Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Vietato il tricolore

FORZE DELL’ORDINE E STEWARD VIETANO L’INGRESSO
DEL TRICOLORE ALLA PARTITA DELLA NAZIONALE

Marco Avallone è un appassionato di calcio che abbiamo avuto il piacere di conoscere grazie a Facebook. Lo abbiamo contattato a seguito di un particolare commento, postato dallo stesso, in merito ad un nostro recente articolo riguardante l’esposizione delle bandiere “No Tav” nella gradinata genoana, che sottolineava l’episodio che lo avevo visto protagonista in prima persona proprio in quel di Genova, durante il quale le forze dell’ordine e gli addetti alla sicurezza dello stadio gli hanno vietato il permesso di introdurre una bandiera tricolore in occasione della recente partita della nazionale italiana contro gli USA.
Avendo vissuto un episodio simile qualche anno fa, in occasione di una trasferta a seguito della Lazio proprio a Genova, dove le forze dell’ordine mi impedirono di introdurre all’interno dello stadio il mio stendardo “Impero Biancoceleste” sostenendo che la dicitura “impero” fosse chiaramente di matrice “nazista”, personalmente non mi sono stupito più di tanto per questo tipo di evento.
Però un conto è una trasferta di campionato, un altro è una partita della Nazionale, per giunta organizzata per beneficenza.
Dopo essere stato contattato dal sottoscritto, quindi, Marco si è dimostrato molto disponibile nel raccontarmi l’increscioso avvenimento di cui sopra, fornendoci anche alcune fotografie che documentano ulteriormente quanto accaduto.
“Ci tengo a precisare innanzitutto – esordisce Marco – che io non ho assolutamente nulla contro il movimento dei No Tav e contro chi sventola le loro bandiere. Il mio commento era solo dovuto al fatto, piuttosto inusuale, che quel genere di bandiere erano riuscite a varcare l’ingresso dello stadio, mentre la bandiera dell’Italia, in occasione, per giunta, di una partita degli azzurri, no!”
In effetti è piuttosto assurdo. Ti va di raccontarci come si sono svolti i fatti?
“Dunque, il 29 febbraio mi sono recato a Genova per trascorrere un paio di giorni in terra ligure con l’intento di assistere all’allenamento a porte aperte della Nazionale e, successivamente, alla partita tra l’Italia e gli USA. E’ doveroso sottolineare che tale partita era un’amichevole a scopo benefico organizzata per raccogliere fondi da devolvere alle popolazioni alluvionate di quel territorio. Ho acquistato un biglietto di Gradinata Nord a 13 euro e 50 centesimi, nonostante il prezzo inizialmente stabilito fosse di 10 euro più 1 euro e 50 centesimi di prevendita. Tralasciando, comunque, questo particolare, seppur fastidioso, verso le ore 19 mi reco all’ingresso della Gradinata Nord. Passo tranquillamente il tornello, mi viene strappato il tagliando e vengo sottoposto all’ultima perquisizione di rito prima di poter salire i gradoni dello stadio. Mi viene chiesto se ho l’accendino e poi mi chiedono che cosa portassi all’interno del marsupio. Io rispondo che ho semplicemente una bandiera dell’Italia. Lo steward mi dice, quindi, di fargliela vedere e mi chiede se ci fosse scritto sopra qualcosa. Rispondo affermativamente, spiegando che la scritta “ADRI VIVE” è dedicata ad un mio carissimo amico morto in un incidente stradale. A quel punto si è scatenato il finimondo. Gli steward e gli agenti delle forze dell’ordine presenti in quel varco mi intimano di lasciare la bandiera all’ingresso, in quanto questa non poteva entrare senza l’esplicita autorizzazione del Questore. Cerco di spiegare che è una semplice bandiera della nazionale, come una di quelle che molto spesso vengono distribuite in occasioni del genere, recanti, in bella vista, il nome dello sponsor che le ha realizzate. Ma le mie proteste non sortiscono alcun effetto. Faccio addirittura presente che se la bandiera non fosse entrata, non sarei entrato neanche io, e per tutta risposta gli addetti alla sicurezza mi fanno accomodare fuori, senza tanti complimenti.”
Allucinate! E poi, cosa è successo?
“A quel punto, affinchè anche gli altri potessero sapere cosa stava succedendo, ho deciso di appendere la bandiera fuori dal tornello. Vicino a me c’era del personale che indossava dei giubbotti con il logo della FIGC. Ho chiesto loro ulteriori spiegazioni in merito a quello che mi stava accadendo, ma non ho ottenuto alcun tipo di risposta. A circa 10 minuti dal fischio d’inizio mi sono quindi spostato e, passando sotto la tribuna d’onore, ho deciso di appendere nuovamente la mia bandiera in prossimità dei tornelli d’ingresso. In men che non si dica alcun steward e alcuni poliziotti si sono avvicinati al sottoscritto intimandomi di far sparire quella bandiera. Uno degli agenti ha tentato inoltre di spiegarmi che, anche se su quella bandiera non c’era scritto nulla di male, questa non poteva comunque entrare perchè il clima all’interno dello stadio era piuttosto teso!”
In una partita di beneficenza della Nazionale il clima era teso tale da non permettere l’accesso di un tricolore? Siamo davvero all’assurdo…
“E’ la verità! Sono praticamente rimasto di stucco. Lo stesso poliziotto, inoltre, mi ha invitato a lasciare la bandiera all’interno dei loro uffici per poi passare a riprenderla al termine dell’incontro. Ovviamente non ho accettato la proposta e me ne sono andato senza aver assistito alla partita. Questo è quanto accaduto quel giorno.”
Con certi avvenimenti stiamo veramente rasentando il paradossale. Dove arriveremo di questo passo? Quale motivazioni hanno spinto gli addetti alla sicurezza dello stadio a vietare l’ingresso di un semplicissimo tricolore recante una scritta in ricordo di un ragazzo venuto tragicamente a mancare? Quanti e quali altri abusi i tifosi di tutta Italia sono costretti a sopportare a causa di alcune persone totalmente incompetenti che compiono il proprio lavoro con superficialità e senza un minino di cognizione di causa? Abbiamo già assistito, purtroppo, a scene del genere: qualche mese fa, a Roma, è toccato ad uno striscione in ricordo di un soldato ucciso (clicca qui), oggi è la volta di un tricolore. E chissà quanti altri episodi del genere accadono ogni settimana negli stadi di tutta Italia senza che nessuno ne possa venire a conoscenza. Ringraziando Marco per la disponibilità nel raccontarci quanto avvenuto quel giorno, vi lasciamo con tutta questa serie di interrogativi, nella speranza, piuttosto vana a dir la verità, che tali, incresciosi episodi, non accadano mai più!

Daniele Caroleo @dallapartedeltorto

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