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La vendetta di Cellino

Cagliari, la vendetta di Cellino: niente tessera per i firmatari della class action

L’anno scorso un gruppo di tifosi ha intentato l’azione giudiziaria contro il club calcistico dopo che il presidente dei rossoblù decise di far disputare le ultime partite casalinghe della squadra a Trieste. Oggi chi sottoscrisse la ‘protesta’ non può rinnovare l’abbonamento

Il Cagliari Calcio contro i suoi tifosi, ai quali impedisce di rinnovare l’abbonamento. In una Sardegna devastata da problemi ben più importanti, fa però discutere anche l’ultima mossa del controverso presidente dei rossoblù Massimo Cellino, da vent’anni padre padrone della squadra che rappresenta l’isola. Tutti i tifosi che hanno osato fare causa alla società, che la scorsa primavera aveva deciso di far disputare le ultime quattro partite casalinghe della squadra ‘in trasferta’ a Trieste, sono stati infatti inseriti in una vera e propria lista nera che ha impedito loro di rinnovare dapprima gli abbonamenti a prezzo scontato, come loro diritto, e poi anche di abbonarsi a prezzo pieno. “E’ una situazione assurda e gravissima – spiega un tifoso a ilfattoquotidiano.it -, come se avessimo subito un Daspo da parte della nostra stessa squadra, e solo per aver cercato di far valere i nostri diritti”.

La vicenda ha radice antiche. Prima Cellino ha litigato con il sindaco di Cagliari Zedda per il rinnovo della concessione dello Stadio Sant’Elia, forte dell’acquisto di alcuni terreni vicini all’aeroporto di Elmas su cui avrebbe voluto costruire un nuovo stadio. Poi, una volta che la Procura di Cagliari ha indagato Cellino per abuso di ufficio e tentata estorsione in merito all’acquisto di quei terreni, è arrivata la mazzata della Commissione Impianti Sportivi del Coni, che ad aprile ha deliberato che su quei terreni non si sarebbe potuto costruire uno stadio, impedendo così l’accesso ai fondi pubblici da parte del Cagliari Calcio. Da lì, la decisione di Cellino di far giocare le ultime quattro partite casalinghe, con la squadra in piena lotta retrocessione, al Nereo Rocco di Trieste.

Se la vertenza col Comune si è risolta (per modo di dire) a luglio, con la decisione di Zedda di sfrattare il Cagliari dallo Stadio Sant’Elia per le gravi inadempienze contrattuali della società sarda, e la squadra che è stata costretta ad emigrare a Quartu – dove la settimana scorsa ha giocato a porte chiuse la prima giornata della stagione contro l’Atalanta – la guerra con i tifosi al contrario è appena all’inizio. Un gruppo di supporter rossoblù a giugno ha infatti deciso di tentare una mediazione, tramite un’associazione di difesa dei consumatori, per ottenere il rimborso delle quattro partite giocate a Trieste invece che a Cagliari, tra cui i big match contro la Juventus e l’Inter. Poi, non avendo ottenuto nulla, in circa cinquanta hanno citato la società in tribunale per danni economici e morali. A loro è stato impedito quest’anno di rinnovare l’abbonamento.

“Ad agosto, ogni volta che qualcuno di noi provava a rinnovare a prezzo agevolato, ci dicevano che, casualmente, c’era un errore nel sistema – racconta a ilfattoquotidiano.it un altro tifoso, anche lui preferendo restare anonimo – perché a Cagliari con Cellino è tosta”. Poi da lunedì, chiusa la campagna degli abbonamenti agevolati, “non ci fanno fare nemmeno l’abbonamento normale, motivando il rifiuto col fatto che abbiamo una causa in corso nei loro confronti. Di fatto ci dicono che se non rinunciamo alla causa non possiamo abbonarci, e questa è un ricatto bello e buono, assolutamente illegale”. E mentre i tifosi postano su Youtube dei video per provare l’esistenza della lista di proscrizione e sensibilizzare la Lega Calcio sul problema, né l’ufficio stampa del Cagliari Calcio né alcun dirigente della società, contattati più volte da ilfattoquotidiano.it, hanno voluto rilasciare dichiarazioni nel merito.

Il punto di vista giuridico sulla situazione lo offre l’avvocato Mauro Sollai. “E’ una decisone assolutamente illegittima e un atto di prepotenza, un’evidente ritorsione – dice Sollai a ilfattoquotidiano.it – Poiché nel caso specifico il Cagliari Calcio ha formulato ‘un’offerta al pubblico’ sul proprio sito internet, da un punto di vista giuridico il contratto si perfeziona nel momento in cui chi ha proposto l’offerta ha notizia dell’accettazione da parte di un soggetto interessato. In quel momento il contratto è validamente concluso. Tutti i tifosi che hanno manifestato al Cagliari Calcio l’intenzione di sottoscrivere un rinnovo dell’abbonamento hanno perciò sottoscritto questo contratto. Per cui la società Cagliari Calcio, che non ha consegnato gli abbonamenti e si è rifiutata di ricevere il denaro è, per l’ennesima volta, inadempiente”.

Luca Pisapia @ilfattoquotidiano.it

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