Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

West Ham vs Millwall

West Ham – Millwall,
il DERBY del popolo

La tensione è altissima nella city: qua le stracittadine sono frequentissime (15 sono i club professionistici della città), ma nessuna ha lo stessa attesa e fascino di questo “local derby”. Si attende una grande sfida, e non soltanto in campo, ma anche sugli spalti e fuori dallo stadio. In tanti ricordano quanto è spesso successo quando le due squadre si sono affrontate, anche solo in uno degli ultimi incontri, quello dell’agosto 2009: allora si trattava di un match di Carling Cup, dove gli Hammers si imposero per 3-1. Le due squadre non si affrontavano da 4 anni, e gli scontri furono tanti: ci fu un accoltellato, e la partita fu anche sospesa tre volte per invasioni di campo. In quest’occasione i due club si affrontano invece in campionato, e, se il West Ham vuole rafforzare il suo primato e continuare la corsa verso la promozione, il Millwall ha urgente bisogno di punti per evitare di retrocedere in League One. Ma ogni derby, si sa, è partita a sé, dove la classifica conta ben poco.

Questa partita credo esprima bene l’idea di cosa possa essere il calcio: molto più di uno show-business, dietro a una maglia e a dei colori si identifica della gente. Il West Ham infatti è nato come squadra dopolavoro degli operai del cantiere navale Thames Ironworks. Anche il Millwall ha origini simili: fu fondato da lavoratori di una fabbrica di iscatolamento che aveva sede su un isola del Tamigi, non lontano dalla zona di quelli che poi sarebbero diventati i loro cugini. Adiacente area di provenienza, simile origine popolare. I primi costruttori di navi, i secondi operai portuali. Così, la contrapposizione nata tra i due club ha origini ben più che calcistiche: se a inizio secolo era poco più di una fiera rivalità, nel maggio 1926 divenne acerba ostilità, quando i costruttori del West Ham aderirono a uno Sciopero Generale, mentre gli operai del Millwall continuarono a lavorare. Certo, da allora le squadre sono cresciute, si sono sviluppate diventando a tutti gli effetti professionistiche e perdendo così la loro connotazione di “dopolavoro“, ma non hanno perso il legame con il quartiere che rappresentano e con la gente che ci vive.

Cosa ci spiega questo? Che molte volte gli stadi pieni che troviamo in Inghilterra sono molto più di una semplice passione per la star di turno, sono molto di più del “malati di calcio” con cui li etichettiamo, sono molto di più della “cieca follia hooligans” con cui immancabilmente dobbiamo fare i conti. C’è dietro tutto un popolo.

@colpodireni.wordpress.com

col giornalista sprizzante del pericolo…

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