Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

abusi di potere

Condannato l’ex questore

Processo G8, condannato l’ex questore

Falsa testimonianza, 2 anni e 8 mesi a Francesco Colucci

Condannato a 2 anni e 8 mesi l’ex questore di Genova Francesco Colucci accusato di avere reso falsa testimonianza al processo sull’irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 del luglio 2001. Per l’accusa Colucci avrebbe ritrattato quanto detto in precedenza «aggiustando il tiro» dei suoi ricordi per tenere lontano dalla vicenda l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. Il pm Enrico Zucca aveva chiesto 2 anni. Il giudice Massimo Deplano lo ha condannato a 2 anni e 8 mesi.

IL CASO DE GENNARO – La vicenda giudiziaria di Colucci è legata a quella di De Gennaro, che il 22 novembre del 2011 è stato assolto dall’accusa di istigazione alla falsa testimonianza proprio dell’ex questore di Genova. Tutto ruota attorno l’irruzione della polizia nella scuola Diaz al G8 di Genova nel luglio 2001. E in particolare ai motivi che scatenarono il blitz della polizia, che come è noto sfociò in episodi di violenza ingiustificata sui militanti no global che dormivano all’interno della scuola.

Redazione Online @corriere.it


Giustizia Per Paolo

PROCESSO SCARONI: IN SCENA LA RETICENZA DEI POLIZIOTTI E LA SOLIDARIETA’ ULTRAS

Rinviata al 18 gennaio la sentenza di primo grado al processo per il massacro di , Ultras del gruppo Brescia 1911 ridotto in fin di vita dalle manganellate della polizia alla stazione di Verona Porta Nuova il 24 settembre del 2005. Otto i poliziotti alla sbarra, tutti appartenenti al reparto mobile della Questura di Bologna.

Oggi si è tenuta l’udienza con l’interrogatorio degli imputati, le arringhe degli avvocati di parte civile e della difesa e la requisitoria del Pm. Il pubblico ministero ha chiesto otto anni di reclusione per lesioni gravissime, senza attenuanti ma con aggravanti per l’utilizzo scorretto del manganello. La sentenza era in un primo momento attesa per oggi, poi invece il rinvio.

Sette dei poliziotti imputati erano presenti oggi in aula. La presenza forte e nutrita è stata però quella del gruppo ultras Brescia 1911, che insieme ad altre numerose realtà del tifo organizzato provenienti da diverse parti d’Italia (e anche dalla Francia), era presente in Tribunale. Prima di recarsi al processo gli ultras hanno dato vita ad un momento simbolico al binario 1 della stazione di Porta Nuova, luogo del massacro e delle cariche selvagge del 24 settembre di sette anni fa. Sono stati posti due cartelloni e scanditi slogan con Paolo.  Successivamente il trasferimento al tribunale per dare vita ad un presidio di solidarietà e seguire la discussione in aula. Il resoconto dell’ udienza di oggi con Umberto, nostro inviato a Verona.

Aggiornamento ore 17.30: La sentenza è stata rinviata al 18 gennaio prossimo. Il commento alla giornata di oggi dell’Avvocato Sandro Mainardi, legale di Paolo.

Aggiornamento ore 16.30: Otto anni di reclusione per lesioni gravissime, senza attenuanti ma con aggravanti per l’utilizzo scorretto del manganello. Sono le richieste del pubblico ministero  per gli otto i poliziotti  appartenenti al reparto mobile della Questura di Bologna.  Sette di loro erano presenti oggi in aula.

Aggiornamento 13.3o: l’udienza riprenderà alle 14, ascolta l’aggiornamento con umberto della redazione e le considerazioni di Diego, gruppo ultras Brescia. 1911

Ore 10: Udienza per il processo di primo grado a Verona per gli otto poliziotti accusati del massacro di Paolo Scaroni, ultras del gruppo Brescia 1911 pestato e mandato in coma il 24 settembre 2005 durante le violentissime cariche alla stazione di Verona Porta Nuova. La corrispondenza da Verona. Ascolta

@abusodipolizia.it


Polizia Sempre Piu Aggressiva

Spagna, cariche della polizia
sempre più aggressive. “Protocollo violato”

La denuncia arriva dal sindacato iberico delle forze dell’ordine. Un’esercitazione riservata è finita con otto poliziotti feriti. Il capo dell’unità d’intervento ha detto di “sparare agli scudi di protezione in modo che in futuro lo si faccia sui cittadini”

Lo denunciavano da tempo molti cittadini. Alcuni di loro già feriti. Come Ester Quintana che, alla manifestazione dello scorso 14 novembre a Barcellona, ci ha perfino rimesso un occhio. Durante le cariche dei Mossos d’esquadra è stata colpita da una pallottola di gomma che le ha spezzato il nervo ottico, come racconta in un video al quotidiano El País. Ma la polizia iberica ha sempre smentito. Adesso però, per la prima volta, l’accusa è arrivata dagli stessi membri delle forze dell’ordine. “Se continuate così rischiamo di essere tacciati come polizia franchista”, hanno detto. Il sindacato unificato della polizia spagnola (Sup) ha infatti mandato una dura lettera di denuncia al ministro degli Interni (qui), Jorge Fernández Díaz. Tutto dopo l’ennesimo incidente. Stavolta nel corso di un allenamento nel centro militare di Linares, in Andalusia.

L’esercitazione, riservata agli agenti antisommossa, è terminata con otto poliziotti feriti e tre scudi rotti a causa dell’impatto delle pallottole di gomma sparate a distanza ravvicinata. Mentre gli amici di Ester hanno lanciato una campagna di solidarietà “Ojo con tu ojo”(Attenzione al tuo occhio) e hanno aperto un conto corrente per aiutare la donna nelle spese mediche, il Sup ha deciso di rompere il silenzio e raccontare quello che è successo nel centro militare: il capo dell’Unità d’intervento della polizia (Uip) José María Igusquiza “ha dato disposizione di violare il protocollo e, invece che a terra, sparare direttamente agli scudi di protezione in modo che in futuro lo si faccia sui cittadini”. Il risultato è stato documentato con una serie di fotografie inviate agli Interni insieme alla denuncia: otto agenti feriti al ginocchio, all’occhio e ai testicoli. Per l’associazione di categoria si tratta di una “follia che vuole imporre pratiche illegali e pericolose, che potrebbero non solo procurare gravi lesioni fisiche ai cittadini, ma anche disonorare l’intero Corpo nazionale della polizia”.

Nella lettera il Sup accusa chiaramente il governo, il ministro Fernández Díaz, il direttore generale della polizia Ignacio Cosidó e altri vertici militari: “Volete che la Spagna abbia un morto sulla coscienza per distrarre l’attenzione e giustificare comportamenti più aggressivi verso chi manifesta contro di voi?”. La versione della Direzione generale della Polizia però è stata un’altra. Nell’esercitazione, secondo un portavoce, gli agenti non stavano facendo pratica su come sparare ai manifestanti in strada, ma come proteggersi da pietre o altri oggetti contundenti che si lanciano durante le concentrazioni. “Si tratta di un test di difesa che facciamo da sempre. Non c’è nulla di nuovo”, hanno precisato. Fatto sta che uno degli otto agenti feriti è stato trasportato d’urgenza in ospedale, proprio a causa degli spari ravvicinati. E la relazione del sindacato spiega il motivo: ai poliziotti è stato ordinato di posizionarsi uno di fronte all’altro a una distanza di 30 metri e di aprire il fuoco, anche se la procedura raccomanda una distanza minima di 50 metri e un primo rimbalzo a terra dei proiettili di gomma. L’esercitazione è stata sospesa solo quando il capo del dipartimento si è reso conto degli agenti feriti.

Silvia Ragusa @ilfattoquotidiano.it


Agente ferisce automobilista

Auto tampona vettura di un agente
scoppia la lite e parte uno sparo

Un agente della Polaria ha ferito a un piede l’automobilista con cui aveva avuto un diverbio

ROMA – Un uomo di 43 anni è rimasto ferito a un piede da un colpo di pistola dopo una lite per la viabilità con un agente di Polizia che era fuoriservizio. L’episodio è avvenuto ieri a Roma sul Raccordo Anulare intorno alle 17, in direzione Firenze, ma oggi se n’è avuta notizia.

Il tamponamento, poi la lite. Secondo una prima ricostruzione, l’agente, un romano di 45 anni che lavora alla Polaria di Fiumicino, era stato tamponato in strada mentre era a bordo della sua auto con la famiglia. Una volta sceso dall’auto c’è stata la lite e poi una colluttazione durante la quale è esploso il colpo di pistola dell’agente, forse partito accidentalmente, che ha ferito al piede il 43enne italiano.

L’uomo è stato poi soccorso e portato in ospedale a Villa Irma. Sulla vicenda indaga la Squadra Mobile per chiarire con esattezza la dinamica dell’episodio. Una prima relazione sui fatti è stata inviata alla Procura e l’agente è a disposizione dell’autorità giudiziaria.

@ilmessaggero.it


Picchiato Da Poliziotti

Lite per un sorpasso, lo picchiano in tre
sull’autostrada: erano poliziotti

Smascherati grazie alla targa: erano agenti in servizio a Vicenza che viaggiavano con il lampeggiante acceso

MANTOVA – No, gli autori del pestaggio in autostrada non erano body guard troppo solerti, erano poliziotti. Li ha smascherati la prontezza di un testimone. Mercoledì mattina, sull’Autobrennero vicino a Mantova, il 32enne Riccardo Welponer, veronese, era alla guida del proprio furgone quando è stato fatto accostare da una macchina blu, una Renault Laguna, con i lampeggianti accesi. Dall’auto sono scesi tre uomini, imbufaliti – stando al racconto del giovane – perché non aveva lasciato libera rapidamente la carreggiata alla vista della loro auto.

Al diverbio sono seguite le botte: due dei tre uomini lo hanno aggredito, sferrandogli pugni al volto e sbattendolo contro il guard rail, mentre il terzo ha assistito senza battere ciglio. Dopo l’aggressione, Welponer è stato lasciato per terra ferito e l’auto è sparita senza, all’apparenza, lasciare traccia. A carico di ignoti la denuncia che l’uomo ha sporto alla Polizia stradale e alla Squadra Mobile di Mantova, che mai sarebbero potuti risalire all’identità degli aggressori senza l’aiuto provvidenziale di un testimone.

Vista la scena, ha annotato un numero di targa. I poliziotti mantovani sono risaliti in poco tempo all’auto, scoprendo con sorpresa che era un mezzo di servizio, e ai nomi degli occupanti, agenti di polizia in forza alla questura di Vicenza. Tra i due, il segretario regionale del sindacato di Polizia Coisp, Luca Prioli. Sul coinvolgimento dei poliziotti mantiene, però, uno stretto riserbo il procuratore capo di Mantova Antonino Condorelli, che ha aperto un fascicolo sulla vicenda. «Si tratta – dice Condorelli – di un episodio di particolare serietà e gravità, per il quale servono chiarezza e trasparenza». Domenica la questura di Mantova acquisirà tutta la documentazione proveniente da Vicenza e gli agenti coinvolti saranno interrogati anche dalla Procura di Mantova per chiarire le circostanze dell’aggressione.

Sabrina Pinardi @corriere.it


Lacrimogeni lanciati dal ministero della Giustizia

Lacrimogeni dal ministero, nuovo video

Severino avvia indagine interna e chiama il Racis. Il Questore: se siamo aggrediti militarmente dobbiamo reagire

Un altro video. E la dinamica sembra la stessa. «Lacrimogeni lanciati dal ministero della Giustizia». Immagini, trasmesse da Tgcom, che sembrano così smentire le parole del questore di Roma, Fulvio Della Rocca: «Sono stati sparati “a parabola” non diretti sui manifestanti. La traiettoria è stata deviata perchè hanno urtato sull’edificio». Per poi aggiungere: «Se ad un certo punto veniamo aggrediti militarmente è chiaro che dobbiamo reagire». Intanto per fare ulteriore chiarezza il ministro Paolo Severino «ha dato disposizione che il video sia sottoposto all’esame del Racis per una verifica puntuale sulla traiettoria dei lacrimogeni», oltre ad aver già avviato un’indagine interna. Il Guardasigilli ha espresso «inquietudine e preoccupazione». Intanto la Procura di Roma indaga su eventuali eccessi di comportamento degli agenti di polizia.

LE IMMAGINI-I lacrimogeni dal momento in cui sono sparati fanno fumo e, se fossero stati lanciati dal basso, si vedrebbe, appunto, una scia. La telecamera però non la riprende. Anzi sembra che lo sparo arrivi proprio dal ministero. Severino prende tempo e ha aveva anche spiegato che in base ai primi accertamenti sembra che quelli sparati siano «lacrimogeni a strappo che non sono in dotazione al reparto di polizia penitenziaria di via Arenula». Al ministero della Giustizia «si sta procedendo all’esame testimoniale di tutti gli impiegati presenti al quarto piano, nonché del personale in servizio presso gli ingressi del palazzo».

LA POLEMICA– Così, mentre si cerca di fare chiarezza, infuria la polemica. Il Sappe chiede le dimissioni del ministro, «non ha il controllo della situazione». Il Pd ha annunciato n’interrogazione parlamentare sulla vicenda al ministro Cancellieri. «Serve chiarezza: la verità è nell’interesse dei manifestanti, degli agenti e dell’opinione pubblica». Richiesta simile dall’Idv: «Il governo riferisca in Aula». Mentre Angelo Bonelli, Verdi, chiede l’intervento della Ue: «Non vogliamo una nuova Genova». Cauto, invece, Maurizio Gasparri (Pdl): «Bisogna capire se ci sono responsabilità. Però i manifestanti sono stati violenti». Secondo Castelli il corteo «voleva assaltare il ministero».

Redazione Online @corriere.it


Falsa testimonianza al processo Diaz

“Falsa testimonianza al processo Diaz”,
pm chiede tre anni per l’ex questore Colucci

Nell’ultimo processo sul G8 di Genova ancora in corso in primo grado, terminata la requisitoria del pubblico ministero Zucca: “L’imputato sceglie di servire il Corpo e la divisa e non le leggi della Costituzione”. L’alto dirigente avrebbe mentito per coprire gli allora vertici della polizia, tra i quali Gianni De Gennaro, già assolto dall’accusa di averlo indotto a dichiarare il falso

Tre anni di reclusione e nessuna attenuante generica. Sono queste, al termine di una lunga requisitoria, le richieste di pena avanzate dal pm Enrico Zucca a carico dell’ex questore di Genova Francesco Colucci, sotto processo in primo grado per falsa testimonianza in relazione a fatti del G8 2001.

Colucci è accusato di avere detto il falso nel processo per l’irruzione alla Diaz – la scuola genovese teatro del blitz concluso con l’arresto di 93 manifestanti, oltre sessanta dei quali rimasero feriti – per coprire gli allora vertici della polizia e in particolare l’ex capo Gianni De Gennaro, assolto in via definitiva il 22 novembre 2012 dall’accusa di aver indotto il dirigente alla falsa testimonianza “perché il fatto non sussiste”. (qui testo integrale della sentenza di assoluzione)

Secondo l’accusa, Francesco Colucci, il 3 maggio 2007, sentito come teste, avrebbe parlato di circostanze non corrispondenti al vero e, comunque, non appartenenti alla propria percezione o ricordo. Tra queste avrebbe ritrattato la dichiarazione resa ai pm durante le indagini preliminari sulla circostanza che Roberto Sgalla, nel 2001 responsabile delle relazioni con la stampa, era stato mandato alla Diaz su ordine di De Gennaro. Inoltre Colucci aveva indicato come responsabile nell’operazione alla Diaz il collega Lorenzo Murgolo, la cui posizione era stata già archiviata. A tale proposito, l’ex prefetto Ansoino Andreassi in aula testimoniò invece che Murgolo aveva un ruolo marginale, aveva compiti di ordine pubblico e non aveva a disposizione alcun reparto. Riferì anche di aver detto a Murgolo di andare alla Diaz e di riferirgli quello che stava succedendo.

Il procuratore Enrico Zucca ha detto, tra l’altro: “Colucci fa un salto nel buio: sceglie di servire il Corpo e la divisa e non le leggi della Costituzione. Purtroppo non si possono servire due padroni, ma solo uno”. “Colucci – ha affermato – rivestiva un ruolo istituzionale e anche fondamentale perché la sua testimonianza doveva servire a ricostruire la catena di comando, il ruolo di ciascuno e il movente”.

E’ stata poi la volta degli avvocati di parte civile: Lea Fattizzo di Torino ed Emanuele Tambuscio di Genova hanno chiesto la condanna di Colucci, il risarcimento dei danni morali e una provvisionale di 5000 euro per ciascuno mentre l’avvocato Emilio Robotti che assiste i Giuristi democratici, oltre alla condanna ha chiesto il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. Il processo è rinviato al 20 novembre quando parleranno i difensori di Colucci, gli avvocati Maurizio Mascia e Gaetano Velle.

Si tratta dell’unico processo ancora in corso in primo grado sul G8 di Genova e in particolare sull’irruzione alla Diaz, dopo che lo scorso 5 luglio la Cassazione ha condannato 25 poliziotti protagonisti del blitz  infliggendo loro anche la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.

Secondo l’accusa, Francesco Colucci, il 3 maggio 2007, sentito come teste nel processo per l’irruzione nella scuola Diaz, avrebbe parlato di circostanze non corrispondenti al vero e, comunque, non appartenenti alla propria percezione o ricordo. Tra queste avrebbe ritrattato la dichiarazione resa ai pm durante le indagini preliminari sulla circostanza che Roberto Sgalla, allora responsabile delle relazioni con la stampa, era stato mandato alla Diaz su ordine di De Gennaro mentre durante il processo aveva negato questa circostanza. Inoltre Colucci aveva indicato come responsabile nell’operazione alla Diaz Lorenzo Murgolo, la cui posizione era stata archiviata. A tale proposito, nel settembre 2010, l’ex prefetto Ansoino Andreassi testimoniò invece che Murgolo aveva un ruolo marginale e  spiegò che Murgolo aveva compiti di ordine pubblico fuori della zona rossa e non aveva a disposizione alcun reparto. Riferì anche di aver detto a Murgolo di andare alla Diaz e di riferirgli quello che stava succedendo mentre altri erano responsabili.

@ilfattoquotidiano.it