Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

West Ham vs Millwall

West Ham-Millwall me l’ero cerchiata di rosso appena usciti i calendari. 4 febbraio 2012, ore 12.30, il Derby della Londra “operaia”. Hammers o Irons il West Ham, i Lions o Dockers Il Millwall. Un odio profondo, ben descritto nel film “Green Street Hooligans” in cui si paragonava l’odio tra le due tifoserie a quello tra Palestinesi ed Israeliani.
Il sabato inizia con rigorosa colazione all’italiana, caffè e brioche. Nei 5 minuti a piedi da casa mia verso la metro (fermata Arsenal), la temperatura percepita è sotto lo zero. Incrocio parecchi tifosi Gooners diretti al vicino Fly Emirates per la partita con il Blackburn. Prendo la tube e, dopo una mezzoretta, arrivo alla stazione di Upton Park, pieno East London.
Ad accogliermi appena fuori, un cordone di polizia degno delle grandi occasioni. La Metropolitan Police of London con i suoi giubbini catarifrangenti colora di giallo evidenziatore Green Street, la via che porta allo stadio. Decine e decine di bobby, camionette e agenti a cavallo sorvegliano la zona, tra i baracchini che vendono le sciarpe e i mercatini di frutta pakistani. Il chiaro intento è quello di non ripetere i casini dell’agosto 2009 quando le due squadre si incontrarono in Carling Cup. La situazione degenerò con scontri tra tifosi fuori dallo stadio (un morto accoltellato), fitto lancio di mattoni e bottiglie contro la polizia e, durante il match, ben 3 invasioni di campo da parte dei tifosi del West Ham. Considerate anche le riots dello scorso anno, le forze di polizia londinesi non potevano rischiare un’altra figuraccia, nell’anno dei Giochi Olimpici. Tutto pare essere filato tranquillo, a parte un lancio di ortaggi dei tifosi hammers come segno di accoglienza agli odiati rivali del South-East (visto su YouTube!).
Malgrado il cordone giallo, è sempre piacevole percorrere la strada che porta ad Upton Park. L’ultima volta c’ero andato lo scorso novembre con il mio coinquilino Marco, per la partita vinta 1-0 col Barnsley. Stavolta vado da solo, anche perché il West Ham ha (saggiamente) deciso di vendere un solo biglietto per persona, a coloro che abbiano una “history fan”. In pratica, tu tifoso entri oggi, solo se sei venuto ieri. Una mossa che ha lasciato a piedi qualche occasionale italiano, visto con i miei occhi fuori dallo stadio a fine partita che si lamentava perché “non aveva trovato il biglietto”. Avendo da diversi mesi la memebrship tramite il sito ufficiale del club, per me non ci sono stati problemi per l’acquisto del ticket. Non capisco perché non facciano così anche le società italiane nella vendita dei biglietti…

A mezzogiorno e mezzo, giusto in tempo per vedere le squadre entrare in campo, mi accomodo sul mio seggiolino nella East Stand Upper. Lo stadio non è tutto esaurito, visto che, per motivi di sicurezza, è stata chiusa la parte inferiore della Trevor Brooking Stand, il settore sotto a quello occupato dai tifosi del Millwall. Come al solito, da pelle d’oca l’inno degli Hammers “I’m forever blowing bubbles”, con le bollicine svolazzanti nell’aria gelida.
L’inizio è in salita per il West Ham, che dopo nove minuti rimane con un uomo in meno per il rosso diretto a capitan Kevin Nolan. In diretta l’entrata a piedi uniti mi è subito sembrata dura. Un tackle che magari vent anni fa in Inghilterra neanche ti fischiavano ma oggi si vedono giocatori espulsi per molto meno. Si può discutere che fosse rosso o meno, ma mi pare evidente la sciocchezza di un giocatore esperto come Nolan, che poteva risparmiarsi un’entrata del genere a inizio gara.
I tifosi del Millwall si fanno sentire e sventolano la loro bandiera di San Giorgio con la scritta “No one likes us”. Peccato che i giocatori ospiti siano dei leoni senza unghie, buona forza di volontà ma evidenti limiti tecnici. Un motivo ci sarà se il West Ham è primo in classifica e il Millwall quart’ultimo no? Anche con l’uomo in meno infatti, gli Hammers giocano meglio, trascinati da quel trottolino assatanato di Mark Noble, uno che a centrocampo si fa sempre sentire. Proprio da una punizione di Noble, nasce il vantaggio del WHU, con la sponda di Ried per l’incornata vincente di Carlton Cole.
Dopo la non-birra dell’intervallo (divieto di vendere alcol dentro e attorno allo stadio), il secondo tempo inizia com’era finito il primo. In campo brilla il West Ham, che va vicino al 2-0 con Faubert (traversa di testa). Il Millwall si nota solo per qualche randellata ma a metà ripresa riesce a trovare il pari in circostanze casuali, su una rimessa laterale. Il destro di capitan Trotter si infila nel sacco e ammutolisce Upton Park. Le paure per il pubblico di casa durano appena 2 minuti. Su un campanile in area ospite, l’insicuro portiere del Millwall Forde (probabilmente ostacolato fallosamente da Faubert), respinge male la palla, ribadita in rete da Reid con un gran destro da fuori. Il neozelandese mostra il suo urlo ai tifosi ospiti mentre il popolo Hammers esulta di gioia. Negli ultimi venti minuti l’atmosfera ad Upton Park, già bella calda, diventa davvero pazzesca. Mi sono davvero piaciuti i tifosi del West Ham, che hanno trascinato e si sono fatti trascinare dalla squadra, autrice di un’ottima prestazione, sia sul piano del gioco che della personalità.
Oltre al già citato “I’m forever blowing bubbles” ripetuto più volte al pari di “C’mon you Irons”, sono venuti particolarmente bene i cori anti-Millwall. Nel finale, grandi applausi (meritati) pure per Carlton Cole e Julien Faubert. Due giocatori che non mi sono mai andati a genio, forse per le prestazioni modeste nell’anno della retrocessione, forse per i loro limiti di intelligenza calcistica (uno con un fisico di Cole potrebbe spaccare tutto….). In generale, bene tutti gli uomini di Sam Allardyce, in particolare Noble e il duo difensivo Faye-Reid. Dopo la vittoria nel derby, il West Ham è sempre più solo in vetta, visto il pareggio tra Southampton e Birmingham e la sconfitta del Cardiff con il Blackpool.
Visto che esco dallo stadio appena alle due e mezza, decido di farmi un giretto per il “ridente” quartiere di Upton Park. Oltre ai già citati police-man ovunque, ho notato qualcos’altro di insolito: diversi negozi aperti ma con le serrande abbassate per paura di incidenti. Addirittura sprangate le finestre del Boylen, tradizionale pub di ritrovo dei tifosi del West Ham. Della serie “Non si sa mai”.
Mi fermo pure nell’affollato store dello stadio, il rivenditore ufficiale del West Ham (cosa che ovviamente c’è in tutti gli stadi inglesi, mentre in Italia no), dove compro un bello e caldo berrettino peruviano (stile Manu Chao) con gli splendidi colori claret e blue. Un ricordo di una giornata di stadio davvero intensa ed emozionante, come sempre quando vado ad Upton Park.

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