Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Milan vs Inter

DALLA PARTE DEL CITTADINO

La fatica di un nonno interista per portare i ragazzini al derby

Buongiorno signora Bossi Fedrigotti, le racconto l’esperienza di un nonno che ha pensato di invitare al derby del sei di maggio il nipotino più alcuni suoi piccoli amici di dieci anni. Premessa doverosa: i biglietti per il derby del sei maggio non sono esauriti. Allora, con la determinazione che solo i nonni possono avere, comincio l’avventura provando a comprare i biglietti online sul sito dell’Inter; ci vuole la tessera del tifoso (che io ho) ma il massimo di biglietti acquistabili in un colpo solo è 4 (quattro) e io ne devo comprare 7 (sette), tutti al primo anello blu. Quindi, dato che online li sceglie il computer con la funzione «best seat» non ho la garanzia che siano in serie ma a noi piacerebbe stare seduti vicini. Allora rinuncio alla via pc e con la mia bella tessera del tifoso mi reco presso la Banca Popolare di Milano in piazza Meda dove cortesi impiegati mi illustrano come funziona la prevendita. Chiedo quindi di acquistare sette biglietti munito di sette carte di identità sette, bimbi compresi, forte della mia tessera del tifoso, ma tutti e sette devono avere la famigerata tessera del tifoso; ma ho un lampo di genio e chiedo di tesserare tutti gli altri sei, perché no. Risposta: giusto, se fosse una partita qualsiasi sarebbe fattibile ma per il derby non è possibile, il limite temporale era fissato alla data del trenta di marzo. Breve conclusione sulle «semplificazioni»: frequento lo stadio di San Siro dal 1958 sia da spettatore qualsiasi, sia da abbonato, quindi immagini quante migliaia di biglietti avrò acquistato in Italia e all’estero, ma le difficoltà che ho trovato a Milano negli ultimissimi tempi credo non abbiano alcun paragone al mondo, chi riesce a portare la famiglia allo stadio va onorato con un monumento alla memoria davanti a San Siro, perché organizzato così il calcio può finire solo in mano ai facinorosi e ai violenti, gli stadi in mano loro e le famiglie al massimo davanti alla tv, finché dura, naturalmente.
Patrizio Bertolini

Come forse può immaginare il calcio non è esattamente il mio «ramo», ma da quel che mi raccontano i famigliari tifosi gli spettacoli che, sempre più spesso, si possono vedere allo stadio non sono forse i più indicati per bambini di dieci anni, tanto più se i posti sono in curva; mi dicono però anche — relata refero — che a San Siro di solito non succede niente di preoccupante. Quanto alle difficoltà che ha incontrato, pensavo fosse molto più facile comprare i biglietti per una partita, ma le regole rigide forse non sono fatte per i nonni che vogliono festeggiare i nipotini bensì per gli eventuali facinorosi che hanno in animo di entrare in massa. E, che, di solito, ci riescono.

Isabella Bossi Fedrigotti @corriere.it

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