Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

+ Decoder = + Soldi

+ DECODER = + SOLDI … QUANDO LA FORMULA NON FUNZIONA!

La realtà è ormai chiara a tutti, anche a coloro che per anni hanno spesso benedetto l’avvento del così chiamato ‘calcio moderno’. Gli stadi italiani si stanno svuotando all’inverosimile, tanto da non permettere più a nessuno di nascondere la realtà, nemmeno con i soliti dati di affluenza gonfiati smisuratamente da media ed autorità. Le immagini parlano da sole, non lasciano spazio all’immaginazione: gli spalti sono sempre più vuoti. Il declino è iniziato anni fa, ma solo ora i potenti del calcio cominciano a rendersi conto che, senza i tifosi allo stadio, il prodotto calcio perde in qualità e quindi appeal. Il risultato è un decremento negli introiti derivanti non solo da abbonamenti e biglietti, ma anche dalle stesse televisioni (come scritto anche dal Calcio Report 2012). Per anni, ammaliati dal prodotto “premiership”, annusando i soldi derivanti dai diritti tv e intravedendo chissà quali fortune e ricchezze all’orizzonte, società di calcio, leghe calcio, FIGC e governo (eh già, perché non dimentichiamoci che il calcio è una delle più grandi industrie del nostro paese) hanno dedicato anima nel corpo nel cercare di spingere il più possibile i tifosi a vedersi la partita dal divano di casa, tramite un decoder munito di scheda a pagamento. Hanno raggiunto il loro obbiettivo rendendo la vita ai tifosi il più complicata possibile: orari assurdi, procedure d’acquisto dei tagliandi incredibilmente complicate, prezzi da capo giro, regole terribilmente severe per poter colorare il proprio stadio, regolamenti d’uso d’impianto che non ti permettono di portare neanche la “famosa” bottiglietta d’acqua per tuo figlio, e procedure di schedatura (alias Tessera del Tifoso).  Hanno letteralmente sradicato la passione, quella vera, da quegli stadi che per decenni erano stracolmi di tifosi. Parliamoci chiaro, per andare allo stadio, ora come ora, bisogna essere muniti di tanta pazienza ed un infinito amore per la propria squadra. Peccato che la pazienza sta finendo. Se poi ci si mette anche qualche risultato storto della propria squadra, la situazione peggiora ulteriormente in quanto il nuovo prototipo di tifoso moderno, e cioè quello ad immagine e somiglianza del cliente, se ne guarda bene da mettere piede allo stadio. Inevitabilmente si sta ora infoltendo, giorno dopo giorno, la schiera di coloro che finalmente riconoscono nella fuga dei tifosi dagli stadi, un segnale di estremo malessere del nostro calcio. Un articolo sul blog del Guerin Sportivo (visibile al seguente link) sostiene che “una volta tanto non spariamo cifre a caso: la media spettatori per partita nella serie A 2008-09 era di 25.779, quella del campionato scorso di 23.214. A casa nostra significa meno 11% in sole tre stagioni”. Undici per cento, niente male! Ci teniamo a ricordare che i numeri forniti considerano come certa la presenza allo stadio di tutti gli abbonati: sarebbe più corretto fornire il numero di persone che hanno effettivamente varcato il tornello, e allora altro che 11%… son dolori! La Gazzetta dello Sport invece, nei giorni scorsi pubblica un articolo nella sezione “il Sondaggione”, il cui sottotitolo dice “Sempre meno italiani vanno alla partita: per il 40% colpa dei costi, per il 26% meglio il salotto”. Per un giornale che ha sempre sostenuto le posizioni dei magnati del calcio e del palazzo, questa botta di coraggio e sincerità nel pubblicare questi dati ha quasi del miracoloso. E se le redazioni dei giornali, storicamente omertose riguardo certi argomenti, oggi cominciano a vacillare pubblicando finalmente qualcosa di sensato, qualche presidente (magari preoccupato dei rischi che corre il suo portafoglio…) inizia a rendersi conto anche lui che senza tifosi allo stadio non si va da nessuna parte. Esempi pratici: qualcuno dichiara che “i tifosi allo stadio sono fondamentali” (dichiarazione visibile al seguente link) mentre qualcun altro fa condividere ai propri giocatori un video tramite cui si invita la gente ad andare allo stadio (“un derby senza di voi non ha senso”). La verità è che con o senza impianti nuovi la gente tornerà allo stadio solo quando quest’ultimo diventerà di nuovo un luogo di aggregazione, tifo e passione. Queste sono le cose che lo rendono un posto speciale e che fanno del calcio lo sport più bello del mondo. Tutto il resto è contorno, un contorno che non sarà mai in grado di salvare il calcio italiano.

Gazzetta

@ultrastito.com

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