità scientifiche. Chiederemo al pm di cambiare il capo d’imputazione per i tre agenti: devono essere processati per omicidio preterintenzionale”, attacca l’avvocato della famiglia, Fabio Anselmo. “Oggi sono finalmente felice – ha commentato invece la sorella di Stefano, Ilaria, finora molto critica circa l’andamento del dibattimento – per la prima volta mi è sembrato che in modo chiaro fosse raccontato cosa è accaduto a mio fratello”.

Cinzia Gubbini @ilmanifesto

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