Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Archivio per luglio, 2012

Terzo Tempo ad Alfero

Rissa ad Alfero  tra giocatori di rugby
e ultras del Cesena Calcio

L’episodio è avvenuto domenica sera durante la sagra Bevimagnalonga

ALFERO – Botte da orbi all’edizione 2012 della Bevimagnalonga ad Alfero. La rissa ha visto come protagonisti alcuni giocatori di una squadra cesenate di rugby e un gruppetto di tifosi del Cesena Calcio. In totale una dozzina di persone tra i venti e i venticinque anni tutti piuttosto alticci. Tutto è nato domenica sera intorno alle 21, quando gli ultras del Cesena si sono lanciati in cori da stadio poco elegenti nei dei giocatori di rugby.

In un primo momento i giocatori avrebbero lasciato correre poi, saturi, hanno deciso che non avevano intenzione di stare ulteriormente ad incassare e sono andati alle mani.
Nel giro di pochi minuti, nel parco del Casone, sono volati pugni e schiaffi con i litiganti che si sono spostati lungo le vie del paese, nel tentativo incrociato di fuggire e rincorrersi. Per sedare gli animi bollenti c’è voluto l’intervento delle forze dell’ordine: ben tre pattuglie dei carabinieri. Bilancio finale: tre contusi accompagnati al pronto soccorso, per i quali i medici hanno emesso una prognosi di sette giorni. I Carabinieri ora stanno procedendo all’identificazione dei partecipanti alla rissa tutti italiani e quasi tutti del territorio di Alfero.

@romagnanoi.it


Cricket

Partita di cricket finisce a botte
Maxi-rissa a Villa Pamphilj

L’episodio è accaduto domenica durante un incontro organizzato da giocatori indiani e originari dello Sri-Lanka. Sei le persone denunciate. Sequestrata una mazza da cricket usata durante la zuffa

Potrebbero essere motivi di carattere sportivo, forse per una giocata irregolare, all’origine di una rissa scaturita domenica a Villa Pamphilj nel corso di una partita di cricket. A fronteggiarsi, due gruppi di cittadini stranieri, alcuni indiani ed altri dello Sri Lanka che dopo aver organizzato una partita, con tanto di campo delimitato e mazze, hanno messo da parte lo spirito sportivo della competizione e sono venuti alle mani.

Numerose le chiamate al 113 di alcuni cittadini, frequentatori del parco, che ad un certo punto hanno visto due gruppi di persone che si stavano picchiando. Dopo pochi minuti gli agenti del commissariato Monteverde e Trastevere hanno raggiunto Villa Pamphilj e dopo aver acquisito informazioni dai numerosi testimoni presenti si sono messi alla ricerca delle persone che avevano partecipato poco prima alla rissa.

Al termine di una battuta immediatamente effettuata all’interno del parco, i poliziotti hanno individuato un gruppo di cittadini corrispondenti alle descrizioni fornite dai testimoni in prossimità dell’uscita di via Aurelia Antica e li hanno bloccati. Alcuni di loro presentavano evidenti segni della rissa appena terminata, tanto da dover ricorrere alle cure del personale sanitario del 118.

I sei uomini, di età compresa tra i 30 ed i 40 anni, sono stati accompagnati negli uffici del commissariato Monteverde e, una volta accertate le loro responsabilità, sono stati denunciati per rissa aggravata. Gli agenti hanno anche recuperato e sequestrato una mazza da cricket con il manico spezzato, utilizzata da uno dei responsabili.

@repubblica.it


Prostituta vs Ladro

Prostituta sventa un furto in auto senza
interrompere il rapporto con il cliente

Denunciato un 19enne che voleva rubarle la borsetta: lei lo
ha prima bloccato e poi lo ha riconosciuto davanti alla polizia

UDINE – Una prostituta riesce a sventare un furto e a incastrare il ladro, senza interrompere il rapporto con il cliente. L’incredibile performance è riuscita nella notte tra sabato e domenica a una friulana di 39 anni.

La donna era appartata in auto insieme a un cliente, in un parcheggio di Udine, quando ha notato una mano che si era infilata nell’abitacolo da uno dei finestrini aperti, nel tentativo di rubarle la borsetta. Senza smettere di intrattenere il cliente e senza creare allarme, la donna ha afferrato la borsa ed è riuscita a mettere in fuga il ladro.

Terminata la prestazione, la prostituta ha chiamato la polizia fornendo una descrizione dettagliata del ladro che è stato bloccato poco dopo mentre tentava di nascondersi. Si tratta di un ragazzo di 19 anni, riconosciuto dalla vittima. Il giovane è stato denunciato per tentativo di furto.

@gazzettino.it


Ipse dixit : Antonio Conte

Si era difeso cosi nemmeno quindici giorni fa…

Conte: “Ho chiarito tutto,
sono un uomo credibile”

Come negli allenamenti della sua Juve, la prima domanda per Antonio Conte è senza pallone. L’inchiesta sul Calcioscommesse, e l’interrogatorio di venerdì scorso.

«Anche nei momenti più bui e dolorosi di questa vicenda – attacca l’allenatore juventino – ho sempre avuto grandissima fiducia e stima in chi sta facendo le indagini in questa vicenda, che sicuramente è bruttissima. E l’altro giorno in Procura ho potuto esporre e chiarire punto per punto qualsiasi situazione: ho raccontanto una verità, penso assolutamente credibile. Penso che la credibilità, un uomo, la conquisti durante l’arco di una vita, passo dopo passo. E penso anche che nei miei 42 anni, la mia vita si stata molto, molto credibile». Conte è certo che lo sarà anche stavolta: «La società, il presidente, 14 milioni di tifosi sanno chi è il loro allenatore, e penso che dopo questo chiarimento anche altri faranno le loro valutazioni». E’ ottimista: «Già gli esiti di Cremona sono stati positivi, quindi sono molto sereno». E se ancora non bastasse: «Sono assolutamente sereno, ma parliamo di calcio che è la cosa più bella. Nei prossimi giorni, se sarà il caso, torneremo nell’argomento. Se sarà il caso».

@lastampa.it

e invece…

Conte patteggia 3 mesi
Ci pensa anche Bonucci

Il tecnico della Juve eviterà il processo per omessa denuncia. Multa per la società. Il difensore punta a 14 mesi invece dei 3 anni

Ci sono oramai tutte le condizioni per definire cosa fatta il patteggiamento di Antonio Conte. Certo, manca l’ufficialità: dovrebbe arrivare solo mercoledì, quando gli avvocati del tecnico si ritroveranno faccia a faccia con il procuratore Stefano Palazzi e metteranno le firme sul documento che sancisce la squalifica. Le parti si sono sentite più volte in questi giorni, dopo il deferimento per doppia omessa denuncia (Novara-Siena e AlbinoLeffe-Siena) arrivato in sede lo scorso giovedì. La strategia era nell’aria e si è concretizzata nel momento in cui lo staff dei legali si è confrontato con un dubbioso Conte spiegandogli che il compromesso non voleva dire un’ammissione di colpa (le regole del processo sportivo sono diverse dalla giustizia ordinaria). In più avrebbe garantito uno stop molto inferiore rispetto a quello, probabile, di un dibattimento.

@gazzetta.it


Hammadou Djibo Issaka

Momenti Olimpici: applausi
per l’africano solo al traguardo

Quando l’importante è partecipare:il nigerino Issaka taglia il traguardo del singolo a 2 minuti dal vincitore

Da solo al traguardo. Sì, perchè tutti gli altri sono già passati da un pezzo. Lui è entrato nei cuori del pubblico olimpico: Hamadou Djibo Issaka, 35 anni, del Niger. Domenica è andato alla partenza nella gara di canottaggio singolo, uno sport che ha imparato in soli tre mesi di corso intensivo. È arrivato ultimo, quasi due minuti dal vincitore. Ma gli applausi e il tifo sono stati tutti per lui.

L’IMPORTANTE È… – Sono i personaggi «senza speranza» come il saltatore inglese Eddie Edwards, «l’Aquila», e il nuotatore della Guinea Equatoriale Eric Moussambani, «l’Anguilla», ad ispirare fan e sportivi alle Olimpiadi. Il primo è diventato un personaggio amato perché nel salto con gli sci finiva ultimissimo, ma la gente andava in massa per vederlo e applaudirlo. Il secondo è entrato nella storia dei Giochi perché arrivato a più di un minuto dal vincitore dei 100 stile libero a Sydney nel 2000. Anche Londra ha il suo «eroe esotico». Nella gara di canottaggio singolo maschile sul Dorney Lake di Eton, è stato infatti il rappresentante del Niger a finire all’improvviso al centro di tutta l’attenzione dei 20 mila presenti sulle tribune. È uno di quelli per cui vale il motto: l’importante è partecipare (con spirito vincente). Non ha mai preso parte a competizioni internazionali, è arrivato a Londra grazie a una «wildcard» riservata agli atleti provenienti da paesi in via di sviluppo. Anzi, a dir la verità il 35enne ha iniziato a muovere i remi appena tre mesi fa.

LA PROVA – «Forza, dai che ce la fai!», grida dai microfoni lo speaker sportivo. Issaka, infatti, è ancora in acqua quando gli avversari hanno già da tempo tagliato il traguardo. Con una tecnica tutta sua e unendo le ultime forze riesce a terminare la gara in 8:39,66 minuti. Quasi due minuti più lento del vincitore, il lituano Mindaugas Griskonis. Issaka ha confidato ai giornalisti di essere sicuro che la sua performance a Londra potrebbe segnare l’inizio di una nuova era per il canottaggio nel suo Paese.

Elmar Burchia @corriere.it


Ipse dixit : Enrico Preziosi

Ecco Enrico Preziosi, il moralizzatore del dopo Genoa-Siena. Peccato che quel che riguarda gli ultras continua a propagarsi viralmente, invece sulle malefatte di presidenti ed altri protagonisti del calcio tutti hanno la memoria stranamente corta.

Preziosi fuori dagli stadi per 6 mesi

Il patron condannato in Cassazione per i fatti di Genoa-Venezia

(ANSA) – ROMA, 25 LUG – Il presidente del Genoa Enrico Preziosi non potra’ accedere a luoghi dove si svolgono competizioni agonistiche per 6 mesi. E’ una delle pene accessorie messe in esecuzione dalla Procura generale di Genova dopo che la Cassazione ha rigettato il ricorso contro la sentenza d’appello che aveva confermato 4 mesi (pena condonata) per frode sportiva. La vicenda riguarda il presunto accordo sull’esito di Genoa-Venezia, nel campionato di B 2004/’05 che costo’ la retrocessione in C1 del Genoa.

@tuttomercatoweb.com


Fu una rappresaglia vidi facce assetate di sangue

Diaz, la verità di Canterini: “Fu una rappresaglia,
vidi facce assetate di sangue”

L’ex comandante della “celere” di Roma firma un libro sull’irruzione nella scuola del G8 di Genova. Dove accusa gli alti vertici della Polizia di Stato di aver cercato di depistare le indagini su quella “macelleria” scaricando tutte le colpe sui suoi uomini

“La Diaz fu una rappresaglia scientifica alla figuraccia mondiale per le prese in giro dei black bloc. Un tentativo, maldestro, di rifarsi un’immagine e una verginità giocando sporco, picchiando a freddo, sbattendo a Bolzaneto ospiti indesiderati assolutamente innocenti”. A dirlo, anzi a scriverlo, non è un no global reduce dalG8 di Genova, ma un poliziotto. E che poliziotto: Vincenzo Canterini, primo dirigente oggi a riposo, all’epoca dei fatti comandante del Primo reparto mobile, cioè dei “celerini” romani. Nel quale era inquadrato il VII Nucleo Sperimentale, l’élite antisommossa protagonista dell’irruzione nella scuola genovese sotto il comando di Michelangelo Fournier, che per quell’operazione avrebbe poi coniato l’efficace etichetta di “macelleria messicana“.

Canterini ha deciso di raccontare la sua verità su quell’episodio inDiaz, libro scritto con i cronisti del “Giornale” Gian Marco Chiocci e Simone Di Meo e pubblicato da Imprimatur. Undici anni dopo i fatti del 2001 e, soprattutto, neppure un mese dopo la condanna definitiva in Cassazione dello stesso Canterini e di altri 24 poliziotti, compresi Fournier e diversi capisquadra del VII. In Diaz, l’ex capo dei celerini romani accusa apertamente le alte sfere del Viminale di aver cercato di scaricare sui di lui e sui suoi uomini le responsabilità, anche penali, di quella “macelleria indiscriminata”. Non riuscendoci grazie alla caparbietà dei magistrati genovesi. Che però avrebbero commesso l’errore opposto, cioè di dividere la scena della Diaz in “buoni e cattivi”, dove buoni erano tutti gli occupanti del dormitorio improvvisato e cattivi tutti i poliziotti intervenuti. La tesi di Canterini, invece, è che all’interno della scuola ci furono gravi atti di resistenza – smentiti quasi del tutto nella ricostruzione processuale – e che gli uomini del VII Nuncleo non si siano abbandonati ad alcun pestaggio indiscriminato, a differenza di altri colleghi (leggi il racconto di Canterini in un brano del libro Diaz).

I FANTOMATICI GOS. Allora, chi sono i responsabili del violento pestaggio di oltre sessanta persone su 93 arrestati? La domanda non è da poco, visto che tra i 25 condannati – compresi alti dirigenti degli apparati investigativi come Franco Gratteri, Gilberto Caldarozzi e Giovanni Luperi, rimossi dai loro incarichi per l’interdizione dai pubblici uffici – nessuno è mai stato accusato di specifici episodi di violenza, ma soltanto di aver affermato il falso nei verbali o di non aver impedito le brutalità. Canterini riesuma la tesi del “Gos“, il fantomatico “Gruppo operativo speciale” della polizia che negli anni dopo il G8 fu anche oggetto di interrogazioni parlamentari, ma la cui esistenza non è mai stata confermata.

I Gos restano ectoplasmi che Canterini racconta così: “I fantasmi del Gos, come i mazzieri in abiti civili, diversi da noi per minimi dettagli cromatici su caschi e cinturoni, avevano un tratto distintivo comune: il volto irriconoscibile, coperto da foulard o mefisti. Solo per questo l’hanno scampata”. Vale la pena ricordare che al processo Diaz nessun poliziotto ha mai fornito elementi utili per identificare colleghi resposabili di singoli atti di violenza. E che la tesi riportata nelle sentenze ormai definitive è che ad abbandonarsi ai pestaggi furono uomini di tutti i reparti, VII nucleo compreso. Fournier ha avuto il merito di confermare in aula lo scenario delle “colluttazioni unilaterali” ai danni degli occupanti, e per questo in polizia si è guadagnato la fama di “Giuda”, denuncia Canterini. Che riflette: “Mi chiedo, e chiedo a chi indossa la divisa e legge queste pagine: peggio lui o i Ponzio Pilato che nell’ombra hanno picchiato, tramato, depistato rovinando colleghi che sapevano innocenti?”.

“SETE DI VENDETTA”. Detto questo, il libro Diaz è l’ennesima – forse definitiva – conferma della ricostruzione di quella tragica notte così come emerge dalle carte giudiziarie. In estrema sintesi, l’operazione fu decisa dai vertici del Viminale – leggi gli uomini del capo della polizia Gianni De Gennaro – soprattutto per esigenze politico-mediatiche, per riscattare la pessima figura nella gestione dell’ordine pubblico nelle due giornate di manifestazioni del G8. Offrendo in pasto a giornali e tv – debitamente avvertiti in anticipo dal portavoce di De Gennaro Roberto Sgalla – nientemeno che il “covo” dei black bloc. Ma sotto la scuola di via Battisti finirono per radunarsi circa 400 poliziotti di tutti i reparti che, esasperati e stravolti da due giorni di scontri, trasformarono la “perquisizione” in una spedizione punitiva, in una vendetta cieca contro i manifestanti. Così Canterini racconta il raduno degli agenti sotto la Questura, la sera del 21 luglio: “Di qua i miei uomini, di là la classica ‘macedonia di polizia’ che per esperienza volevo sempre lontana dai teatri di ordine pubblico. Facce stanche, affaticate, assetate di sangue e di vendetta. Gente in fibrillazione, completamente alla frutta per quei due giorni d’inferno, che scalpitava. Un’accozzaglia di divise blu e di dialetti incomprensibili. La preoccupazione maggiore era per quei tipi in borghese, con la pettorina della polizia”.

ERRORI O STRATEGIA? Tutto chiaro, allora? Non proprio. Perché anche nel libro di Canterini serpeggia l’eterno dubbio del G8 di Genova. Gli errori che hanno accompagnato i momenti cruciali dell’ordine pubblico – gli allarmi assurdi propalati dai servizi segreti alla vigilia della manifestazioni, la carica dei carabinieri ai Disobbedienti in via Tolemaide, l’operazione Diaz – sono stati davvero tali?O qualcuno, negli apparati dello Stato, ha giocato sporco perché la situazione degenerasse? All’origine della spedizione alla Diaz c’era stata una situazione di tensione creatasi in via Battisti al passaggio di un “pattuglione” della polizia nel tardo pomeriggio del 21 luglio, quando il G8 e le sue manifestazioni erano ormai finiti. Urla, insulti, il lancio di un paio di oggetti, nessun ferito. Da qui la decisione di intervenire nel “covo”. Ma ecco il cattivo pensiero che Canterini condivide con molti dei suoi nemici no global: “A me quel passaggio con le sirene è sempre puz­zato. Perché andare a stuzzicare il cane che dor­me? Perché provocarlo e costringerlo a una reazio­ne? Perché ricominciare daccapo quando ormai a Genova non si vedeva più anima viva? Ragionavo per sensazioni, e non trovavo risposte senza che altri interrogativi iniziassero a ronzarmi dentro”.

@ilfattoquotidiano.it