Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Chi Risarcisce i Tifosi???

I tifosi amaranto scrivono al presidente Figc Abete:
“Nessun illecito nel 2006: adesso chi risarcisce l’Arezzo?”

I tifosi dell’Arezzo scrivono alla Federazione. Un lettera firmata dal comitato “Orgoglio Amaranto” per sottolineare il duro trattamento della società del Cavallino dopo la bufera Calciopoli, la penalizzazione e la seguente retrocessione. Nel 2006 l’Arezzo aveva raggiunto l’apice calcistico degli ultimi anni, una risalita tenace dopo le burrasche degli anni ’90. Da allora, con la retrocessione in Lega Pro, l’Arezzo non è più riuscito a sollevarsi, trovandosi oggi in serie D. L’illecito presunto, dicono i tifosi, “è stato clamorosamente sconfessato nel corso del processo penale di Napoli”. E ora i tifosi chiedono giustizia.

Di seguito il testo integrale della missiva indirizzata al presidente Giancarlo Abete.

Spett.le Presidente Giancarlo Abete,
con questa lettera e con la raccolta firme che le alleghiamo vogliamo esprimere il disappunto e lo sdegno di un’intera città per il trattamento ricevuto dalla nostra società di calcio nell’estate del 2006. L’Associazione Calcio Arezzo, all’epoca in serie B, fu condannata dalla giustizia sportiva a una penalizzazione severa di 6 punti senza che nessun suo tesserato o dirigente fosse coinvolto in intercettazioni telefoniche né sottoposto ai processi dei tribunali competenti. “Illecito presunto”: questo il capo d’accusa che costò all’Arezzo la decurtazione in classifica e, anche a causa di ciò, la retrocessione in Lega Pro1.
La sanzione, qualche anno più tardi, è stata clamorosamente sconfessata nel corso del processo penale di Napoli, al punto che, come ben saprà, la stessa Federazione Italiana Giuoco Calcio da lei presieduta ha rinunciato alla richiesta di risarcimento danni nei confronti dell’Arezzo. Il legale Tito Lucrezio Milella ha infatti ammesso in Aula che “dal dibattimento non sono emersi elementi tali da configurare l’irregolarità della partita contro la Salernitana”, quella che originò il procedimento disciplinare contro il club amaranto.
Considerando l’evoluzione dei fatti, ci domandiamo: e ora chi risarcirà la città e i tifosi? Da quella disgraziata vicenda è cominciato il declino del calcio aretino, fino alle estreme conseguenze dell’estate 2010, con la messa in liquidazione della società e la ripartenza dai Dilettanti.
Non è più il tempo di tacere. Troppi torti abbiamo subìto dalla Federazione: dalla radiazione a campionato in corso nel 1993 (unico club a cui non vennero concessi il diritto e la possibilità di concludere la stagione) fino al grottesco coinvolgimento in Calciopoli, con una tifoseria appassionata costretta suo malgrado a recitare il ruolo del capro espiatorio. Il tutto mentre altre società, nemmeno sfiorate da indagini e sanzioni nonostante comportamenti censurabili e censurati dalla Procura Federale, oggi si trincerano dietro la prescrizione.
Nel corso degli anni e dopo gli ultimi scioccanti eventi legati al calcio scommesse, la nostra rabbia e la nostra indignazione sono cresciute ulteriormente. Il calcio nella nostra città è stato oggettivamente azzerato e non intendiamo assistere in silenzio a questo scempio.
Abbiamo quindi deciso di alzare la voce e di fare sentire forte il nostro malcontento, che vogliamo comunque mantenere all’interno dei binari della civiltà. E’ questo il motivo della raccolta firme che abbiamo promosso e che rappresenta uno degli ultimi sistemi di protesta democratica in questo Paese.

Alleghiamo alla presente solo una parte delle migliaia di firme di adesione, fra le quali ci piace segnalare quelle del Sindaco della città, Giuseppe Fanfani, di tutti gli assessori della Giunta Comunale e di tutti i membri del Consiglio Comunale.
Arezzo vuole riprendersi la dignità sportiva che è stata cancellata con le sentenze dell’estate del 2006. Noi abbiamo pagato per colpe non nostre, per millanterie di guardalinee frustrati e per spacconate di dirigenti incapaci. E’ forse giustizia questa? E’ giustizia quella che condanna senza un colpevole e senza una prova ma solo sulla base di una presunzione di colpevolezza, peraltro fondata anche su trascrizioni telefoniche errate?
Caro Presidente Abete, Arezzo merita una risposta, merita delle scuse ma soprattutto meritava giustizia, una giustizia che noi ora rivendichiamo con forza.
Attendiamo un suo riscontro concreto, riservandoci la facoltà di percorrere tutte le strade possibili affinché venga fatta luce su una vicenda caratterizzata da troppe e inquietanti zone d’ombra.

Cordiali Saluti

IL COMITATO ORGOGLIO AMARANTO

@arezzonotizie.it

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