Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Archivio per agosto, 2012

La Lega calcio…

La Lega calcio impone al Cagliari di giocare a Trieste.
E la squadra minaccia lo sciopero

Dopo una telenovela che va avanti da mesi, la decisione finale è ora nelle mani del Prefetto del capoluogo sardo Giovanni Balsamo, che dovrà dire se, almeno a porte chiuse, i rossoblu del presidente Massimo Cellino potrà giocare in Sardegna

Il Cagliari nel pallone. La Lega calcio impone ai rossoblù di giocare a Trieste e la squadra minaccia lo sciopero. Mentre il presidente Cellino sospende la campagna abbonamenti, spiazzando i tifosi sardi, sempre più smarriti e increduli. Lo stadio Is Arenas, nel comune di Quartu Sant’Elena, doveva essere la nuova casa dei rossoblù, ma la Prefettura non ha ricevuto la documentazione necessaria e restano tutti i dubbi sulla conformità dell’impianto al “decreto Pisanu” sulla sicurezza negli stadi. Così nessuno, a pochi giorni dalla prima gara interna di campionato contro l’Atalanta, è in grado di dire dove giocherà il Cagliari: se al Sant’Elia, a Trieste o a Quartu, magari a porte chiuse. Una farsa pallonara che arriva al culmine di una lunga sequenza di scontri istituzionali, protagonista una società della massima serie che da anni cerca disperatamente un campo di gioco.

Grazie a Cellino il Cagliari ha frequentato a lungo la Serie A e il suo fiuto si è rivelato vincente su tanti calciatori. Ma sullo stadio ormai cambia idea allo stesso ritmo con cui cambia gli allenatori. Da anni il numero uno rossoblù coltiva il sogno di avere un impianto tutto suo. Non gli riesce (burocrazia e costi) la demolizione e la ricostruzione del Sant’Elia e decide di acquistare terreni nel comune di Elmas, per realizzare uno stadio accanto all’aeroporto. Incontrando però, da subito, l’ostilità dell’Enac (l’ente dell’aviazione civile).

Gennaio 2012 è un mese nero: i rilievi dei Vigili del Fuoco costringono il Cagliari a giocare in uno stadio “dimezzato” e la Procura di Cagliari indaga Cellino per tentata estorsione e mette i bastoni tra le ruote all’operazione-stadio a Elmas. I rapporti tra Comune di Cagliari e rossoblù si rovinano dopo il 16 marzo. Quando l’amministrazione avvia la procedura di pignoramento per un vecchio debito di 1 milione e 700 mila euro per i canoni mai versati dal 1979 al 1994. Così, mentre i lavori per il recupero dello stadio Sant’Elia vanno avanti, Cellino annuncia il trasferimento della squadra allo stadio Nereo Rocco di Trieste. E ad aprile, sebbene dopo i lavori eseguiti dal Comune, lo stadio abbia ottenuto l’agibilità, Cellino insiste su Trieste anche per le ultime due, attesissime, gare con Inter e Juventus.

E rompe col Comune che a sua volta straccia la convenzione per il Sant’Elia, denuncia canoni mai versati (la società si è difesa vantando crediti per lavori svolti non di competenza dell’amministrazione), manutenzioni non eseguite e altre violazioni del contratto. Il Cagliari, dal canto suo, chiede all’amministrazione comunale 26 milioni di euro di danni. Altri 24 li aveva chiesti al Comune di Elmas per l’interruzione della procedura legata alla costruzione dello stadio accanto all’aeroporto. Cellino si rivolge infine a Quartu, dove chiude un accordo per 3 anni col sindaco Pdl Mauro Contini per la trasformazione del campo di Is Arenas in stadio da Serie A da 17 mila posti. Partono i lavori. E il 28 agosto, a pochi giorni daall’esordio, si riunisce la Commissione di vigilanza che non rilascia l’ok all’apertura dello stadio.

“Purtroppo il progetto presenta molte carenze”, ha dichiarato il vice Prefetto di Cagliari Carolina Bellantoni, “per cui la commissione ha chiesto una serie di documenti ulteriori: specificazioni sull’antincendio, sul soccorso, sull’area di pre-filtraggio, sulle strutture in cemento armato. Tante questioni che attengono proprio alla sicurezza che non sono state precisate nel progetto”. La Lega Calcio intanto rompe gli indugi e annunciato che Cagliari-Atalanta del 2 settembre si giocherà a Trieste, causando il malcontento dei giocatori che, stando alla stampa locale, sarebbero pronti allo sciopero. La palla (è il caso di dirlo) è ora nelle mani del Prefetto Giovanni Balsamo che dovrà decidere se, almeno a porte chiuse, il Cagliari potrà giocare in Sardegna.

di Ennio Neri @ilfattoquotidiano.it

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Li Aveva Invitati

Bersani contestato da 5 Stelle
e No Tav: “Opposizione cercasi”

Alla festa del Pd di Bologna spintoni tra servizio d’ordine e una cinquantina d’attivisti del Movimento: “Ci aveva detto di venirglielo a dire in faccia che era uno zombie ed eccoci qua”. Gli organizzatori: “Azione provocatoria”

L’invito neanche una settimana fa: “Venite qui a darmi dello zombie se avete il coraggio”, direttamente dalla bocca del Segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani alla Festa Nazionale del Pd di Reggio Emilia. E loro, gli attivisti del Movimento Cinque Stelle, non se lo sono fatti ripetere due volte. In silenzio, ma con tanti cartelli gialli con la scritta: “cercasi opposizione. Pd uguale perditempo”, sono arrivati alla Festa dell’Unità di Bologna, nel giorno più lungo del segretario, dopo l’inaugurazione del circolo di Villalunga di Castenaso e il dibattito intervista con Walter Veltroni. Un gruppo di venti militanti del Movimento Cinque Stelle, sezioni di Bologna e Ravenna è arrivato verso le 9 a mezz’ora dall’inizio della lunga intervista di Aldo Cazzullo al segretario del Pd. Gli attivisti, con i cartelli alzati hanno attirato l’attenzione del pubblico e delle forze dell’ordine che hanno cominciato a strappare i manifesti e a chiedere di abbandonare la postazione. A fianco, un gruppo di attivisti dei “No Tav”, che con le maniere forti è stato costretto ad abbassare le bandiere.

La protesta cominciata con toni pacifici ha cominciato ad accendersi non appena i militanti del Pd hanno capito che la contestazione stava riguardando proprio la discussione Grillo vs Bersani. Il pubblico, accorso per ascoltare il segretario democratico, ha cominciato a gridare “buffoni, buffoni”, mentre gli attivisti del Movimento Cinque Stelle continuavano a mostrare i cartelli “opposizione cercasi” e a gridare “avete detto venite a dircelo in faccia ed è quello che abbiamo fatto”. Tra di loro anche alcuni ragazzi vestiti da zombie per l’occasione, per rievocare la parole di Bersani che sabato scorso in apertura della Festa Nazionale del Pd aveva definito toni fascisti quelli che portano a campagne in rete che definiscono “zombie” politici e militanti. Nella mischia anche gli attivisti “No Tav” e “No people Mover”, al grido di “avete portato le banche al potere” o “avete distrutto l’articolo 18”. Per circa un quarto d’ora, il clima si è surriscaldato con alcuni tafferugli tra forze dell’ordine, attivisti e semplici militanti del Pd che non hanno accettato la contestazione.

All’inizio della serata, il programma dei militanti del M5S era semplicemente quello di distribuire alcuni volantini dove, sotto una foto raffigurante il segretario del Partito Democratico, compariva la scritta “Fassista!”. “Fatemi capire, – recita il volantino, – se Bersani viene accomunato a uno zombie politico (tesi supportata dalla sua storia passate e recente) è un insulto gravissimo, se invece Bersani considera il Movimento 5 Stelle alla pari del nuovo Partito Nazionale Fascista è normale dialettica”. La mancanza di una legge sul conflitto di interessi o contro la corruzione, e il fatto che la legge di iniziativa popolare per “ripulire il parlamento dai condannati” non sia mai stata discussa in parlamento: sono alcune delle recriminazioni portate dagli attivisti del movimento che fa capo a Beppe Grillo proprio in una delle roccaforti del Partito Democratico, la Festa dell’Unità di Bologna.

“A proposito della contestazione dei grillini e dei No Tav questa sera alla Festa dell’Unità di Bologna desidero precisare che si è trattato di un’azione chiaramente provocatoria che solo grazie al tempestivo intervento del servizio d’ordine della Festa, coadiuvato dalle forze dell’ordine, non ha avuto conseguenze”, ha spiegato il responsabile organizzazione della Festa Pd, Raffaele Persiano, “contestatori si sono presentati quando la sala era già gremita, premendo sulle file di gente seduta vicino agli ingressi. I cittadini, spazientiti dall’insistenza fisica e verbale dei contestatori, hanno intimato loro ad alta voce di non disturbare e di andarsene, allontanandoli di fatto dalla sala. Solo in quel momento, di fronte alla sollevazione popolare, il servizio d’ordine è intervenuto frapponendosi fra pubblico in sala e contestatori, invitando questi ultimi ad allontanarsi. Prendiamo atto che, per fare notizia, ancora una volta grillini e No Tav abbiano bisogno di disturbare una tranquilla festa democratica.”

Martina Castigliani @ilfattoquotidiano.it


Furto Sacrilego

Rubata in treno reliquia di Wojtyla
ritrovata dalla polizia ferroviaria

Si tratta di un’ampolla con il sangue del Beato: sottratta con l’inganno a un parroco che la portava ad Allumiere

ROMA – Un clamoroso furto, ai danni di un parroco in viaggio tra Roma e Allumiere. E un altrettanto clamoroso ritrovamento. E’ stato rubato e recuperato dopo poche ore, martedì 28 agosto, un reliquiario che contiene una ampolla con il sangue del Beato Giovanni Paolo II. La reliquia era stata sottratta con l’inganno in mattinata, durante un viaggio in treno che il parroco incaricato del delicato trasferimento stava effettuando. L’ampolla doveva essere esposta infatti nel Santuario della Madonna delle Grazie di Allumiere, un centro della provincia di Roma. E’ stata ritrovata dalla Polfer di Roma in un canneto vicino alla linea ferroviaria Roma-Civitavecchia, nei pressi di Cerveteri.

UNO ZAINO NERO – Il parroco di Allumiere era partito da Roma intorno alle 10 con un treno regionale. La reliquia, una minuscola ampolla in un simbolico libro, era custodito dal religioso in un grosso zaino nero. Si tratta della copia «peregrina» del reliquiario di Karol Wojtyla, a forma di libro aperto con pagine dorate, che contiene un manufatto con il sangue versato dal Papa nell’attentato del 1981. Ancora da accertare se i ladri lo abbiano abbandonato perchè lo hanno ritenuto di scarso valore o solo nascosto per andarlo poi a riprendere.

DISTRATTO DA UN COMPLICE – A quanto ricostruito dalla Polfer, sulla base della denuncia del parroco, il furto è avvenuto durante la sosta del treno nella stazione di Marina di Cerveteri. Il sacerdote sarebbe stato distratto da un cittadino nordafricano che dalla banchina gli chiedeva informazioni mentre altri due complici provvedevano a sottrargli il bagalio. «L’ho tenuto stretto per tutto il viaggio – avrebbe detto disperato il parroco denunciando il furto – non so come sia potuto accadere». La reliquia era stata prelevata dall’uomo martedì mattina nella chiesa dell’Immacolata di via Monza per essere esposta nel fine settimana presso il Santuario. Nello zaino c’erano anche medagliette e santini con l’immagine del Beato Giovanni Paolo II. Il reliquiario è stato riconsegnato al sacerdote.

@corriere.it


Tessera Del Tifoso Televisiva

La RAI impone alla LND la tessera del tifoso “televisiva”
La diretta del Foggia impossibile al di fuori della Puglia

Trasmettere in diretta streaming sul nostro portale (www.foggiacittaaperta.it) le partite del Foggia, in casa e fuori, per l’intero campionato.

All’idea, nata con un pizzico di follia, dedichiamo tempo ed energie. Approfondiamo le normative sui diritti tv, le circolari e le direttive di Lega Dilettanti e Figc, facciamo e rifacciamo i conti al centesimo perché tutto quadri. Tecnicamente si chiama business plan, in soldoni si tratta di non fare il passo più lungo della gamba per evitare bruschi risvegli.

IL PROGETTO. L’incontro con alcuni amici, anche loro foggiani, che grazie all’hiperlan hanno portato l’ADSL a banda larga nei posti più impervi della regione, aumenta l’entusiasmo e la fiducia. Restano contagiati dal nostro progetto e si offrono di mettere a disposizione gratuitamente la propria struttura tecnica per un anno. Per verificare se è possibile assicurare streaming di qualità, calendario del girone alla mano, con googlemaps studiamo le coordinate dove sorgono gli stadi da coprire, comparandole con la mappatura del segnale ADSL. Qualche problema a Potenza e Francavilla ma risolvibile, per le trasferte pugliesi tutto ok, a Taranto per il gran derby il segnale è ottimo.

LA PAROLA TABÙ. LO STREAMING. In pratica, siamo pronti. Le questioni tecniche sono risolte, quelle economiche le stiamo valutando, la volontà non ci è mai mancata. Le norme, però, non sono del tutto chiare. Per gli ultimi dubbi, allora, decidiamo di contattare direttamente la Lega Nazionale Dilettanti. Al telefono è il solito valzer di interni, ma poi finalmente becchi la persona giusta. Con gentilezza e professionalità otteniamo tutte le risposte ai quesiti. Tutto bene fino al momento in cui qualcosa cambia: abbiamo appena pronunciato la parola streaming.

IL DIVIETO. Il tono cambia. Di colpo, la responsabile LND dei rapporti con le emittenti sembra irrigidirsi. Afferma che via web è consentita esclusivamente la diretta radiofonica, mentre la radiodiffusione televisiva (anche via web?) può avvenire limitatamente al bacino d’utenza della Società sportiva dichiarata.
A dire il vero il testo dell’art. 2.2 del contratto è arzigogolato, ma la LND si è tutelata introducendo in ogni caso il limite massimo di diffusione nell’ambito regionale.
Il Foggia in diretta non può andare al di là della Puglia con buona pace per tutti gli “emigrati”.
E per internet? Come mettere dei “paletti” al web per sua natura disponibile in tutto il mondo?
Non c’è scritto ma è un divieto di streaming in piena regola, un ostacolo anacronistico alla rete contro il mercato e il sostegno alle piccole realtà locali. Lo facciamo notare. Dall’altra parte silenzio che equivale ad assenso.
La norma del contratto deve essere stata pensata, con tutto il rispetto, per il Forcoli o la Sacilese. Ma cosa dire per il Foggia e la marea di tifosi sparsi in tutto il mondo? Qual è il limite di bacino d’utenza per la squadra rossonera? Il mondo intero?

CLAUSOLA CAPESTRO. Il delitto è compiuto: occorre scoprire mandante e movente.
Non comprendiamo soprattutto la causa del divieto anche per le partite non coperte dalla RAI. Dinanzi alle nostre obiezioni insistenti l’impiegata è “costretta” a confessare. La clausola la impone la RAI nel suo contratto che prevede somme molto diverse da quelle in ballo. L’arcano è svelato. Le richieste della LND di eliminarla non sono state prese in considerazione.

TESSERA DEL TIFOSO “TELEVISIVA”. Il tentativo, maldestro, di proporci una soluzione è ancora peggio del divieto: per assistere a una gara del Foggia è necessario prevedere una password per l’accesso allo streaming, rilasciandola esclusivamente agli utenti residenti in Puglia.
Toh, chi si rivede! Una tessera del tifoso, questa volta “televisiva”. Per una strana legge del contrappasso, dopo aver impedito l’accesso allo stadio dei tifosi residenti, serve a impedire la visione della partita in tv a coloro che non risiedono in Puglia ma conservano l’amore per i colori rossoneri. Stiamo parlando, per maggiore chiarezza, di tutte quelle persone che hanno già sottoscritto l’abbonamento “al buio”, sapendo di non poter vedere neppure una gara dal vivo.
Questa soluzione espone le realtà come la nostra a rischi eccessivi. In presenza di norme non chiare, potrebbe in qualsiasi momento essere causa di reclami e ricorsi. Di chi ha pensato questa clausola non c’è molto da fidarsi. Noi però ci siamo documentati e informati. E ora possiamo farlo sapere. E meno male che si chiama mamma RAI…

Michele Gramazio @foggiacittaaperta.it


Contestazione Bologna

Bologna, la furia dei tifosi
Contestato il presidente Guaraldi

Tensione a Casteldebole

Pesanti insulti ai cancelli, il numero uno del club allontanato dalla Digos

Contestazione dei tifosi a Casteldebole (foto Schicchi)

Contestazione dei tifosi a Casteldebole (foto Schicchi)

Bologna, 28 agosto 2012 – Dura contestazione dei tifosi, oggi a Casteldebole, contro il presidente del Bologna Albano Guaraldi (guarda le foto). Nel mirino la campagna acquisti, giudicata insoddisfacente, del club rossoblù.

Durante l’allenamento, qualche coro per Pioli, Diamanti e Portanova e poi all’improvviso quello contro il presidente, che in quel momento non era in campo. Poi un gruppo di 300/400 tifosi si sono spostati ai cancelli del centro tecnico invocando a gran voce Guaraldi. Il presidente è uscito con il dg Roberto Zanzi avvicinandosi alla rete. In quel momento è stato pesantemente insultato e, dopo un gesto di disappunto del numero uno del club, sono volate parole ancora più grosse e qualcuno ha cercato di scavalcare la recinzione. E’ volato anche uno sputo e in quel momento la Digos ha invitato Guaraldi ad allontanarsi.

Successivamente, un piccolo gruppo di tifosi ha chiesto e ottenuto un confronto con la dirigenza e l’incontro è durato circa 40 minuti.

@ilrestodelcarlino.it


Pescara vs Inter

Arriva l’Inter a Pescara, 90 minuti di paura
e insulti allo stadio e la polizia fa nulla

Minacce di violenze e stupri dai tifosi del Delfino

Salve,vorrei segnalare quanto accaduto durante la prima partita di campionato a Pescara (Pescara-Inter).

C’è da premettere che l’organizzazione è stata scadente, nel settore dove ho acquistato il biglietto (tribuna adriatica, ovvero i distinti) c’erano solo 2 poliziotti che non si sono neanche avvicinati agli ingressi per “ragioni di sicurezza” (la polizia che non si avvicina per ragioni di sicurezza?!?!) dato che ne erano pochi e per 24.000 posti c’erano 350 steward (la maggior parte delle quali sembravano ragazzine quasi indifese).

Ai distinti come voi saprete hanno accesso i tifosi di entrambe le tifoserie e dato che allo stadio del Pescara per qualche misterioso motivo sono state affidate ai tifosi di casa entrambe le curve, noi che eravamo lì per l’Inter siamo andati lì.

Durante l’intera partita c’è stata una vera e propria caccia all’interista, io sono stata insultata per 45minuti con parole grosse (pu**ana, zo**ola, hanno minacciato di ammazzare me e il mio ragazzo, di aspettarci fuori per menarci, etc etc) solo perchè indossavo una sciarpa dell’Inter, poi sono stata costretta ad abbandonare il posto che ho pagato per sedermi lontano sulle scale con il mio ragazzo che è anche invalido e non poteva proprio stare lì ma l’ha fatto per me. Hanno minacciato per l’intera partita un’altra ragazza interista (che tra l’altro non aveva neanche un accessorio dell’inter) dicendo che l’avrebbero stuprata dopo aver massacrato il suo ragazzo, che sarebbero morti di cancro e non stò a specificare le cose più volgari e gravi. Poi altri gruppi hanno setacciato l’intero settore minacciando chiunque avesse addosso qualcosa dell’Inter, una ragazza è stata costretta dai tifosi a tornare in macchina durante la partita (tra l’altro la macchina era anche lontanissima) per andare a prendere la giacca per coprire la maglietta altrimenti gliel’avrebbero tolta e l’avrebbero strozzata, un ragazzino di neanche 14 anni è stato minacciato da gente che superava i 40 anni per la sciarpa e l’hanno costretto a toglierla e così via, non racconto tutti i fatti accaduti altrimenti dovrei scrivere chilometri. In tutto questo, ho provato a rivolgermi alla polizia che mi ha liquidata, agli steward che hanno detto che non è compito loro e anzi hanno detto la colpa è mia perchè ho indossato una sciarpa dell’Inter e che dovevamo abbandonare lo stadio 20 minuti prima.

E’ stata un’esperienza da incubo, alcune persone hanno lasciato lo stadio, altre i posti, una madre chiedeva aiuto agli steward perchè il suo bambino era piccolo e non si sentiva più al sicuro; anche perchè due tifosi hanno scavalcato indisturbati dalla curva ai distinti per venirci ad insultare da vicino. 

In tutto questo non c’è stato un minimo di appoggio nei nostri confronti, niente. Anzi eravamo considerati colpevoli di non tifare Pescara.

Siamo tornati tutti scossi a casa, alcuni avevano paura ad uscire dallo stadio per quello che poteva succedergli dopo le minacce ricevute… Dovevamo tifare di nascosto, assolutamente vietato esultare per i goal dell’Inter… una vera vergogna. 

90 minuti di paura…prigionieri in luogo che avrebbe dovuto essere un luogo di festa.

(lettera firmata) @abruzzo24ore.it


U.C.N. Bari 1976

Bari, è ufficiale lo scioglimento
degli Ultras. Ecco il comunicato

Negli ultimi due giorni la notizia era nell’aria, ora è diventata ufficiale: gli U.C.N. Bari 1976 si sciolgono. Nella riunione di ieri sera, in cui erano presenti tutte le delegazioni degli Ultras Bari, è stato deciso di mettere fine a 36 anni di storia. Una scelta difficile ma che a molti appariva inevitabile. Ecco il comunicato con cui lo storico gruppo di tifosi biancorossi ufficializza il proprio addio: 

Gli Ultras Curva Nord 1976 Bari, con enorme dispiacere e con le lacrime agli occhi, comunicano lo scioglimento del gruppo e la conseguente scomparsa dei nomi e dei simboli che per ben 36 anni hanno rappresentato, in tutta Italia, la nostra passione ed il nostro orgoglio di essere parte attiva di questa squadra e questa città. Decisione difficile e dolorosa che avevamo in programma già al termine dello scorso campionato, dopo anni ed anni di attacchi istituzionali e legislativi che hanno del tutto snaturato il nostro essere e la stessa parola Ultras. Decisione che avremmo dovuto prendere subito dopo i festeggiamenti al Fortino per i 35 anni, forzatamente rimandata a causa dei noti ultimi avvenimenti che ci hanno visti coinvolti e che, ci preme sottolinearlo, non hanno minimamente influito sulle nostre conclusioni, come in malafede qualcuno vorrebbe far credere. Ultras è tifo, colore, bandiere, tamburi, torce e coreografie e soprattutto aggregazione giovanile, amicizia, rispetto per le regole e le persone, Ultras è la gioia di viaggiare accanto per migliaia di chilometri uno all’altro, senza divisioni, come una cosa sola. Tutti valori, questi, che ci vengono negati da leggi ottuse e repressiveche non ci consentono quindi di poter continuare sulla nostra strada se non incappando continuamente in denunce, diffide e arresti. In questi anni siamo certi di aver fatto tante cose belle per questa squadra e questa città, a volte sbagliando ed esagerando ma sempre le nostre azioni e decisioni sono derivate dal nostro amore e sempre accompagnate dalla più assoluta buona fede. Dobbiamo a malincuore ammettere di esserci arresi di fronte ai continui attacchi di un sistema che ha come unico scopo quello di far sparire il fenomeno Ultras dagli stadi italiani, se non assoggettati a regole al limite della legalità.Molti gruppi prima di noi hanno preso da tempo la nostra stessa decisione, potremo tornare a fare i tifosi senza punti di riferimento e senza simboli, questo vuol dire che molti di noi continueranno a seguire la squadra dal solito settore con la ferma volontà di difendere comunque quello che è stato il nostro passato, senza però le enormi pressioni ambientali che erano diventate il lato peggiore del nostro mondo.
Vogliamo anche ringraziare tutte quelle generazioni di ragazzi che ci hanno seguito con orgoglio e credendo in noi; i gruppi storici della Curva Nord e tutti coloro che ci hanno onorato della loro considerazione, compresi i gemellati e gli amici che non ci hanno fatto mai mancare la propria vicinanza ed amicizia. Dentro di noi siamo convinti di essere in un certo senso in credito con questa città e questa tifoseria alle quali abbiamo dato tutto, molti di noi hanno dedicato la vita a questo gruppo spesso pagandone un caro prezzo, probabilmente non ricevendo in cambio il supporto ed il calore sperato e meritato, e questo durante tutti gli anni della nostra storia e non solo riferito alle ultime manifestazioni o diserzioni. Tanto impegno, tanta volontà, tanta capacità, tanti sacrifici e tanti, tantissimi oneri e pochissimi e rarissimi onori, questa è la verità!
Il teschio alato è morto e con lui una buona parte di noi, della nostra storia, delle nostre gioie, dei nostri dolori, della nostra vita.

@tuttobari.com