Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

Uccide il suo omonimo

Genova: il camallo ha ucciso il collega
perché credeva stesse arrivando la fine del mondo

Da qualche tempo Matteo Biggi stava mostrando segni di squilibrio doveva essere visitato martedì

Un delitto frutto della pazzia. Matteo Biggi, il portuale che ha ucciso con una coltellata il suo collega, omonimo e coetaneo, nella palestra della compagnia Unica, nelle ultime settimane era vittima di un delirio: «Credeva che il mondo finisse il 31 dicembre, era convinto che la profezia dei Maya si sarebbe avverata», racconta il suo avvocato Silvio Romanelli. Per questo nei giorni scorsi i genitori avevano deciso di seguirlo con maggiore attenzione e avevano fissato per lui una serie di visite mediche specialistiche. Biggi si sarebbe dovuto recare martedì in un centro della Valbisagno per essere sottoposto a una visita specialistica. I genitori credevano che questo delirio di Matteo fosse dovuto ad una violento colpo alla testa subito durante un incontro di savate nel mese scorso. Per questo, saltato l’esame, i due avvocati Silvio e Rinaldo Romanelli hanno chiesto al pm titolare dell’indagine, Luca Scorza Azzarà che il loro assistito venga sottoposto ad una visita neurochirurgica.

INDAGINI – Intanto sul fronte delle indagini la squadra mobile sta cercando di risalire al movente. Martedì al secondo piano della questura si sono presentati il padre di Matteo e la sorella Virginia. Entrambi hanno respinto l’ipotesi che tra lei e la vittima ci fosse una relazione e che questo sia alla base dell’omicidio: «Conoscevo Matteo ed ero sua amica su Facebook – ha spiegato la giovane – ma tra noi c’era solo una conoscenza superficiale e nessun legame. C’eravamo visti qualche volta con alcuni amici in Comune». Intanto proprio su Facebook sono molti i messaggi di cordoglio sul profilo della vittima di amici e conoscenti. Matteo Biggi, tifoso genoano, aveva anche disegnato la coreografia dei «Figgi du Zena» dell’ultimo derby della Lanterna che ricoprì il settore distinti. Era amante dei cavalli e appassionato di caccia.

Redazione Online @corriere.it

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