Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Vivere a sbafo

Radiologo cacciato di casa dalla moglie
vive in un reparto del San Camillo

Separato dall’agosto 2011, abita da oltre sei mesi in una stanza dell’ ospedale: lo stesso dove fu filmato un infartuato assistito per terra nel Pronto Soccorso. Rischia lo «sfratto»

ROMA – Le scarpe allineate in bagno assieme alle valigie, la moka in vista e qualche scodella. Nell’altra stanza il letto con le lenzuola linde allestito su una barella, sotto a una scrivania, sullo sfondo dei camici appesi. Camera e bagno, come in hotel. Non solo emergenze nei pronto soccorso per lettighe introvabili, malati curati a terra e fondi sempre più ridotti: per capire bene cosa succede negli ospedali bisognerebbe buttare un occhio anche nei reparti. Capita che all’occorrenza vengano usati anche come case, come alberghi, dove però non si paga la pigione, l’acqua e la corrente e magari è facile anche rimediare un pasto caldo. Lo sa bene un tecnico radiologo dell’ospedale San Camillo che una volta buttato fuori casa dalla moglie, invece, di rivolgersi a un affittacamere, a un parente, a un amico, o, alle strette, di piantare una tenda sotto a un ponte, ha scelto un ufficio del reparto ed è andato ad abitare là.

UN TETTO SULLA TESTA – Letto, wc e armadietti a disposizione. Ottenendo così tre vantaggi, pare: casa e lavoro senza prendere il bus, un rifugio al caldo e un tetto sulla testa. La storia del signor G., cinquantenne separato, stimato dai colleghi, sarebbe potuta sembrare quasi incredibile se non fosse stato lui stesso in qualche modo a farla trapelare, a raccontarla, a denunciarla. E nero su bianco, tramite atti giudiziari. Per «impietosire» i magistrati, forse.

L’APPELLO AL TRIBUNALE – Così infatti scrivevano l’estate scorsa i suoi avvocati al giudice del Tribunale di Roma che si stava occupando dei suoi rapporti controversi con la moglie: «Il signor G. è stato allontanato dalla casa familiare mediante lo spoglio della stessa e ad oggi vive provvisoriamente in una stanza dell’azienda ospedaliera Forlanini-San Camillo, dove lavora, costretto dallo stato di necessità causato dalla condotta della moglie». Il tecnico sottoscrive. L’atto viene depositato il 2 agosto 2011. E, a conclusione, riporta questa dicitura: «Si allega documentazione fotografica dell’ospedale San Camillo Forlanini dove il resistente dorme per stato di necessità». Seguono una serie di foto. Ma a livello giudiziario non succede nulla, sul fronte San Camillo si intende.

IL CUD DEL SEPARATO – D’altra parte la causa in questione trattava di ordini di allontanamento da casa, delle basi di una separazione giudiziale e non di posti letto, o alloggi, in ospedale. Così, sei mesi dopo, a febbraio 2012 i difensori del tecnico del San Camillo rilanciano l’argomento: il 13 febbraio, per precisione, presentano una memoria alla dottoressa Salvio del tribunale civile di Roma e – insieme al Cud 2009-2010-2011, all’ultima busta paga e alla visura catastale dell’ex casa coniugale – riallegano «anche la documentazione fotografica dell’alloggio temporaneo del signor G. presso l’azienda ospedaliera San Camillo». Ancora là.
«ALLOGGIO TEMPORANEO» – Dall’agosto 2011 al febbraio 2012, sono passati oltre sei mesi e il tecnico vive ancora là, al San Camillo, e ancora parla di alloggio temporaneo. Quindi non c’era un errore nel primo atto. Evidentemente quelle foto non erano solo una messinscena. Il tecnico di radiologia, infatti, era tornato così sull’argomento e davanti ad altri magistrati seguendo la stessa linea (difensiva) e sempre in veste di vittima (della moglie) aveva ribadito qual era il suo alloggio, fotografandolo angolo per angolo. Una stanza in ospedale.

SOCCORSO SUL PAVIMENTO – Una stanza dello stesso ospedale, il San Camillo, uno degli centri di eccellenza di Roma, dove una settimana fa era stato soccorso su un materasso, sul pavimento, un uomo colpito da infarto – come documentato da un video di Corriere.it – perché le barelle sono poche e i posti letto nei reparti vengono sempre più sforbiciati. Ora però la situazione per il tecnico radiologo rischia di complicarsi: giorni fa qualcuno ha presentato un esposto ai Nas. Che potrebbero farlo sloggiare subito, magari creandogli anche grane sul lavoro. Il legale dell’ex moglie, avvocato Luana Capriotti, sul caso non si sbilancia: «Sfrattato? Si tratta, allo stato, di una separazione senza via di ritorno. E la casa è intestata alla signora».

Adelaide Pierucci @corriere.it

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