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Calcioscommesse a Bari

Calcioscommesse, arrestati ultras del Bari
Minacce a giocatori e nostri giornalisti

Operazione dei carabinieri del comando provinciale del capoluogo pugliese. Contestato il reato di violenza privata aggravata. Non ci sarebbero collegamenti con la criminalità organizzata. A parlare delle richieste dei tifosi l’ex difensore barese Marco Rossi, ora al Cesena, e l’ex capitano Jean Francois Gillet, ora portiere del Bologna
“Mettiamo una bomba a Repubblica”
Così gli ultras minacciavano i giornalisti

BARI – Non sembra mai finire il baratro in cui è caduto il calcio italiano, devastato dal nuovo scandalo del calcioscommesse. E quando non sono i calciatori a ideare e sponsorizzare combine, sono i tifosi: i carabinieri del comando provinciale di Bari hanno eseguito una serie di arresti contro capi ultras della squadra biancorossa che avrebbero chiesto ai giocatori di perdere almeno tre partite per assicurarsi forti vincite con le scommesse. Ai tre indagati viene contestato il reato di concorso in violenza privata aggravata. Dalle indagini – a quanto si è saputo – non sarebbero emersi collegamenti dei capi ultrà con ambienti della criminalità organizzata, come invece si era ipotizzato in un primo momento. Ma, oltre alle minacce ai giocatori, i tre, secondo le accuse, preparavano ritorsioni nei confronti di due nostri giornalisti. Giuliano Foschini e Marco Mensurati (dei quali si parla in alcuni colloqui telefonici intercettati) in seguito ai commenti che gli stessi hanno fatto nei loro articoli censurando le minacce dei tre tifosi ai danni di calciatori biancorossi dopo l’arresto di Andrea Masiello del 2 aprile scorso.

I capi della tifoseria finiti in manette sono Raffaele Lo Iacono, Roberto Sblendorio (portati in carcere) e Alberto Savarese (ai domiciliari): da loro pretese e minacce per costringere alla sconfitta in alcune partite parlano negli interrogatori a cui sono stati sottoposti nei mesi scorsi l’ex difensore barese Marco Rossi, ora al Cesena, e l’ex capitano del Bari Jean Francois Gillet, ora portiere del Bologna. Entrambi hanno sostenuto che le richieste degli ultrà furono respinte. Gli arrestati sono accusati di aver tentato di imporre ai calciatori, prendendone uno a schiaffi, di perdere le successive gare di serie A.

Il procuratore Laudati, durante la conferenza stampa nella quale è stata illustrata l’operazione, ha detto: “I giornalisti hanno rischiato molto, a loro va la mia solidarietà. Sono i fari nel clima oscuro e omertoso nel mondo della criminalità organizzata”. Gli arresti, ha spiegato Laudati, sono stati eseguiti “perché le intimidazioni proseguivano, e la capacità di condizionamento è proseguita e rischiava di compromettere l’esito ulteriore delle indagini e l’incolumità di alcune persone”. “C’è un primo episodio – ha riferito Laudati – in cui a Bari doveva essere svolta una partita del Foggia per indisponibilità dello stadio Zaccheria. Questi soggetti hanno impedito che la partita si svolgesse a Bari con minacce violente e atteggiamenti intimidatori nei confronti di istituzioni pubbliche, per cui la partita è stata trasferita a Lecce”. Il procuratore ha poi parlato di “azioni di rappresaglia nei confronti di alcuni giocatori”. “Una persona che era stata molto dettagliata su quello che accadeva negli spogliatoi è l’ex capitano del Bari, Gillet, e nei suoi confronti – ha detto il procuratore – era stata programmata una spedizione punitiva a Bologna per indurlo a ritrattare o comunque ridimensionare le dichiarazioni che aveva fatto”.

Sono tre le gare che i capi ultrà volevano ‘far fruttare’, con forti vincite col calcioscommesse, puntanto sulle sconfitte pretese dai biancorossi: si tratta di Bari-Samp (23 aprile 2011, 0-1), che segnò la retrocessione matematica dei biancorossi, Cesena-Bari (17 aprile 2011, 1-0), Bari-Chievo (1-2, del 20 marzo 2011). Rossi (ascoltato come indagato) ha detto agli investigatori che “poco prima della partita Cesena-Bari, alcuni capi ultrà avevano intimato ai rappresentanti dei giocatori, tra cui il portiere Gillet e lo stesso Andrea Masiello, di perdere le successive due partite di campionato, ovvero Cesena-Bari e Bari-Sampdoria, in quanto avevano essi stessi scommesso sulla sconfitta del Bari”.

Laudati ha spiegato che i tre arrestati devono rispondere di violenza privata “perché in più occasioni questi personaggi, che non definisco tifosi perché ho rispetto della parola ‘tifosi’, si sono resi protagonisti di atti violenti nei confronti di giocatori del Bari al fine di perdere le partite, non di propria iniziativa ma mandati da alcuni scommettitori”. I tre ultras durante lo scorso campionato minacciarono alcuni calciatori del club biancorosso di perdere le tre gare con Samp, Cesena e Chievo. “Il primo episodio si è verificato durante l’antidoping di Bari-Chievo – racconta Laudati – quando si sono introdotti nello spogliatoio per fare minacce. Il secondo episodio è stato invece prima di Cesena-Bari e il terzo prima di Bari-Samp, quando sono andati sul campo, hanno preso anche a schiaffi i calciatori e li hanno minacciati creando un clima di paura. L’utilizzo dei tifosi – ha detto Laudati – in un meccanismo che chiamo ‘sistema criminale’ è stata una delle modalità con le quali si riuscivano a condizionare i giocatori e le societàper lucrare dall’esito delle scommesse”.

@repubblica.it

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