Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Se i ‘diffidati’ vanno a vedere i ragazzini…

Se i ‘diffidati’ vanno a vedere i ragazzini…

Dal blog di Stefano Benzi, non proprio un difensore strenuo degli ultras, nemmeno uno troppo informato sulle dinamiche restrittive a cui gli stessi sono sottoposti, eppure ne scrive in merito un quadro davvero niente male.

Tifosi genoaniChi mi segue, ormai sono quattro anni e oltre mille post, dovrebbe sapere che non ho alcuna simpatia per gli ultrà. Intendendoli nella loro accezione più estrema e integralista.

Avrei anche voluto scrivere il perché ma… sono andato un po’ lungo e mi sono uscite di getto 36 righe molto pesanti che avrebbero finito per emarginare il concetto principale: quindi le metto da parte e le utilizzerò più avanti. Promesso…

Oggi voglio parlare di un’altra cosa: perché pur non avendo simpatia per gli ultrà ho anche meno simpatia per quelli che senza sapere che pesci pigliare si sono messi a schedare i tifosi ‘normali’ (ammesso lo siano), fingendo di ignorare che i nostri stadi sono colabrodo dove entrano cani e porci e ‘diffidando’ chiunque, anche solo una volta, si sia trovato nel posto sbagliato, con la gente sbagliata al momento sbagliato. Io ne conosco un paio ma credo siano molti di più.

Così oggi di schedature ne abbiamo due: i normali e i diffidati. Ai normali diamo anche la carta di credito, la raccolta punti e gli sconti. E sono inseriti nella banca dati di qualsiasi azienda interessata a un profilo del genere: sono centinaia di migliaia e fanno molto comodo.

I diffidati, alcune migliaia, non possono entrare in uno stadio: non possono assistere a un evento sportivo pubblico. Non so quale sia il programma di recupero per loro, se esiste una sorta di permesso per buona condotta, o se in qualche modo vengono coinvolti in un programma o progetto che li possa reinserire nella società (suona ironico? Lo vuole essere…).

So che oggi succede spesso che una persona ubriaca che provoca un incidente, anche mortale, può tranquillamente riprendere l’auto. A volte anche dopo poco tempo. Qualche giorno fa un incallito rapinatore ha messo a segno una rapina quattro giorni dopo essere uscito dal carcere: dove era stato trattenuto tre giorni. Per uno scippo…

Per questo mi ha fatto sorridere la notizia di alcune decine di diffidati del Genoa che non potendo andare allo stadio, seguono la squadra dei giovanissimi nazionali allenata da Franco Lucido e il cui preparatore atletico è Cristiano Francomacaro, un tifoso del Genoa di quelli bollenti. I giovanissimi non rientrano nel programma degli eventi sportivi da bandire ai diffidati.

Per cui nell’ultima partita che i giovanissimi del Genoa hanno perso a Novara, in un angolino della tribunetta del campetto suburbano, eccoli lì: un centinaio di tifosi del Genoa che non possono entrare allo stadio, si presentano con bandiere, striscioni e trombe. Qualche tempo fa quando i ‘diffidati’ hanno fatto irruzione (pacifica) sul campo di casa dei ragazzini rossoblu a partita iniziata e facendo un chiasso d’inferno, i giocatori hanno avuto qualche problema a riprendersi: non sapevano se guardare gli spalti tutti colorati o la palla. E a fine partita quando sono stati chiamati sotto la curva dagli ultrà, i ragazzini avevano le lacrime agli occhi. I genitori scattavano foto: “Chissà quando ci capita più”.

E invece è capitato ancora: succede ogni settimana.

“Mi raccomando ragazzi, non ci fate casino…!” ha detto Cristiano ai diffidati che conosce tutti, uno per uno, e che da quel momento, a ogni partita (in casa e fuori) si presentano in gruppo.

“Vogliamo solo tifare la nostra squadra dove ci è consentito di farlo”. È stata la riposta. E da allora è così: da parecchi mesi.

Cristiano è un teorico del coinvolgimento: da quando lo conosco, e sono molti anni, coinvolge chiunque nelle sue pirotecniche avventure calcistiche.

Uno dei suoi motti preferiti è appeso sulla sua bacheca di Facebook: “I genitori che sono convinti di avere come figlio un campione sono pregati di portarlo in un’altra società…”, (ne conoscevo un altro che lo diceva, vita maledetta che ci toglie i migliori).

Ultimamente si è inventato un progetto, una sorta di scuola calcio, che si chiama Atletico Bis all’interno della quale si offre a chiunque voglia vivere l’esperienza di un percorso calcistico formativo non avendolo mai potuto vivere. Si impara a correre, a toccare di prima, i due tocchi, allenamenti con palla e senza: e gli iscritti sono ragazzi e ragazze, non più ragazzini, con qualche soggetto di mezza età: sperando che non si offendano. C’è chi si prepara per il torneo aziendale, chi deve perdere qualche grammo, chi non sa allenarsi da solo e decide di farlo in gruppo. Chi ha provato il villaggio vacanze e sostiene che questo campetto di periferia sia molto meglio…

Quelli dell’Atletico Bis non saltano un allenamento e imparano cià che magari da ragazzini non hanno avuto la fortuna di apprendere. Ci sono persone che hanno lasciato il calcio per la famiglia, o un infortunio, o altri che non hanno praticamente mai giocato. Potrei andarci persino io.

Atletico Diffidati poteva essere un bel nome anche per questa squadra.

Il calcio, purtroppo, molto spesso emargina: è bene saperlo. Non solo fuori ma anche dentro al campo.

Ed è per questo che oltre a una bella legge sugli stadi, su una politica che disgusta, su un avviamento allo sport che è inesistente, su una scuola che riduce la palestra e l’ora di ginnastica a una corsetta e qualche flessione per ‘mancanza di strutture adeguate’, occorrerebbe forse ripensare a quello che fa comodo emarginare dentro e fuori dal campo. E cominciare a parlare anche di recupero.

Ma emarginare è comodo, e pare che sia gratis.

Stefano Benzi, Eurosport

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