Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Spritz Low Cost

La violenza da spritz low cost
Il fratello di Sinopoli in coma

Venezia contro i baristi: basta con la cultura dello sballo

Picchiato senza ragione da 6 ragazzi ubriachi. Il vicesindaco: drink a prezzi troppo bassi

Lo chiamano binge drinking ma è quasi un depistaggio perché il fenomeno è quello: bere per sballare, cinque sei dieci bicchieri in breve tempo con gli amici e poi… e poi chissà perché tutto diventa possibile. Come possibile è stata l’aggressione in stile «Arancia meccanica» di una settimana fa a Mestre, in una centralissima via Verdi affollata di ragazzi con il bicchiere dello spritz in mano, dove è capitato che Gabriele Sinopoli, fratello del famoso direttore d’orchestra stroncato da un infarto nel 2001 sul palco di Berlino. Due colpi di clacson, alcuni giovani che si spostano a fatica, un paio di calci alla macchina e un pugno in faccia a Sinopoli che aveva osato abbassare il finestrino. Poi l’inseguimento fino a casa (che arriva dopo quello di una ventina di giorni fa a due maghrebini capitati davanti allo stesso locale) e il pestaggio del sessantatreenne ex direttore di banca, finito dopo due giorni in coma. «Ieri si è svegliato, mi ha detto “sono preoccupato per te perché tu li hai visti e l’hai detto”», racconta la sorella, docente di Scienza delle costruzioni alla Sapienza di Roma fino allo scorso anno, prima di andare in pensione per tornare a Mestre per star vicina a Gabriele. C’era anche lei, quella sera. «L’hanno riempito di botte, ferocemente, in un rapporto di sei a uno, tutti giovani contro un uomo debilitato. Una violenza senza ragioni, terribile. Posso capire la crisi, la mancanza di lavoro, l’assenza di speranze per il futuro, ma qui c’è un fenomeno di ragazzi violenti in un giorno normale, in un luogo normale, non allo stadio o durante un corteo. Sono giovani di periferia che invadono il centro e arrivano dentro casa tua. Ho paura per la mia incolumità e spero che fermino almeno il più violento dei picchiatori, che a dire di mio fratello è un professionista. E poi mi auguro che l’amministrazione provveda a mettere un argine…».

Li hanno identificati: hanno fra i 25 e i 30 anni, vivono nella prima periferia di Mestre, alcuni hanno precedenti per rissa, uno è stato colpito da Daspo, il divieto di andare allo stadio. Di loro si sta occupando il pm Stefano Buccini che per il momento li ha indagati per lesioni gravissime e danneggiamento. Quanto al fenomeno del binge drinking , invece, l’argine sta provando a metterlo il vicensindaco di Venezia, Sandro Simionato, che ha aperto un dibattito sulla cultura della movida cittadina nella sua forma più degenerata dello sballo facile. «Attenzione – avverte – perché qui si sta muovendo una logica molto pericolosa: bere per eccedere, per esagerare, che non è un elemento di socialità ma di solitudine. Questo è possibile anche perché i prezzi sono bassi e i ragazzi possono bere molto. Prezzi bassi può significare anche prodotti di scarsa qualità ma sempre superalcolici. Insomma, il problema è ampio e riguarda tutti: la filiera, gli esercenti, gli insegnanti, la famiglia». L’Istat parla di 8 milioni e 179 mila ragazzi dagli 11 ai 15 anni coinvolti in tutta Italia.

Simionato punta il dito sullo spritz low cost: se si vende a 1,5 euro al bicchiere significa che con 10 euro in tasca (è il prezzo del bar di via Verdi, con un bicchiere «maggiorato») ne bevi sei e che l’aperitivo offerto è qualcosa di diverso da quello classico del quale il Veneto rivendica la paternità: vino bianco, Aperol o Campari, acqua frizzante e soda. «Confermo – assicura Marco D’Agostini, il titolare del Barabba di Padova, premiato come miglior locale d’Italia per questo drink, uno che ne sforna ettolitri a settimana -. Se il vino è buono e il liquore autentico, non puoi venderlo a meno di 2 euro, non ci stai dentro con i costi. E infatti io, che uso il Gambellara doc, l’ho messo a 2,80. Ma al di là dell’imbroglio che dev’essere smascherato, la colpa non è di chi vende, se rispetta le regole, ma di educazione». Meno conciliante è Danilo De Nardi, direttore provinciale della Confcommercio di Venezia, il quale rappresenta i circa 1.500 bar di Mestre e Venezia: «Se costa troppo perché costa troppo, se costa poco perché costa poco, è ora di finirla di criminalizzare i baristi». Ma Simonato ha già deciso: «Sarà il “Movida project”. Voglio i gestori intorno a un tavolo per un accordo di responsabilità: numero massimo di bicchieri, acqua gratuita, sale di decompressione dove abbassare la temperatura corporea e trasporto gratuito dei ragazzi». E poi controlli nei locali: «Con un bollino blu per chi si distingue».

Andrea Pasqualetto @corriere.it

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