Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Vivono una realtà tutta loro

Calciatori prosciolti per i pass disabili.
Il pm: “Vivono una realtà tutta loro”

La singolare premessa fatta dal procuratore aggiunto Giovannini serve a “inquadrare la vicenda sotto il profilo psicologico degli indagati”. Ma è servito un anno di indagine per arrivare a questa conclusione, decine di interrogatori e articoli sui giornali

Il giudice per le indagini preliminari Alberto Ziroldi ha archiviato la posizione dei dodici giocatori del Bologna Fc e delle quattro mogli degli sportivi, tutti iscritti nel registro degli indagati dal procuratore aggiunto Valter Giovannini in relazione alla vicenda pass per disabili. Dopo un anno di indagini della polizia municipale e della procura di Bologna l’inchiesta che aveva scosso i calciatori rossoblu si è quindi conclusa.

Il reato contestato era l’uso di atto falso, mentre per Marco Di Vaio si aggiungeva anche l’ipotesi di truffa. All’esito delle memorie dell’avvocato Guido Magnisi, difensore dell’ex capitano rossoblu, e di Gabriele Bordoni, legale degli altri giocatori, la procura ha quindi inoltrato al giudice per le indagini preliminari la richiesta di archiviazione per insussistenza del fatto, da pochi giorni accolta dal gip.

Nella richiesta di archiviazione il procuratore aggiunto Giovannini fa una premessa, definita “necessaria per inquadrare i fatti sotto il profilo psicologico”: “nel nostro paese i “moderni gladiatori” e cioè i calciatori, vivono in una sorta di bolla immateriale che, salvo rare eccezioni, li mantiene avulsi dal quotidiano, al limite dell’incapacità di badare agli affare correnti di natura burocratica, che affaticano invece ogni persone che non pratica, ad alti livelli, l’arte pedatoria”. Insomma, proprio come disse Marilena Molinari, la tuttofare dei rossoblu attualmente indagata, “i giocatori sono come bambini”.

Gli avvocati Guido Magnisi e Aldo Savoi Colombis si ritengono molto “soddisfatti della predetta archiviazione: si tratta della soluzione logicamente e giuridicamente più ragionevole”. “In particolare – continuano i legali in una nota -, il Giudice condivide tutte le valutazioni del pm, ovvero che Di Vaio aveva provveduto a pagare tutte le contravvenzioni, anche quelle che erano state cancellate, e si mette in rilevo la assoluta mancanza di ogni profilo psicologico”.

L‘iniziale tesi dell’accusa era che le targhe delle auto dei calciatori fossero associate al pass H di Marilena Molinari, disabile, factotum della società. E in altri casi esistevano dei permessi temporanei T7, quelli che consentono di accedere e sostare nel centro, che però non spettavano ai calciatori. Solitamente vengono concessi a chi sta per ottenere la residenza, per un periodo di 90 giorni rinnovabili in attesa della residenza temporanea o definitiva. E la Procura, infatti, aveva scoperto l’esistenza di molti permessi T7 falsi in capo a calciatori e parenti, non avendo questi avviato alcuna procedura per la residenza. Questi permessi T7 sono stati rilasciati sistematicamente da Coopertone a calciatori e parenti senza le pratiche anagrafiche collegate (libretto di circolazione e copia della richiesta di residenza). Insomma, gli sportivi potevano entrare nella Zona a traffico limitato, parcheggiare liberamente e gratuitamente su strisce blu e gialle, e passare sulle corsie preferenziali.

I dodici calciatori indagati e ora archiviati sono Marco Di Vaio, Gaby Mudingay, Vangelis Moras, Andrea Esposito, Gabriele Paonessa, Nicola Mingazzini, Vlado Smit, Martins Bolzan Adailton, Daniele Portanova, Emiliano Viviano, Massimo Mutarelli e Archimede Morleo, e quattro mogli dei giocatori.

Importanti sono state certamente le dichiarazioni di Marilena Molinari, la tuttofare del Bologna Fc (anche se non è una dipendente dei rossoblu e ancora indagata), la quale avrebbe dichiarato agli inquirenti che i calciatori confidavano nella sua buona fede e non si sono curati di verificare i permessi per entrare e parcheggiare nel centro della città. Per gli sportivi quindi mancava la consapevolezza di abusare di un permesso H, che credevano di avere legittimamente. Da tempo, infatti, la linea difensiva dei calciatori si basava semplicemente sulla buona fede: per gli sportivi quei permessi erano del tutto regolari.

Il procuratore aggiunto Giovannini ha infatti scritto nella richiesta di archiviazione che viste le affermazioni della donna “assolutorie”, “in assenza di oggettivi elementi dotati di autonoma forza probatoria, sia impossibile sostenere l’accusa in un eventuale futuro dibattimento”. E Giovannini sottolinea inoltre che “tutti i calciatori che avevano nel corso del tempo ricevuto la notifica di contravvenzioni hanno provveduto a pagarle”. Infatti Di Vaio e compagni hanno saldato le multe contestate dal Comune. Una cifra notevole, che si aggira intorno ai 90 mila euro. Il capitano dei rossobu, Marco Di Vaio, aveva già regolato i conti a dicembre, pagando circa 9 mila euro.

Per Marilena Molinari non c’è stata la richiesta di archiviazione, così come per Gianluca Garetti, ex dipendente della Coopertone. Le indagini nei loro confronti infatti proseguono, con l’ipotesi di concorso in certificazione fasulla e falso.

Nicola Lillo @ilfattoquotidiano.it

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