Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

No Tav in Europa

La Tav fa litigare anche all’estero

Non è vero che l’alta velocità ferroviaria è un problema solo italiano. Se ne discute anche in Francia, in Gran Bretagna e perfino negli Usa. Ma senza ideologie politiche e con un dialogo tra le parti che a volte funziona

Si dice spesso che l’alta velocità viene messa in discussione solo in Italia, mentre all’estero è realizzata senza troppi problemi. Non è esattamente così. La protesta dellaValsusa sembra infatti avere paralleli importanti anche all’estero: in Francia, Inghilterra, perfino Stati Uniti. Cambiano i nomi e le forme, ma i motivi del no restano in parte gli stessi: problemi ambientali, lo spreco di denaro pubblico, l’inutilità dell’opere. Diverse invece sono le consueguenze e le reazioni, ispirate spesso più al dialogo tra le parti che non alla contrapposizione ideologica.

In Francia, ad esempio, è in corso un’aspra polemica sul nuovo Tgv che dovrebbe collegare Marsiglia a Ventimiglia passando da Nizza e dal principato di Monaco. I problemi sul progetto, che risale ormai al 1990, sono stati sollevati soprattutto da sindaci e contadini delle zone di produzione del vino, la maggiore risorsa economica della regione.

I più agguerriti sono i contadini della zona docg di Bandol, vicino a Tolone. La Rff – Réseau Ferré de France – ha avviato così un lungo processo di concertazione con i prefetti e i sindaci dei comuni interessati dalla linea veloce. Sul sito della linea è dato grandissimo spazio alle informazioni relative alla concertazione con gli attori locali (si trovano video, opinioni scritte, resoconti dei tavoli di incontro, verbali di riunione: insomma, un modello di trasparenza che pare un po’ diverso da quello italiano.

Le proteste dei contadini hanno costretto comunque la Rff a rivedere il progetto iniziale, cercando di evitare i passaggi nelle zone più ricche a livello agricolo (la ripercussione negativa sul territorio non è infatti messa in dubbio). Il 14 febbraio la società ferroviaria ha annunciato che la tratta di Tolone non si farà, restando una linea regionale. Ora è in revisione un nuovo progetto per l’intero percorso, che dovrebbe essere pronto nel luglio del 2012. Le associazioni di difesa dei vigneti non hanno però mollato la presa, continuando ad opporsi alla scelta dell’alta velocità, ed ora lamentano il silenzio di quattro mesi imposto dalla Rff a causa delle elezioni presidenziali.

Nel Regno Unito c’è invece controversia sul High Speed Rail 2, ovvero la seconda linea d’alta velocità inglese, che dovrebbe connettere il nord e il sud dell’isola, unendo Birmingham a Londra.
Si tratta di un progetto di due anni fa, su cui il governo è ritornato più volte, l’ultima il 12 gennaio del 2012. Un treno che, nelle intenzioni, dovrebbe migliorare la viabilità da e verso la capitale, aumentare l’indotto nelle West Midlands, diminuire il traffico su gomma e rispondere al bisogno di trasporto per merci e persone.

Un programma che secondo alcuni però non corrisponde affatto alla realtà. E gli oppositori, in Inghilterra, si fanno trovare molto preparati sul lato di promozione e marketing. I siti web quasi non si contano: oltre a quello della campagna nazionale ci sono le pagine delle associazioni o delle reti degli enti locali. Su Google, digitando “Stop high speed rail” compaiono 46 milioni di risultati e in rete circolano decine di video viralidi controinformazione sulla linea veloce come questo.

I motivi della protesta sono simili a quelli dei No Tav italiani: l’HS2 sarebbe uno spreco di denaro, una priorità inesistente, un progetto con un business plan molto confuso, che non risolverebbe il divario fra nord e sud, che anziché migliorare peggiorerebbe l’ambiente, aumentando l’emissione di Co2, il consumo di elettricità e la rovina del suolo. I movimenti locali non si sono però limitati ad opporsi al progetto esistente: stanno promuovendo idee e percorsi alternativi ritenuti migliori per la società e per l’ambiente.

Ma la questione dell’alta velocità ferroviaria è calda anche oltre oceano. Il ‘Wall Street Journal’ ad esempio ha pubblicato il 10 gennaio scorso un articolo fortemente critico nei confronti della linea che dovrebbe unire Los Angeles a San Francisco. Il progetto californiano risale al 2008. L’intento è diminuire il traffico aereo, più dispendioso per l’ambiente e per i due scali, e migliorare la viabilità fra le due megalopoli. Alle proteste degli oppositori la risposta costante era che «sarebbe stato più costoso non farla»: la California High-Speed Rail Authority sosteneva infatti che la mancata realizzazione della linea ferroviaria avrebbe portato a investimenti di 70 miliardi maggiori per assorbire il traffico di persone e merci ampliando gli aereoporti, aumentando le corse ferroviarie attuali e il trasporto su strada.

Dietro l’articolo del Wsj c’è una pubblicazione della Reason Foundation, un ente non governativo nato nel 1968 che ha prodotto uno studio approfondito sulla fattibilità e l’impatto economico della linea. Gli autori della ricerca smentiscono di fatto punto per punto il piano della società californiana, oltre a dimostrare che i rischi previsti per la mancata realizzazione del treno sono gonfiati. Lo studio mostra come la costruzione della linea costerebbe decine di miliardi di dollari in più di quanto previsto, causando un rischio di deficit per lo stato californiano. A qualcuno, forse, fischieranno le orecchie qui in Italia.

Le ragioni del no, in America, non hanno però colore politico come da noi. Ad urlare “stop the train” ai suoi 32 mila followers su twitter e tutti i suoi elettori è infatti anche il governatore repubblicano del Wisconsin Scott Walker. Eletto il 3 gennaio 2011, Walker ha fatto dell’opposizione alla linea ad alta velocità che dovrebbe collegare Milwakee a Madison uno dei suoi punti di bandiera. Il progetto, voluto dal segretario dei trasporti e dall’ex governatore, non risponderebbe secondo Walker ad alcun bisogno, essendosi ridotto del 41 per cento il traffico su quella linea. Inoltre, dice, i costi dell’operazione ricadrebbero per l’80 per cento sul governo del Wisconsin, incapace ora come ora di affrontare quella spesa.

Francesca Sironi @espresso

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