Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Bronx Napoli

Quella Malanapoli
troppo vicina al Napoli

Cosa c’è negli atti giudiziari dell’operazione Bronx. La facilità con cui personaggi criminali intrattengono rapporti confidenziali con gli assi del pallone

NAPOLI – Si resta sconcertati nel leggere il libro nero del tifo che racconta di una accolita di ultras dediti unicamente al folle rito della violenza. Allenamenti per imparare a colpire gli altri, pianificazione stradale degli agguati, deliranti messaggi incisi sulla pelle come una divisa da guerra, regole ferree di appartenenza criminale, affiliazioni ed espulsioni con obbligo (sì, obbligo) di cancellazione dei tatuaggi. Racconta questo e altro il libro nero del tifo: l’ordinanza del giudice che ha disposto arresti e obblighi di firma.

Va dato merito ai magistrati della Procura e agli investigatori della Digos di avere pazientemente tessuto la tela di una indagine completa quanto complessa. Intercettazioni, riscontri agli indizi, controlli incrociati per descrivere gli assurdi codici del Bronx del tifo; già, Bronx, sigla che di per sè dice già tutto.Saranno rimasti sorpresi pure gli inquirenti, immaginiamo, nello scoprire con quanta facilità, persino leggerezza e semplicità, poi, delinquenti incalliti riescano ad entrare in rapporti confidenziali con gli assi del calcio. Le carte giudiziarie ci narrano di come un boss dal cognome pesasntissimo, Lorusso, attualmente latitante, abbia tranquillamente intrattenuto rapporti amichevoli con il giocatore più amato dai napoletani, il funambolo argentino Ezequiel Lavezzi.

Il boss, figlio di un boss, appartenente a una famiglia storica della camorra – racconta lo stesso Pocho-Lavezzi ai magistrati – si presenta a Castel Volturno (dove non è facile entrare neppure per i giornalisti) come un capotifoso e in breve, assieme ad altri, raggiunge una confidenza tale con l’argentino da andare più di una volta a casa dell’attaccante azzurro. Stiamo parlando, attenzione, di quel Lorusso, Antonio Lorusso, che compare in una ormai conosciutissima foto a bordo campo con sguardo severo puntato sui giocatori in un Napoli-Parma di tre stagioni fa terminato con la sorprendente vittoria degli ospiti per due a tre. Un camorrista che di lì a poco si sarebbe dato alla macchia.Ebbene, dice Lavezzi ai pubblici ministeri, quel Lorusso sentì il bisogno di fare qualcosa quando giravano fastidiose voci su un possibile addio del Pocho: “Si attivò perchè in curva B fosse esposto uno striscione che mi invitava a non andare via”. Testo: Il Pocho non si tocca. Tanto per esser chiari…

E non finisce qui. Nel libro nero del tifo violento c’è spazio anche per una ex giovane promessa del calcio nazionale, Fabiano Santacroce, ora al Parma ma nel 2010 al Napoli. Ebbene, anche il difensore spiega ai magistrati che sì, era in rapporti con il capo del gruppo Bronx, un personaggio già coinvolto in una inchiesta per traffico di droga.

Anche stavolta il primo incontro avvenne a Castel Volturno (che abbiamo capito, almeno all’epoca, era facile approdo per questo tipo di individui) e anche stavolta c’è da annotare una visita in casa. Ma attenzione, è il calciatore che è andato nell’abitazione del capo dei violenti. E questo perchè, particolare non secondario, il leader del Bronx si trovava proprio agli arresti domiciliari. Cosa che, candidamente, Santacroce ammette di avere saputo: “Ma a me sembrava una persona a posto”…

Lavezzi e Santacroce ovviamente si sono premurati di aggiungere che non conoscevano i ruoli criminali ricoperti dai loro interlocutori – rispettivamente un camorrista e un violento già indagato per traffico di droga – e di non avere immaginato con chi davvero avevano a che fare. Sono giudiziariamente considerati dei testimoni e il giudice chiarisce che nei loro confronti non c’è nulla che possa condurre a conseguenze giudiziarie.

Ma resta in tutta la sua evidenza un dato: la capacità e l’interesse di Malanapoli nello stringere “amicizia” con i celebrati campioni del Napoli. La facilità di conoscenza e frequentazione. Sullo sfondo di una città dove l’area delinquenziale si allarga a macchia d’olio e sembra poter sempre più invadere tutto. Un dato su cui riflettere. E intervenire.

GIOVANNI MARINO @repubblica.it

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