Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Botteghini della Serie A

CALCIO | Reportage sui botteghini della Serie A

Deloitte, il colosso mondiale di consulenza finanziaria, ha di recente elaborato una ricerca sui ricavi della Serie A nell’ultimo quinquennio in comparazione con quelli della Premier League, spaventosamente superiori. Ma quello che veramente preoccupa sono i numeri del botteghino, non tanto perché rappresentino una fetta importante degli introiti, piuttosto perché rivelano una gelida differenza di affluenza allo stadio, vitale per invertire questo flusso di tendenza che sta affossando il calcio italiano. Qualsiasi sia la strategia che si vuole adottare, riportare la gente negli stadi è comunque sia il primo passo da effettuare. Nel lustro 2006/07-2010/11 la massima divisione inglese ha ricavato più di 12 miliardi di euro contro gli appena 7 della nostra dal matchday, nello specifico solo nell’ultima stagione di rilevamento la differenza è stata di 3,5 miliardi contro poco meno di un miliardo nella nostra penisola. Una differenza tremenda che evidenzia un solco incolmabile. Lo stesso rapporto di Deloitte & Touche rivela come la media spettatori di quindici anni fa segnasse quota 31mila in Italia e 29mila in Inghilterra, e adesso invece risulta solo 23mila nella nostra Serie A e ben 35mila in Oltremanica.

Ma per grazia divina qualcosa di buono in questi anni è stato fatto anche nel Bel Paese. A iniziare dalla Juventus il cui consiglio d’amministrazione nel 2008 approvò la delibera per la demolizione del Delle Alpi e la costruzione del nuovo impianto. Costo complessivo? Circa 130 milioni. Un investimento importante che verrà smaltito nel giro di qualche anno. Ma soprattutto una minuzzaglia in confronto ad analoghe realtà estere, vedi l’Arsenal ad esempio il cui nuovo stadio da 60mila posti è costato 470 milioni di sterline, non meno di 560 milioni di euro, seppur finanziati dal contratto con la Fly Emirates e dal complesso immobiliare di Highbury Square, i gunners hanno dovuto contrarre un debito di oltre 300 milioni di euro con le banche. I ricavati sono ancora su due pianeti diversi: Highbury permetteva entrate pari a circa 44 milioni di sterline, il nuovo impianto stacca i 93 milioni; mentre la Juventus è passata da 11,6 milioni di euro dell’anno scorso agli attuali 33 della stagione appena conclusa. Ma la causa non è riconducibile alla struttura dello stadio, bensì a una netta difformità della concezione del matchday in Inghilterra e in Italia. Sicuramente con uno stadio come quello bianconero il trend è destinato a portare incassi sempre maggiori, e infatti per la nuova stagione i prezzi degli abbonamenti sono schizzati alle stelle: un rincaro di quasi il 30% per i rinnovi in curva, e di oltre il 42% per chi ha intenzione di iniziare ad abbonarsi in questa campagna. I tifosi si lamentano, ma i gooners ci sono già passati: la tessera d’abbonamento più economica al The Groove – come viene chiamato lo stadio dell’Arsenal dai tifosi integralisti che non hanno mai accettato la vendita dei naming rights – costa oltre mille sterline e le liste di attesa contano oltre 35mila persone. Inoltre c’è da dire che la fortissima richiesta dell’anno inaugurale per il Juventus Stadium, la qualità dell’impianto e soprattutto di una squadra nuovamente competitiva giustificano a pieno questi aumenti.

Anche Milan e Inter non sono rimaste con le mani in mano. Nel novembre 2010 la Giunta Comunale approvò una delibera riguardo la convenzione di accordo tra il Comune e il Consorzio San Siro 2000 (ovvero le società milanesi usufruenti) che prevedeva una nuova distribuzione degli emolumenti affittuari – 8,4 milioni di canone all’anno – da 53,3% in denaro e 46,7% in opere al nuovo accordo di 30% in denaro e 70% in opere dal 1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2016. Questo per finanziare il piano di riqualificazione che di questi tempi sta realizzando lavori di ammodernamento dello stadio quali la realizzazione di 12 sky lounge, la sala executive, l’ampliamento degli spazi tramite gli sky box, il rifacimento dei servizi igienici del terzo anello, il risanamento di intradossi e rampe e altro. L’area corporate ha raddoppiato i ricavi del Meazza fino a 7 milioni nel giro di un anno e sono destinati a incrementare ulteriormente. Poi la svolta di passare al semisintetico e risparmiare le spese di manutenzione destinate annualmente alle rizollature, i lavori sono già cominciati ed entro un mese l’aziende Desse dovrebbe consegnare il campo che sarà inaugurato dall’Inter ad agosto nel preliminare di Europa League. Qui gli incassi del botteghino sono i maggiori della Serie A, i dati relativi alla stagione 2010/11 promuovono l’Inter a leader 54,1 milioni di euro e il Milan a soli 35,6 che lo rendono comunque il secondo club in classifica, seguito dai 34,9 del Napoli. Inutile fare paragoni con le grandi società d’Europa che doppiano e triplicano questi numeri: nello stesso anno Real Madrid e Manchester United contano oltre 120 milioni di euro, il Barcellona si tiene comunque sopra i 110, anche se c’è da precisare che le cifre in questione tengono conto anche della voce food&beverages relativa al matchday (anche per le stime dei club italiani però). Stadiapostcards propone i numeri delle medie spettatori per la stagione 2011/12: Milan 49mila e Inter quasi 45mila, beh roba buona vien da pensare, in effetti sono i numeri migliori della serie A, ma in tutta la Bundesliga la media spettatori è 42mila, cioè 19mila più della nostra e ipoteticamente terza nella classifica per club del nostro calcio. Senza tener conto che gli attuali numeri delle meneghine sono cifre inferiori di almeno 15mila biglietti rispetto a quelle garantite tre stagioni fa dai rossoneri e appena l’anno prima dai nerazzurri (60mila nel 2010/11!). Cifre che rivalutano l’affluenza allo stadio nel nostro campionato a un ruolo comprimario e che devono esortare soprattutto le nostre società maggiori a dare una netta sterzata a questo impietoso andazzo.

L’ultima società che si sta muovendo bene pare sia la Roma che sotto la dirigenza statunitense ha immediatamente deciso di intraprendere un progetto di costruzione per un nuovo impianto. Scelta confermata dal mandato di advisor esclusivo per la localizzazione di un’area idonea, alla società di consulenza immobiliare Cushman e Wakefield LLP che a giorni dovrebbe dare il suo responso. Nel frattempo una serie di interessanti iniziative hanno attirato i tifosi allo stadio dallo sportello amico alla vendita on-line, dal villaggio tematico al carnet per le ultime otto partite casalinghe. L’ultimo campionato sotto la presidenza Sensi i giallorossi avevano fatto registrare una media spettatori di 34mila paganti e oltre 18mila abbonamenti, una desolazione. Il primo anno del consorzio di DiBenedetto ha aumentato la media a 36mila senza riuscire a far leva sulle tessere che invece grazie a una serie di mosse strategiche si stanno impennando durante questa campagna: in meno di due settimane di rinnovo in 13mila hanno deciso di continuare a seguire la propria squadra, il primo giorno di vendita libera ha invece completato il settore della Curva Sud (che invece lasciava 5mila seggiolini liberi la stagione scorsa) e si punta a un minimo di 20mila quote, sperando di avvicinarsi il più possibile ai fatidici 30mila. L’ingaggio di Zeman non è stato l’unico espediente della dirigenza, che è riuscita a proporre un carnet, analogo a quello di primavera, che garantisce l’abbonamento annuale senza tessere del tifoso a soli 15 euro in più; inoltre alcune iniziative come la tessera Family (genitore più figlio under14 pagano il prezzo di un solo tagliando) hanno permesso alla società capitolina una partenza bruciante che attualmente la vede perfino sopra ai numeri delle due società milanesi, nonostante a differenza della passata stagione non abbia ancora portato a segno alcun acquisto di rilievo. Niente a che vedere comunque con i vecchi fasti di un tempo: i primi anni ’70 vedevano l’Olimpico pieno di 50mila abbonamenti, nei bui anni ’90 superavano i 55mila, l’anno del terzo scudetto si sfiorava addirittura il tetto dei 65mila. E pensare che erano solo dieci anni fa. Ma se il progetto dello stadio viene portato avanti e realizzato nel giro di poco tempo, qualcosa di buono si può fare. Una volta che si son mosse le grandi, tutti gli altri verranno appresso.

Mihai Vidroiu @stadiosport.it

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