Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Insulti e Gestacci

CALCIO – «Insulti e gestacci:
così il pallone rovina i bambini»

Il calcio gli è sempre piaciuto, anche se in effetti a pallone non ha mai giocato per davvero. Ma in un modo o nell’altro ci ha sempre avuto a che fare. Prima come arbitro, poi come collaboratore del comitato provinciale della Figc di cui adesso è presidente. Carlo Franchi, 56 anni, da tre alla guida della Federcalcio veronese, parla di risultati, difficoltà e problematiche locali. Di un mondo che continua a crescere in termini di squadre e tesserati ma che non riesce a liberarsi delle cattive abitudini.

Da arbitro a delegato provinciale della Figc, senza aver mai giocato a calcio, come è avvenuto il passaggio?
«Quando ho smesso di arbitrare sono rimasto a dare una mano nel direttivo, poi dal 2000 ho iniziato la mia collaborazione con il comitato provinciale della Federazione, sono stato vice delegato ed adesso eccomi qui».

È la federazione veneta con più tesserati e società: come si riesce a gestire al meglio tutta l’organizzazione?
«Solo grazie a uno staff affiatato, composto di persone che lavorano benissimo. Da quando sono qui ho cercato di portare alcuni miglioramenti, soprattutto dal punto di vista organizzativo e di squadra. Ho voluto inserire una forte rappresentanza femminile, come il nostro segretario Barbara Zampini, unica donna nel Veneto e forse in Italia a ricoprire questo ruolo. Senza dimenticare il giudice sportivo, donna anche lei, e la compianta Barbara Sacchetti, scomparsa prematuramente e grande aiuto nel nostro comitato che prossimamente avrà un’ulteriore quota rosa».

I risultati che la soddisfano di più?
«Il mio gruppo di collaboratori, che oggi ha un’età media molto più bassa rispetto al passato, sta lavorando bene per restare al passo con i tempi, come dimostra ad esempio la novità del tesseramento on line dei calciatori: le operazioni sono più agevoli e si riduce il margine d’errore. Vogliamo avvicinarci ancora di più alle società, ascoltarle e capirne problematiche e suggerimenti. E proprio in questi giorni inizieremo una serie di otto appuntamenti con questo scopo».

Il settore giovanile è spesso al centro di molte discussioni.
«È un ambito cui teniamo molto. Bisogna provare a far qualcosa per migliorare la situazione, dal punto di vista educativo e formativo ci sono troppe cose che non vanno. Il concetto è semplice: un ambiente si forma se chi forma è all’altezza di farlo. A cominciare da dirigenti e allenatori».

In concreto cosa fa la Federazione?
«Per la categoria esordienti, le cui partite vengono dirette da dirigenti delle due squadre, abbiamo organizzato un corso di arbitraggio. Vogliamo dare strumenti immediati. Per gli allenatori continuano i nostri corsi Coni-Figc che vertono su tutte le tematiche riguardanti i giovani calciatori. Non solo sulle tecniche di allenamento ma anche su psicologia, educazione, regole di gioco».

Cosa non vorrebbe più vedere?
«Si rischia di ripetersi, ma troppo spesso girando sui campi si incontrano sempre le stesse scene: litigi, parolacce e gestacci di persone adulte. Parlo di allenatori, dirigenti o genitori presenti sugli spalti o a bordo campo. È la conferma che c’è poca attenzione agli aspetti educativi del calcio».

Come ci si comporta allora?
«Recentemente a una partita ho visto un ragazzo di 15, 16 anni bestemmiare dalla panchina per tutta la partita in maniera indecente. Purtroppo parliamo di un problema culturale forte e difficile da cambiare».

Sembrano parole di resa.
«Niente affatto. È ovvio però che a volte girando sui campi e vedendo certe scene viene davvero da pensare che sia una battaglia persa. Ma subito dopo mi dico che è nostro dovere, non solo per il ruolo in Federazione ma come persone della società civile, provare a fare qualcosa per cambiare la situazione, e continuare a farlo anche se a volte sembra un obiettivo quasi impossibile».

Un’immagine positiva invece?
«Quelle negative a volte sembrano soffocarle, ma ci sono anche quelle. Poco tempo fa ero alla gara juniores tra Vigo e Zevio. A volte in questa categoria ci sono molte parole o gesti che non si dovrebbero sentire, invece in quell’occasione sono rimasto sorpreso dalla correttezza e dall’educazione visti in campo».

L’eccezione…
«In effetti il lato triste è che questa dovrebbe essere la normalità, invece la porto come esempio, straordinario però, di positività».

In chiusura un pensiero al calcio dei grandi: per chi tifa?
«Per tutte e due le nostre squadre cittadine. Spero che l’Hellas torni presto in serie A, dove merita di stare. Il calcio mi piace molto, ho imparato ad amarlo veramente. Ma in tanti anni da arbitro ho imparato anche ad essere equilibrato e a non eccedere mai, credo che un po’ di moderazione in più farebbe bene a tutti».

@larena.it

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