Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Entra con l’auto in un megastore

Era entrato con l’auto in un megastore
Temendo il peggio gli massacrano l’auto

I vigilantes lo accerchiano e attaccano l’auto con un estintore. E quando arriva la volante lo porta al reparto di psichiatria
All’inizio sembra incredibile. Talmente irreale da sembrare uno spot, il trailer di un film sulla violenza urbana. Il fatto avviene a Quartucciu, in provincia di Cagliari, al centro Commerciale Le Vele. Un gruppo di addetti alla vigilanza accerchia un’auto entrata come se niente fosse nel centro commerciale. Un signore tranquillo esce da un negozio di telefonia. Ed entra nell’auto. Probabilmente la sua. A quel punto scatta la «follia» dei vigilantes che prima accerchiano l’auto con due panche in legno. E poi cominciano a battere sull’auto con una violenza inaudita. Urla il proprietario dell’auto. Urlano i vigilantes che picchiano sul parabrezza con un estintore. Che, ovviamente, rompe il vetro. Fine della scena. Con il signore tranquillo prima a terra. E poi su una panchina che, buono, buono, aspetta. La polizia è arrivata poco dopo con una volante, su cui ha fatto salire il proprietario dell’auto. Per accompagnarlo al reparto di psichiatria dell’ospedale di Is Mirrionis. L’auto è stata sequestrata.

I FATTI – «I fatti non sono quelli che sembrano», dice Marcello Manca direttore delle Vele. «Quel signore sembrava tranquillo ma giovedì scorso aveva ripetuto la stessa scena: lo avevano trovato all’interno dell’aerea portuale di Elas. Sempre con l’auto». L’autista è un trentenne dipendente tecnico di una azienda sanitaria del cagliaritano. «La vigilanza aveva cercato di tenerlo sotto controllo», racconta ancora Manca. Usando una violenza esagerata? Non bastava chiamare il caro attrezzi? «Aveva l’aria normale, non era agitato ma si capiva che qualcosa non andava. I vigilantes, prima della scena poi ripresa nel video, avevano cercato di mediare, di farlo ragionare. Ma lui era riuscito e eluderli e ficcarsi nella sua auto». Appunto sembra un signore tranquillo nella sua auto. «Ha avviato il motore e chiuso le sicure. Non eravamo in grado di prevedere cosa avrebbe fatto. Temendo il peggio e che partisse in velocità nel centro, abbiamo preferito le maniere brusche. Ma tutto si è concluso non appena s’è rotto il vetro e abbiamo tolto le chiavi dal cruscotto. Questo era l’obiettivo».

Redazione Online @corriere.it

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