Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Udinese vs Lazio

La finta rissa di Udine dimostra
che le leggi valgono solo contro i tifosi

Il posticipo della trentacinquesima giornata ha chiuso la settimana calcistica con le solite e patetiche scene dei giocatori che si improvvisano picchiatori e corrono dietro agli avversari in attesa che il compagno di turno lo fermi ed eviti il peggio. Mi domando fino a quando dovremmo vedere giocatori che fingono di menarsi, quando al primo schiaffetto o al primo contatto si buttano per terra e simulano chissà quale frattura.
A fine partita si è riproposto tutto questo, spinte, strattoni e urla. Poca roba insomma ma sufficiente a indurre il Giudice Sportivo a sanzionare la condotta di quei giocatori che hanno osato toccare l’arbitro sulla spalla o hanno costretto il massaggiatore a mettersi in mezzo a far da paciere: Marchetti squalificato per quattro giornate mentre a Dias è andata meglio con sole tre giornate da scontare. Fin qui nulla di strano.
Ciò che invece colpisce profondamente è la decisione del Giudice Sportivo nei confronti della Lazio, soprattutto se la stessa si mette a confronto con la dura repressione messa in atta dopo i fatti di Genova della scorsa settimana: la Lazio infatti è stata sanzionata con la sola multa di € 20.000, come si legge nel provvedimento del Giudice Sportivo, “per aver omesso di impedire, al termine della gara, l’ingresso non autorizzato nel recinto di giuoco di un proprio dirigente e di un collaboratore, che spingeva un dirigente della squadra avversaria, facendolo cadere al suolo”.
Ricapitoliamo: un dirigente e un collaboratore della S.S. Lazio S.p.A. non autorizzati entrano in campo; nessuno interviene, né lo staff della società ospitante né le Forze dell’Ordine; il non meglio precisato collaboratore della Lazio spinge un dirigente dell’Udinese facendolo rovinare a terra; il dirigente e il collaboratore escono dal campo e tornano a Roma; la Lazio viene multata di € 20.000 per aver omesso di impedire quanto appena indicato.
A questo punto la domanda sorge spontanea: se al posto del dirigente o del collaboratore della Lazio ci fosse stato un tifoso? Facile, lo stesso sarebbe stato arrestato e sottoposto a DASPO.
La settimana scorsa abbiamo assistito i vertici federali del calcio auspicare la tolleranza zero nei confronti dei tifosi del Genoa e delle condotte violente negli stadi; i politici hanno espresso il loro risentimento perché all’estero avrebbero condannato gli usi e costumi italiani; lo stesso Presidente della Lazio aveva rilasciato dichiarazioni in merito ai fatti di Genova, cui la competenza Questura ha risposto con una ventina di arresti.
Oggi, invece, ci troviamo di fronte nuovamente a immagini forti, stavolta però al posto dei tifosi ci sono un dirigente e un collaboratore di una società di Seria A. La Lazio è stata multata di € 20.000, invece loro due rimarranno impuniti? Possibile che nel calcio ci siano sempre due pesi e due misure, e soprattutto due parole? Si, perché in fondo di parole di tratta, la circostanza spiacevole è che provengono da colui che è denominato Giudice Sportivo: perché si parla di “ingresso non autorizzato nel recinto di giuoco di un proprio dirigente e di un collaboratore” e non di “invasione di campo” come quando ci si riferisce ai tifosi? Perché stavolta si è detto “spingeva un dirigente della squadra avversaria, facendolo cadere al suolo” e non si è parlato invece di “aggressione” come quando indicano qualsiasi gesto proveniente dal tifo?
Mi aspetto che la condotta di un dirigente o, comunque, di una persona vicina a una società venga giudicata più severamente rispetto alla condotta di un tifoso. Mi aspetto che le condotta violenta di chiunque all’interno di uno stadio venga sanzionata, soprattutto quando la stessa proviene da un addetto di una società.
Perché quelle due persone sono entrate in campo? Perché lo Staff dell’Udinese ha permesso a queste due persone di entrare in campo? Perché le Pubblica Autorità non è intervenuta? Perché il Giudice Sportivo non ha preso provvedimenti contro il dirigente della Lazio ma solo nei confronti della società?
La settimana scorsa qualcuno diceva che era stata l’ultima volta e non sarebbe più successo. Stavolta invece nessuno parla, forse perché sanno che ricapiterà. Tanto certe condotte, solo se non provengono dai tifosi, rimangono impunite.

DASPO sta per: Dirigenti Anti Sportivi: Perdono Ottenuto

@rivistasportiva

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