Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Milan vs Lecce

REPRESSIONE: L’APOTEOSI DI SAN SIRO

San siro, la scala del calcio, dove tutto deve sembrare perfetto, dove agli occhi della gente deve sembrare lo stadio modello. Prefiltraggio, tornelli, porte dedicate ai tesserati, tutto bello tutto perfetto.

Milan-Lecce, dopo la pantomima settimanale dei biglietti per non tesserati, ecco che lo stadio modello offre una varietà di soluzioni per chi nel settore ospiti non può entrare perchè rifiuta la tessera e soprattutto perchè ha la residenza in Puglia. Sembra incredibile ma tutti ottengono tranquillamente un biglietto chi dai bagarini chi addirittura dalla biglietteria. Conosciamo San Siro, sappiamo come ragionano per cui cerchiamo di capire in quale settore ci faranno andare, negli ospiti o nel settore indicato sul biglietto?
La porta 5 (settore ospiti) ci dice che assolutamente non entreremo li, perfetto è quello che vogliamo. Lungo la strada per arrivare all’entrata di competenza succede il primo piccolo tafferuglio. Un distinto frequentatore della scala del calcio, ci apostrofa con un “terroni africani tornate a casa vostra”, ringraziamo sentitamente per il complimento in un modo che il signore del nord non gradisce. Alcuni steward decidono quindi che i tifosi giallorossi protagonisti del battiecco debbano entrare al settore ospiti. Gli altri si dirigono al terzo rosso con le sciarpe al collo. Passato il tornello, con un sommario controllo del biglietto veniamo fermati ancora una volta dagli steward. Chi aveva la sciarpa giallorossa al collo viene riportato internamente al settore ospiti, gli altri salgono normalmente, salvo poi doversi comunque spostare nel settore ospiti una volta arrivati nel terzo rosso. Ma non sarebbe stato più facile decidere preventivamente dove farci entrare, invece di farci girare per tutto San Siro?

Una volta dentro, come già sapevamo inizia la saga dello striscione. Fa niente che siamo in un settore dove non potremmo stare, fa niente che è entrato chi non poteva entrare, fa niente che ragazzi residenti in Puglia siano entrati con biglietti a nomi di donne, l’importante a San Siro è la forma non certo la sicurezza, è la forma vuole che quel benedetto striscione contro la tessera non deve essere appeso. Scene che si ripetono, cambia la squadra in campo ma non gli steward, ed inizia il tiramolla. Alla fine uno steward un pò più esasperato di altri strappa di mano lo striscione ferendo un ragazzo. Ed è qui che succedere il parapiglia. Si cerca di difendersi da questo steward troppo intraprendente. Nel settore compaiono le forze dell’ordine e un numero infinito di steward. Si parla, si chiedono spiegazioni, gli animi sembrano calmarsi e la questione sembra finita.
Ma una sorpresa attende i tifosi leccesi all’uscita. Arrivati alla base della torre ci troviamo una serie di steward schierati a formare un piccolo corridoio, dove i tifosi potevano passare uno alla volta. Vengono individuati otto ragazzi e portati via. Gli altri vengono letteralmente cacciati dallo stadio, senza la possibilità di capire cosa stesse succedendo ai loro amici, senza possibilità di chiedere spiegazioni. Passano circa venti minuti e gli otto tifosi leccesi vengono rilasciati, dopo essere stati fotografati e schedati, cosa gli succederà è facile prevederlo.

MA L’AMOR MIO NON MUORE (il pensiero di uno degli otto ragazzi fermati)
Questo episodio mi sconvolge da un lato …mi da più forza e amore verso quella maglia dall’altro…..
Sono sconvonlto perchè l’abuso di potere è risaputo e consolidato ormai da tempo…ma finchè non lo vivi sulla propria pelle non lo comprendi pienamente…..l’amerezza mi rattrista….ma dall’altra sono un leone…come vada io ho detto la mia….è ho proseguito con i miei ideali con il mio senso di giustizia….anche se la realta’ è distorta…..io non posso cambiare io sono così punto e basta e non sarà certo una daspo o diffida o altro a cambiarmi….il sistema calcio ormai è marcio tutto quello che gira intorno è compromesso…..io di compromessi non ne ho e non ne voglio…mi daranno daspo gratuitamente…bene che me ne fotto quando finisce torno in curva a chiedere ancora spiegazioni a dire la mia senza paura e senza timore di nessuno, come prima come ora, così sarà

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