Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Aggressione violenta e preordinata contro le forze dell’ordine

Blitz per scontri a cortei del 15 ottobre
tra gli indagati anche ultras e anarchici

Operazione di Digos e Ros in diverse città italiane, da Padova a Cosenza, nelle indagini per gli incidenti alla manifestazione romana degli Indignati. Secondo gli inquirenti, il gruppo responsabile dell’incendio del blindato dei carabinieri veniva da Teramo. Scontro fra pm e gip che non ha accoglie richiesta di carcere
ROMA – Quella del 15 ottobre dello scorso anno “è stata una aggressione violenta e preordinata contro le forze dell’ordine”. A dirlo è il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, responsabile del pool antiterrorismo, nella conferenza stampa sul blitz in cui sono stati effettuati arresti e perquisizioni per gli scontri durante la manifestazione degli Indignati a Roma.

La Digos della Questura di Roma, diretti da Lamberto Giannini, e la Sezione Anticrimine del Ros, diretta da Massimiliano Macilenti, si sono mossi in diverse città d’Italia con perquisizioni a Roma, Teramo, Ancona, Civitanova Marche, Padova e Cosenza. Polizia e carabinieri hanno notificato sette ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari e sei obblighi di dimora. Tra le persone raggiunte del provvedimento restrittivo emesso dal gip ci sono anche due ultras della Roma, del gruppo “Offensiva Ultras”, oltre che attivisti dei movimenti di Lotta per la casa. Tra gli indagati di Teramo ci sono Anarchici (uno si era reso protagonista di un fallito assalto alla sede di Finmeccanica a piazza Montegrappa) ma anche tifosi. Tra i tredici al centro del blitz di Ros e Digos si contano anche No Tav. In particolare un manifestate arrestato a Macerata ha un precedente per gli scontri in Val di Susa.

Per l’assalto e l’incendio al furgone blindato dei carabinieri i responsabili sarebbero di Teramo, esponenti dell’area antagonista e di “azione antifascista Teramo”. Durante le perquisizioni sono stati ritrovati gli indumenti usati dai manifestanti durante gli scontri, coltelli e machete. Alcune riprese dimostrerebbero che alcuni dopo un’azione rientravano tra le fila dei dimostranti per cambiarsi gli indumenti e ciò per evitare l’identificazione.

Tra gli indagati alcuni studiano, altri sono già inseriti nel mondo del lavoro, la maggior parte, di età abbastanza giovane, è già nota agli investigatori dell’Antiterrorismo. Tra i destinatari dei provvedimenti della Procura ci sarebbe anche Davide Rossi, militante di Azione antifascista e primo dei non eletti nelle fila di Rifondazione comunista alle ultime comunali di Teramo. A confermarlo è stato l’avvocato Filippo Torretta.

Procura e gip. La procura aveva chiesto l’arresto in carcere per tutti gli indagati, ma il gip non ha accolto la richiesta e ha disposto misure meno severe. Contro tale decisione la procura ha annunciato ricorso immediato al tribunale del riesame. I destinatari dei provvedimenti sono accusati a diverso titolo di devastazione, saccheggio e resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale commessi quel giorno da gruppi di “black bloc” infiltrati nei cortei promossi dal movimento degli Indignati. Per il giudice gli arresti domiciliari sono sufficienti, essendovi concreto pericolo che, verificando se nuovamente fosse l’occasione, gli indagati possono porre in essere altre azioni violente contro le forze dell’ordine e ripetere quegli atti di puro vandalismo che hanno arrecato gravissimo turbamento all’intera cittadinanza oltre ad avere snaturato e svilito le stesse finalità pacifiche della manifestazione”.

Nella Capitale. Solo a Roma sono stati sottoposti agli arresti domiciliari S.G. (20 anni) e Z.M. (27), noti alla Digos e al Ros per la loro appartenenza al contesto ultras romanista, in particolare al gruppo ultras “Offensiva Ultras”, riconosciuti in piazza San Giovanni nell’atto di attaccare il blindato dei carabinieri, poi dato alle fiamme, il primo con una trave di legno e il secondo con un martello. Sempre nella Capitale, le tre persone sottoposte alla misura della presentazione alla polizia giudiziaria sono note per la loro militanza nel movimento antagonista capitolino, in particolare nei movimenti per i diritti dell’abitare come Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa, vicini al centro sociale “Acrobax”, e del sodalizio anarchico. Infine, Digos e Ros hanno perquisito un 30enne, sospettato di aver partecipato attivamente agli scontri in piazza San Giovanni. Appartenente al contesto ultras romanista, leader del gruppo ultras della Curva Nord.

Erano già noti alle forze dell’ordine Davide Bastioli (27 anni di Foligno), Emanuele Bonafede (28, di Roma), Salvatore Pappalardo (36 di Motta di Livenza, Treviso) e Giuseppe Parise (52, cosentino di Rossano, detto il ‘coreano’), sottoposti all’obbligo di firma per resistenza aggravata a pubblico ufficiale per il lancio di sanpietrini in piazza San Giovanni in Laterano. L’identificazione di Bonafede, si legge nell’ordinanza, è stata “operata sulla base di una fotografia fornita dal personale della Digos di Roma relativa a un presidio No Tav del 6 ottobre 2011 presso la stazione Tiburtina”. Bastioli, dal canto suo, risulta noto alla Digos di Macerata in quanto appartenente al Csa Jolly Roger di Civitanova Marche.

Pappalardo è, invece, indicato dagli inquirenti come “attivista del centro sociale Pedro e per denunce e segnalazioni dal 1999 al novembre 2011 correlate a scontri con le forze dell’ordine”. Quanto a Parise, il gip lo definisce soggetto “ben noto alla Digos di Cosenza per la sua appartenenza, con il soprannome ‘il coreano’, a movimenti anarchici locali”. Nei loro confronti è stato disposto l’obbligo di firma in quanto il gip ha ritenuto “le loro condotte frutto di individuali iniziative personali non inserite nel contesto di organizzazioni eversive collegate tra loro”. A carico di altri nove, il gip non ha applicato alcuna misura restrittiva, come invece avrebbe voluto la procura.

L’assalto al blindato. Secondo il giudice l’assalto al blindato è avvenuto a “con modalità tali da mettere concretamente in pericolo non solo l’incolumità personale dell’agente ma anche la sua stessa vita”. I manifestanti dopo aver bloccato il transito dell’automezzo “lo assalivano con il lancio di sampietrini per poi riuscire a forzare ed aprire il portellone laterale. Il carabiniere quando il blindato fu dato alle fiamme fu costretto ad abbandonarlo e a darsi alla fuga raggiungendo, bersagliato da una fitta sassaiola gli altri suoi commilitoni”. Sul punto il giudice sottolinea che l’episodio “avrebbe potuto avere ben più drammatiche conseguenze se il militare non fosse riuscito a mettersi in salvo fuggendo”.

Teramo e Ancona. Nella provincia di Teramo sono finiti nel mirino degli investigatori 4 persone, tutte trentenni, e una ad Ancona, dove l’uomo è stato ripreso nell’atto di scagliare un sanpietrino contro il carabiniere nel momento in cui lascia il mezzo per mettersi in salvo. I soggetti sono tutti noti alla Digos e ai carabinieri di Teramo perché già segnalati o denunciati per resistenza a pubblico ufficiale, per la partecipazione a scontri con le forze di polizia in quanto appartenenti alle frange più violente della tifoseria ultras abruzzese.

Le indagini. Ma l’operazione non è conclusa. Per gli investigatori i risultati ottenuti fino a oggi non devono essere considerati un punto di arrivo. A prescindere dal primo gruppo di manifestanti bloccato il 15 ottobre dello scorso anno (8 dei fermati sono già stati condannati a pene severe dal tribunale), la nuova operazione ha portato a 34 arresti, 34 perquisizioni e a una cinquantina di denunce contro coloro che manifestarono. Il lavoro svolto è stato fatto sulle immagini prese nel corso degli scontri ed esaminate dalla polizia scientifica. Tra Ros e Digos proseguiranno gli scambi di informazioni.

@repubblica.it

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