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Condannato l’ex questore

Processo G8, condannato l’ex questore

Falsa testimonianza, 2 anni e 8 mesi a Francesco Colucci

Condannato a 2 anni e 8 mesi l’ex questore di Genova Francesco Colucci accusato di avere reso falsa testimonianza al processo sull’irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 del luglio 2001. Per l’accusa Colucci avrebbe ritrattato quanto detto in precedenza «aggiustando il tiro» dei suoi ricordi per tenere lontano dalla vicenda l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. Il pm Enrico Zucca aveva chiesto 2 anni. Il giudice Massimo Deplano lo ha condannato a 2 anni e 8 mesi.

IL CASO DE GENNARO – La vicenda giudiziaria di Colucci è legata a quella di De Gennaro, che il 22 novembre del 2011 è stato assolto dall’accusa di istigazione alla falsa testimonianza proprio dell’ex questore di Genova. Tutto ruota attorno l’irruzione della polizia nella scuola Diaz al G8 di Genova nel luglio 2001. E in particolare ai motivi che scatenarono il blitz della polizia, che come è noto sfociò in episodi di violenza ingiustificata sui militanti no global che dormivano all’interno della scuola.

Redazione Online @corriere.it


Maxi Spezzatino

Il maxi-spezzatino nel gelo
La Lega:”Ecco la verità…”

Il maxi-spezzatino nel gelo La Lega:”Ecco la verità...”

Stadio Marassi, ore 19, Samp-Udinese: spettatori paganti 1.347, di cui uno solo dell’Udinese (un eroe, subito premiato: si chiama Arrigo Brovedani, ha 37 anni). Stadio Dallara, ore 21, Bologna-Lazio: spettatori paganti 2.397. Si è concluso così lunedì sera nel gelo il maxi-spezzatino della serie A. E non è finita qui (vedi Spy Calcio del 10 dicembre): stasera Coppa Italia all’Olimpico, ore 21. Domani, sempre al freddo, si gioca allo Juventus Stadium (tutto esaurito per il ritorno di Conte, ma quello è un caso a parte). La Lega di serie A ci fa notare che riceve molte mail di tifosi che protestano per le gare di Coppa Italia messe di pomeriggio, perchè, lavorando, non possono andare allo stadio o vederle in tv. Ringrazio per la precisazione. Inoltre, ci fanno notare da Milano che “per quanto riguarda la serie A, nel periodo novembre-dicembre su 33 partite serali ne sono state messe 18 da Roma in giù e altre 10 su campi riscaldati. Inoltre, in questi giorni, si gioca anche in Inghilterra, Scozia, Scozia, Francia, Spagna, Olanda, Belgio Portogallo…”.

So benissimo che il dg, Marco Brunelli, attento studioso del calcio europeo (insegna pure all’Università di San Marino), cerca di venire incontro alle esigenze di tutti, dai tifosi ai club alle tv. Resta il fatto che molti club sono al Nord (Juve, Milan, Inter, Udinese, Bologna, Atalanta, Chievo), che la serie A a venti squadre contribuisce ad ingolfare sempre più un calendario già molto ingolfato dalle Coppe europee (ideale-soprattutto per i grandi club- sarebbe un campionato a 18) e resta anche il fatto che molti stadi italiani, salvo rare eccezioni, sono poco confortevoli se li paragoniamo a quelli di Germania, Inghilterra, Portogallo, eccetera. Ma di tutto questo, ovviamente, non è colpa di Brunelli: se la riforma del campionato non è mai stata discussa è colpa dei club e se la legge degli stadi è diventata ormai una barzelletta la responsabilità è di una classe politica che di sport non si interessa quasi mai (salvo chiedere i biglietti omaggio per la tribuna vip…). Il sindacato calciatori, Aic, ha discusso di questo argomento, maxi-spezzatino con tante notturne, nei giorni scorsi: Damiano Tommasi e il suo staff non sono per niente felici di questa situazione, e presto lo faranno notare in maniera ufficiale. I tifosi fuggono (davanti alla tv) e i calciatori rischiano di farsi male. Lo scorso anno è stato ancora più complicato: intanto per la neve che ha fatto rinviare molte partite, poi per il fatto che bisognava chiudere la stagione in fretta in vista degli Europei di Polonia-Ucraina. Ora, tempo permettendo, c’è un maggiore margine di manovra.
E’ vero. Ma restano problemi congeniti e strutturali del nostro calcio, che non si vogliono risolvere. La Lega di A, in questi anni, è stata fra le più assenti sul fronte delle riforme e delle proposte. Fra le più vivaci invece nel litigare. Ora si spera in un periodo di tranquillità, vista anche la tregua elettorale fra Juve e Inter, anche se non sarà semplice, il 20 dicembre eleggere il nuovo (o vecchio…) presidente della cosidetta Confindustria del pallone.

@repubblica.it


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Sampdoria vs Udinese


Manchester City vs Manchester United

Disordini nel derby di Manchester, la polizia arresta 13 persone: ma resta senza nome chi ha lanciato la monetina a Rio Ferdinand

Arrestate 13 persone all’indomani del turbolento derby di Manchester. Intanto si cerca di identificare chi ha lanciato la monetina a Rio Ferdinand nel convulso finale di gara.

La polizia di Manchester ha reso noto di aver arrestato 13 persone per aver provocato problemi di ordine pubblico in occasione del derby di ieri tra City e United, vinto dai ‘Red Devils’. Nove di loro saranno sottoposti a processo il prossimo 4 gennaio, uno dei quali per insulti razzisti nei confronti di giocatori e anche rappresentanti delle forze dell’ordine di colore. Intanto continuano le indagini per scoprire chi sia stato a lanciare la moneta che ha colpito Rio Ferdinand provocandogli una ferita al sopracciglio che ha sanguinato copiosamente. “Continueremo a investigare – ha sottolineato la polizia con una nota – sulla vicenda del lancio della moneta e siamo assolutamente determinati ad assicurare il responsabile alla giustizia”. E’ nei guai anche il tifoso del City, il 21enne Matthew Stott, che ha invaso il campo a fine partite e che si stava dirigendo con intenzioni bellicose verso Ferdinand, colpevole ai suoi occhi di star festeggiando eccessivamente la vittoria dello United, ma che è stato fermato dal portiere dei ‘Citizens’ Joe Hart prima di poter raggiungere il suo ‘obiettivo’. Ora, per cercare di limitare i danni in sede penale, ha scritto una lettera di scuse in cui spiega che “mi vergogno profondamente per ciò che ho fatto e la sofferenza che ho provocato ai miei familiari. Ringrazio Hart di avermi bloccato e ora scriverò una lettera di scuse al signor Ferdinand. Chiedo scusa anche ai sostenitori dello United”. Il presidente della federcalcio inglese David Bernstein intanto insiste affinché coloro che sono rimasti coinvolti in questi incidenti vengano banditi a vita dagli stadi di calcio.

 


Riccardo Schicchi R.i.p.

Morto Riccardo Schicchi
il re del porno italiano

Era malato da tempo di diabete, il decesso all’ospedale Fatebenefratelli. Il ricordo di Rocco Siffredi

È morto a Roma, all’ospedale Fatebenefratelli, Riccardo Schicchi, 60 anni, fotografo, regista, ma soprattutto noto imprenditore del porno italiano. Lo ha confermato l’ex moglie Eva Henger. Era nato in Sicilia ad Augusta il 12 marzo 1952. Secondo quanto si è appreso il decesso è avvenuto nel tardo pomeriggio nel nosocomio dove era ricoverato da diversi giorni per diverse complicanze legate al diabete.

LA CARRIERA – Diplomato al liceo artistico con specializzazione in fotografia, iniziò la carriera come fotografo per «Epoca», facendo dei reportage da vari luoghi del mondo, anche in zone di guerra. L’incontro con la modella ungherese Ilona Staller, poi soprannominata Cicciolina, segno una svolta alla sua carriera. Dopo gli inizi con una trasmissione radiofonica e le prime trasgressioni nel mondo della fotografia, nel 1979 realizza il primo soft-porno italiano, e primo film in assoluto con protagonista Ilona Staller: «Cicciolina amore mio». Nel 1983 fondano assieme Diva Futura, agenzia per modelle e modelli che si dedicano al mondo dell’erotismo.

FILM PORNO – Nel 1985 il primo film hardcore italiano in pellicola: «Telefono Rosso», sempre con la Staller. Dopo un primo tentativo di approdo in politica con la Lista del Sole negli anni ’70, Schicchi entra nel Partito Radicale di Marco Pannella. Lancia poi altre modelle, tra cui Malù (al secolo Ileana Carisio), e soprattutto Moana Pozzi. Nel 1990 è tra i fondatori del Partito dell’Amore, che non arriva al quorum per approdare alla Camera.

IL RICORDO DI SIFFREDI – «È stato un padre per me, a Riccardo devo tutto. Per l’Italia della pornografia questo è un grave lutto» è il primo commento di Rocco Siffredi una delle star del porno italiano. «Non c’è stato nessuno come lui che ha creduto così tanto al made in Italy pornografico. Sono nato con lui, nell’agenzia Diva Futura. Avevo 20 anni quando mi scelse: sono stato l’unico uomo tra tutte le sue donne Cicciolina, Moana, Malù, Ramba, accettato perchè era un amante della bellezza», prosegue Siffredi, l’attore porno italiano famoso in tutto il mondo. Il divo del settore parla di Schicchi con trasporto, riconoscendo come «sia stato lui a sdoganare tutto il mondo del porno, all’epoca di Ilona Staller, del partito dell’Amore e di Diva Futura. Io sono venuto dopo e grazie a lui, a me dicevano che ero un figo, lui si prendeva gli insulti dei benpensanti». Per Siffredi, «Schicchi ha sempre fatto questo lavoro con passione, pensando ad un’arte. Certo aveva fiutato il business, è stato un genio del porno italiano, ma lavorava con grande trasporto». Siffredi ne racconta anche la parabola amara, «malato da anni, praticamente cieco e con le gambe che si sbriciolavano, ma sempre con quel sorriso stampato. I suoi ultimi lavori erano la cura di qualche ragazza in chat, non certo la fine che meritava».

@corriere.it


Bologna vs Atalanta

Bologna-Atalanta, la tessera del tifoso non serve a nulla: parola di chi ce l’ha

La tessera del tifoso

Caro Direttore,

partiamo dal presupposto, che siamo arrivati ad un punto di non ritorno nel
calcio. È non parlo di calcio giocato, ma di quel calcio che da sempre é
stato  patrimonio dei tifosi che non aspettano altro la domenica che andare allo
stadio a seguire la propria squadra.

Di tifosi che si sorbiscono chilometri e  chilometri per vedere i propri beniamini in trasferta. Quando assieme a tre  amici, tre anni fa ho deciso di fondare un Club Amici dell’Atalanta, l’idea principale era,  ed in parte lo é ancora, quella di riportare il Club Amici ad organizzare le  trasferte, alla faccia di tessere del tifoso, di ultrá che contestano chi va
in  trasferta e per contrastare questo stato di Polizia che contraddistingue l’arrivo dei tifosi ospiti nelle città di tutta Italia.

Fin dal principio abbiamo deciso di seguire le regole esistenti (anche se in
parte contrari),  senza contrastare, per far sì che le trasferte potessero tornare ad essere un  momento di festa per chi ci partecipava, ma con il presupposto di sicurezza
per tutti.

Abbiamo sempre voluto interagire con le varie questure e metterci a  disposizione per farci da garanti, comunicando sempre serenamente i numeri di  targa degli autobus che di volta in volta utilizzavamo, comunicando orari di  partenza e di arrivo, fermandoci sempre alle uscite dei caselli dove  vedevamo le volanti della Polizia (il più delle volte senza che loro lo avessero chiesto), tutto per garantire la nostra sicurezza, ma anche per
dimostrare che anche i tifosi in trasferta sanno comportarsi civilmente e  sanno
rispettare  le regole. Quello che é successo domenica a Bologna, dimostra invece che nel
mondo  del calcio di oggi, chi fa più baccano, chi si fa temere, ha più voce di chi,
come noi, vuole e sa come comportarsi.

Alla partenza per Bologna, domenica mattina, un ragazzo poco più che  maggiorenne, con regolare tessera del tifoso, che ha già partecipato ad altre  trasferte (non più tardi di 2 settimane fa a Firenze), per un problema sul circuito che emetteva i tagliandi del settore ospiti, non aveva il biglietto.

Sempre nella logica di non voler creare problemi, e per garantire il tanto  agognato ordine pubblico, ho telefonato in questura a Bergamo, per chiedere  delucidazioni, e per capire se poteva partire con noi e una volta arrivati  a Bologna (dopo i doverosi controlli), avesse potuto ACQUISTARE il biglietto  per poter entrare nel settore ospiti. La questura di Bergamo, mi ha  rassicurato  dicendomi che avrebbero comunicato la questione alle forze dell’ordine  di  Bologna, ma che visto che il ragazzo non aveva e non ha problemi di Daspo, o  altre cose simili, non ci sarebbero stati problemi, e quindi di partire tranquillamente.

Arrivati a Bologna, scesi dall’autobus, ho chiesto subito di poter parlare con  un referente, al quale evidenziare il problema, senza essere di intralcio a  nessuno, e per questo motivo, facendomi da garante, ho atteso che tutti i  tifosi venuti con noi potessero entrare nello stadio, e ho atteso l’arrivo del  Vice Questore di Bologna e spiegare la cosa. Da questo momento, il paradosso.

Nessuna polemica, per carità: le forze dell’ordine di Bologna, sono state
gentili, ed hanno cercato in tutti i modi di risolverei la questione, ma sta
di  fatto che non é stato possibile avere, PAGANDO (non volevamo assolutamente
entrare gratuitamente o fare i furbi), un biglietto per poter vedere la
partita, nonostante tutti capissero la situazione, ma “avevano le mani
legate”  e non potevano fare di più, del loro compitìno quotidiano.

Il biglietto non si  poteva fare su quella tessera del tifoso che per qualche strano motivo
risultava “NON CENSITA”, ma che regolarmente, ha caricato un abbonamento che
permette di entrare allo stadio di Bergamo, e che altre volte, come detto,
gli  ha permesso di acquistare i biglietti per altri stadi d’Italia. Il ragazzo
allo stadio non poteva entrare.

Ho telefonato alla questura di Bergamo, che 3 ore  prima mi aveva detto di partire tranquillamente, ho telefonato a responsabili  dell’Atalanta, che mi hanno rimandato ai responsabili del Bologna, ho  telefonato ai responsabili della comunicazione del Bologna, ho telefonato in  questura a Bologna, nulla da fare, il ragazzo doveva rimanere fuori dallo
stadio, da solo perché tutti gli altri erano entrati.

Con rammarico e non per  eroismo, ma per senso civico, ho ceduto il mio biglietto a quel ragazzo,  anche con la speranza che se un domani capitasse ai miei figli, qualcuno si
senta in dovere di tutelare la loro incolumità, ed io sono rimasto fuori dal  cancello di entrata del settore ospiti dello stadio di Bologna per 2 ore, pur di  rispettare la mia parola data la mattina.

IO LO RIFAREI, ma credo che con un  po’ di buon senso, si potesse evitare di lasciare un tifoso (onesto, rispettoso e  tesserato) per due ore fuori da un cancello, che per tutta la partita, si  apriva per  chiunque (era un via vai di gente – probabilmente delle forze dell’ordine, forse), ma non per me.

Credo altresì che se la tessera del tifoso, é vista da molti benpensanti, come un toccasana per evitare disordini, sia invece nella realtà dei fatti un grosso problema e non una garanzia per chi la possiede. Grazie.

Diego Zanoli @calciomercato


Solo qui ci si salverà

“Solo qui ci si salverà dalla fine del mondo”
la profezia di Babaji sbanca la Valle d’Itria

I seguaci del maestro indiano hanno prentato in massa per il 21 dicembre. Il sindaco Baccaro conferma: “Boom di visitatori”

"Solo qui ci si salverà dalla fine del mondo" la profezia di Babaji sbanca la Valle d'Itria

Secondo una interpretazione della profezia dei Maya teorizzata dai seguaci del maestro indiano Babaji, a salvarsi dalla fine del mondo, il 21 dicembre prossimo, sarà solo un lembo di terra, in Italia, compreso tra Cisternino, Ceglie Messapica, Ostuni e Martina Franca: è la Valle d’Itria, fitta di trulli, al confine tra le province di Brindisi e Taranto. Lo conferma il sindaco di Cisternino, Donato Baccaro, che tra il serio e il faceto fa sapere che c’è stata una impennata nelle prenotazioni per il periodo prenatalizio.

“Mi fa piacere che si parli di noi in tutto il mondo come luogo di salvezza, in chiave positiva”, afferma il primo cittadino, che è anche il presidente del Gal Valle d’Itria. “A quanto pare – dice – ci sarà un afflusso di turisti notevole, vedremo di organizzare qualcosa di caratteristico, oltre al tradizionale mercatino di Natale”. Proprio a Cisternino, infatti, nel 1979 si è insediata una comunità di devoti di Babaji, un maestro spirituale indiano. I seguaci, molti dei quali si sono stabiliti permanentemente in Puglia con le loro famiglie, hanno realizzato un ‘ashram’, un santuario tra i trulli. Tra i più convinti sostenitori della teoria secondo cui la Valle d’Itria è un luogo di salvezza ci sono anche il regista statunitense Gregory Snegoff e la moglie Fiorella Capuano che hanno fondato nella vicina Ceglie Messapica il primo ‘Giardino di pace del nuovo tempo’ d’Europa, un luogo “di sperimentazione e di studio tra le olive, le ciliegie, le noci”.

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