Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Colpevoli di amarti

Tifare Lecce è reato:
il processo a 37 ultrà

Si è tenuta ieri la prima udienza preliminare per il rinvio a giudizio di 37 tifosi giallorossi accusati a vario titolo di reati diversi, da alcuni pesantissimi come associazione a delinquere e tentato omicidio ad altri molto più lievi come il semplice lancio di un fumogeno.
Vista la moltitudine di persone coinvolte, l’appuntamento è nell’aula di udienza della Corte di Assise con tanto di transenne a separare la zona imputati dalla zona dibattimenti. In un clima da assetto militare con doppio prefiltraggio (giusto per non perdere l’abitudine domenicale) e un numero imponente di forze dell’ordine (come se fossero presenti fior di mafiosi)  si è tenuta la prima udienza. Com’era facilmente preventivabile, visto che gli accusati son tifosi e non pericolosi criminali tutto si è svolto nella piu’ assoluta tranquillità sotto il profilo dell’ordine pubblico.

Chiariamo il motivo per cui tutti gli accusati pur avendo contestazioni diverse sono stati accomunati in un unico processo. L’accusa principale è quella di associazione a delinquere, gli inquirenti fanno risalire la nascita di questa associazione a marzo 2008, quando gli ultrà festeggiarono il centenario del Lecce. Questa accusa di associazione a delinquere in pratica racchiude qualsiasi reato riconducibile a questione di tifo o di stadio commesso a partire da quel marzo 2008 fino ad oggi . E’ per questo motivo che nel processo troviamo coinvolto sia il presunto colpevole della bomba alla camionetta dei carabinieri in occasione della sfilata del centenario, sia i ragazzi denunciati per aver lanciato un fumogeno. Nell’ordinanza si leggono accuse che sarebbero degne del miglior film comico se non fosse che questo purtroppo film non è, e così ciò che negli altri stadi è normalità al Via del Mare è reato:

– lancio di un fumogeno in campo durante Lecce-Napoli del maggio 2009
– minaccia ad altro tifoso che intendeva incitare la squadra, inducendolo al silenzio
– intimazione ad un paio di steward di smetterla di comunicare con la polizia, sulla vicenda di un drappo esposto e fatto togliere, perché senza autorizzazione degli ultras.

A dispetto del clima che si è voluto creare attorno a questo processo, questa prima udienza è filata via senza alcun sussulto, a parte un momento in cui sono scoppiate scintille tra Pm e un avvocato della difesa. La parola passerà ora al Giudice che il 28 marzo riferirà in aula sulla decisione presa e all’esito, riprenderà il regolare iter dell’udienza preliminare con le discussioni del Pm e di tutti i difensori prima del pronunciamento del Giudice circa una sentenza di non luogo a procedere o , invece, un rinvio a giudizio per gli imputati.

Ai temibili e terribili Ultrà non resta che attendere e sperare che qualcuno rinsavisca e capisca che forse a volte si esagera nei modi, ma tifare per la propria squadra non è reato da nessuna parte, tranne a Lecce.

@leccegiallorossa

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